Domande

Siete spiazzati, spaesati, non sapete come cavarvela, ecc.?

Forse posso aiutarvi, però prima controllate l’elenco qui sotto!

✔ Avete una domanda da fare, di lingua o cultura?

  1. Controllate l’indice delle Lezioni e le Domande comuni (FAQ). N.B.: Tra le domande più comuni sono comprese…
  2. Cercate una parola chiave nella casella di ricerca. Forse c’è un post che ne parla già!
  3. Avete trovato un articolo in tema, ma non la vostra risposta? Chiedete nei commenti a quel post!
  4. Avete cercato ma non si trova niente?
    Entrate nella community di SdG! Se siete iscritti a wordpress potete chiedere creando voi un post! Vedrete, è facilissimo! ^__^

✔ Avete un suggerimento? Postate nella community di SdG e scrivete la parola “suggerimento” nel testo del post e/o nel titolo!

✔ Vi andrebbe di parlare di qualunque altra cosa…? Potete postare un parere sul vostro anime preferito (o una recensione!), potete postare video musicali, immagini, tutto quello che volete… Sempre nella community di SdG!

Per tutti gli utenti: NON MI OCCUPO DI TATUAGGI perché oltre ad aver avuto “brutte esperienze” in passato, questo sito è dedicato a tutt’altro.

971 thoughts on “Domande”

  1. Buonasera a voi, ho visto oggi per la prima volta il vostro sito e devo dire che è fatto molto bene. Sono anche io uno di quelle persone che si è messa in testa di imparare la lingua giapponese, e nel frattempo ho scritto un racconto ambientato nella città di Sendai.
    Ho un dubbio che mi è venuto solo da un paio di giorni, il nome Tetsuo può essere anche femminile? Oppure no?
    Io ho inserito un personaggio femminile con questo nome nel racconto, pensate sia il caso di cambiarlo o posso lasciarlo così?

    1. Tetsuo è un nome tipicamente maschile… Il fatto è che è scritto con due kanji “tetsu” e “o”. I kanji che si pronunciano tetsu sono “ferro”, “filosofia”, “(agire) come si deve”, mentre la “o” è data da kanji come “uomo”, “marito”, “vivere”, “maschio”, a volte “guerriero”.
      Posso scriverlo p.e. 鉄男 哲夫 徹夫 哲生 哲士 鉄雄 (sono combinazioni dei kanji detti sopra)…
      Date le virtualmente infinite possibilità che i kanji giapponesi danno, ciò non vuol dire che non si possa mai incontrare una ragazza di nome Tetsuo (d’altronde Dario Argento ha una figlia di nome “Asia”), ma è pur vero che sentendo dire “Tetsuo” pensare a un uomo è naturale per chiunque.

      Se il tuo personaggio è un po’ maschiaccio o “d’azione” potresti rivelare in seguito che si è scelta lei un “nome d’arte”, il padre ha voluto un nome che desse un’impressione di forza… cose così^^

      (^_^)/°”

      1. aiuto! oramai è tardi per cambiare il racconto, un’altra amica conosciuta a marzo in un mercatino di beneficenza pro Giappone mi ha detto le stesse cose.
        La colpa è della mia inesperienza, perciò dietro suo consiglio ho aggiunto una “K” e ho trasformato il nome nel racconto in – Tetsuko – stesso significato ma versione femminile.
        ho ristampato mezzo libro e passa la paura…..
        grazie sei stata molto gentile, Saluti, Diego.

      2. Tetsuko mi sembra un’ottima idea, visto che -ko è la classica desinenza dei nomi propri femminili… tanto che una minore di cui il giornale non vuole fare il nome viene detta A子さん (A-ko-san).
        In bocca al lupo per gli “esiti” del racconto ^___^

  2. Buongiorno Kaze san!
    Una domanda importante(per me), nello studio della lingua Giapponese in cui mi sono avventurato da tre mesi a questa parte, ho visto che ora che l’hiragana è stato assorbito mi manca comunque qualcosa dove imparare parole che non siano saluti o similari. Un buon dizionario di sicuro sarebbe utile, il nome che ho trovato è ” shogakukan” sembrerebbe il migliore ed il più completo, cosa ne pensi?
    Hai qualche consiglio da offrirmi? Al mercatino della scuola giapponese di Roma, pensi sarà possibile trovare qualcosa?
    Quale modo proporresti per fare pratica, oltre ad ascoltare Anime et similari (esercizi sul web)? probabilmente la cosa utilissima sarebbe avere qualcuno con cui fare pratica via mail ma non la vedo facile(almeno per ora).
    Grazie per la tua pazienza!!!!!

  3. Per elenchi di vocaboli, se te la cavi a sufficienza con l’inglese, clicca sulla barra del blog dove c’è il materiale del jlpt (Livello N5 – vocaboli)
    Per un dizionario ti consiglio di leggere questo mio post su jappop:
    http://www.jappop.com/forum/index.php?s=&showtopic=9962&view=findpost&p=158269
    Perché lo shogakukan è il miglior dizionario giapponese-italiano, ma è fatto per i giapponesi e in versione italiano-giapponese risulta inutile per i principianti.
    Io ti suggerisco di partire con lo zanichelli, quando vorrai qualcosa di meglio e la lingua ti avrà davvero preso, ti regalerai lo shougakukan -_^
    Al mercatino vacci… io l’ho fatto qui a Milano e ho portato a casa qualcosina di interessante… però materiale originale lo puoi trovare (non) legalmente sulla rete… manga o libri che siano (con torrent su nyaatorrent per esempio).
    Come metodo… io ho iniziato quasi subito a tradurre canzoni, grammatica (della hoepli) alla mano. Non è una cosa facile però… lo facevo perché traducevo sigle di anime per un gruppo di fan sub …certo è più divertente che passare il tempo a tradurre “la penna è sul tavolo” e cose così. Eserciziari sul web non ne ho mai trovati (ma nel topic linkato sopra ho parlato anche di eserciziari).
    Non salterei addosso a un penfriend giapponese… lo fanno in tanti, ma una preparazione maggiore prima sarebbe preferibile… certo può far piacere trovare “un’applicazione” per il proprio studio, ma mi è capitato di correggere testi simili (email, lettere ecc) ed erano in genere illeggibili o incomprensibili o facevano ridere… a mio parere si dovrebbe finire un corso qualunque prima di provare a scrivere una lettera intera.
    p.s. su jappop se copi testo e risposta agli esercizi che fai, trovi qualcuno che te li corregge (io o Musashi)… ma leggi bene il regolamento generale (anche quello della sezione domande e risposte), perché -per regolamento- chi non lo segue non riceve risposta^^
    (^_^)/°”

  4. Piano,piano, di sicuro sul web ho trovato quasi tutto quello che occorre ad imparare hiragana e katakana, per i kanji ho ugualmente diverso materiale ma ho “recuperato” anche due libri della serie Minna no Nihongo(uno sui kanji e uno sulla grammatica- chiaramente in giapponese doc-).
    Avevo provato a cercare un mail-friend nella città di Sendai(tre settimane prima dello tsunami)………..poi chiaramente è saltato tutto.
    Mi sono dato due anni per riuscire ad imparare quel tanto che serve a fare un po di conversazione con qualcuno, al lavoro da me o per strada con un turista bisognoso,
    non ho molto tempo ma farò quel che posso per imparare il più possibile.
    Ottima l’idea delle traduzioni, sono io che sono scemo, ho usato lo stesso sistema con l’inglese, traducevo i testi scritti negli album a 33 giri e gli cantavo dietro per la pronuncia………….qui posso seguire i testi delle sigle degli anime e poi cantarle e ascoltarle come al karaoke.
    O.K. ti lascio, vado a cercare quei libri che tu mi hai indicato e poi a nanna, domani la mia signorina comincia scuola e la voglio accompagnare……almeno per il primo giorno, poi di sicuro mi manderà a quel paese…………..ciao,ciao.

    1. Una nota… il sistema di pronunce giapponese non è basato sugli accenti ma sui toni… Poco conta cosa siano, ma le canzoni possono incasinarli… inoltre ci sono regole a volte ignorate, come non so, ashita (=domani) si legge ashta, ma la “i” risulta udibile, a volte, nelle canzoni anche se non dovrebbe (per ragioni musicali ovviamente… indimenticabile il “discòteca” di max pezzali)… Insomma, ok per il boooklet, ma la pronuncia prendila “con le molle”. Fai comunque bene a esercitarti in questo modo, ma solo se sai che a volte ti trarrà in inganno… un anime o un drama non tradiscono quanto a pronuncia, quindi se becchi una “contraddizione” nella pronuncia della stessa parola, non credere alla canzone^^

  5. C’è sicuramente maggiore difficoltà nel reperire testi da tradurre abbastanza semplici, ma credo che finchè non imparerò una discreta quantità di kanji oltre all’hiragana e al katakana difficicilmente riuscirò a fare qualcosa.
    Comunque, un passo alla volta, ora tocca al katakana e al ripasso continuo dell’hiragana, poi per natale mi regalerò lo zanichelli e anche qualche….kanji, in seguito abuserò della tua gentilezza per eventuali correzioni a quello che proverò a scrivere.

  6. Eccomi nuovamente, per fortuna la giornata è finita, dunque ho fatto un piccolo giro per capire qualcosa su ciò che mi sarà necessario e/o cosa posso non prendere ora. Direi che il dizionario zanichelli e la grammatica hoepli siano quelli giusti( come proponi anche tu c’è la grammatica pratica della zanichelli ma credo sia meglio quella hoepli). Tra ora e natale dovrei riuscire a prenderli ambedue
    però….quale prima, la grammatica o il dizionario?
    sui kanji vorrei poter sorvolare fino a dicembre, sperando di aver assimilato per bene gli altri due alfabeti, poi uno o due kanji a settimana più gli esercizi dei kana dovrebbero essere sufficenti a tenermi occupato per tutto il 2012.

    poi…….poi boh? Già mi sembra che corro troppo…..

  7. Grammatica per prima -_^ I primi vocaboli li scopri da un corso qualunque… solo traducendo o scrivendo in giapponese ti serve un dizionario^^
    Comincia a cercare di riconoscere i kanji che trovi nel corso… cioè vedi una parola scritta in kanji e ti viene in mente che vuol dire (ma non è necessario che ti ricordi come scriverla se ti viene detto il termine in italiano). E’ un po’ strano, ma funziona così… tutti (e intendo proprio tutti) gli studenti di giapponesi ti diranno che riconoscono più kanji di quanti non ne riescono a scrivere… Vale anche per me. Se vedo a un kanji o una parola fatta da kanji complessi la so leggere, ma se invece mi avessero chiesto di scriverla avrei avuto dei problemi, magari… E’ un po’ come fare un disegno, anche semplice. Una persona qualunque riconosce il disegno d’un cavallo, ma se deve farlo di sua mano, difficilmente verrà bene, no? Dunque, cerca di iniziare a “riconoscerli quando li vedi”. Il trascriverli e l’impararne le pronunce verrà dopo.
    p.s. quando sarà il momento, tieni presente che un kanji al giorno è già poco^^ (365 kanji in un anno, significa 2000 kanji in SEI ANNI!) …è la tragica verità, ma la notizia buona è che quando ingrani, dopo i primi 200… non ci pensi più, vai spedito^^
    (^_^)/°”

  8. Ma tu non dormi mai?
    Sei peggio di me, io se la sera non mi prendo uno stacco dalla giornata di lavoro mettendomi al computer e facendo o guardando qualcosa non riesco ad andare a letto. In pratica svuoto la mia testa dai cookies della giornata.
    E’ l’unico momento in cui posso fare qualcosa di mio, dallo studiare al vedere un anime, dal leggere un libro all’ascoltare musica.
    Perdonami se non l’ho fatto fino ad ora ma non ho visto una pagina specifica per farlo, posso presentarmi ufficialmente a te dicendo chi sono e cosa faccio oppure va bene così? Mi piace chiaccherare con te e da lunedì quando riprenderò a lavorare i miei tempi si assottiglieranno di nuovo (pausa pranzo e sera dopo cena)
    perciò………..
    ohayoo, hajimashite watashi no namae wa Sichera Diego desu, dozo yoroshiku.
    Onomae wa nan desu ka? Mata aimashou, sayoonara.
    おはよお, はじまして わたし の なまえ わ してら ぢえご です, どぞ よろしく.
    おのまえ わ なん です か? また あいまそう, さよおなら.
    quanti errori ho fatto? alla prossima, ciao.

  9. Per studio o lavoro, se non esco sono al pc… e quella è più o meno l’ora in cui vado a letto: lavorando da casa non ho orari fissi.
    Non c’è una pagina apposta per presentarsi… diciamo che ci sarebbe il guestbook, però, che servirebbe a quello e a dare opinioni e consigli sul blog.
    Sulla tua frase… Ti scrivo proprio tutto, ma non preoccuparti, leggi fino alla fine prima.
    la particella wa del tema si scrive con il kana di “HA”. E’ un’eccezione, ma si trova anche in konnichiwa, konbanwa, dewanai, dewaarimasen, dewa …e poche (3-4) altre espressioni più “ricercate”, che non serve sapere (matawa, aruiwa…).
    Douzo si scrive con allungamento e “nome” si scrive nAmae (la seconda volta hai sbagliato, ma è solo un typo).
    In kana hai scritto aimasou invece di aimashou, mentre l’allungamento in sayounara va fatto con la U (ma si può non mettere: sayonara). mata aimashou e sayonara sono alternativi, comunque… è come dire “alla prossima/ci vediamo” E “arrivederci”.
    Infine ohayou (con la U!) seguito da hajimemashite non sta. Cioè incontrando e presentandoti a qualcuno non lo saluti dicendo innanzitutto “buongiorno” come spesso facciamo noi (peraltro ohayou è colloquiale, stona con il resto della frase) prima di continuare… Non nella stessa frase, perlomeno.
    Detto tutto ciò, la struttura della frase è buona… il che non è da tutti… -_^
    Gli errori in generale non sono gravi, rimedierai prendendo confidenza con l’IME e con la lingua nel suo complesso…
    Le uniche cose a cui devi fare attenzione sono la particella wa e gli allungamenti vocalici (ho fatto una lezione in proposito), spesso dimenticarseli vuol dire scrivere una parola diversa. P.e.
    koukou = scuola superiore
    koko = qui.
    nb Allungamenti in oo non si trovano quasi mai… i pochi che ci sono li trovi nella mia lezione sugli allungamenti -_^
    Ho scritto tantissimo… *fatica* (XD)

  10. Pedala Diego, pedala…………
    alcune parole delle 2 frasi scritte le ho prese da pagine dei corsi sul web, il che mi fa capire quanti si improvvisino insegnanti (in buona fede per carità) e quanti lo siano effettivamente. Sto cercando di riordinare il materiale che ho stampato, compreso il tuo, ed è veramente tanto.
    Tanti esercizi sui kana, un corso di Valeria Bignami, una piccola grammatica, il 1° volume del minna no nihongo per i Kanji ed il 2° con l’eserciziario(questi chiaramente in lingua originale con un piccolo vocabolario giapp./ingl.), e poi una marea di fogli sparsi presi dai vari siti e blog con tutto quello che poteva essermi utile per imparare qualcosa in più.
    Per i kana di sicuro sono a posto, per i kanji mi devo organizzare meglio ma ho materiale a sufficienza per i primi 1000/1200(almeno ne saprò quanto un bambino di 11 anni, spero…) per memorizzarli se è come dici tu, che dopo i primi 200
    sarà moooolto più facile andare avanti, vedremo cosa riuscirò a fare.

    Ho letto per tre volte la tua risposta ai miei errori domani mattina a mente fresca lo ripreparo e poi lo confronto con la tua risposta, così riuscirò meglio a capire se ho fatto errori di ortografia (nomae)e/o di presunzione(non ho rifatto un controllo di quello che avevo scritto).
    cortesemente fammi sapere se rompo troppo, non vorrei esagerare e perdere un contatto prezioso. Ora lascio, mi vedo un paio di episodi di Black Cat e poi nanna, domattina è di turno il pasticciere con una torta di frutta…….

  11. I corsi online decenti sono rarissimi… dico sul serio. O meglio, nel complesso vanno bene tutti, ma… privi di errori? Nessuno o quasi. Alcuni in inglese vanno bene, p.e. quello di tale Tae Kim, continuamente corretto… ma p.e. ce n’è uno su animeclick… io gli ho segnalato dei grossolani errori e loro? Hanno cancellato il mio commento. Che ci vuoi fare?^^
    Credo la wiki eng citi 123japanese come sito per imparare online… be’, scrivono:
    When a word written in Katakana has a double vowel a choonpu is used to indicate it. Words with a double ‘i’ are written with the second ‘i’.
    Chiaro che non è vero: caffè, koohii, si scrive コーヒー , cioè sia la doppia “oo” che la doppia “ii” sono scritti un tratto lungo… quel che chiamano choonpu, ma in effetti è un chouonpu (長音符)
    I testi che hai in mano sono un ottimo inizio… io partirei dai testi, fossi in te… molto meglio che non quel che trovi online.
    Se hai domande sulle mie lezioni, ovviamente falle nella lezione in questione… Se hai richieste o domande, dimmelo e faccio un post o ti rispondo qui…
    p.s. assolutamente non rompi affatto!
    p.p.s. prima che mi scordo però ti dico che prima o poi potrei cancellare i commenti non domande che ci sono qui… non te la prendere, però! SE lo farò sarà per un motivo semplice: se ci fossero tante domande in futuro, probabilmente vorrò “riordinare” questa pagina, farla meno lunga, per esempio, più fruibile, ecc.
    Se vuoi chiacchierare del più o del meno usa “CHAT!“, dove ti sei presentato…. quella pagina non la toccherò mai e più post ci sono meglio è^^
    (se potessi sposterei i commenti da qui a lì, ma quelli di wordpress, accidentalloro, non lo permettono!)
    Ciao! (^_^)/°”

  12. Ciao Kaze san,
    puoi fare come meglio credi, per quanto mi riguarda il blog è tuo ed è normale fare pulizia ogni tanto(lo fanno tutti nei forum) e non avvisano mai!
    Corsi online… sono stato buona parte del pomeriggio e della mattina a riordinare tutto il materiale cartaceo in mio possesso( mamma mia quanto ne ho!), dando per scontato la qualità del tuo post sugli allungamenti vocalici e di tutti gli altri – gli ho stampati tutti – mi sono accorto che anche una insegnante come Valeria Bignami ha fatto degli errori incredibili, comunque la mettiamo la chiave di volta è l’esercizio e l’inglese, più ti eserciti meglio è; più conosci bene l’inglese più è facile l’apprendimento di un’altra lingua, non fosse altro che per la quantità e qualità del materiale che puoi trovare.

    P.S. Questo è l’ultimo messaggio che posto qui, lo copio e lo metto anche sulla pag. CHAT!, da domani chiacchieriamo di là in cucina, è più intimo…………

  13. Ciao Kaze! Seguo sempre il tuo blog, continua ad essere super interessante! Volevo chiederti una cosa, una mia curiosità vecchia di anni. Con che caratteri si scrivono i nomi e i cognomi? Perchè a volte vedo che si usano i caratteri stranieri, a volte per il cognome ci sono degli ideogrammi complicatissimi… è perchè ogni parole, insieme alla scrittura comune, ha un suo ideogramma personale? Farai in futuro un intervento sui nomi e i cognomi? Grazie dell’attenzione e dello splendido lavoro che porti avanti!
    Haru

    1. Grazie dei complimenti ^__^ Sì, in effetti cresce bene il blog, a breve saranno 6mila visite e viaggiamo intorno alle 200 visite al giorno, poco meno… Non so come sia per i blog di norma, ma sono molto contento, non ne faccio mistero. ^_^

      I nomi propri si possono scrivere in kanji, hiragana e katakana (niente roomaji)… anche una loro combinazione è possibile (tipo ゆ姫 che leggo Yuki), p.e. è possibile trovare insieme un kanji e un carattere dell’hiragana (o del katakana) … però non ho mai visto un nome in parte in hirgana e in parte in katakana.
      Un nome proprio (non straniero!) tutto in katakana non è strano, anche se tutto in hiragana è più comune e in kanji è ancor più comune… invece le combinazioni kanji-hirgana sono abbastanza rare nei nomi.
      I cognomi invece sono sempre e solo in kanji (che io sappia).

      >> è perchè ogni parole, insieme alla scrittura comune, ha un suo ideogramma personale?

      Questa a dire il vero non l’ho capita…
      Le parole non hanno un loro “ideogramma” personale, molte sono scritte con più d’un kanji, altre solo in hiragana… “desu” non ha un kanji…
      Forse ti riferivi alle pronunce particolari che posso trovare nei nomi (diverse dalle normali pronunce dei kanji)?

      Faccio un po’ di annunci sui prossimi progetti ^__^
      Sui nomi farò qualcosa sì, ma fra un po’, del tipo spiegare queste particolari pronunce (nanori = messe ai nomi)… forse anche un elenco di nomi tipici con i kanji, e i significati, ma di questo se ne riparla tra un bel po’…

      Ora devo finire il katakana, i primi 1000 kanji, iniziare a pubblicare proverbi, aggiungere immagini qui e sul mio photoblog del giappone e poi riprendere le lezioni e completare la grammatica del livello JLPT N5….
      Questo è quello che ho “a portata di mano”.

      I progetti per il futuro sono i kanji del livello JLPT N2, una storia dei kanji, un elenco di parole con le pronunce irregolari più comuni (p.e. 明日 si legge ashita …quasi mai si legge, come sarebbe “normale”, myounichi), un elenco con l’etimologia dei radicali e poi appunto quello che dicevo sui nomi^^.

      1. Esatto, quello che intendevo era la pronuncia diversa! Mi sono espressa male io! Complimentissimi per il blog, 200 visite al giorno è parecchio, il mio ne riceve massimo una trentina, ma va a giorni…Grazie della risposta!!!

  14. Tra tutte le domande che mi sono sempre chiesta.. me ne son scordata una che mi porto avanti da mesi T_T e se c’è un post al riguardo, linkamelo, perchè io non lo trovo…
    Questa domanda riguarda la particella は… non capisco perchè si legga “wa”… cioè non capisco perchè a volte si legge “ha”, altre volte “wa” tipo in こんばは.. potrei scrivere こんばわ e invece si scrive con は ma si legge come questo わ… allora quest’ultimo non va usato mai nelle parole? Insomma son proprio confusa.. >.<

  15. Se l’ho scritto… non mi ricordo dove^^;;
    Cmq konnichiwa, konbanwa… derivano da espressioni più lunghe… di per sé significano “quest’oggi” e “questa sera”. Le espressioni erano del tipo “Come sta quest’oggi?” o “questa sera è (una bella serata), eh…”
    Per questo motivo, poiché in origine comparivano come “konnichi wa go-kigen ikaga desu ka” e “konban wa blabla desu ne…” …insomma poiché in origine konnichi e konban significavano “quest’oggi” e “questa sera” ed erano seguite da particella del tema (che scrivo は ma leggo WA invece di “ha”), la pronuncia dell’espressione è quella che è oggi.
    Ad ogni modo capita di trovare scritto, specie da ragazzi o nei manga こんにちわ e こんばわ …è scorretto, ma siccome il suono è questo, i giovani in sms, manga, mail ecc. tendono a scrivere così… un po’ come noi scriviamo la “x” al posto di “per” ^__^

  16. ah ok.. ma allora quasi tutte le parole con わ vengono scritte con は ma si leggono “wa”?
    O solo queste che mi hai detto tu?
    わ non si usa praticamente mai nelle parole scritte?

  17. Probabilmente ho tagliato corto sulla grammatica che c’è dietro…
    …detto in modo diverso:
    – konnichiwa e konbanwa erano parte di espressioni più lunghe
    – non solo! né konnichiwa né konbanwa erano una singola parola, in effetti avevo “konnichi wa” e “konban wa”
    – il wa che vi compariva era la particella del tema (che si scrive は ma si legge WA) ed era una particella staccata dalla parola principale “konnichi” (oggi) e “konban” (questa sera)…
    * una particella è come una preposizione (a, di, da, per…) solo che segue la parola a cui si riferisce… La particella del tema ci dice che la parola precedente è “il tema”, l’argomento della frase che sto scrivendo. Quindi se scrivo “konban wa” significa che “questa sera” (konban) è il tema della frase. Come lo so? Me lo indica “wa” messo subito dopo “konban”.
    – Solo tempo dopo il nostro “wa” è diventato parte della parola moderna (p.e. konbanwa)… quando si è deciso di “tagliare l’espressione”, abbreviarla… un po’ come quando noi diciamo ” ‘giorno” invece di “buongiorno”… prendiamo un’espressione più lunga e l’abbreviamo.
    I giapponesi hanno fatto questo tempo fa… hanno preso una classica frase di saluto e l’hanno troncata… quel che restava è stato trattato come fosse una parola…
    Quindi “konnichi wa” è diventato “konnichiwa”, una parola unica, tutta attaccata.
    Però QUESTO “wa” si scriveva は e leggeva “wa” (in quanto particella del tema, che ha proprio questa caratteristica, di essere pronunciata così) ed ha conservato questa caratteristica.
    …salvo che a volte i giovani se ne fregano e scrivono こんにちわ
    -!- わ viene comunque usato normalmente in un mare di parole… da watashi (io) a yubiwa (anello).
    -!- SOLO la particella del tema si scrive “ha” ma si legge “wa”… e normalmente è da sola, a sé stante. bisogna però fare attenzione perché ci sono alcune parole che l’hanno “inglobata”, come konnichiwa, konbanwa, dewa, soredewa, matawa, aruiwa… (più o meno sono tutte qui).
    In tutti gli altri casi は è un kana qualunque, non serve a indicare il tema della frase e non è entrato a far parte della parola… e ovviamente lo leggo “HA” e NON “wa”.
    Ad esempio hajimeru, happyou, Miharu, konoha, Chihaya…
    …be’ sempre ricordandosi che se trovi “rikisha” o “ocha”, non hai il kana “ha”, ma i suoni “sha” e “cha” resi con しゃ e ちゃ

    Ok, stavolta credo di non aver lasciato punti oscuri… fammi sapere se non è chiaro però ^__^

  18. Ok, credo che ora mi è tutto chiaro… quindi quest’eccezione vale solo per alcune parole come appunto, quelle che mi hai elencato(konnichiwa, dewa etc.)per quanto riguarda il fatto del tema della frase! Invece, il resto delle altre parole si legge “ha” com’è normale che si legga は 😉 grazie ancora per la spiegazione!!

  19. Ehi Riccardo ti volevo chiedere se mi spiegavi a che servono i 214 radicali.. cioè fanno parte sempre dei 2136 kanji? Casomai se hai già scritto cose al riguardo linkami il post 😉

  20. Per parlare dei radicali deve essere chiaro cos’è una componente… quel che dicevo in questo commento
    http://studiaregiapponese.wordpress.com/2011/10/08/jpop-hitomi-takahashi-tsuyoku-nare/comment-page-1/#comment-513
    ,,,lo spiega bene credo.
    Dal concetto di componente possiamo passare a quello di radicale.
    Molto semplicemente un kanji è dato formato, spesso, da alcune componenti.
    Una di questa componenti è considerata, per convenzione, il radicale di quel kanji.
    Il motivo è semplice… è stato necessario creare un vocabolario di kanji (ci pensarono i cinesi) e questi vennero raggruppati in base al radicale comune.
    Perché per un dato radicale è stato scelto per un dato kanji per classificarlo? Perché quello e non un’altra delle componenti del kanji?
    Si sarà trattato d’una scelta più o meno ragionata in base al campo semantico cui il kanji apparteneva, ma poi i kanji si trasformano nel tempo, pezzi vengono sostituiti, il “disegno” cambia… insomma, oggi giorno la scelta risulta praticamente arbitraria.
    Ad ogni modo, se vogliamo dire in 2 parole a cosa serve avere questi radicali e perché proprio 214… la risposta è “è stata una scelta arbitraria, fatta con l’unico scopo di catalogare i kanji in un dizionario” …temo sia un po’ una delusione come risposta, ma è l’amara verità… per questo non incoraggio mai a studiare il radicale di ciascun kanji^^

  21. Ah ok, ho capito… pensavo invece fossero importanti da studiare, per questo ti ho chiesto!!
    Allora, dici che è meglio lasciarli perdere e focalizzarsi su quelli giusti da fare?

  22. Solo alcuni radicali sono anche kanji… vanno saputi in quanto kanji e devi ricordare quali sono le componenti di un kanji per disegnarlo facilmente, ma non serve ricordarsi la catalogazione, cioè non serve ricordarsi sotto quale radicale viene elencato un particolare kanji…
    Comunque queste cose saranno più chiare quando avrai un tuo dizionario di kanji o starai studiando i kanji da abbastanza tempo da notare le componenti comuni…
    E comunque intendo fare tra le altre cose delle lezioni introduttive ai kanji per spiegare come studiarli e cosa serve sapere riguardo a radicali (o meglio, riguardo le componenti dei kanji).

  23. Ciao Riccardo, la forma di saluto”sora domo”(sempre con il beneficio del dubbio, visto che non lo vedo scritto), è un rafforzativo/modo cortese della parola DOMO?
    Altra parola “steriho” che dovrebbe essere “shiteriho” dovrebbe significare VA BENE
    hai modo di darmi il corretto modo di scriverlo e il significato?
    Il modo stringato/veloce va bene, sono solo curiosità.

  24. Ovviamente non esistono…
    L’unica cosa che mi suoni simile è “sore wa doumo” …che però in genere è sarcastico (equivale a Grazie tante!).
    Sorejaa, poi, è un modo di salutare andando via…
    “doumo”, che vorrebbe dire grazie, è anche un modo di salutare quando incontri qualcuno… oppure, appunto, di ringraziare.
    Probabilmente l’altra parola è “shitte’ru yo”, cioè “lo so”.

    Purtroppo, al di là dell’esperienza con la grammatica e la lingua, quando non sei abituato ai suoni di una lingua straniera, le orecchie sentono una cosa, ma il cervello cerca di adattare l’informazione a qualcosa di già noto.
    Ho ancora qui sul tavolo un bigliettino… uno di quelli su cui mi segnavo le frasi che sentivo negli anime e mi piacevano.
    Questo bigliettino riporta, a fine frase:
    ……..kure tayo ne.
    In realtà era “…kureta yo ne”.
    Conoscevo “kure”, sapevo che “tayo(u)” era una parola… e così sentivo una pausa dove non c’era.
    Insomma, risalire ai termini giusti è quasi impossibile perché da un lato tu non riconosci ancora le parole, dall’altro la traduzione che mi fornisci in realtà è una traduzione in italiano di sottotitoli inglesi che spesso sono traduzioni da sottotitoli cinesi creati a tempi di record e quasi mai decenti. In alternativa i sottotitoli inglesi da cui vengono quelli italiani sono realizzati da un sito di streaming online a pagamento (e poi fregati da qualche subber inglese). Il problema è che i sottotitoli per questo sito inglese sono fatti da gente che traduce spesso senza vedere il video (l’ho letto in un0intervista ad uno dei traduttori, quindi è vero, non una mia esagerazione) e quindi sono spesso… incasinati (per il giapponese è indispensabile conoscere il contesto in cui è detta una frase, tradurre alla cieca è ridicolo e decisamente non professionale).
    Certi dettagli di traduzione, come “va bene” al posto di “ho capito” o “lo so”… ma anche mille altre cose del genere, sono le prime vittime di questo sistema…
    Quando controllo la validità di una traduzione non ci faccio nemmeno più caso… o conterei 100 errori ad episodio… mentre un mediocre gruppo inglese di fansub oggigiorno inanella una decina di errori (uno buono almeno un paio) per episodio… un gruppo italiano fa circa il doppio degli errori o giù di lì… in pratica gli errori altrui, più i propri.

    Le traduzioni orribili sono uno dei motivi per cui ho iniziato col giapponese e uno dei motivi per cui a domande come questa non posso darti (quasi mai, in realtà) una risposta certa… le ultime domande che mi hai fatto sono state delle coincidenze piuttosto fortunate, devo dire.

    Certo, se la parola in questione è in un video su youtube, allora no problem… mi basta poter ascoltare in prima persona l’audio^^

    Sorejaa, mata^_^

    1. ah, ovviamente se vuoi una traduzione di una parola dall’italiano al giapponese, qualcosa che leggi spesso nei sottotitoli degli anime, espressioni, termini… non c’è problema^^

      >> hai modo di darmi il corretto modo di scriverlo e il significato?
      Il modo stringato/veloce va bene

      In giapponese non è mai questione di dire le cose con poche parole o facendo un giro di parole… pur mantenendo il senso, come facciamo noi… è più questione di forma colloquiale (detta anche “piana”) o cortese (o addirittura molto cortese).
      La forma colloquiale è spesso più breve, ma può essere offensiva nei contesti non opportuni (pressoché tutti i contesti, a meno che tu abbia amici giapponesi)… inoltre non la trovi nei libri.

      1. >>Il modo stringato/veloce va bene
        Questo era solo rivolto a te, non volevo che perdessi tempo con lunghe spiegazioni, mi bastava la parola e l’eventuale traduzione, ma il tuo essere speciale e preciso non riesce a fare meno di una risposta precisa e definitiva, GRAZIE sempre e comunque.

  25. ^__^
    Capito^^ Comunque in effetti ho fatto una lunga perifrasi per dire “mi spiace, ma stavolta la risposta non sarà bella come dovrebbe” ^__^
    Grazie dei complimenti… fai conto che sia arrossito XD
    Ho avviato il blog proprio con l’idea che hai colto anche tu… dare risposte ampie, esaustive… ho letto o visto decine di corsi online, tutti con le stesse 4 cavolate in croce… certo, sono le basi, è bene farle, è bene partire da lì… ma c’è dell’altro… cose che si scoprono sempre molto tempo dopo, per caso… e che non si trovano sui libri. Volevo qualcosa di diverso, fornire sempre molti esempi così da coprire tutte le situazioni possibili (o quasi)… poiché chiunque arrivi qui, trovi una risposta…
    E’ da qui che nasce il mio modo di fare… è testardaggine: voglio essere il primo a fare le cose davvero per bene. (^__^)/°”

  26. Da dove comincio?
    Mi è capitato di sentire delle frasi e di leggere alcune cose su delle traduzioni di anime, su Shakugan no shana c’è un personaggio che termina tutte le sue frasi con “de arimasu”oppure “de arimasu ka” è un modo di dire come per noi quando finiamo tutte le frasi con: giusto no? d’accordo?
    Trovo scritto : arigatou iwanaiyo(non dirò mai grazie) è corretta la traduzione?
    la seconda parola mi sembra composta da iwanai e da yo, è giusto?
    L’onomatopea “dokidoki” la trovo inserita in questa frase “ima wa dokidoki shitai no” come viene tradotta in modo corretto?

  27. “de arimasu” non si usa più. Viene messo a volte negli anime come sorta di vezzo per caratterizzare meglio un personaggio (hai visto Tetsuwan Birdy o sbaglio? Quando lei fa la idol, dice sempre de arimasu). Sul cosa significa… in buona sostanza equivale a “desu”, con il ka equivale a “desu ka”, dunque equivarrà al verbo essere o ad un semplice modo di rendere più cortese una frase (è una cosa che faccio per esempio con gli aggettivi, che starebbero bene da soli, es. oishii, ma li faccio seguire da “desu” per ingentilirli, es. oishii desu… dunque equivale a oishii de arimasu).
    Aggiungendo “ka” il tutto diviene domanda, anche retorica, quindi sì, a volte sembrerà abbia quel tono che pensi, ma non è sempre così.

    Arigatou iwanai yo = Non ti dirò grazie
    Hai visto bene, “yo” è una particella a sé, serve a sottolineare, enfatizzare quel che dici… è un po’ il nostro punto esclamativo, ma vedrai che spesso dà un po’ il tono di un “Guarda che…..”, per es. “Guarda che non ti dico grazie!”.
    p.s. “mai” non va messo nella traduzione… dipenderà pure dal contesto della scena, ma la traduzione che hai trovato non mi piace, secondo me una delle due che ho scritto sarà più adatta.
    ah, …iwanai è la forma negativa del verbo “iu”, dire. I verbo che terminano in う al negativo perdono う che viene sostituito da わ e poi seguito da ない che è l’ausiliare base per il negativo (vedi ad esempio taberu –> tabenai).

    “ima wa dokidoki shitai no”
    ima wa – poiché usa “wa” e rende “ima” (adesso, ora) tema della frase, è come se dicesse “Per il momento”, “Per ora…”, e non semplicemente “Ora”
    dokidoki è l’onomatopea del battito del cuore (il nostro “tu-tum”), ma per estensione si usa per indicare “eccitazione” (in senso generico) e con il verbo “suru” (fare) l’idea di fare qualcosa di eccitante, esaltante, che ti faccia battere forte il cuore.
    shitai significa “voglio fare”, ma il verbo fare è usato per reggere “dokidoki” quindi va tradotto unitamente all’onomatopea e non semplicemente “fare”.
    no – la particella finale è tipicamente femminile ed equivale a “yo”, è solo un po’ più soft e kawaii.
    Nel complesso, traduzione libera che vuole rendere al meglio il senso):
    “Per adesso voglio (solo) sentirmi battere forte il cuore”

    Penso sia tutto, se qualcosa non è chiaro, dimmi pure ^__^

    1. Tutto perfetto, come sempre, grazie.
      Oggi sono stato a casa perchè non ero in condizioni tali da andare al lavoro, perciò mi trovi sparso per ogni zona del blog, credo di essermelo “spulciato” tutto per bene, mi piace leggere anche i commenti degli altri, c’è sempre qualcosa da imparare. Buonanotte……………

  28. Mi spiace tu stessi male, ma sono contento che ti sei spulciato il blog XD
    Oggi in particolare ci sono stati parecchi commenti di nuovi utenti, nuove iscrizioni al blog e a facebook… e mi sono accorto che siamo vicinissimi alle 20 mila visite! Dopo così pochi mesi di attività (di fatti solo 3) è una specie di miracolo internautico! XD
    ^__^

  29. Fujoshi si scrive 腐女子 …joshi vuol dire “ragazza”, mentre il “fu” iniziale è il kanji di “kusaru” (pronuncia: k-saru) e vuol dire “marcire”. Dunque il senso è “ragazza-marcia”.
    Il significato originale è quello di una ragazza cui piacciono gli yaoi, ma per estensione indica una ragazza otaku… anche perché grosso modo tutte le ragazze otaku apprezzano gli yaoi.
    Incidentalmente si dice che yaoi significhi “YAmete Oshiri Itai” (Smettila, mi fa male il sedere), ma è una falsa informazione… o meglio una battuta che si è diffusa al resto del mondo come fosse la verità. In realtà viene da “yama nashi, ochi nashi, imi nashi” (non c’è climax, non c’è battuta/colpo d’effetto, non c’è significato).
    Questo perché gli yaoi sono nati all’interno del mondo delle doujinshi (fumetti autoprodotti) che in poche pagine non riuscivano, ovviamente, a sviluppare una storia decente.

  30. Non pensavo c entrasse con la yaoi O.o dunque fujoshi è, sostanzialmente, un termine di disprezzo per le ragazze a cui piace lo yaoi.
    però aspetta… prima di tutto non sono certa di cosa significhi “otaku” XD ho sempre sentito dire questo termine ma non ne conosco bene il signifcato.
    E poi… dunque la parola “yaoi” non avrebbe un significato letterale?
    E ancora… che sarebbero i fumetti autoprodotti? O.o Fumetti brevi?

    1. Ci sono persone che ri-disegnano le storie di manga che gli sono piaciuti con nuovi finali oppure creano delle storie nuove ma le producono in proprio, non hanno una casa editrice alle spalle, perciò alle fiere del fumetto oppure nei mercati cercano di vendere i loro prodotti per riguadagnare dei soldi e andare avanti con altri manga ecc.
      (questo se non vado errato).
      Su un anime un otaku era un amante di tutto ciò che girava intorno ad essi, dalle più svariate forme di bamboline dei personaggi(in tutte le posizioni-decenti-) alle bambole gonfiabili con cui dormire (a mo’ di pigiama) ne hanno fatta vedere una dove tu ti infilavi dentro e dormivi avvolta da lei – o da lui – credo ci sia anche maschile, e via di questo passo.
      Non è una spiegazione completa ma credo tu possa farti un’idea abbastanza chiara di chi è, gli altri lo vedono come un “hentai”, un pervertito, ma non credo sia altro che un malato di anime o manga all’ennesima potenza, il più delle volte innocuo.
      Sicuramente il nostro boss potrà chiarire meglio il tutto.
      おやすみなさい ルイサ さん

      1. Ci sono cuscini con sopra disegnati (ma anche no) dei personaggi degli anime. Si chiamano dakimakura, cioè cuscini da abbracciare. Sono lunghi e stretti, alti più o meno come una persona, e difatti si abbracciano e basta, non ci si dorme sopra.
        Non sono un attrezzo erotico, per la cronaca… e non sono bambole gonfiabili, sono in gommapiuma.
        Non ho nemmeno mai visto pigiami a forma di personaggio dentro cui dormire, anche se esistono simili pigiami per bambini, con personaggi come orsetti, gattini ecc. …queste cose sono considerate kawaii e si trovano anche per adulti… generalmente comunque non uomini.
        Certo esistono lenzuola con i personaggi degli anime… se esistono anche delle specie di sacchi a pelo o comunque “personaggi dentro cui dormire” non si tratta di un articolo abbastanza diffuso da risultare noto, ma di una delle tante curiosità prodotte nel sol levante, che poi non compra nessuno^^.

        Il termine “hentai” è usato, diversamente da qui, in occidente, solo per indicare i pervertiti (nella vita di tutti i giorni, intendo), a prescindere dall’essere otaku o no… p.e, chi tocca il sedere a una ragazza in treno, per capirci.
        Ovviamente un otaku fa schifo a moltissimi, ma non se ne teme tanto la natura pervertita, quanto improvvisi raptus (per via di uno o due casi di cronaca) e si disprezza il loro non contribuire alla società, perché spesso sono confusi o associati a NEET, disoccupati che non studiano nemmeno (sì, basta poco per essere disprezzati) e hikikomori (autoreclusi in casa per sfuggire ad aspetti della vita sociale giapponese spesso troppo assillante).

  31. Fujoshi nasce come termine dispregiativo per indicare le ragazze cui piace lo yaoi.
    Ormai, spesso, è usato per indicare tutte le ragazze otaku.

    Otaku, riferito a ragazze o ragazze, è un termine che vorrebbe dire solo “tu”. Spesso le persone appassionate di manga e anime, in genere persone educate e cono una certa istruzione, usavano questo termine per dire “tu” in modo cortese e parlare tra loro.
    Un commentatore televisivo lo “prese” e decise di usarlo per definire queste persone super-appassionate di anime e manga.
    Poi il termine otaku è “cambiato un po’” ed oggi è usato come maniac cioè maniaco, fissato di qualcosa, che si tratti di anime, idol, elettronica, tipi di treni, kimono… ecc.

    Il termine “yaoi” è una sigla e serve a definire un genere di anime/manga. Questi anime/manga hanno la comune caratteristica di non possedere un’evoluzione della trama ben fatta, con un punto “di svolta”, ed in generale sono privi di significato/scopo. La sigla in questione vuole riassumere tutto questo.
    Perché un giudizio così duro nei confronti del genere yaoi?
    Perché nascono come doujinshi (che Diego ha ben definito). Trattandosi di doujinshi erano fumetti di poche pagine che quindi avevano a disposizione poche pagine, la maggior parte delle quali erano dedicate a scene più o meno spinte di sesso… Ovvio però che in meno di una 20ina di pagine non si faceva a tempo a creare una storia decente… da qui il termine, che però è stato “preso in simpatia” ed adottato (chissà, forse anche perché qualcuno ha inventato la battuta: yamete, oshiri itai, che citavo prima).

  32. Ok, mi sa che è stato chiarito tutto bene da entrambi XD
    Il termine fujoshi pensavo che era disprezzo per il “genere”… non credevo fosse legato alle otaku e alle doujinshi! (anche se ora comunque ce ne sono a palate manga yaoi con una determinate trame, storie formate da vari volumi… e non solo doujinshi).

    Comunque, visto che hai citato anche il termine hentai, non posso non chiederti perchè i giapponesi categoricamente vengono etichettati come pervertiti, depravati! XDD Sicuramente hanno una mente un pò contorta visto tutti gli anime/manga(SOPRATTUTTO manga, visto che gli anime vengono sempre censurati) che inventano a migliaia! Però, insomma… è solo frutto di fantasia, non penso siano così anche nella vita reale XD anche perchè certe cose che loro descrivono nei manga sono impensabili nella vita reale……. O.o
    Ti dico quello che so io, poi vedi tu di illuminarmi o di sfatare ciò che sto per scrivere :D: ho letto in giro per internet che questa cosa che sono etichettati come “pervertiti” nei manga, è come una valvola di sfogo, qualcosa per “fuggire” dalla rigidità della società in cui vivono. Cosa normalissima a parere mio… In qualunque paese si scrive, si legge, si canta, si sogna, si inventa per sfuggire da un’amara realtà!
    Forse è tutto legato ad un pregiudizio… Ho letto cose davvero tristi in certi forum del tipo:”i giapponesi fanno davvero schifo, i giapponesi hanno avuto un’infanzia negata…” e cose così. E le stesse persone che scrivevano queste cose etichettavano come “depravati” anche chi leggeva/vedeva manga/anime. Cioè, ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero per carità… ma esagerare così non mi sembra opportuno.
    Boh, alla fine io non sono stata in Giappone e non conosco i giapponesi quindi non so che pensare :S mi limito solo ad “informarmi” leggendo cose su internet o sui libri… e posso anche capire che spesso tali informazioni sono sbagliate.

    1. Molti anni fa avevo letto del fatto che la pornografia era vietata in giappone, e c’erano pene severe se beccati con qualcosa che era ritenuto porno.
      sull’articolo si diceva che la valvola di sfogo delle persone era diventato il vedere cartoni, fumetti e pupazzi che descrivevano o facevano pensare a quell’argomento.
      Quello era permesso(entro certi limiti) calcola che parliamo del dopoguerra, anni ’50, non sono certamente in grado di
      dirti se ora è così.

      1. Allora non ho detto del tutto una cavolata! XD
        Però boh, se è cambiato qualcosa allora non siamo aggiornati abbastanza!!
        Aspettiamo la risposta esauriente del sensei!! 😀 ihih

  33. Diego ha in parte ragione… Nel senso che l’Oriente in generale, vedasi la Cina, è sempre stato fortemente moralista. Però molto diversamente da noi, poiché da noi esisteva la religione a dettare le regole, ma una società individualista che spingeva al “si fa ma non si dice”.
    La questione che definirei del “gridare al pervertito”, sta nella base di partenza: una società con forti limitazioni imposte all’individuo.
    E’ vero, quindi, che il sesso può essere una valvola di sfogo, ma …è proprio vero che viene usato così?
    Prendiamo un esempio… il bondage, un classico esempio di “perversione made in Japan”. Ma, ehi! La parola è francese! I giapponesi lo chiamano “shibari” (il verbo “legare”, che fantasia!). La “colpa” giapponese (“colpa” dal religioso punto di vista occidentale) è semmai, quella di aver provato a farne un’arte… sì, perché i giapponesi provano a rendere arte, qualunque cosa (e intendo proprio qualunque).
    Insomma, questo è un esempio, probabilmente, di falso mito sulla perversione giapponese.
    Secondo mito… da un popolo così pervertito ti aspetteresti… be’… perlomeno molto sesso, mi pare una “conditio sine qua non” per un simile discorso. Invece secondo le statistiche, nisba, non lo fanno (ti credo, se lavori 14-16 ore al giorno, quando torni a casa vuoi dormire).

    D’altro canto non c’è solo la “visione europea”… negli stessi anime e drama si sente continuamente “gridare al pervertito”. Perché?
    Darei due motivi.
    Il Giappone è stato a lungo un paese “maschilista” secondo i nostri canoni …anche l’Europa era maschilista fino a qualche decennio fa, no? Ma vogliamo giudicare, giudichiamo. Erano/sono un paese maschilista.
    Però allo stesso periodo il Giappone ha incontrato l’Occidente, si sono risvegliate delle coscienze e l’effetto è quello di avere una “classe maschile” con la mentalità vecchia ed una generazione nuova di giovani (o non verrebbero molestate) donne, “improvvisamente” sensibile ai propri diritti e pronta a gridare al pervertito come prima non accadeva (giustamente per carità, ma voglio dire che ciò porta un impennata del numero dei casi e quindi un “fenomeno sociale” di cui si deve parlare).
    Secondo motivo è, da un lato l’esagerazione che ritrovi nelle trame di anime e drama (è facile fare una gag se lei gli dà del pervertito), dall’altro la scarsità d’insulti “incisivi” del giapponese… ce ne sono, non come si dice, ma “lo stile” è molto diverso dal nostro. Si tende a prendere parole che non sono parolacce e usarle come insulti… “hentai” dà la giusta idea di repulsione.

    Forse, da donna, proverai un po’ di fastidio nel sentirmi ripetere la parola “esagerazione”, ma quel che vorrei sottolineare è che, per quanto ricerchi l’armonia (bella parola, ma io parlerei di uniformità) il Giappone è un paese inclino alle psicosi… così capita di vedere treni affollati in cui gli uomini tengono le mani alte sopra la testa, perché una donna non pensi che l’abbia toccata volontariamente… e ci sono forti richieste per carrozze dei treni dedicati esclusivamente agli uomini (dopo le carrozze dedicate alle donne, per loro salvaguardia), perché molte carriere (che in Giappone vuol dire molte vite, perché se vai sotto processo perdi lavoro e famiglia prima di arrivare al verdetto) sono state stroncate da accuse ingiuste (ci sono anche ragazze che hanno denunciato molestie non subite, tanto per “scacciare la noia”, come ovunque nel mondo i ragazzi tendono alla bravata stupida per lo stesso motivo).
    Più succedono cose del genere più se ne parla, più se ne parla più monta la psicosi… non parlarne sarebbe sbagliato, ma, per quel che ho avuto modo di vedere, almeno dal punto di vista italiano, i giapponesi sono “inclini alla psicosi” (per certe cose anche gli italiani, ma loro hanno anche l’idea che non ci si deve distinguere troppo dalla massa, dall’armonia, quindi basta poco a creare scandalo e gli scandali generano imitazioni e quindi psicosi).

    Mah, sono pareri personali, eh… si può guardare ai dati. Il Giappone ha un numero di stupri bassissimo, specie per un paese con metropoli così grandi (grande città, grande criminalità, di norma). D’altro canto si potrebbe pensare a dati falsi, a poche denunce da parte delle donne, costrette in un ambiente che scoraggia fortemente l’idea di denunciare…

    Insomma, per darti una risposta “VERA” temo che servirebbero anni di studi e dovrai accontentarti di questo parere^^

  34. Mi sono riletta il tuo commento tipo 3-4 volte(non chiedermi perchè XD).
    Diciamo che per ora può bastare, sì… cioè molti dubbi che mi portavo da mesi sono stati chiariti sicuramente!
    Quindi tutta la situazione è più o meno legata al maschilismo… che comunque persiste(eh sì, non parlo al passato) in qualunque Paese.
    Mi ha colpito quella delle carrozze dei treni solo per uomini O.o…… però non capisco cosa c’entri la psicosi.. cioè sono “malati” pervertiti proprio perchè vivono in una società rigida, piena di lavoro ed impegni?
    >>Il Giappone ha un numero di stupri bassissimo, specie per un paese con metropoli così grandi.
    Mi riferivo molto anche a questo… Bhe, io un pò ci credo che sia così!(o perlomeno è sicuramente PIU BASSO dell’Italia). Però, voglio dire… di cose brutte alla fine ce ne sono in tutto il mondo…e ce ne saranno anche in Giappone(magari in minoranza), nonostante sia una società rigida.
    Per il fatto dei manga eh sì, sono esagerati al massimo… in qualunque genere, in qualunque storia ci saranno sempre scene spinte che negli anime vengono censurati! T_T da un lato la cosa mi dispiace… perchè, non ci sarà niente di male fin quando è solo frutto di una mente contorta, di una fantasia, però ho visto tanti di quegli anime belli, senza certe scene che ovviamente io nemmeno mi immagino… Insomma, troppa troppa perversione che almeno in certi generi di manga i giapponesi potevano evitare -.-
    >> da un popolo così pervertito ti aspetteresti… be’… perlomeno molto sesso, mi pare una “conditio sine qua non” per un simile discorso. Invece secondo le statistiche, nisba, non lo fanno (ti credo, se lavori 14-16 ore al giorno, quando torni a casa vuoi dormire).
    Ahahah capisco che non avranno tempo per fare sesso di qua e di là tanto per soddisfare desideri nascosti… ma almeno il tempo di procreare ce l’hanno?!!? XDD

  35. Sentite, o senti, perchè probabilmente riccardo già lo sa, esistono anche tantissimi “anime” (lo scrivo tra virgolette per non infettare quelli veri) che sono hentai.
    una volta ho cercato un sito che mi permettesse di vedere questo genere di immagini, 10 secondi netti, non ho resistito di più, premetto che non sono un maniaco nè un perbenista ma mi ha fatto talmente….schifo….che dopo dieci secondi avevo chiuso la pagina cancellato il sito e la cronologia di ricerca e fatto scomparire qualsiasi segno che potesse riportarmi ad esso.
    mi ci sono voluti quattro episodi di non so quale anime per cancellare quello che avevo negli occhi, magari ne avevo beccato uno dei peggio, però………..

    p.s. a proposito di procreare, mi sembra ma forse sono solo leggende, che il problema sia al contrario quello di molti ragazzi e ragazze che crescono da soli a causa della lontananza dei genitori dovuta al lavoro e (ma questo forse è solo una forzatura degli anime) molti che sono rimasti senza genitori e vivono da soli oppure ospiti presso parenti o famiglie di vicini.
    Gentilmente Riccardo hai qualche notizia in merito da fornirmi/fornirci?
    Essendoci stato probabilmente sai qualcosa di più preciso.

    1. Ahahah io ne ho visti in giro per internet… e te lo dico da ragazza… non ho avuto queste reazioni esagerate! pur essendomi impressionata un pò eh…
      Comunque concordo con il tuo ps!! Ma più che altro perchè è attraverso gli anime che vedo queste cose. Che poi siano vere o no, non saprei… Le storie potranno essere inventate quanto volete, anche le storie più assurde… però se si tratta di cultura e certe usanze o problemi nella società/famiglia che si vedono nei manga/anime quelli son veri!

  36. >> però non capisco cosa c’entri la psicosi.. cioè sono “malati” pervertiti proprio perchè vivono in una società rigida, piena di lavoro ed impegni?
    Quando parlavo di “psicosi” mi riferivo alla reazione della gente.
    Esempio: in Italia c’è la psicosi del “dagli all’extracomunitario”… A furia di pompare notizie che sono in realtà l’eccezione, creano una psicosi di massa… così le donne temono d’esser violentate per strada da uno straniero, ma in realtà il 95% degli stupri avviene in casa ad opera di italiani (generalmente familiari o persone vicine alla vittima). Sapevi che ci sono un po’ meno di 30 stupri al giorno? Però i tg riportano una accurata selezione delle notizie, di modo da creare scalpore, indignazione… e alla fine quella che chiamo “psicosi di massa”.
    In Giappone avviene qualcosa di simile, anche se i “temi” delle notizie sono diversi… Ad esempio anche lì hanno orrore per gli stranieri (tutti violenti), per gli otaku (gente malata che potrebbe avere un raptus omicida in ogni momento)… e sono fissati su altre cose, dedicando ad esse ore ed ore di special in tv…. argomenti come il bullismo, i pervertiti, appunto… o ancora gli hikikomori, l’inaffidabilità del sistema scolastico…
    Ti assicuro che ho sentito sostenere posizioni delle più assurde…
    Perfino nella loro politica… il governatore di Tokyo, Shintaro Ishihara, è un pazzo patentato, razzista fuori di testa, che tra le altre cose ha dichiarato che omosessuali e otaku sono persone gravemente malate (geneticamente i gay, mentalmente gli otaku)… ah, una bellissima, è che le donne in menopausa dovrebbero morire perché non potendo procreare sono un insulto a “dio” e un peso per la società.
    Affrontato dal parlamento di Tokyo su queste dichiarazioni, ha detto che gli si opponevano perché pressati dalle suddette donne in menopausa fuoriditesta (le donne, non lui… o questo è quel che dice).
    In che società uno così riesce a correre per la 4 volta come governatore di Tokyo?
    Un esempio che viene dalla Corea è la storia di una donna di colore che entrando in un supermercato fece scappare tutti i Coreani presenti. Cosa fece? Era nera. Un recente fatto di cronaca, con un nero che aveva picchiato un coreano, aveva fatto molto scalpore e alla vista della donna di colore nel supermercato la gente è uscita di testa.
    Queste sono le psicosi di cui parlo… alla fine quella del “gridare al pervertito”, pur partendo secondo un giusto principio, poi diventa, appunto, in buona parte una psicosi.

    1. Aaaah ok, adesso ho capito perfettamente! Psicosi intendi anche i pregiudizi della gente… ah beh, quelli ci sono da tutte le parti! Purtroppo, si ha paura del “diverso” perchè si è ignoranti. E’ in più si riportano notizie che fanno scalpore alle quali tutti sono più o meno uniformi perchè quelle immagini che si vedono alla tv le vediamo tutti! Quindi c’entrano pure gli strumenti di comunicazione, che fanno in tutti i modi di “manipolare” le persone e a farla pensare in un certo modo.
      Certo, che mi hai sconvolto parecchio O.o ti stavo per fare domanda… ma a questo punto me la ritiro XD ma no te la faccio lo stesso… tanto è esclusivamente un tuo parere personale: dici che, nonostante la “psicosi” del gridare al pervertito e delle altre cose hai citato.. pensi si stia, comunque, un pò meglio in Giappone rispetto all’Italia? Capisco che da tutte le parti ci sono cose brutte, eventi davvero osceni(ormai il mondo è totalmente impazzito), però magari vi sono Paesi in cui vi è un “male minore”.

  37. Parlando di “anime hentai”, Diego, fai un grosso, grosso errore… Devo chiarire se no sembra che gli anime abbiano una sorta di “ramo malato”, con robe assurde e disgustose.
    Gli anime sono un “medium” …o “media” se vogliamo dirla all’inglese. Proprio come i film.
    E’ ovvio che esistano i prodotti “normali”, quelli per bambini, quelli violenti… e anche, come nei film, nella fotografia, nell’arte, nella letteratura… anche quelli erotici ed i porno.
    Tra gli anime hentai, o porno, se vogliamo, ce ne sono di tutti i tipi, poiché devono coprire il mercato… cioè soddisfare tutti i tipi di richieste. Così come esistono i porno con attori reali più trasgressivi, violenti, bizzarri o assurdi… lo stesso vale per gli anime.
    Per me la cosa ha un attenuante… con gli anime non si fa male nessuno, fisicamente, né mentalmente (penso al bondage che citavo prima). Inoltre, essendo solo disegni, l’immedesimazione è minore e, secondo me, sbaglierò risulta meno dannoso del corrispettivo con attori reali. Questa è l’unica cosa che dico a favore di quegli anime che potremmo assimilare alla nostra pornografia… non sopporto il genere perché il più delle volte torna nei discorsi dei media italiani come “l’orrore che viene dal giappone” e tutti gli anime e manga vengono assimilati a questi… il che è una boiata.

    Passando oltre… non so cosa hai pescato, Diego, ma avrai avuto proprio sfiga, a giudicare dalla tua reazione…
    Ah, per inciso però una precisazione… NON traducete hentai = pervertito. Sì, è la traduzione letterale, ma un anime in cui ci sia del sesso è hentai secondo il normale gergo degli appassionati di anime su internet. E’ hentai anche se in una scena di sesso si vedono solo le facce dei personaggi… capito? Sarà erotico, ma non esattamente “pervertito”, vi pare?^^

    Ho visto anime, tipo Yosuga no Sora, che erano normali storie d’amore, in cui semplicemente era implicato del sesso… non so nemmeno se rientri nell’hentai…
    Poi ce n’è uno che ho visto perché me l’avevano consigliato e perché realizzato da un mostro sacro dell’animazione (l’autore di Casshan, da cui hanno pure tratto un film in america, e Hurricane Ploymer, per capirci)… e non me ne sono pentito, visto che aveva la trama degna di un grande film, molto in stile Nikita, e l’ho trovato grandioso e commovente.
    Insomma, non voglio azzardare giudizi, perché (non farò il moralista) trovo che siano un po’ una perdita di tempo e un po’ una sorta di cavallo di Troia usato dai media per infangare gli anime e i manga… il che, come potete immaginare, mi fa solo inca…are.
    Però da qui a gridare al “che schifo, che schifo”… secondo me hai avuto proprio la sfiga di beccare il più disgustoso mai realizzato, ma ripeto… quello degli anime è identico al mercato dei film o della tv… c’è tutto e scegliere sta a chi guarda.

  38. >>Ah, per inciso però una precisazione… NON traducete hentai = pervertito. Sì, è la traduzione letterale, ma un anime in cui ci sia del sesso è hentai secondo il normale gergo degli appassionati di anime su internet. E’ hentai anche se in una scena di sesso si vedono solo le facce dei personaggi… capito? Sarà erotico, ma non esattamente “pervertito”, vi pare?
    Esattamente. Però vabbè, ho visto in giro per internet anche immagini in cui si vedevano i genitali ma il tutto era coperto da pixel XD quello mi sa di “pornografico”!
    >>Per me la cosa ha un attenuante… con gli anime non si fa male nessuno, fisicamente, né mentalmente (penso al bondage che citavo prima). Inoltre, essendo solo disegni, l’immedesimazione è minore e, secondo me, sbaglierò risulta meno dannoso del corrispettivo con attori reali.
    Beh, anche per me è giusto… alla fine leggere scritte e vedere disegni è meno suggestionabile che vedere attori in determinati film, etc. Però, comunque è soggettivo perchè io se ho provato a leggere qualche manga su internet, yaoi o shojo(a questo punto qualunque genere in cui è implicato “un pò” di sesso si può definire hentai tranquillamente), mi sono trovata impressionata…XD cioè mi impressionavo molto in certe scene che, possibilmente, non erano nemmeno così “spinte”, evidenti…però provando ad immaginare mentre guardi(perchè la cosa ti viene naturale), chiudevo pure gli occhi perchè proprio ero impressionata e basta! >_>Insomma, non voglio azzardare giudizi, perché (non farò il moralista) trovo che siano un po’ una perdita di tempo e un po’ una sorta di cavallo di Troia usato dai media per infangare gli anime e i manga…
    E’ vero. Poi i manga vengono etichettati da tutti così, ed è sbagliato… Cioè, ora lo so che è sbagliato perchè tu mi hai informato; altrimenti ancora l’avrei pensata allo stesso modo.
    Oddio, dopo tutto questo discorso, appena vedrò un anime non potrò più non pensare a eventuali scene censurate ancora di più!! XD scusate, è venuta fuori tutta una discussione sul sesso… ma avevo troppi dubbi che mi portavo dietro da mesi! Ora, non etichettatemi come una depravata che legge/vede chissà cosa, eh? U_U AHAHAHAHAHA scherzo io alla fine non ci vedo niente di male a leggere/vedere manga/anime Hentai o di qualunque altro genere. Meglio la fantasia che la realtà!!!!!! Che poi ci possiamo pure “allargare” verso altri Paesi in cui la “pornografia” o scene di sesso in generale ce ne sono a migliaia in film, libri, etc.! Quindi alla fine, non è solo un pregiudizio esclusivo del Giappone e i suoi manga… è una cosa pò universale.

    1. Sicuramente hai ragione tu.
      Hai visto i tre episodi di aki Sora? Anche questo è decisamente spinto, ma non mi ha fatto l’effetto da scappa e fuggi, tanto è vero che ce l’ho salvato su DVD, di sicuro non giudico una nazione e il suo popolo in base a quel che ho visto in quei 10 secondi nè tantomeno nelle 5/6 ore di Clannad o Ef tale of memories o 100% fragola!
      Scusate, ma penso che con le mie attuali conoscenze su questo popolo e le impressioni derivanti(e fuorvianti) dagli anime visti sia meglio non andare oltre.
      Arriveremo sicuramente a conoscere maggiormente queste cose andando avanti con lo studio e di conseguenza con la lettura di giornali e riviste, ascoltando telegiornali e vedendo programmi TV(che siano migliori di Takashi Castle, vi prego!) per il resto direi che ho anche questa volta imparato qualcosa di nuovo ed interessante, ho scambiato opinioni con altre teste che “pensano” tutto questo mi piace, è per questo che praticamente frequento solo il tuo blog, da altre parti non avevo un rapporto del genere, non sono mai riuscito a farmi coinvolgere più di tanto, grazie ancora a tutti e due.

  39. Prossima domanda(ihihi): visto che siamo in un’atmosfera natalizia… mi chiedevo se i giapponesi festeggiano il Natale XD negli anime vedo che è così… però mi è venuto il dubbio: loro per la maggioranza non sono buddisti? I buddisti festeggiano il Natale? XDD non credo, poi boh….
    Di solito non mi interessa la religione in quanto sono mooooolto indifferente ad essa… però voglio sapere tutto sul Giappone e quindi ho curiosità anche nell’ambito religioso 🙂

  40. Il Natale in Giappone è soprattutto una festa da innamorati… specie la vigilia, e serve per vendere molte (schifosissime) torte panna e fragola.
    Però non è giorno di festa nazionale, anche se è normale mettere decorazioni in strada ecc. riguarda soprattutto il mood… l’atmosfera. …e alla fine resta una festa commerciale (proprio come da noi! XD) che serve a incrementare gli acquisti^^

      1. A san valentino le ragazze regalano il cioccolato e i ragazzi se lo accettano il 14 marzo devono cottraccambiare con qualcosa di più “prezioso”
        carino vero?
        p.s. l’ho fatta stringata!

  41. Ehilà, rieccomi, ero a pranzo…
    Quella nel “tatefuda” (si chiamano così quei “pezzi di carta” appesi alle pareti^^) è una scritta che è un tipico augurio di buon anno (abbastanza formale, si usa solo in forma scritta, più che altro sulle cartoline di buon anno…un rituale obbligatorio per i giapponesi)… si legge “kinga shinnen”

  42. Mangiato bene? 😛 ^^
    Già che ci sono, scusa se rompo… ma volevo vedere se sai cosa c’è scritto in quest’opera di Wu Chèn… Lui è cinese, ma a me quello che c’è scritto qua sembra un pò giapponese! O perlomeno, anche se ancora non ne capisco di lingua giapponese, intravedo qualche kana…

    Vorrei tanto sapere qualcosa sull’arte giapponese… mi ha affascinato una lezione del mio prof. di Disegno, il quale ha spiegato una cosa del tipo: “per gli orientali il concetto di vuoto e pieno è lo stesso…” cioè che per noi occidentali un disegno, un’opera per essere bella ed apprezzata deve essere “piena” in un certo senso… cioè più cose ci aggiungi e meglio è… mentre per gli orientali, ad esempio, un singolo fiore disegnato in un contesto semplice è bello così com’è! Ti fa percepire qualcosa di “profondo”, anche se nell’arte giapponese non c’è profondità o prospettiva. In poche parole: è il solo significato che conta e non tutti gli eventuali oggetti che vengono disegnati…
    Mi è venuto in mente questo discorso, perchè stavo pensando a quando avevo che i giapponesi fanno di ogni cosa un’arte(citando il bondage).
    Quindi se c’è qualche sito facile da capire in cui c’è spiegata tutta l’arte Orientale, qualcosa da consultare(oltre che alla tua eventuale spiegazione!), linkamelo 😀

  43. Quella scritta è incomprensibile anche per me… posto che sia giapponese… e effettivamente anch’io ci vedo dei kana.
    Però guuarda l’ultima (sarebbe la prima) colonna a destra, il terzo kanji dall’alto… è solo uno scarabocchio… no? Quello è uno stile di scrittura, sousho, non “semplice calligrafia” poco comprensibile. Cioè quel kanji si scrive proprio così quando si usa questo “stile di scrittura”… perché anche la calligrafia per i giapponesi (e cinesi) è un’arte.
    Sull’arte giapponese non so quasi nulla… proprio perché mi ha sempre infastidito questa idea di fare di tutto un’arte… lo so, è un pregiudizio culturale, ma l’arte è molto basata sul soggettivo e sulla bellezza soggettiva, quindi allontanarsi da un pregiudizio è ancor più difficile^^
    Comunque penso che se parti da wikipedia cercando arte giapponese, qualcosa trovi sicuramente^^

  44. Ahaha madoo anche la calligrafia è un’arte?? beh, ci credo, sono affascinanti i kanji *___* sembrano davvero qualcosa di “artistico”…
    No, a me non dà così fastidio questa cosa… anzi mi incuriosisce parecchio e vorrei capirne di più! 😀
    Vabbè, i giapponesi sono meticolosi in tutto… e quindi anche in arte! XD non si smentiscono mai…!!!
    Ok, provo a partire da lì e vediamo che trovo, grazie ^_^

    1. Mmh, ho capito… in effetti, dovevo immaginarlo che era cinese XD i cinesi sono dappertutto! mentre i giapponesi, beh… non hanno mica motivo di venire qua in Italia(se non per un semplice viaggio :P)

  45. Domanda… mi chiedo come si leggano rispettivamente:
    -Oneesan
    -Oniisan
    -Oneechan
    -Oniichan
    Si leggono con quest’allungamento vocalico così come sono scritti? E’ mia impressione se in qualche anime, credo, ho sentito Oneesan pronunciato Oniisan?
    Insomma, a parte la pronuncia, vorrei avere una differenza sostanziale tra “fratellone/fratellino” e “sorellona/sorellina”!

  46. Con mio sommo orrore e raccapriccio ho visto fansub italiani e inglesi che artisticamente si mettevano a chiamare oniisan delle oneesan… E degli anime originali (School rumble) che nella traduzione italiana avevano trasformato una oneesan (sorella maggiore) in una imouto (sorella minore).

    La sostanza però è semplicissima.
    1. le vocali giapponesi si pronunciano come quelle italiane… a parte che O ed E sono chiuse, non aperte, sostanzialmente se le pronunci come ti vengono, non sbagli.
    Dunque oneesan si legge con una lunga, normalissima, E. Solo che deve essere chiusa.
    Se non ti è chiara la differenza, tieni presente che
    – La Légge italiana …ha una E chiusa.
    – Lei lègge il giornale …ha la E aperta.

    2. Il giapponese è mille modi per indicare fratelli e sorelle maggiori. Però come ti ho detto altre volte il giapponese è una lingua molto basata sul contesto… contesto significa anche relazioni tra persone e questo vuol dire “gerarchie”. Tra chi è più grande e chi è più giovane esiste una “gerarchia naturale”, ancor più forte se interna alle famiglie… quindi esistono mille modi per indicare fratelli e sorelle maggiori… ma non per fratelli e sorelle minori! In famiglia li si chiama per nome e stop, mentre un estraneo/uno esterno alla famiglia ha giusto 2-3 modi per parlarne (guarda caso, a seconda del contesto e del rapporto che ha con la famiglia in questione… se esiste un rapporto).

    Tutte le forme indicate da te indicano una sorella maggiore (quelle con “nee”) o un fratello maggiore (quelle con “nii”). I fansubber molto furbescamente traducono dall’ingelse “sister/sis” con “sorellina”, in genere se viene detto “oneechan“, perché sanno che “chan” è un vezzeggiativo… però così moltissime persone (sarai la 10ima a cui lo dico) pensano che “oneechan” significhi “sorella minore”, mentre “oneesan” è sorella maggiore. Non è cattiveria, eh… Gli stessi fansubber italiani (che non sanno il Giapponese nel 99% dei casi) spesso pensano che sia così.

    Come dicevo però è semplice… in famiglia un fratello/sorella minore lo si chiama per nome, stop, per questione di “gerarchia”… non c’è “titolo” che valga per loro… Nemmeno un suffisso onorifico… certo spesso per un bambino/a un suffisso chan dalla cerchia familiare è cosa assai comune… nome-kun o nome-san invece sono totalmente fuori posto (e se san (o kun) è usato vuole indicare proprio che “qualcosa non va” nel normale clima familiare).

  47. Lo so, è troppo, ma aggiungo ancora qualcosa… magari leggi tutto con calma, poi, quando hai tempo…

    Se volevi sapere in particolare di oneesan, oniichan, ecc.
    tieni presente che:
    – La “o” è un prefisso onorifico… può esserci o non esserci
    – -san (più rispettoso) o -chan (più affettuoso) sono i suffissi più usati… ma si usa anche il -sama (quasi mai)… mai “kun”!
    Solo qualche cartone tira in ballo il -kun… e qualcuno tira in ballo il rivolgere al fratello minore chiamandolo otouto-kun (fratellominore-kun), ma è roba da anime… nessuno nella realtà finisce le frasi con nyan (il verso del gatto), no?
    NON sono i soli modi di chiamare il proprio fratello o sorella maggiore… Aneki (sorella) ed aniki (fratello) sono altrettanto comuni… sono più terra terra, un po’ meno affettuosi, direi, più cool…
    Ani ed Ane sono altri modi possibili quando parli DI tua sorella o fratello..
    Invece oniichan/san, ecc. possono essere usati con o senza il prefisso o-, con o senza chan/san, per accompagnare, o no, il nome del fratello/sorella. Es.:
    Neesan
    Onee
    Riko-nee
    Onii
    Ani
    Taka-nii
    Takeshi-niichan
    Shinji oniisan
    …sono tutti esempi (casuali, eh, prescindono dal sesso) per chiamare la propria sorella o il proprio fratello.
    …Comunque esistono decine di altri modi. Un fratello maggiore è anche Aniue, aniue-sana anigimi, oniitan, oniichama… ecc.

  48. Oh mamma, mi hai fatto veramente confondere ahah devo essere sincera… Però aspè, vediamo se ho capito:
    – Oneesan(sorella maggiore)
    – Oniisan(fratello maggiore)
    Entrambi si possono dire senza la O o senza il -san e diventare onee/onii oppure neesan/niisan.
    -sama si usa poco(in effetti l’ho sentito dire… non mi ricordo in quale anime ma mi ricordo di averlo sentito raramente!
    -kun non si usa mai(e in effetti non l’ho mai sentito XD)
    Quindi, ad esempio, mia sorella la chiamerei: “oneesan” con una bella E allungata. e chiusa. Qui, non ho ben capito la differenza scusa O.o magari mi cerco questa differenza tra “e”chiusa ed “e” aperta da qualche parte… non ti riesco a capire dall’esempio che hai fatto perchè più ripeto la “legge” o lei “legge” e più mi vengono i dubbi… non so se ti è mai capitato, ma io comincio a dubitare di ciò che ripeto, se lo ripeto troppe volte!!! ahahah
    Passiamo a sorella/fratello minore………………. Dunque mi stai dicendo che non esiste oneechan(sorellina) o oniichan(fratellino), ma che vengono chiamati normalmente per nome o magari nome-chan ma NON “onee/oniichan”.
    Praticamente si tratta di una cosa che si usa SOLO per sorelle o fratelli maggiori.
    Però sarò scema io… ma nell’anime Kamisama Dolls, addirittura, la sorellina del protagonista chiama quest’ultimo proprio “Oniichan” per dire “fratellone”!! Ma non dovrebbe essere “Oniisan” visto che è più grande di lei??? Ora, se non è questa la trafuzione ok. Ma io la parola oniiiiiiichan l’ho sentita XDDD e allora non ho ben capito se REALMENTE vengano usati rispettivamente Oniichan/Oneechan.. Il punto principale per me è questo.
    Per il resto, sicuramente ti ringrazio di avermi detto tutti gli altri 1000 modi possibili che non avevo mai sentito… tipo Aneki o Aniki. Nemmeno negli anime! Ma comunque c’era da aspettarselo T_T insomma, ormai devo prevedere che qualunque parola giapponese di può dire tanto modi!!!
    Quindi ho capito tutto, CREDO, solo quella cosa di oneechan/oniichan……
    Ma facciamo l’esempio ancora più pratico: io chiamo mia sorella Oneesan oppure Neesan…. e lei come mi chiama?? Solo con il nome, ok. Oppure anche nome-chan?? O ancora oneechan? Ecco, questa è la cosa principale che voglio sapere XD

    1. Come dicevo nel secondo commento, all’inizio…
      – -san (più rispettoso) o -chan (più affettuoso) sono i suffissi più usati…
      Cioè ovviamente oneechan e oniichan esistono (così, come neechan, niichan), ma si usano anche loro per indicare sorella/fratello maggiore! Se dici “sorellina” in italiano, indica che una persona più grande parla alla propria sorella minore…
      Mentre tua sorella maggiore ti chiamerebbe solo Luisa…
      Luisa-chan si usa in famiglia come noi usiamo i diminutivi…
      Un bambino lo chiami Luigino o Carletto solo fino a una certa età, oltre sarebbe ridicolo, no?
      Quindi, vista la tua età, ti chiamerebbe solo Luisa (mentre tu la chiameresti oneechan o solo neechan… o anche oneesan/neesan… oppure, potresti usare il termine come suffisso e aggiungerlo dopo il nome.
      Poniamo che si chiami Chiara, potresti usare uno di questi. Chiara-nee, Chiara-neechan, Chiara-oneechan, Chiara-neesan, Chiara-oneesan.
      (nb nome+neechan è preferito se si ha più d’una sorella/fratello, per ovvi motivi)
      Vista la tua personalità, almeno su internet, direi che diresti semplicemente “neechan”, ma è solo un parere.
      Peraltro dipende anche dalla differenza d’età… se ci fossero 20 anni tra voi, magari diresti oneesan.
      Se poi tu fossi un ragazzo, passeresti di certo a qualcosa tipo Aneki o Chiara-nee o, anche qui, neechan.
      ….come dicevo, ci sono molti modi per dire sorella/fratello maggiore, ma solo questi sono usati abbastanza spesso.

      Comunque, per renderlo più chiaro possibile, lo ripeto. Se tua sorella maggiore si rivolge a te NON dice “oneechan”, perché indica comunque la propria sorella MAGGIORE.
      Dagli anime che hai visto, penserai che mi sbaglio, ma non è così… sono i fansubber che non sanno il giapponese.
      La riprova è semplice! “nee” è un kanji, 姉 , e vuol dire SOLO “sorella maggiore”.
      “sorella minore” ha un suo kanji a parte 妹 (imouto)… e non lo si usa per rivolgersi alla propria sorella, perché, appunto, la si chiama sempre per nome.

      *per sentire “aneki/aniki” guarda un anime per ragazzi in cui il protagonista (con la sorella/fratello) è un tipo… diciamo “atletico”, non di quelli tranquilli/timidi/tutto studio ecc. (che userebbero più probabilmente oneesan/oniisan).

  49. Cavolo che confusione! Proprio oggi sono stato in una libreria per vedere se era disponibile la grammatica giapponese dell’hoepli, ma non c’era, così sono stato un’ora a sbirciare utti i libri che erano disponibili e che non conoscevo.
    il più cretino(13.50 €) impara rapidamente il tuo giapponese
    isbn 978-88-412-6709-7 aveva una pagina dedicata alla famiglia in forma cortese e in forma diciamo semplice ,cioè tra persone della stessa famiglia.
    non ricordo tutti i termini ma l’ho trovato molto ben fatto rispetto a tante altre cose che ci sono in giro. c’è la parte grammaticale, le parole più importanti per le varie situazioni ecc. scritto con caratteri chiari e comprensibili.
    TI lascio un appunto sulla chat Riccardo per darti ed avere notizie su cosa conosci e cosa pensi di un paio di questi volumi che ho trovato, grazie.

  50. Temo che il libro si riferisca ad un’altra cosa, cui ho solo accennato… cioè quando parla delle due forme si riferisce a come si parla della sorella, moglie, fratello, ecc di qualcun altro, rispetto a come ci si rivolge alla propria sorella, moglie, fratello…
    Non solo, quando parlo di mio fratello/sorella, mia moglie ecc. con un estraneo devo farlo in forma più umile.
    P.e. se io parlassi di mio fratello maggiore con Diego, parlerei di mio fratello chiamandolo “Ani”.
    Se invece parlassi del fratello maggiore di Diego direi “oniisan”, mentre parlando direttamente con mio fratello maggiore direi “aniki”, “niichan” o, anche qui, secondo la mia personalità, “oniisan” oppure “niisan”.
    Spero sia più chiaro.

  51. Ok, adesso dico per certo che è tutto chiarissimo!! 😀 scusa ti faccio sempre scervellare… ma non capivo che oneechan/oniichan si usava anche per dire sorella/fratello maggiore! E allora è giusto che in Kamisama Dolls la sorellina chiama il fratello maggiore oniichan! Ed è giusta anche la traduzione “fratellone”.
    >> Peraltro dipende anche dalla differenza d’età… se ci fossero 20 anni tra voi, magari diresti oneesan.
    Con mia sorella ci sono quasi 10 di differenza… penso che andrebbe sempre bene solo Oneesan!(ma anche gli altri che mi hai elencato facendo l’esempio con il nome Chiara, a questo punto:D)
    >> se io parlassi di mio fratello maggiore con Diego, parlerei di mio fratello chiamandolo “Ani”.
    Se invece parlassi del fratello maggiore di Diego direi “oniisan”, mentre parlando direttamente con mio fratello maggiore direi “aniki”, “niichan” o, anche qui, secondo la mia personalità, “oniisan” oppure “niisan”.
    Quindi la stessa cosa accadrebbe rispettivamente tutto al femminile!

    *e tipo mi diresti un titolo di qualche anime dove si sente Aneki/aniki? Così vedendo mi rendo anche un pò conto… ancora meglio, perchè comunque ho capito tutto 😀
    Non ti ringrazierò mai abbastanza!!!!

  52. @ Diego:
    Se il libro non dice quel che ho detto qui…
    se io parlassi di mio fratello maggiore con Diego, parlerei di mio fratello chiamandolo “Ani”. Se invece parlassi del fratello maggiore di Diego direi “oniisan”
    …allora è un libro pessimo e puoi lasciarlo stare.

    @ Luisa:
    Hai capito tutto direi… anche la seconda parte, sì, sarebbe così:
    se io parlassi di mia sorella maggiore con Diego, ne parlerei riferendomi a lei con il termine “Ane”.
    Ane wa kyou kaze wo hiita mitai… cioè “Sembra che MIA sorella si sia presa un brutto raffreddore…”
    Se invece parlassi della sorella maggiore di Diego direi “oneesan”, quindi “oneesan no koto wa, mou daijoubu desu ka?” significa “e per la storia di TUA sorella, è tutto a posto?”
    Questo perché in pratica “sminuisco” mia sorella (in quanto MIA sorella e non la sorella dell’interlocutore) e rispetto quella altrui (con lo scopo di mostrare rispetto al mio interlocutore). Certo, c’è da dire che conta anche il rapporto con il mio interlocutore.
    Se parlo con il mio migliore amico, io ho una sorella e lui no, e dico “aneki”, “neesan”, “oneechan”, “neechan”, ovviamente parlo della mia… difficilmente dirò “ane” …ma anche oneesan non è molto probabile: il prefisso “o” è molto legato all’idea di qualcosa che non è mio, ma dell’interlocutore, e se ci aggiungiamo pure il -san finale… eccedo.
    Così come, in un contesto così informale, usare “ane” è un po’ troppo umile…
    NB questa è una regola che non trovi sui libri, ma nei telefilm, anime, nella realtà, sì…

    Tuttavia quando parlo CON mia sorella maggiore, le devo portare rispetto, vista l’età, quindi oneesan… o una delle varianti possibili in base al mio modo di fare, a quanto è buono il rapporto tra noi… in base anche alla differenza d’età (più ci “allontana”, più viviamo in “mondi separati”, più è probabile “oneesan” rispetto ad un altro termine)… insomma, dipende dalle persone. Anche in Italia, ci saranno differenze così… C’è chi preferisce non dire parolacce di fronte ai genitori e chi lo fa senza ritegno… no? Insomma, da persona a persona varia il grado di cortesia, educazione, ecc. …che se è troppa diviene freddezza… e tutte queste cose sono implicitamente e automaticamente stabilite, studiarle “completamente” non è, forse, nemmeno fattibile^^

    *Lo farei, ma dovrei ricordarmi anime in cui i protagonisti hanno una sorella maggiore e le parlano precisamente in quel modo… non è facile… se ne trovo uno, te lo cito.

  53. Ok, allora anche qui, ancora una volta, tutto è legato pure al contesto e non c’è una regola ben fissa. E ancora una volta i rapporti cambiano in base all’età e relazioni di famiglia… la stessa cosa degli suffissi per le relazioni in generale, insomma! 😀 Cercherò ti tenere a mente tutto ciò che mi hai detto… ahaha e pensare che costringevo mia sore a chiamarmi oneechan! XDD già che lei non sopporta che mi sia fissata con il giapponese… in più ci scanniamo per questo ahahahah
    *Ok tranquillo, se te ne passa qualcuno in mente o per caso in giro per internet, mi fai sapere ^_^

  54. Mi sorge un’altra domanda…. XD mi stavo passando il tempo su face… sono andata in un’amica di mia cugina, che è giapponese, e mi sono messa a guardare il suo profilo, i suoi amici.. e ho notato tipo nella città natale o città in cui vive adesso c’è -shi o -ku dopo il nome della città. Non mi dire… ci sono i suffissi pure per le città???

  55. -shi, con un dato kanji è suffisso per le persone, più formale di -san, si usa per documenti, ecc.
    Lo -shi che hai trovato tu è suffisso per le città. In pratica non è diverso dal nostro:
    – Dove abiti?
    – Milano città.
    Per dire “non abito in provincia di Milano, abito proprio entro i limiti del comune”.
    Il prefisso -ku invece indica un quartiere.
    – Dove abiti?
    – A Milano centro… / A Milano Lambrate… ecc.
    Non so da te, ma da noi è abbastanza normale esprimersi così per indicare la parte della città. Fossimo giapponesi potremmo dire Lambrate-ku, Milano-shi, cioè “quartiere di Lambrate, Milano”.
    Detto per inciso “ken” è la prefettura, una cosa a metà strada tra le nostre provincie e le regioni. Quindi se uno dice “Hiroshima-ken” sta in provincia di Hiroshima (o meglio, nella prefettura di Hiroshima), ma non necessariamente entro i limiti della città di Hiroshima (noi diremmo “comune”).

    1. Aaaah ok, allora è una cosa come noi, solo che per loro sono suffissi!
      Dunque Milano centro diventa Milano-shi, Lambrate-ku è il quartiere e Milano-ken è in provincia di Milano?

  56. autoctono vuol dire che è originario di quel dato paese… Quindi i suoni autoctoni nella lingua giapponese sono i suoni che rappresenti con l’hiragana
    I suoni non autoctoni, in italiano sono suoni come J, K, W, X, Y …in giapponese sono parecchi di più e corrispondono ai “suoni di origine straniera” di cui ho parlato facendo il katakana.
    Il katakana normalmente viene usato per trascrivere “PAROLE non autoctone” con “SUONI autoctoni”, ma da qualche decennio in qua sono state adottate delle combinazioni di kana del katakana per rendere anche suoni non autoctoni.
    Ad esempio il suono TI (non la T, ma T+I), in giapponese non esiste, i giapponesi si ritrovano a dire “chi” (letto come il nostro “ci” di “ciao”).
    Lo stesso vale per DI, SI, ZI… per tutte le combinazioni della V (va vi vu ve vo) e per tutte quelle della F, eccetto FU… e potremmo continuare.
    Non è diverso dal fatto che in italiano manchi il suono TH di “thank you” (e gli italiani tendono a pronunciarlo semplicemente T o, a volte, F).
    Ad ogni modo, forse proprio per l’importanza dilagante dell’inglese, i giapponesi hanno pensato che servisse un modo per adeguarsi (anche se nei limiti del possibile… a tutt’ora “thank you” viene trascritto “sankyuu”).
    Da qui l’uso “particolare” dei kana del katakana di cui ti dicevo.
    Ad esempio si è deciso che la U del katakana, con il nigori, avrebbe indicato il suono V
    Quindi la serie VA VI VU VE VO adesso si può scrivere, usando il kana ヴ e facendolo seguire da una piccola vocale: ヴァ ヴィ ヴ ヴェ ヴォ …a parte che nel caso di VU dove non ho vocale a seguire.
    Lo stesso vale per TI, che scrivo con il kana di TE seguito da una piccola “i” (ティ), idem per TU (TO+piccola u: トゥ) o per FA, FE, ecc. (ファ フェ…).
    Tutti i suoni in questione si trovano nella tabella a questo indirizzo:
    http://studiaregiapponese.wordpress.com/2011/10/07/prima-del-katakana/

    1. Sì, solo che le favole in genere usano meno kanji e 昔 mukashi è già un kanji del terzo anno delle elementari, così di norma si preferiscono i kana ai kanji 昔昔 o alla scrittura alternativa 昔々

  57. Eccomi.. mi chiedevo perchè nell’anime Oreimo si usa il suffisso -shi… ricordo che mi avevi detto che è usato per firmare documenti, forse… boh??
    Non so se ti ricordi la storia, ma viene usato da Saori durante il “raduno” per parlare di videogame etc. quando si rivolge a Kirino, allo stesso protagonista e all’altra ragazzina dark, di cui mi sfugge il nome XD addirittura stracambia il nome in kiririn-shi O.o
    ps: poi vabbè, ci sarebbe un’altra cosa sul -chan… non è propriamente una domanda, insomma è per vedere se ho capito XDD dunque l’amica d’infanzia del protagonista si rivolge al lui chiamandolo col -chan…quindi se lo può “permettere” perchè si conoscono da tanto tempo, altrimenti l’avrebbe chiamato con il -kun o solo per cognome.
    E poi un altro personaggio della storia(il fratello della sua amica d’infanzia… quello con la testa rasata XD) chiama Kyosuke, An-chan O.o a parte il suffisso, che penso se lo possa permettere anche lui di usarlo, ha cambiato nome… Forse penso corrisponda tipo ai nostri “soprannomi”, nomignoli e così via.=)

  58. Dunque, comincio dalla fine… anchan è difatti aniki+chan …nel senso che unisce le due caratteristiche di “aniki” e “chan”. Risulta più affettuoso di “aniki” …aniki tra ragazzi/e è più riservato a due che sono effettivamente fratelli (perché poi anche un teppistello o yakuza chiama il superiore aniki) …mentre “anchan” va già più vicino a niichan o “Nome-nii”, è usato anche tra due che sono amici d’infanzia di età diversa (il/la più giovane chiama l’altro “anchan”, Nome-nii(chan) o nei soliti modi… più difficilmente “aniki” che è un termine un po’ più cool, che magari uno usa quando è più grandicello …non è strano, no? tutti i bambini usano vezzeggiativi… il mio fratellino mi chiamava Tato^^).

    Sull’amica d’infanzia, sì, esatto. Sono cresciuti insieme e hanno la stessa età. In oltre lei è molto dolce e lui non si imbarazza a sentirsi chiamare con un vezzeggiativo.
    Nota che se lei fosse stata più piccola l’avrebbe chiamato Nome-chan o Nome-nii(chan), An-chan o modi simili… sempre perché il fatto che lui fosse più grande autorizza un bambino a usare “niichan” e simili anche se non è il vero fratello (se l’età è la stessa, le opzioni sono più limitate appunto).

    Il suffisso -shi è quello che sai, più formale di -san, tipico dei documenti. Ho sentito che tra san e shi non c’è differenza, quanto a rispetto, ma a me sembra diversamente, a giudicare dalle situazioni in cui l’ho sentito… mi sembra che shi indichi maggior rispetto (o perlomeno forzi un contesto più formale e implichi maggior distanza… certo, a meno che non sia usato come presa in giro^^).

    Saori nell’anime si atteggia ad otaku “dura e pura” (come si vede dal suo abbigliamento) e l’uso di shi fa parte del personaggio “tipicamente otaku” (anche se è un’esagerazione della storia… non è che tutti gli otaku si esprimano con “shi” invece di “san”).
    Lo stesso termine “otaku” viene dal modo d’esprimersi particolarmente cortese e formale tipico dei “primi otaku” (il termine “otaku” equivaleva, anzi ancora oggi equivale al nostro dare del “Lei” o addirittura del “Voi”… proprio perché spessissimo gli otaku si esprimevano usando questo termine, “otaku” per dire “tu” e “boku” per dire “io”, l’uso del termine “otaku” si è appiccicato addosso all’intera categoria, anche se per chiarezza veniva scritto senza kanji, オタク, e/o con un diverso kana per la “o” iniziale: ヲタク).
    A parte ciò è anche legato al fatto che gli otaku di qualche decennio fa prediligevano certi anime, militari con +/- robot, e in certi contesti il suffisso “shi” era usato per i superiori senza un vero grado militare… ad esempio in Sky Crawler, un recente film, il protagonista lo usa per rivolgersi alla protagonista che è il suo capo in una milizia privata (quindi non si rivolge a lei chiamandola maggiore o colonnello ecc.)

    Mi sono messo a divagare un po’, ma spero che il succo sia chiaro e ci sia tutto il necesario^^

  59. Ah si?? E io che pensavo che An fosse un nome ahah XD l’avevo sentito anche in sekaiichi hatsukoi… il protagonista chiamava la sua amica d’infanzia An-chan e credevo fosse un nome femminile!! Però in questo caso, giustamente, al femminile sarebbe aneki+chan.
    Ma insomma… non potrebbe significare anche tipo che essendo che se 2 persone si conoscono da tanto tempo… cioè, non so come spiegarmi ahaha è come se una mia amica o un amico che conosco fin da bambina, un pò più grandi di me, li chiamo An-chan anche per significare: quell’amico/a è come un fratello/sorella per me?
    Comunque questa di An-chan è andata, l’ho capita!! 😀

    Sul suffisso -shi allora esso è legato esclusivamente al termine “otaku” che è(era) un termine molto formale e cortese(in questo senso dell’anime, intendo. Poi ho capito che si usa nei documenti =D). E questa la chiuso pure, grazie per avermi tolto la curiosità!!!! ^^

    Ah e un’altra cosa… mi è venuta in mente sempre guardando tale anime, ma in effetti l’ho sentito anche in altri… Perchè il protagonista chiama “nonno” il nonno della sua amica? O.o Non è qua chiamiamo nonni i nonni degli altri XDD o almeno io no!!
    Oppure nei discorsi di famiglia, è mia impressione se sento chiamare il marito dalla moglie: “papà”? Cioè, c’è una specie di identificazione, non saprei…

  60. “Anchan” come “fratello” è solo maschile, rivolto a una ragazza è certamente il nome della ragazza+chan… non si usa come fosse aneki/ane+chan, non l’ho mai sentito riferito a una ragazza…

    -shi NON è riferito al termine otaku. Solo che come gli otaku erano visti come dei tizi che esageravano a usare il termine “otaku” (un modo cortese di rivolgersi agli altri… come Lei, Voi, ecc.)… ed esageravano tanto da prendere il nome di “otaku”, che gli fu dato da un commentatore televisivo (come presa in giro), così hanno anche fama di esagerare nell’usare il suffisso -shi, che normalmente è usato quasi solo nei documenti e in situazioni formali. Per questo Saori lo usa.

    Una vecchietta in Giappone mi ha chiamato “oniisan”. Questo perché equivale a dire “giovanotto”, così come ojisan (zio) equivale a “signore” e ojiisan equivale a “signore”, ma riferito ad un anziano. NB attenta all’accento: òjisan (zio) – ojìisan (nonno)
    Allo stesso modo abbiamo: oneesan, òbasan (zia), obàasan (nonna)
    Deriva dal fatto che usare “anata” per dire “tu”, non è propriamente cortese come i normali testi scolastici fanno credere… specie se ti rivolgi ad un estraneo è bene evitare qualunque riferimento che equivalga a un “tu” (il Giapponese permette di farlo).
    Alla fine chiami un estraneo zio o nonno solo se sei un ragazzo… un adulto che chiama ojiisan un signore anziano che non ha mai visto prima non è certo cortese.
    Ovviamente ci sono situazioni e situazioni e non ti consiglio, se andrai in Giappone, di usare questi termini (viceversa potrebbero chiamarti “oneesan” – che non sarebbe affatto scortese nei tuoi confronti se usato da una persona più grande – e magari un signore anziano potrebbe parlare di sé chiamandosi “ojiisan”, anche se non è certo tuo nonno).

    Guardando al caso particolare dell’anime, la situazione è la stessa dei due bambini cresciuti insieme… uno è più piccolo, quindi chiama l’altro, ad esempio Takashi-niichan.
    Allo stesso tempo, avendo frequentato fin da piccolo la casa dell’amico, chiama il nonno dell’amico ojiichan.

    La madre di un bambino chiama il proprio “papà” (e chiama il proprio figlio maggiore “oniichan”) perché i rapporti famigliari sono visti in funzione del componente più giovane della famiglia. Insomma, tua madre chiamerebbe tua sorella “oneesan”, specie se sta parlando in tua presenza o se tu sei assente, ma presente nel discorso.

    Mi sembra d’aver detto proprio tutto stavolta^^;;

    1. Leggere queste cose a mezzanotte spaccata, appena tornati dalla cena/giochi/tombola del 26 a casa di amici mi ha fatto venire il mal di testa……………..
      “neverending story” ……la storia dei suffissi che legge Luisa e che è stata scritta e vissuta da riccardo………
      più o meno come sul libro in questione.

  61. >>“Anchan” come “fratello” è solo maschile, rivolto a una ragazza è certamente il nome della ragazza+chan… non si usa come fosse aneki/ane+chan, non l’ho mai sentito riferito a una ragazza…
    Ah allora, era giusto come pensavo io XDD
    >>-shi NON è riferito al termine otaku.
    Sì, ho capito che è legato a questa esagerazione. Infatti ho detto, NEL CASO DELL’ANIME -shi è legato esclusivamente al termine otaku. Per questo motivo dell’esagerazione con la formalità e la cortesia.
    >>Una vecchietta in Giappone mi ha chiamato “oniisan”. Questo perché equivale a dire “giovanotto”.
    E tu alla fine come la chiamavi questa vecchietta? XD e da qui è spontaneo che sorge la domanda: come ci si rivolge agli sconosciuti?? Per strada, in un treno, in un bar, etc. Noi usiamo un semplice “signore/a”, e ho letto da qualche parte che si usa il -san… ma il -san deve essere accompagnato da qualcosa, non si può mica usare da solo! E se non si sa nè il nome nè il cognome nè nient’altro di quella persona(allora perchè si direbbe sconosciuta?!!), che si fa?

    Vabbè comunque, mi arrendo!! Cioè con tutti i mille modi che ci sono per dire una sola parola, i giapponesi si sprecavano a dire in un altro modo nonna/o/zia/o?? Cioè la differenza sta solo nell’accento e in un allungamento di vocale -.-“. Non c’è nulla di complicato qui, però guarda, era proprio il caso giusto per “scegliere” altri termini!
    Cominciano seriamente ad irritarmi sti suffissi XDD insomma, non credevo ci fossero tutte ste mille sfaccettature e tante eccezioni! Guarda, meglio che non ci penso più… altrimenti non ci dormo nemmeno la notte!! AHAHAHA

    Eh Diego, è una mazzata anche per me leggere queste cose… ed è già mattina inoltrata!! -.- ahahahah

  62. Il giapponese permette di esprimersi anche senza “io”, “tu”, “signore/a”.
    Cioè non dici “SIGNORE, MI scusi, può dirMI dov’è la stazione?”
    ma…
    “Scusi, dovrei andare alla stazione…”
    …inoltre quel “LEI può dire A ME come fare per…” può essere sostituito dal verbo dire seguito da un ausiliare che fa intendere la “direzione dell’azione”, cioè fa intendere che “dire” è un’azione compiuta da un’altra persona nei miei confronti.
    In pratica, “blablabla…oshiete kuremasen ka” è una frase che non richiede né “io”, né “tu”, ma grazie al verbo ausiliare “kureru”, so che il verbo dire (qui è oshieru) è un’azione svolta da qualcun altro nei miei confronti, così non devo dire “SIGNORE, potrebbe dirMI… blablabla” perché è già chiaro chi compie l’azione (il signore in questione) e chi la “riceve” (io, ovviamente).
    E’ un argomento abbastanza avanzato, purtroppo semplificarlo di più è proprio impossibile, ma spero che a grandi linee sia chiaro. Quel che posso aggiungere è che è molto più facile di quel che sembra… per certi versi è molto più facile dell’italiano… solo che l’italiano ti viene naturale e il giapponese no, perché non sei giapponese, ma guardando la cosa obiettivamente, che so, dal punto di vista di uno straniero, né italiano né giapponese, costruire queste frasi in giapponese è sicuramente più facile che farlo in italiano.

  63. Ah allora questo spiega perchè in giro per il web, sulla grammatica giapponese, vedevo esempi di frasi senza soggetto… però tradotte in italiano come se ci fosse! Come se fosse sott’inteso, insomma…!!!!
    So che l’italiano è una lingua difficile… molto difficile per un giapponese come per altri che appartengono ad un’altra lingua, ed è solo questione di “entrare” nella mentalità di un altro popolo(come se avessi detto poco O.o). Uff, mi piacerebbe vedere queste differenze e capire che realmente vi sono alcuni punti in comune tra le 2 lingue o che addirittura qualcosa può sembrare più facile di quel che è…
    Di sicuro in linea generale, ho capito tutto quello che mi hai sempre spiegato… mi hai tolto tanti dubbi che mi portavo da mesi… però restano sempre parole(per me) che prima o poi dovrò(spero) mettere in pratica studiando e andando in Giappone!:( ci vuole pazienza………..

  64. Questo sì, indubbiamente… è molto più facile dell’italiano, ma è pur sempre una lingua da imparare… e non c’è lingua davvero facile, specie se si mira a saperla parlare davvero, che è una specie di “mission quasi-impossible” ^__^

  65. Sora no manimani
    Sora è cielo, no particella, manimani ho trovato indicazioni tipo:
    “fare sì che la materia faccia il suo corso”
    Potrebbe essere qualcosa come: “studiare il cielo”? “imparare a conoscere il cielo”?
    nell’anime i ragazzi sono del club di astronomia, e stanno sempre a parlare/guardare stelle.
    Puoi darmi indicazioni più precise? Grazie Riccardo.

    p.s. Le immagini natalizie sono molto carine, sai che ho trovato un’altro forum che ha usato la stessa immmagine che hai usato tu per fare gli auguri di natale?
    Quell’immagine è proprio bella!

  66. まにまに, gen. in kana, ma secondo rikaichan è 随に quindi in effetti sarebbe trascritto “manima ni”. Il “ni” finale e staccato, ci dice che è un avverbio, o almeno si comporta da tale.
    Significa “alla mercé del (cielo)” o “come vuole (il cielo)”… (dal dizionario jpn-eng “at the mercy of” o “as one is told by”). Riferito al mare o alle onde tradurremmo “in balìa delle onde” ecc. Quindi “in balìa del cielo”.

    Ricordo però un’intervesta all’autore che spiegava come volesse intenderlo nel senso di “at the sky’s pace”, cioè “al ritmo del cielo”, con un doppio senso del tipo muoversi o essere, non al passo coi tempi o al passo col cambiare delle stagioni, ma “al passo col cielo”, che detta il ritmo della vita dei ragazzi (o i ragazzi ne seguono il ritmo / sono influenzati dal cielo …qualunque cosa significhi^^).
    Mah, come interpetazione ci sta… purtroppo non ricordo bene e non ricordo nemmeno se ho letto l’intervista in inglese o in giapponese quindi non so dirti se sia corretta o se possa essere in parte frutto della fantasia del traduttore inglese…

    Ah… si legge “sora” perché la lettura scritta in furigana è “sora”, ma il kanji usato è quello di “chuu” 宙 , spazio. Per esempio lo trovi in uchuu 宇宙 , spazio, universo, e anche in uchuu-jin, alieno. Così, tanto per curiosità ^__^

      1. AHAHAHAH XD oddio, da quando mi ha detto questa cosa della “e”(quando di parlava di oneechan/san) è diventato un pallino fisso! Tanto che mi sono cercata un libro di grammatica italiana x cercare questa cosa!

  67. Devo capire perché questa cosa della “e aperta” mi vale una presa in giro… incidentalmente, non parlo milanese… semmai ho un paio di difetti di pronuncia dovuti alle mie ascendenze del centro-sud (una z sonora molto meridionale e alcuni vocaboli, umbro-marchigiani-laziali, nonché una “o troppo spesso chiusa”, cosa più tipicamente umbra).
    Comunque, su E ed O chiuse/aperte, basta aprire wikipedia alla voce lingua italiana o vocali italiane per vedere che sono citate, non 5 vocali, ma 7!
    http://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_vocalico_italiano
    Le 7 vocali dell’italiano sono la A, sempre aperta, la U e la I sempre chiuse. E poi la E e la O chiuse e aperte. La o in siciliano è quasi sempre chiusa, quindi non è facile coglierla per te, ma non è così per la E.
    Parole come queste hanno la é chiusa, come si vede dall’accento che va verso l’alto a destra. Parole con questo accento, detto accento acuto, si pronunciano sempre con la E chiusa:
    Perché
    né
    Mentre le seguenti parole si scrivono con l’accento che punta verso in alto a sinistra, l’accento grave, che indica sempre una E aperta.
    cioè
    c’è
    Pronunciare parole accentate con l’accento acuto, ad es. “perché”, con la E aperta è un modo di fare molto milanese (e francamente orribile: un pugno in un orecchio…).

  68. Ora mi leggo il link che mi hai postato…
    Però, sono sincera: sono sempre stata un fiasco in grammatica italiana… fra l’altro non mi ricordo se abbiamo trattato le vocali aperte/chiuse(ti parlo degli anni delle medie e della prima superiore… per cui non è che ricordi granchè……). Fatto sta che, più ripeto le parole che mi hai scritto e più non ci vedo la differenza! O.o insomma, uno quando parla non se ne accorge… o forse sono io ottusa!
    Il cambiamento di accenti nelle parole, l’ho sempre notato ed ho sempre pensato:”ci sarà un perchè se sono diversi -.-“… però proprio non comprendo la differenza… Forse sarà anche normale perchè non sono una linguista! E non ho mai studiato la grammatica italiana come si deve…(motivo per cui voglio cominciare!!!!!!). Ma… sono sincera di nuovo: quando si tratta di pronunce è difficile per me capirne le sfumature, le eccezioni etc. al massimo capisco le pronunce più marcate e quelle no XDDD(dici, almeno questo…….)

  69. Sono programma scolastico, non da linguisti, non c’è nulla di strano. Capirle in sé sarebbe semplicissimo, il problema è che serve qualcuno presente dal vivo che te le pronunci correttamente, esagerando un po’ nella pronuncia per rendere l’idea,
    Comunque vocali aperte e chiuse si possono trovare sui vocabolari, nell’alfabeto fonetico riportato a fianco alla parola (il lemma), e a volte anche nella parola stessa.
    In buona sostanza, puoi ottenere le vocali aperte provando a pronunciare la A e bloccandoti quando la bocca è più aperta. Se con la bocca aperta in quel modo (cercando di muovere le labbra il meno possibile) pronunci una E o una O ottieni la E e la O aperte.
    Viceversa ottieni la E chiusa se blocchi bocca e labbra come pronunciassi una “i” e poi invece pronunci la E. Ottieni la O chiusa se blocchi bocca e labbra come pronunciassi una “u” e poi invece pronunci una O.
    Ti sentirai scema a farlo, ma è l’unico modo per riuscirci da sola, temo, senza sentirle dire prima da qualcuno ^__^

    1. Ahaha oddio, sto facendo le prove proprio adesso! Ti ringrazio veramente per il consiglio, per quello che può bastare :D… visto che come hai detto tu, bisognerebbe che qualcuno mi dicesse le pronunce di presenza!
      ps: sto per diventare la seguace dei tuoi consigli, sensei! XDD

  70. Riccardo, ecco: 愛と咳が非表示にすることはできません.
    Alcuni dicono che non sia un proverbio giapponese… ma che è una frase di Ovidio!! XD

  71. Non lo trovavo perché è espresso in quel modo articolato (su google ci sono pochissimi risultati per quell’esatta espressione). Così ho riformulato la frase in modo banale e ho cercato 恋と咳は隠せない… ed è esattamente la “forma banale” di quest’espressione… che, in effetti, vari siti in giapponese attribuiscono ad Ovidio. Così ho cercato la versione latina… la citazione originale è “Amor tussisque non celantur”… la trovi qui:
    http://www63.tok2.com/home2/ahonokouji/latin/sub-latin-A.html

    1. Grazie mille!! 😀
      Ma quindi, quella versione semplificata è il proverbio giapponese piuttosto che quella articolata?
      ps: e come si legge, scusa? XDD

      1. E’ una citazione di Ovidio, non un proverbio giapponese, quindi come la traduci in giapponese non conta… solo che la versione che ho scritto, più “concisa”, è più diffusa (sul web… basta cercare l’espressione virgolettata su google e vedere il numero di risultati).
        Detto per inciso si legge “koi to seki wa kakusenai”.
        Un’altra formulazione possibile è “Koi to seki to wa kakusarenu”… la stessa identica cosa, ma scritta in modo più aulico.
        Sempre per inciso, non fidarti troppo dei siti che parlano di cose del genere… ne ho lette di tutti i colori. Anche solo su questo proverbio… c’è chi lo traduce “love conquers all”, cioè l’amore vince su tutto, un’espressione che in realtà viene da “Amor vincit omnia” e che, ovviamente, non c’entra nulla! Il senso della citazione latina invece è che se ami qualcuno te lo si può leggere in faccia… perché non si può tossire (né amare) senza che gli altri se ne accorgano…
        Ah! Piccola parentesi sui siti di cui dicevo. Una volta ho visto una raccolta molto divertente di foto di tatuaggi in kanji tutti clamorosamente sbagliati… e ho visto -anche direttamente- siti di tatuaggi e non solo… raccolte di proverbi, lezioni di cultura giapponese, perfino siti di corsi di giapponese, tutti clamorosamente sbagliati…
        Purtroppo molta della conoscenza su internet viene da siti che usano il giapponese per qualche scopo commerciale o promozionale (brevi corsi, preview di lezioni, tatuaggi appunto) e non hanno bisogno di qualcosa di accurato… si tratta di poche cose, basilari, e le buttano lì a caso… purtroppo poi la gente le impara, le ripete su facebook e bam… tutti sanno solo 4 stupidate… sbagliate per di più^^

  72. Ah ok, adesso ho capito!
    Siccome per gli altri proverbi che avevi pubblicato, tipo c’era anche un “corrispondente” in italiano, per questo ho fatto quella domanda su questo proverbio. Pensavo era un pò la stessa cosa…

    E però io come faccio a capire che quei siti sono sbagliati? 😦 vabbè così: se ritrovo delle cose in giro sul web che mi danno dubbi, li chiedo a te XDD

    1. …ovviamente non puoi sapere se è sbagliato o no, ma puoi fidarti e chiedere a me appenna appena una cosa ti sembra un po’ esagerata, particolare, insolita… O comunque se è una cosa cui, per qualche motivo, tieni particolarmente (ora, forse non ti interessano, ma se dovessi farti un tatuaggio, scegliere un kanji dall’elenco proposto dal tatuatore è un errore sicuro^^).

      Certo, su certi argomenti difficili, o magari per distrazione, posso sbagliare come tutti, sono umano, ma la gente dietro i siti in questione di norma NON sa il giapponese, raccoglie materiale dalla rete e lo sbatte sul proprio sito… p.e. i vari elenchi di kanji di cui parlavo, che trovi in inglese in giro per il web, sono presi da uno stesso ricchissimo database, elaborati dal pc e pubblicati… ma nessun esperto li controlla!
      Ad esempio un dizionario elettronico riporta questo kanji con le seguenti pronunce:
      点 (つ.ける, つ.く, た.てる, さ.す, とぼ.す, とも.す, ぼち, テン): (1) spot (2) point (3) mark (4) speck (5) decimal point
      …ed è ridicolo. L’unica pronuncia sensata di questo kanji è l’ultima, tutte le altre sono forzature assurde che non incontrerai mai.
      Spero che l’esempio renda l’idea di cosa intendevo e del perché ci tengo a metterti in guardia… a dirti qual’è la realtà delle conoscenze di giapponese online… purtroppo ci sono cascato a mia volta, per questo ci tengo^^ Come sapere se fidarsi? Direi che per fidarsi del materiale online bisogna avere almeno un contatto diretto con una persona sul sito/forum/blog (magari chiedergli da quanto studia e come se non è eccessivo) ^__^
      Ovviamente non basta, ma almeno sai che se sbaglia, mettendoci la faccia, lo fa in buona fede^^
      (^__^)/°”

  73. Ciao,
    innanzitutto complimenti per il tuo sito che trovo davvero utile e ben fatto.
    Sto studiando Giapponese da autodidatta, il mio scopo sarebbe quello di poter arrivare a guardarmi un anime/film in lingua originale riuscendo a capirlo per intero senza bisogno di subs. Comunque, sto utilizzando il libro edito da kappa edizioni “il giapponese a fumetti” che è davvero ben fatto e, sopratutto, semplice.
    Hai qualche altro buon libro da consigliare?
    Infine ti chiedo una grossa cortesia, potresti tradurmi una frase che ho trovato sul poster promozionale dell’anime fate/zero?
    Il poster lo trovi qui:

    http://washiblog.wordpress.com/2011/09/11/daily-intake-11-09-2011/001l_20110910005239/

    La frase che mi interessa è quella in verticale scritta sopra l’immagine della ragazza. (quella che termina con il trattino verticale).
    Se riesci, potresti anche spiegarmela? I primi due caratteri dovrebbero essere kanji mentre il resto sono hiragana, giusto?

    Grazie ancora

    1. In italiano i buoni libri scarseggiano. Se hai quel corso, la grammatica hoepli e magari il dizionario di kanji (per qualche motivo si chiama “maxi”) appena uscito dalla Vallardi, direi che hai tutto quel che serve in italiano.
      Dall’indice sono disponibili dei link al materiale utile e recensioni di libri validi^^

      La frase è “kiseki wo, kono te ni…”.
      I primi due kanji, “kiseki”, significano “miracolo”.
      Il penultimo carattere è un altro kanji, “te”, significa “mano/i”. Quindi “kono te” è “queste mani” (o al singolare… non cambia).
      Manca il verbo, con buona probabilità è sottinteso ireru, lett. “far entrare”.
      (Kono) te ni ireru, che letteralmente traduco “far entrare in (questa = kono) mano” significa “ottenere”, vista la sfumatura e il contesto, diciamo “prendere”, “afferrare”.
      Lo so che l’idea più banale sarebbe, a senso, quella di “provocare un miracolo con queste mani”, ma in tal caso avrei “kono te DE”.
      Tradurrei quindi in uno dei tre modi qui sotto:
      1. Un miracolo… con queste mani!
      2. Afferra/Fa’ tuo il miracolo!
      3. Il miracolo, sarà mio…
      Ho dato interpretazioni diverse perché non è chiaro (non può esserlo) chi sia il soggetto… quindi posso avere un imperativo o una prima persona… o, come nella prima frase, posso evitare soggetto (e verbo) come nella frase originale.
      Io però preferisco la terza, mi sembra la migliore e credo in linea con la storia.
      (^_^)/°”

      1. Genitilissimo! Grazie per i consigli e per la tempestiva risposta. Hai un seguace follower! (l’avresti comunque avuto anche se non rispondevi XD)
        A presto!

  74. Ma allora ci sei riccardo,
    ciao, periodo duro, vero? ti indico qui due frasi che ho trovato su un anime e che vorrei capire se effettivamente sono tradotte correttamente o no.
    http://imageshack.us/photo/my-images/215/scritta15.jpg/
    premetto che non è un anime di qualità come di solito guardo, ma volevo vedere dove andavano a finire con queste allusioni. Ci sono altre cose che vorrei chiedere ma aspetterò a marzo quando forse sarai più tranquillo.
    Se di queste mi dici qualcosa già mi aiuti molto, grazie.

  75. Direi che è tradotto dall’inglese all’italiano… e chi l’ha tradotto ha problemi con l’italiano…
    La prima dice…
    Abbreviazione “lolicon”. Detto dell’attrazione o della relazione sentimentale o sessuale di un uomo (generalmente maggiorenne) nei confronti di una ragazzina/bambina.
    L’altra dice:
    Un particolare desiderio sessuale. Detto di preferenza sessuale o erotica che ha per oggetto bambini e infanti (lib.: bambini più o meno piccoli).

    p.s. l’anime, a tratti molto divertente… agli utenti suggerirei di non giudicare da queste scene che non c’entrano, sono usate in modo comico, non serio^^
    Sì, è tutto fatto di allusioni da parte delle ragazze (se non altro c’è originalità in questo)… ci sono battute d’altro genere, ma non molte^^)…
    Originariamente è un 4koma (cioè è tratto da un manga a 4 vignette per scena), quindi fatto a scene brevi con la battuta a fine scena.
    Non penso sia il tuo genere, ma a me è piaciuto abbastanza… magari perché avevo comprato il manga in Giappone e mi ci sono affezionato XD
    (^_^)/°”

  76. Ho finito di vederlo ieri sera, è divertente se lo prendi per quello che è, non quello che penseresti di vederci, sono riusciti a fare una montagna di allusioni senza mostrare nulla, non è da tutti.
    L’ho preso per quel che è, mi sono divertito e ho trovato delle frasi che ho salvato e che mi divertirò a cercare di tradurre visto che mia moglie mi ha preso la grammatica dell’hoepli e il dizionario della zanichelli a sorpresa!
    non so ancora cosa combinerò ma di sicuro sarò occupato per un bel po di tempo.

    1. “seitokai yakuindomo”
      Volevo diti se ti andava di darle un’occhiata a tempo perso, volevo la tua opinione femminile, visto che si svolge in una scuola femminile che si è appena aperta ai maschi
      (524 a 27, che ne dici, ci saranno problemi?)
      E invece no. vedere per credere. AUGURI!!!

  77. Sto provando a fare qualche piccola traduzione, partendo da frasi semplici.
    ma mi sono già arenato perchè ci sono dei “simboli” che non trovo da nessuna parte: http://imageshack.us/photo/my-images/689/scritta4.jpg/
    http://imageshack.us/photo/my-images/707/scritta5.jpg/
    kara(から)alla fine di frasi secondarie significa “perchè” e all’inizio della frase (dakara)ma sulla prima frase non sono riuscito a trovare il kanji dell’inizio della frase(forse sono due?)
    il 435 del 3° anno+?

    Della seconda frase invece ho trovato il kanji esatto, però c’è un qualcosa che non mi torna. Se uso solo la metà destra del kanji(su) allora leggo – sukidakara – “che piace perchè” ma nella lettura del simbolo di destra mi dice piccolo, bambino, ragazza, come traduzione, perciò non ritengo sia quella corretta.
    L’uso completo del kanji va bene ma mi avanzano i pezzi(KI e forse anche DA).
    Te la lascio qui, abbandonata ai tuoi tempi, non ti preoccupare perchè io intanto vado avanti con altre cose, grazie ancora.

  78. In una c’è scritto “todokanai kara” (perché non ci arrivo ….ovviamente il soggetto non è chiaro fuori dal contesto), nell’altro “suki dakara” (perché mi piace …anche qui soggetto non esplicito). Le traduzioni date nelle immagini sono quasi certamente corrette (anche se il “può” è di troppo).
    “kara” e “dakara” NON sono intercambiabili. Il primo segue verbi e certi aggettivi, mentre il secondo segue sostantivi ed altri (tipi di) aggettivi.
    In riferimento al kanji di 好き suki, se credi che 好 vada visto come due kanji, 女 e 子 allora è decisamente troppo presto per metterti a tradurre.
    La scritta è verticale, se fossero due kanji diversi avresti



    e non invece, come si vede nell’immagine:


    Ci sono cose imprescindibili da cui devi partire prima di tradurre, anche se, lo so, è molto più divertente…. E’ un approccio più fattibile con lingue più vicine alla nostra, ma non vale per il giapponese dove tutto è stravolto. Ci sono cose da sapere prima di affrontare testi sconosciuti, non didattici… come capire come funziona la scrittura verticale (e senza spazi), conoscere gli elementi grammaticali chiave della frase (p.e. i tipi di aggettivi che esistono, in -i e quelli in -na …e i “falsi-aggettivi” con “no”, oltre ovviamente agli altri elementi), nonché capire come funziona l’ordine della frase in giapponese (p.e. “dakara” non va a inizio frase… se vi compare è perché si lega a qualcosa di appena detto (o raramente in modo indipendente “dakara!” ca. = “appunto!”)…
    Nel nostro caso è palesemente a fine frase (tra suki dakara e todokanai kara, non c’è differenza… hai “agg. in -na + kara” e “verbo, al negativo+kara”) inoltre è bene guardarlo come fosse “da kara”, visto che esiste anche “desu kara”… tanto per simmetria… se ti sfugge il rapporto tra “da” e “desu”, in particolare, prima considera che ti servono un 3 mesi di studio e poi riprendi a provare con le traduzioni. …dicevo che mi sono buttato “subito” sulle traduzioni di canzoni, ma era un “subito” relativo, nell’ordine di alcuni mesi di studio appunto.
    (^_^)/°”

    1. gomen nasai sensei.
      Pensavo che provare a tradurre due piccole scritte non fosse così complicato. Andrò per gradi, adesso affronto l’ennesimo ripasso dell’hiragana che ultimamente per altri motivi avevo accantonato e comincio a studiare la grammatica da zero!
      verrò sicuramente a farti altre domande ma non più per traduzioni banali. grazie per la sollecitudine anche con i tuoi impegni pressanti.

      1. Non è che ci sia da scusarsi… ho temuto che andassi fuori strada e ho pensato di avvisarti… io stesso ho creato mille lacune col mio metodo di studio e ho dovuto colmarle dopo, facendo molta fatica e anche qualche brutta figura con la prof, amici o utenti (che per fortuna sapevano del mio particolare metodo per cui seguivo già un anime senza sottotitoli, ma una qualche regola da primo o secondo anno di corso mi sfuggiva completamente).
        (^_^)/°”

      2. Da neofita e per rispetto è giusto scusarsi, poi se faccio bene o male a “sbattere ” il muso da qualche parte ogni tanto, parliamone.
        Di sicuro se sono in grado di accettare i miei errori e di accettare i consigli di chi ne sa più di me posso solo migliorare, piano, ma spero in modo continuo. Anche perchè se si vedono i progressi, continui, sei invogliato, se non vedi risultati, finisci per mollare.

    1. ushinaitakunai cioè “non voglio perderlo/la” essendo fuori contesto, non si capisce a cosa/chi si riferisca.
      Però non intende “non voglio perdere” (cioè voglio vincere) perché sarebbe scritto con un altro verbo, intende il perder qc.sa, smarrirlo (non esattamente) o vederselo portar via o strappar via… mah, insomma, come ultimo risultato, non avere più con sé quel qualcosa o qualcuno.

  79. Ok, ho capito grazie..:D ma in generale “ushina” che significa, quanti significati ha?
    Tipo, stavo provando a scrivere tale parola “assola” e tra i risultati non mi spuntava… poi ho scritto tutta la frase in hiragana e mi è spuntato!

  80. Ha solo il significato “perdere” (però NON inteso come l’opposto di vincere, ma come smarrire o esser privato di qualcosa)
    Non la trovi perché “ushina” scritta così, da sola, “non sta”.
    La parola che trovi sul vocabolario è “ushinau”, scritto 失う (うしなう).
    La u finale di ushinau è la desinenza del verbo che “cade” e viene sostituita a seconda di quel che vuoi dire… come dici “mangi-are”, ma anche “mangi-o” e “mangi-amo” e “mangi-ando”.
    Così ushinau perde la U finale e la sostituisce con una i per creare una diversa “base” (è così che si chiamano di norma queste forme: le basi fondamentali di ushinau sono:
    ushina-wa
    ushina-i
    ushina-u
    ushina-e
    (ushina-ou) quest’ultima non è una vera e propria base ma la mettiamo per evidenziare l’ordine delle 5 desinenze delle varie basi, (w)a, i, u, e, o(u), e perché ormai i più la elencano come una vera base).

    Ushinaitakunai quindi è “ushina-u” che diventa una base in -i (ushina-i) e prende l’ausiliare -tai che esprime la volontà (ushinaitai significa “voglio perderlo”).
    Poi l’ausiliare -tai viene messo al negativo perdendo la i e aggiungendo -kunai
    ushina-i-tai diventa così ushina-i-ta-kunai

    1. Dovrebbe essere la sattantaduesima volta che salvo dei post da studiare. Tra poco mi toccherà salvarli su CD altro che trascriverli sul mio quadernone gigante!

      v annuncio che ho iniziato a “riscrivere” il libro della grammatica giapponese, visto che i sistemi antichi con me funzionano, studio una pagina e poi la riscrivo come se fossero appunti dell’insegnante.
      Inoltre, dato che ho mollato la macchina e ripreso i mezzi(da qui la bronchite che sto smaltendo), ho una mezza idea di leggere registrandole le singole lezioni e paragrafi così da poterle mettere su Mp3 ed ascoltarle in viaggio mattina e sera. penso possa funzionare, voi cosa ne pensate?

  81. ciao da poco che sto studiando il giapponese, ma sono proprio all’inizio, io guardo dei manga in lingua giapponese sottotitolati, però non trovo ne sul vocabolario alcune parole , o meglio i giapponesi le usano per dire delle frasi ma sui libri la traduzione è diversa, magari è solo questione di pronuncia e io non ascolto bene, comunque la parola PERCHE’ dalla pronuncia dicono tuste. e quando si dichiarano o meglio dicono ti amo skida. tu sai la pronuncia e la parola corretta che usano i giapponesi?

    1. “Perché” di dice “doushite” (pronuncia dooscite) o “naze” o “nande”… se è un “perché” interrogativo (come nella frase “Perché hai fatto una cosa simile?”).
      Se è un “perché” esplicativo (come nella frase “Mi sono comportato così perché mi sembrava giusto”), si rende essenzialmente con “kara” o “node”.
      Quel che hai sentito (che non è una parola giapponese, almeno nel modo in cui l’hai scritta) sarà forse dovuto a un diverso adattamento di chi ha tradotto (probabilmente da altri sottotitoli inglesi, non direttamente dal giapponese, quindi hanno scritto “perché”, ma nell’audio giapponese non viene detto davvero “perché”).
      L’altra parola che mi chiedi, in effetti sono due: “suki da” (“mi piaci” detto come, generalmente, lo dicono i ragazzi). La U in giapponese è spesso semi-muta, quindi non si sente granché, ecco perché hai sentito “skida” ^__^
      (^_^)/°”

      1. Scusate se mi intrometto… ma allora, Riccardo, doushite che genere di “perchè” è? quello che si usa più spesso, quello che serve per rispondere ad una domanda? Perchè se nande si usa nell’interrogativo, kara è esplicativo… doushite che tipo di “perchè” è ?

      2. doushite, naze e nande sono tutti e 3 interrogativi, kara e node sono tutti e due esplicativi.
        Sembrano tanti, ma se si guarda all’italiano, ne abbiamo di più. Di interrogativi ci sono perché?, come mai?, per quale motivo? …e di esplicativi ci sono perché, poiché, dato che, visto che, siccome… ecc.

  82. In effetti… 😀 ok, grazie della spiegazione! Volevo chiedertelo da un pò questa cosa dei perchè ma poi ho lasciato perdere… dunque, ora ne ho colto l’occasione e come sempre mi hai tolto il dubbio ^^

    1. ps: però naze e node non li sento quasi mai tipo negli anime.. ma proprio in generale non l’avevo mai sentiti! (forse un pò naze in una canzone, ma node completamente!)

      1. Node è un termine più cortese… negli anime scolastici puoi sentirlo dire a qualche professoressa ad esempio…
        Naze al contrario è più colloquiale di doushite, lo useranno in particolare i ragazzi (cioè i maschi).

      2. grazie sei stato di grande aiuto, infatti le traduzioni avvolte aiutano avvolte mettono più confusione, devo cercare di sentire molto di più la pronuncia giapponese, sopratutto come mi hai fatto notare tu, la U è muta rispetto la nostra e guardando molti anime la si sente poco rispetto a come la pronunciamo noi.
        sto seguendo il tuò corso di giapponese e sto cercando di stampare i kanji per impararli e memorizzarli, io sto studiando da un libro, Grammatica giapponese l’editore è la Hoepli gli autori sono Matilde Mastrangelo, Naoko Ozawa e Mariko Saito. Tu puoi aiutarmi o meglio che altro libbro cercare e come posso fare per la pronuncia ? Grazie dell’aiuto mi hai tolto dei dubbi per le frasi di prima ありがとう

      1. Ma dai, è chiaro che si scherza, quante volte tutti noi abbiamo scritto degli strafalcioni ignobili in italiano!
        non pensavo di offendere qualcuno, e se l’ho fatto chiedo scusa(Massimo).
        Se hai fatto in tempo a leggere il messaggio che avevo lasciato c’erano degli errori di ortografia nel tuo ed io ti avevo ripreso.
        Considera che da quando scrivo qui sopra rileggo sempre due volte quello che scrivo e nonostante tutto qualcosa mi scappa, per il resto fai tu, il sensei è così preciso che a volte vorrei tornare a scuola per poterla marinare così non mi bacchetta sulle orecchie!!!!!!!!!

  83. tranquillo non mi sono offeso, il mio italiano ha molte lacune, e invece di migliorarlo studio una lingua più difficile, però mi diverte. Chissa se il sensei ci fa una lezioncina sui yori よりe no hoo ga のほうが

  84. せんせい ”ありがとうな” なんでですか
    sensei perchè arigatou na?
    Ho sentito usare questo modo di ringraziare, suona come un “na” dopo arigatou, è una contrazione di qualcosa? E’ un diverso modo di salutare?
    non ho nessuna fretta,quando sarai comodo rispondi, io la lascio qui così non mi scordo di chiederlo, grazie.
    P.S. ho provato a formulare la domanda in giapponese, per caso è corretta?

  85. Rispondo qui a entrambe le domande

    Dunque, prima quella facile.
    Arigatou na equivale ad “arigatou ne”, è solo un po’ più maschile.
    Il tono con cui la si dice è simile ad “Ehi… grazie, ok?” o più banalmente “grazie, eh…” è un normale ringraziamento informale.
    Attenzione perché se “na” sostituisce spesso “ne” in forma un po’ più maschile o colloquiale, non sempre “na” vuol dire “ne”.
    Taberu na! vuol dire “NON mangiare!” con un imperativo piuttosto forte.
    Posso dire taberu… na?! come volessi dire “ne?!” ma dovrà esser chiaro dal tono cosa voglio dire.
    Inoltre è anche abbreviazione di “nasai” …damari-na (sta’ zitto!), mite mi-na (prova un po’ a guardare).
    Ovviamente lega gli aggettivi noti come aggettivi in -na:
    boku no suki na hito = la persona che mi piace.
    p.s. è lo stesso “na” (particella), che trovi in “jaa na!” o “mata na” (spesso allungato in “naa”) che usi per dire “Ci vediamo!” -_^

    La seconda era su: A yori B no hou ga C
    Equivale a dire “Piuttosto che/Rispetto ad A, è B che C”
    “Sakuma-san yori Ikeda-san no hou ga kawaii desu yo…”
    “Piuttosto che Sakuma-san, è Ikeda-san che è carina/o”
    “Rispetto a Sakuma-san, Ikeda-san è più carina/o”
    NB Ho usato piuttosto nel primo esempio perché spesso “yori” si traduce “piuttosto”. Nell’esempio in questione però è un po’ forzato e la seconda traduzione è più bellina.

    Come vedete nella seconda traduzione ho inserito “è più…” perché quest’espressione è spesso usata per rendere proprio paragoni del genere.
    Attenzione… “no hou” (の方) spesso non si mette. Se c’è accentua il contrasto, ma va benissimo anche senza: A yori B ga ookii desu (Rispetto ad A, B è più grande).
    Ovviamente B può essere anche tema, per cui potreste avere B wa A yori ookii desu
    …e sarebbe la stessa cosa, solo che B sarà tema della frase.

    Spero sia tutto chiaro… Jaa na! ^___^

  86. E’ tutto chiaro grazie per la risposta rapidissima.
    E questo? me lo puoi dire se è corretto o no? scusa se te lo chiedo ancora!
    せんせい ”ありがとうな” なんでですか
    sensei perchè arigatou na?
    (parlo di come ho scritto la frase chiaramente)

    1. E’ un modo colloquiale per dire: Cosa vuol dire “arigatou na”? anche se andava meglio arigatou na tte nandesu ka?
      EDIT:
      No, ho letto male… hai scritto “nande desu ka”, cioè “Perché?”
      Però così com’è non sta granché…
      Nande va all’inizio a meno che il resto sia sottinteso…
      Quindi Nande arigatou na tte itte’ta?
      Perché hai/ha detto “arigatou na”?

  87. Ciao senpai, un aiuto. Con un mio caro penpal nipponico, stavamo scambiandoci impressioni sulla religione (!), e lui mi ha scritto quanto segue; ci sono anche le mie traduzioni:
    日本では、ほとんどの人が お葬式の時だけ、仏教徒です
    In Giappone la maggior parte delle persone è Buddhista solo quando arriva il momento del funerale.
    普段はみんな自分がどの宗派に属するのか知りません。
    Di solito tutti non sanno a quale scuola appartengono. oppure> Di solito la gente non sa a quale scuola Buddhista essa stessa appartiene.
    神道の教えはよく知りませんが,
    Non conosco bene gli insegnamenti Shintoisti ma,
    たぶん「自分が生きたいように生きろ!」ということだと思います。
    penso che forse si dice ” Vivi come tu stesso vuoi vivere”
    Secondo te la mia traduzione di 自分が生きたいように生きろ! può andare?
    Grazie
    Alberto

    1. Sì, direi “Vivi come ti va di vivere”, ma siamo lì.
      Il primo “shirimasen” può essere inteso come “non gli importa” (il secondo no, perché c’è “yoku”) perché è un “non sapere” che diversamente da wakaranai è “completo”, “totale”.
      Per questo spesso si sente dire “mou, shirimasen!” nel senso di “non voglio saperne nulla!” o appunto “non mi importa”.
      Non sono certo che “non gli importa” sia la sfumatura che voleva intendere… ma resterebbe comunque un “non sa proprio nulla della setta buddista cui appartiene”.

      Sì, lo so, potevo dirti semplicemente “va bene” e chiuderla lì, ma mi andava di blaterare un po’ ^^;;;

      1. お世話になりました!
        Diciamo che dal contesto in cui stavamo parlando, il primo “shirimasen” si riferisce al fatto che la gente proprio nulla della setta buddista cui appartiene per totale disinteresse, che viene meno giusto ai funerali.
        Il secondo si riferisce al mio interlocutore che dice di non conoscere bene gli insegnamenti shinto in quanto anche lui è un buddhista totalmente disinteressato (^_^;).
        Grazie della tua disponibilità, approfitterò presto di te!!!!

  88. A tempo perso, quando vuoi, puoi dirmi cosa ne pensi del sito
    “www.kanji-sudoku.com” ? Ho trovato delle pagine di esercizi sui kanji che non mi sembrano fatte male. Nello specifico nella pagina:
    333 kanji-in-a-day: exercise sheets, ci sono 30 kanji a pagina con doppia pronuncia e il num. di posizione nel riquadro interno(almeno credo sia quello) ci sarebbe anche la scritta in kana ma bisogna ingrandirla parecchio per vederla in maniera ideale.
    Sicuramente è uno dei tanti siti in lingua inglese che ci sono in giro, ma è il primo che ho trovato, poi è arrivato il dizionario e non ho più cercato altro.

  89. Conoscevo già il sito, ma non mi sono mai trovato a “usarlo davvero”… ho l’impressione che uno debba già averli studiati e usare il tutto come modo per memorizzarli bene, diciamo come un buon ripasso, separato dallo studio vero e proprio…
    Però il metodo di studio è sempre molto soggettivo, sicuramente a molti piacerebbe non poco… Quel che posso dire è che 30 kanji sono tanti, per cui se ne può fare 5 al giorno, magari con l’uso di un buon dizionario, studiandoli per bene e poi, a fine settimana, si può “affrontare” l’intera pagina… così mi pare un buon metodo… o almeno mi sembra che valga la pena provare ^_^.

  90. Grazie, vedrò di fare così, se ci riesco, dovrei andare avanti con la grammatica ma se faccio l’una difficilmente riesco a fare l’altra, mi servirebbe un’altra capoccia!
    Comunque, 5 al giorno e ripasso di tutta la pagina a fine settimana, ma si riesce a tenerli in testa? Io l’hiragana me lo sto già scordando perchè è da gennaio che non lo tocco!

    1. Ciao Diegosauro, come suggerito dal nostro senpai, Anki è prodigioso per la memoria. Si possono scaricare dal programma stesso mazzi condivisi dedicati ai Kana, ai Kanji e al vocabolario. Usato con assiduità garantisce ottimi risultati per la memorizzazione. Ti assicuro che 5 kanji al giorno sono un obiettivo ragguardevole, perché sommare il ricordo del disegno + significato + lettura kun + (maledetta) lettura on, non è affatto facile, e 25 kanji a settimana sono tutt’altro che pochi.

  91. L’unico metodo che ho trovato efficace è il programma gratuito Anki.
    http://ankisrs.net/#windows
    Il sito è in inglese, ma il programma è anche in italiano.
    Ho creato un mazzo già pronto con i kanji del jlpt N5
    http://studiaregiapponese.wordpress.com/?attachment_id=2091

    Prima li studi… ovviamente comincerai subito a dimenticarli: è normale… però se usi Anki dovresti riuscire ad evitare di dimenticarli. Anki in pratica “gestisce” il tuo ripasso nel modo migliore: il programma ti ripresenta il kanji al momento opportuno, prima che lo dimentichi del tutto.
    Ti fa vedere il kanji, mentre tu devi pensare a quale sia la sua pronuncia e il significato. A quel punto controlli la soluzione ed il programma ti chiede di valutare quanto è stato difficile ricordarti il kanji scegliendo un tasto in basso… Se è stato facile te lo ripresenterà dopo tot tempo, se gli dici che è stato difficile te lo ripresenterà fra uno o due giorni magari. Se lo hai sbagliato completamente gli dici di ripeterlo presto.
    Dopo un numero fissato di kanji (di norma 20, ma puoi decidere che siano solo 10 o 15) la sessione del giorno finisce (dura massimo 20 minuti/mezz’ora).
    Tutto quello che devi fare è dedicargli un altro quarto d’ora l’indomani verso la stessa ora e trasformare il tutto in un abitudine.
    Ti GARANTISCO che li ricorderai perché è un metodo studiato scientificamente in base a quello che è il “comportamento” della nostra memoria.

    Aggiungo un suggerimento personale “a parte”… se vedi che alcuni proprio non ti entrano in testa, te li scrivi a parte su un foglietto che ti porti sempre in giro e quando non sai che fare o hai un minuto libero (pensaci, magari sei in ascensore… o al bagno, che so, tiri fuori un attimo il foglietto, gli dai un’occhiata e lo rimetti via). Con me funziona molto bene^^

      1. Ah……. XDD comunque tutto ok, ho cambiato la lingua dalle preferenze ^^
        Ma… come si userebbe?? ahah devo fare “carte nuove”? Come inizio a memorizzare? scusa l’ignoranza, ma io non ci so fare per l’inizio con questi programmi…..

  92. Ah no vabbè, sono riuscita ad iniziare… ma non capisco sotto il kanji, perchè nelle sue pronunce di lato ci sono altri kanji più piccoli… sono quelli che possono avere la stessa pronuncia?

  93. Salva sul tuo pc il “mazzo di carte” (kanji del jlpt N5) che io ho linkato, fai Apri mazzo ed è fatta, puoi cominciare a studiare le carte che ti propone (ma quando ti fa visualizzare le opzioni riduci il numero di carte che ti mostrerà… lì dice 20, ma quello è un numero per il ripasso, non per lo studio).
    Se vuoi creare da te le tue carte, sì, devi fare una nuova carta, mettendo il kanji nel primo riquadro e le pronunce e il significato nel secondo riquadro. Salvi andando alla carta successiva…. ma forse ti conviene usare il mazzo che ho preparato io.

    1. Ok, grazie della spiegazione… ho fatto come mi hai detto, ho aperto il link che hai postato… e ho cliccato i vari “presto”, “facile”… e quindi alla stessa ora di adesso dovrei riaprire il programma e lui mi fa il ripasso?

      1. Ti fa la stessa cosa di oggi e dovrai rivedere i kanji di oggi che erano più difficili, e qualche kanji nuovo. Per tutti dovrai dire se ricordarti pronunce e significato è stato facile o no. Il giorno dopo farai lo stesso con i kanji che ti proporrà, e così via.

  94. Anch’io ho scaricato Anki qualche tempo fa ma non l’ho usato moltissimo…mi sa che dovrò andare a rispolverarlo inserendoci il tuo mazzo =) Grazie mille!
    Visto che ci sono ti chiedo una cosuccia Riccardo, se posso ^_^ Sto studiando le basi verbali al momento e mi chiedevo se avessi fatto una lezione al riguardo. Mi pare di non averne viste sul blog ma magari mi sono sfuggite… Se è vero che non ci sono volevo chiederti se ne farai a breve (so che sei impegnato al momento, intendo quando avrai tempo) perchè le tue lezioni sono sempre molto chiare e le studio sempre con molto piacere =)
    Grazie mille per l’attenzione ^__^

    1. Sto preparando proprio in questo momento una serie di lezioni sui verbi. Quella sulle basi verbali è pronta (come lo sono anche altre), mancano più che altro dei “dettagli” come un ripasso sulle forme irregolari nei verbi…e un grosso argomento, la forma in -te, ma pian piano si fa tutto^^
      Entro pochi giorni dovrebbe uscire la prima di questa serie di lezioni (che farebbero parte dell’aiuto per lo studio del jlpt, ma possono essere seguite da tutti). Prova a controllare sabato e penso che troverai delle novità sul blog -_^

      1. Lo farò senz’altro, grazie mille! =D Eh si, la forma in -te è davvero un grosso argomento e le tue lezioni mi saranno sicuramente d’aiuto ^_^

  95. @Riccardo grazie per il consiglio, come posso ci metto mano.
    Al momento sono dietro al racconto e mi stà portando via tutto il tempo libero.
    (al seguito del racconto).

  96. Ho un piccolo dubbio sui numeri… Ti faccio un esempio per farmi capire:
    se devo scrivere 140.000 non bisogna scrivere così 十万四十万 ma 十四十万, giusto?

  97. Esattamente!
    I giapponesi contano di 4 cifre in 4 cifre… cioè
    noi contiamo nell’ordine 1, 10, 100, mille
    dopodiché passiamo a 1, 10, 100 migliaia
    poi a 1, 10, 100 milioni, ecc.
    I giapponesi prima di cambiare “cassificatore” (cioè le parole migliaia, milioni, miliardi) arrivano alla 4a cifra, quella delle decimigliaia.
    Ragion per cui come non dici 10 migliaia di 100 migliaia …che ha poco senso, allo stesso modo non usi mai due volte 万 in uno stesso numero, come avevi fatto poco sopra.
    14 0000 (nota che sono 4 zeri) si scrive 十四万 perché è 14 “decimigliaia”, ovvero juuyon man!
    3 500 000, 3 milioni e mezzo, in giapponese è (lo scrivo ancora così per capirci)
    350 0000 cioè 350 “decimigliaia”, quindi sanbyaku go juu man
    三百五十万
    …anche se a dire il vero è raro trovare i kanji per cifre così alte…
    In genere avrai 14万 e 350万 per rendere i numeri che abbiamo detto
    (^_^)/°”

    1. Sarebbe come moltiplicare, nel caso si 140000, 14 per 10000 quindi 十四万! Ho capito grazie mille! ^_^ Comunque lo so che è raro trovarle così alte ma era un esercizio del libro che ho che lo voleva scritto tutto in Kanji però mi erano venuti dei dubbi e allora ho detto meglio chiedere sennò qui combino un casino xD ahah Grazie ancora!

  98. È come moltiplicare… e sommare! Proprio come in italiano, eh…
    23 105 612 è 23 milioni e 105 mila e 612
    cioè 23 x 1 000 000 e 105 x 1000 e 612
    cioè 23 x 1 000 000 + 105 x 1000 + 612
    Lo stesso numero in jpn era:
    2310 decimigliaia e 5612
    Anche qui moltiplico (es. 2310 x “man”) e sommo dove ho messo una “e”
    nisensanbyakujuu (x) man (+) gosenroppyakujuuni

    Per inciso diecimila decimigliaia non è man man (che è tutt’altro), ma (ichi)oku (一億).
    Allo stesso modo non dico “man oku”, ma uso “chou” e dico “icchou” 一兆
    …numeri più grandi non ti serviranno mai^^.

  99. Ciao Riccardo avrei bisogno di una conferma su questa frase che mi ha lasciato qualche dubbio:
    先輩の親切を悪用しているかなあ~
    la frase è questa edè dedicata alla costruzione ~ことにしている:
    休日は家で仕事をしないことにしているのに、今週はどうしても金曜日に終わらせることがなくて、持って帰ってきた > (lett.) Per la vacanza, sebbene io abbia l’abitudine di non lavorare a casa, questa settimana dopotutto il lavoro non è potuto essere terminato per venerdì, e torno a casa portandomelo dietro.> Questa settimana il lavoro non è potuto essere terminato per venerdì, e sebbene io abbia l’abitudine di non portare il lavoro a casa, me lo sto portando dietro.
    Grazie

  100. akuyou, addirittura… ^_^;;

    Il problema con la frase è innanzitutto che non mi hai chiesto nulla in particolare… dove hai avuto problemi?
    Vedo che hai usato i simboli di maggiore e minore, (es. > si può usare ma allora non usare il simbolo opposto!): se usati male questi cancellano parte del messaggio, quindi fammi sapere se il tuo messaggio sopra è intero e/o chiariscimi per favore cosa volevi sapere di questa frase (magari anche da dove l’hai presa e quali punti ti creano problemi nella traduzione).

    Se il tuo problema era doushitemo, sappi che è tradotto male, l’idea è che “non è riuscito in alcun modo a finirlo entro venerdì e…”
    In frasi positive, invece, doushitemo è reso bene da “ad ogni costo”. Es. doushitemo ikitai (voglio andare a tutti i costi).
    Un terzo modo è nelle risposte secche a “perché?” (perché sì!)
    – Doushite sonna ni ikitai ka? (Perché vuoi andarci a tal punto?)
    – Doushitemo! (Perché sì!)

    Oppure volevi chiarire qualcosa proprio su koto ni suru/shite iru …NB con shite iru il fatto di “aver deciso che” (=koto ni shita) diviene uno stato in cui tutt’ora mi trovo… una sfumatura che in italiano difatti non rendo perché la questione è pur sempre che “ho deciso di non portarmi a casa il lavoro”, non che “mi trovo nella situazione d’aver deciso di non portarmi a casa il lavoro”… che rende più completamente la sfumatura di senso, ma è una frase oscenamente brutta…
    Cmq la differenza sostanziale è che usando lo shite iru, qui, intendo che la decisione è stata presa, ma il fatto non si è realizzato del tutto (es. ho deciso di trasferirmi, ma non sono ancora nella nuova casa), e/o lo sto portando avanti ed è una mia abitudine (che mi sono imposto, diciamo) l’agire nel senso di quella decisione X (in X koto ni shiteiru).
    Cioè in sostanza koto ni shiteiru si trova per decisioni che ho preso, ma devono ancora realizzarsi, sono solo il programma, oppure per delle abitudini che mi sono imposto a un certo punto (es. fare almeno un’ora di giapponese al giorno).

    Se non è chiaro e/o se non è questo quel che volevi sapere, dimmelo e ne riparliamo

    1. Ciao e grazie per la revisione. ことにしている mi era già chiaro, più che altro era la frase nel complesso, a risultarmi poco agevole, per questo chiedevo una conferma globale sulla mia traduzione. Ma chiarendomi どうして mi hai agevolato il senso globale di tutta la frase. Mi sto preparando al N3 quindi vedo giorno dopo giorno aumentare la complessità delle frasi, perciò ogni tanto se posso ti chiederei qualche lume. Non avrei solo capito il riferimento al simbolo “>” che ho usato come fosse una freccia. Intendi dire che se in un commento con wordpress uso i simboli di maggiore o minore,altero il commento stesso???
      Nuovamente grazie per il tempo che dedichi alle risposte.

      1. Se scrivi i simboli di minore E maggiore, cioè come fossero frecce prima verso sinistra a poi verso destra, il risultato è che tutto ciò che vi capita in mezzo viene tagliato.

        Per il resto sono ben contento se posso, di darti una mano, solo cerca di fare domande “dettagliate” così che non ci siano fraintendimenti… io non perdo tempo a spiegare cose che già sai e tu ottieni la risposta che cercavi… Purtroppo quel generico “dubbi su questa frase” e il seguito, mi hanno un po’ spiazzato.

        Se nel frattempo hai già capito quel che non ti era chiaro, benissimo.

        Io l’avrei tradotta così:
        Faccio in modo di non dover lavorare durante i giorni festivi (e/o di riposo), questa settimana però non sono proprio riuscito a finire tutto entro venerdì e mi sono portato a casa del lavoro

        Per doushitemo ho inserito “proprio”.
        “Non è mia abitudine” sarebbe più corretto per tradurre letteralmente koto ni shiteiru ma ho usato “fare in modo di” (che sarebbe equivalente a you ni suru) perché in italiano è molto più appropriato al contesto.

        Alla prossima ^___^

      2. Ah, ma che stranezza, comunque non avendo usato i simboli di minore E maggiore non ci sono stati problemi. Grazie per la review, in futuro vedrò eventualmente di fare domande più specifiche. Sono contento di constatare che la mia traduzione fosse più che adeguata. A presto e di nuovo grazie.

  101. Ciao, ieri sera un telefilm era ambientato in Giappone… dato che in questo momento mi sto concentrando sui kanji ho notato su una porta (quelle interne tra le varie carrozze in un treno) la scritta “使用中の車両”. Conoscevo già tutti i kanji (anche se quando ce ne sono alcuni con significati simili come i primi 2 faccio confusione) ma la sfida dei kanji è anche dare l’interpretazione della loro seguenza…ho pensato significasse “usare entrambe le carrozze centrali” oppure “per le carrozze centrali”.
    La seconda mi sembra meno probabile ma la prima non ha molto senso se sono più carrozze perchè sembrerebbe che le altre non si possano utilizzare…
    Forse dovrei capire meglio le sfumature di significato dei primi 2….

    1. scusami aggiungo anche un dubbio su una scheda di Anki:
      私が行きましょう。- わたしがいきましょう
      è tradotto come “Why don’t I go”… ti sembra giusto? non la capisco questa traduzione… le forme che finiscono con しょう di solito in inglese le traducono con “let’s” questa mi sembrava semplicemente un “io me ne vado”…

  102. Eccomi qua con l’ennesimo dubbio! XD
    Mi stavo chiedendo come si esprime l’età in giapponese, ho girovagato su internet e ho trovato 私は十六歳です。e 私は十六才です。
    Mi chiedevo se fossero giusti e anche se per esprime l’età basti aggiungere 才 o 歳, che significherebbero anni, dopo il numero.
    Spero di essere stata chiara >.< Grazie in anticipo ^^

  103. Dunque, prima quella veloce…
    Hachiko, entrambe le scritture vanno bene, quella che usa il kanji più complesso è la scrittura più appropriata, l’altra è più comoda e veloce.
    In realtà non serve nemmeno usare il classificatore specifico, gli anni si dicono anche con il classificatore generico, specie a livello più colloquiale.
    Ah, col classificatore generico significa che da uno a nove anni si usano i numeri letti alla giapponese (hitotsu, futatsu, mittsu…) con lo “tsu finale”.
    Oltre invece si usano i numeri senza aggiungere “sai” (la lettura di tutti e due i kanji che hai scritto).
    Lo so sembra strano, ma spesso capita di sentire “omae, ikutsu?” (lett. Tu, quanti?) con ikutsu che finisce in -tsu proprio perché riferito al classificatore generico e quindi ci si aspetta una risposta con classifcatore generico. Però appunto è solo linguaggio colloquiale.

    @ Angela:
    使用中の車両
    è
    使用中 = 使用 (shiyou) uso, 中 (chuu) nel mezzo di
    の (no) è aggettivizzante (in questo caso) per ciò che lo precede
    車両 (sharyou) non è “ryousha” = entrambe le carrozze. ma appunto “sharyou”, cioè “carrozza/e”, vagoni, o anche più genericamente “veicoli”
    In pratica c’era scritto “carrozza in corso d’uso”, al momento utilizzata, o anche “occupata”.

    Watashi ga ikimashou significa “Vado io!” (per via dell’uso di GA invece di WA) però ha un tono più lieve, propositivo non troppo deciso come “watashi ga ikimasu” (che non ammette repliche), ecco perché l’hanno tradotto in quel modo, anche se a me non piace affatto.
    E’ come se dicesse “Ci vado io (se siete d’accordo)” o “(A questo punto) be’, ci andrei io”… insomma una cosa così.
    Però non è “Let’s…” perché Let’s… è plurale (Let’s go! = Andiamo! o Si va!) salvo i casi in cui anche in italiano uso il plurale anche se sono da solo (tipo quando penso e mi dico, non so… “eh va be’, Andiamo da ‘sto dentista” ^__^

  104. @Kazeatari
    Sul libro di grammatica dell’Hoepli c’è una frase :(山田さんは先生です)
    Yamada-san wa sensei desu.
    La loro traduzione è “il signor Yamada è un insegnante”.
    questa frase rimane uguale se la traduco in”la signora Yamada è una insegnante”?
    Un personaggio del mio racconto iniziale si chiama Yamada Yoshino e fa l’insegnante,
    dato che lo sto riaggiustando un po’, se devo fare altre correzioni è il momento giusto per saperlo. grazie…sensei…..

  105. Ciao 🙂 volevo chiedere una cosa sui numeri!! Se io devo scrivere tipo 19201, scrivo じゅうく万二百一 ?? O devo scrivere DiecimilaNovemilaDuecentouno 一万九千二百一 ?? Mi son persa a sto punto perchè sul mio libro ho solo un esempio che scrive 21325 VentimilaMille325 ma non vorrei sbagliare >.< Grazie!!

    1. juukyuuman significa 19 decine di migliaia e cioè 190 mila.
      Se vuoi dire 19 mila dovrai dire ichiman (cioè 10 mila) e poi aggiungere le migliaia: juuman kyuusen ichiman kyuusen.
      Venendo al tuo caso hai ichiman kyuusen nihyaku ichi.
      Mentre 21325 è niman (is)sen sanbyaku nijuu go.

      NB se devi dire 10 mila devi SEMPRE dire “ichi-man” (e non solo “man”)
      se devi dire mille puoi dire issen o sen (ma dire solo “sen” è più comune di issen)
      se devi dire 100 devi SEMPRE dire solo “hyaku”, mai “ichihyaku” o “ippyaku” (sì, può pure capitare di trovare scritto 一百 ma lasciamo perdere le particolari situazioni in cui lo troverai, di norma non si sente e basta^^)

  106. Ciao avrei una domanda ( xD ). Non sò se ti ricordi , io mi trovo a Tokyo a frequentare un corso di 6 mesi , partendo dal livello base . Oggi abbiamo imparato parecchie frasi , ma non riesco a capire una cosa. Che funzione ha la particella NI !?! Ti metto una frase per farti capire. ” かばんはよこにごみばくかあります”. La frase se non vado errato vuol dire che vicino alla borsa c’è un cestino della spazzatura. Nel tuo sito ho trovato argomenti dove trattavi diverse particelle ” to ” mo ” wa ” ya ” ecc.. ma non ho trovato NI puoi spiegarmi che funzione dovrebbe avere ? Grazie in anticipo!

  107. Ciao! Certo che mi ricordo! ^__^
    Se scrivi tutto in hiragana ti conviene spezzare la frase in base alle parole, altrimenti è proprio difficile da leggere… a parte il fatto che hai commesso degli errori, ma visto che stai studiando lì, ti lascio il compito a casa di provare ad accorgertene XD

    Vengo al tuo dubbio, più che legittimo.
    Purtroppo la spiegazione è lunga e temo che ti scoraggerà, ma se impari poco per volta, seguendo il tuo corso, vedrai che andrà bene.
    Hai chiesto però la particella NI e, perché no?, vediamola tutta!

    I tre più importanti usi del NI sono il complemento di tempo, quello di luogo/esistenza e quello di termine.
    Complemento di tempo
    “Ci vado alle 3” è “sanji NI ikimasu”
    “La biblioteca apre alle 3” è “Toshokan wa sanji NI akimasu”
    Attenzione! Se vuoi dire “in tre ore sono da te” o “lavoro (per) 10 ore al giorno” o “leggo per un’ora e poi esco” o “è chiuso da due giorni
    …con tutti questi altri complementi di tempo, non uso “ni”. Uso NI solo se dico il tempo preciso in cui avviene l’azione.

    Complemento di stato in luogo/esistenza
    Il complemento di luogo (es. lavoro in fabbrica) di norma si fa con DE (ie de tabemasu = mangio a casa)
    Si usa “ni” quando indico il luogo in cui qualcosa esiste/si trova. Ciò significa che sostanzialmente uso “ni” con i verbi aru e iru (non solo, a dire il vero, e ci sono delle eccezioni, ma non credo che le vedrai prima di un paio d’anni di studio).
    Ore wa kimi no soba ni itai
    Io al tuo fianco voglio stare
    = Io voglio stare al tuo fianco
    A! Koko ni atta-n-da! = Ah! E’ qui che era! (lett.: Si trovava qui!)
    Kono heya ni wa kotatsu ga arimasu = In questa stanza c’è un kotatsu

    Come variante a quest’ultimo tipo di frase esiste la costruzione di possesso che è molto simile (ed è simile al dativo di possesso latino: la cosa X è a me = io ho la cosa X), solo che al posto di indicare un luogo come nella costruzione precedente, indico una persona; così quella persona possiede il soggetto della frase giapponese.
    Ore (ni) wa pasokon ga arimasu = Io ho un computer (pc)
    Nel caso del possesso, chi nella frase italiana possiede/ha qualcosa o qualcuno, si indica con ni wa o solo con wa (in questo caso “io”, che ho un pc, diventa “ore ni wa” o “ore wa” nella frase giapponese).
    Ore ni wa kodomo ga hitori arimasu/imasu = Io ho un figlio
    Nel caso del possesso se il soggetto della frase giapponese (quello con GA, insomma) è una persona (in questo caso ho “kodomo”) non importa se uso arimasu o imasu. Di norma infatti userei arimasu se il soggetto è inanimato, imasu se il soggetto è animato (persona o animale), ma con il possesso non conta: kodomo (figlio/bambino) è soggetto, ma posso usare arimasu. L’opposto non è vero, quindi non posso usare “imasu” con un soggetto inanimato.

    Per concludere “i 3 casi principali”, abbiamo il complemento di termine (es. quando dai qualcosa a qualcuno)
    Sore wa boku ni kuremasu ka? = Quello lo dai a me?
    Sensei ni tanomimashou ka? = Chiediamo (questo favore) alla sensei?
    Sensei ni kikimasen ka? = Non lo domandi alla sensei?

    Infine, caso un po’ particolare se ho “ni” con il verbo “naru” (diventare)
    Sensei ni narimasu = Diventerò un’insegnante
    Vale per sostantivi (come “sensei”) e aggettivi in -na:
    Shiawase ni narimasu = Diventerò felice!
    Ci sarebbe anche “xxx ni suru” (quando si sceglie la cosa xxx, ci si decide “per la cosa xxx”), ma non lo troverai spesso e solo fra un po’, sorvoliamo.

    Queste sono le cose ESSENZIALI.

    Altri casi particolari e importanti riguardano…
    il verbo wakaru
    Es. neko ni mo wakarimasu = lo capisce anche un gatto!
    Perché la cosa compresa di norma vuole il GA! Il soggetto di wakaru non è la persona che capisce (indicata da wa o ni), ma ciò che è capito. Insomma il verbo wakaru significa in effetti “essere comprensibile”, non “capire”.
    …e poi ci sono tutti i verbi potenziali, ma li farai fra un po’ e lasciamo perdere.

    Poi ovviamente esistono vari altri casi, a seconda dei verbi e delle espressioni.
    Ad esempio dico che “lavoro in un posto” usando DE se uso il verbo hataraku (per “lavorare”), ma uso NI se uso il verbo tsutomeru (anche tsutomeru vuol dire “lavorare”).
    Posso dire che vivo in un posto usando NI, preferibilmente, o DE (se uso il verbo sumu: “sunde imasu” = vivo/abito).
    Insomma, dipende anche da che particella regge il verbo di norma. Per esempio il verbo giapponese per “sposare”, diciamo che non esiste, “kekkon suru” equivale al nostro “sposarSI”. Infatti come “sposarsi” regge la preposizione “con”, così “kekkon suru” regge la particella “to”. Nulla di strano, insomma, diversi verbi reggono diverse preposizioni in italiano e allo stesso modo si comportano i verbi giapponesi.

    Inoltre posso usare espressioni come “…..koto ni suru”, “…koto ni naru”, “…you ni suru”, ecc. ma le vedrai fra un bel po’.

    1. Sei stato gentilissimo , finalmente ho fatto più chiarezza nella mia mente! Ascolto il tuo consiglio e la prossima volta metterò degli spazi quando scriverò l’hiragana xD. Per quanto riguarda agli errori , ci saranno al 100% . Il metodo che usano qui per spiegare le cose è un pò ” strano ” . Ti faccio un esempio: Il giorno prima ci spiegano ” kore , Sore , Are ” ( cosa che già sapevo ) e facevano frasi con ” Kore pen ” Sore pen ” Are pen “. Questa cosa mi ha lasciato un pò stranito . Il giorno dopo ci spiegano ” Kono ” Sono ” Ano ” . Cioè da quello che ho capito prima ci spiegano le frase basilare per farci dare una idea , e dopo la compongono in maniera esatta. Spero che mi sono spiegato bene xD. Detto questo ti ringrazio ancora! Amo questo sito!

  108. Figurati, non ho fatto molto ^__^ E sono contentissimo che il sito ti piaccia.
    Forse volevi fare un riferimento generico ad un tipo di frasi, ma per sicurezza lo specifico.
    Non dico mai “kore pen” (e nemmeno gli altri).
    Al limite dico “kore wa pen desu” = questa è una penna
    “kore/sore/are” sono equivalenti a sostantivi. Se non sono da soli sono sempre seguiti da una particella o da un verbo.
    Al contrario, “kono/sono/ano” sono sempre seguiti da un sostantivo e mai da particelle o verbi (salvo quando uso “kono!” come esclamazione, che equivale a “questo birichino/furbetto/piccolo disgraziato!”, sottintende cioè un sostantivo).
    Quindi una frase con “kono” è:
    “kono pen wa kuroi desu” = questa penna è nera
    o
    “kono pen wa boku no desu” = questa penna è mia

    Magari era già tutto chiaro, ma tanto per sicurezza l’ho detto…

    Alla prossima (^_^)/°”

  109. Ciao Riccardo, su uno dei video che ci sono su you tube riguardo al teremoto del giappone(del dopo terremoto), ce nè uno dove il brano musicale ha nel testo cantato una buona parte delle frasi che finiscono con : masen ka.
    2 earth quake japan: http://www.youtube.com/watch?v=qs1OtxwLEz4
    questo è il link al video dove si trova il brano; puoi dirmi gentilmente che tipo di frasi vengono ripetute per avere sempre questo finale?
    日本では放送できない 報道できない 震災の裏側 2 earth quake japan
    (questa è l’intestazione del video in lingua giapponese.

    1. masen è la desinenza negativa cortese di un verbo qualunque, mentre “ka” è una particella che equivale al nostro punto di domanda (si pronuncia esplicitamente e nel contempo dà intonazione interrogativa alla domanda).
      Ciò che finisce in masen ka di norma equivale a proporre qualcosa (es. sore wo tabemasen ka = Quello non lo mangi?) o suggerire una domanda (es. Non è che ultimamente stai…?).
      Ad esempio dice “namida wo wasurete imasen ka?” cioè “non ti stai dimenticando delle lacrime?” a suggerire che sì, te ne stai dimenticando e ciò non va bene.

      Più avanti passerà a vere domande, meno retoriche, chiedendo con i verbi espressi in “-masu ka” (domande alla forma affermativa) sempre come monito però: kazoku, daijini shite imasu ka. arigatou to itte imasu ka? = stai avendo cura della tua famiglia? Dici/ti ricordi di dire sempre “grazie”
      ecc.

  110. L’altra domanda…………a ricordarsela………..
    eccola, ora ricordo, c’è un video di Angela Aki che viene cantato dentro una scuola(elementare credo), lo avevo trovato e sentito già in precedenza in una versione dove lo cantava sul tetto di un palazzo ed era molto bello, volevo vedere cosa ci fosse di diverso in questa versione.
    Beh, molti dei ragazzini/ragazzine presenti sono scoppiati a piangere, di cosa parla il testo? perchè le parole della canzone hanno scatenato il pianto?
    Accidenti che fastidio non riuscire a cogliere il senso di quello che viene detto in un’altra lingua!

    手紙 ~拝啓 十五の君へ~2

    P.S. ci sono due link in questi messaggi ma sono link che ho prelevato da You tube. Gia altre volte avevo fatto questa operazione senza problemi, pensi possa essere dipeso da questo?

  111. Ho visto 2 minuti e 40 e stavano già lì a piangere come fontane. Il testo di per sè è semplicissimo, quindi non ho dubbi… se non sul perché piangano.
    Il fatto è che non fa piangere affatto questo testo. E’ una canzone sui ragazzi e sull’adolescenza-quanto-è-difficile su “nessuno mi può capire quindi non provo a spiegarmi”, mi pare di finire sconfitto, ma non devo piangere, ecc. e menate del genere da cui i più sono passati e guariti. Comunque di certo non è nulla per cui piangere come fontane, specie se si è solo ragazzi. Mi pare più una canzone scritta da un adulto che ripensa con nostalgia all’adolescenza, che non una canzone che pensa a cosa provano gli adolescenti.
    Quel che mi riesce di pensare è una trovata mediatica, tanto per la cantante, quanto per gli studenti che se piangono vengono inquadrati.
    Volendo pensare meno cinicamente… non so, il grande stress a cui sono sottoposti i ragazzi giapponesi è la causa?
    Oppure nella scuola c’era stato un episodio di bullismo e questo era un modo di farla finire a tarallucci e vino? Non te lo so dire purtroppo… fatto sta che se tu leggessi il testo al massimo tireresti un sospiro pensieroso… mentre il 15enne medio italiano chiuderebbe il video dopo 10 secondi pensando “seee, che due balle, va…”.

    Btw, a me la canzone piace, eh, sia chiaro… adoro Angela Aki da This Love, ma non capisco quei bambini, tutto lì^^
    Ecco this love:

  112. Ok, alzo la mano come si fa a scuola e chiedo un aiutino.

    Ho questo discorso qui (lo scrivo in roomaji perchè in questo pc non ho caratteri o altro e ho difficoltà):

    Lui: Demo.. Obake deru kamo yo ( però… potrebbe apparire un fantasma…)
    Lei: Kowaku nakanai zo (non piango impaurita, per la paura, in poco “non ho paura”)

    Poi lei continua:

    “Sonna Higenjitsuteki na mou shinjite nai shi” (e poi… neppure ci credo in cose come queste(sonna) che non esistono (non reali, higenjitsuteki)….).

    Ora.. volevo sapere innanzitutto se, almeno in qualche modo, sono riuscita a tradurre bene o capire il discorso. Poi quello di cui vorrei aiuto è “higenjitsuteki na”…. o almeno quel “na”

    è un aggettivo in -na? (Se è un aggettivo cosa qualifica?) O.o
    Oppure è enfatico?

    1. Quando puoi aggiungi un video al tuo tentativo di traduzione, così, nel caso, ho modo di controllare…
      P.e. queste dovrebbero essere le vere frasi:
      kowaku nanka nai zo = Non è che ho paura, eh!/Non ho affatto paura! (dipende un po’ dal tono più o meno convinto)
      Se fosse “nakanai zo” allora significherebbe “ho paura e (quindi) non piango, eh!” …che non ha molto senso.
      Al più poteva essere kowakute mo nakanai zo… ma serve quel “mo”.

      Sonna higenjitsuteki na mon shinjite’nai shi
      Non credo mica a qualcosa di così irreale (come i fantasmi)!
      “mon” = “mono”, non “mou”, serve un sostantivo dopo un aggettivo con na.
      Ah… sì, il suffisso -teki crea aggettivi in -na.
      Kagaku = scienza
      Kagakuteki na mono = una cosa scientifica
      Higakuteki na mono = una cosa per nulla scientifica (i.e. unscientific)
      Il suffisso -teki di solito equivale al nostro -ico.
      Es. dramma diventa drammatico, no?
      Lo stesso aggiungendo -teki, come visto con scienza e scientifico.
      Ovviamente qualifica “mono”, che non avevi colto e da qui il tuo dubbio^^

      1. lo stavo guardando senza sottotitoli al pc… però ho trovato il video su youtube così posso linkartelo, è questo qui al minuto 18.28

        http://www.youtube.com/watch?v=Y2yUTJBqllY (qui però ci sono i sottotitoli)

        Per quel mono (mon) non avevo colto mi sa, ecco perchè non riuscivo a capire l’aggettivo, perchè non trovavo la cosa qualificata dall’aggettivo quindi li da solo mi stonava e non capivo. Per questo dubbio tolto quindi, grazie 🙂

        Ad ogni modo se puoi, guarda il video così posso chiarire anche il nanka/nakanai zo…

        ( devo esercitarmi di più nell’ascolto, devo esercitarmi di più nell’ascolto, devo esercitarmi di più nell’ascolto :°( )

  113. Visto… avevo ragione: kowaku nanka nai zo
    Incidentalmente è il semplice negativo di “kowai”, kowakunai.
    Forse non l’hai mai incontrato, ma questo è “spezzabile”. …ti ricordo che il giapponese sfugge un po’ al concetto di parola, chiaramente definita non avendo gli spazi e formando molte forme con aggiunte di desinenze che perlopiù chiamano “ausiliari”, non “desinenze” (se fossero desinenze sarebbero parte della parola, l’ausiliare non lo è).
    Insomma è abbastanza comune trovare ad esempio
    kowaku wa nai
    Che equivale al nostro “Paura non ne ho…” e/o è un semplice rafforzativo a seconda della sfumatura per quel wa.

    “nanka” si sostituisce a “wa” quando voglio dire “qualcosa/uno di simile a”
    Es. “watashi nanka de ii no” = andrà bene una come me (per questa cosa)?
    La sfumatura di seno è questa, ma qui va inserita nell’aggettivo oppure possiamo vederlo come fosse “una cosa come la paura non ce l’ho” oppure, in modo più schifosamente letterale “una cosa come essere spaventata… non lo sono”.
    Ovviamente questo per spiegare il senso di nanka, poi tradurrai tipo “G-Guarda che non ho affatto paura!” (quel “guarda” è una sfumatura dovuta alla particella “zo”).
    Oppure se il discorso fosse stato diverso (lui non cita la paura, quindi non può andare) potevamo tradurre “P-Paura? Guarda che non ne ho!” …appunto, in questo particolare caso non ci va, ma tieni presente questa costruzione perché spesso funziona bene in italiano.

    1. Non ho mai incontrato un caso simile, non conoscevo, lo ammetto. Era una cosa mai incontrata quella del kowakunai “spezzabile”. Kowaku e poi “nai” dopo. E’ possibile davvero trovare casi in cui qualcosa come “wa” (in questo caso sostituito da “nanka” si possa inserire in “mezzo a un aggettivo spezzato”?
      Pensavo che wa o altri rafforzativi andassero a fine frase, non in mezzo (che so.. “tsukareta wa!” o cose così…)

      Incredibile. Però non avendo spazi tra le parole come da noi che mettiamo spazi proprio perchè ogni parola ha la sua “forma” e quella è… a quanto pare è possibile. Grazie per questo, davvero
      non sapevo e sono felice di averlo imparato!

      Per quanto riguarda la traduzione di kowaku nanka nai zo, più o meno avevo intuito il significato o quello che lei voleva dire anche un pò dal modo e dall’espressione ma non avevo compreso che fosse “nanka” e che si sostituiva al “wa”. Però non conoscendo la possibilità del “wa” tra kowaku e nai ovviamente non avevo capito che poteva essere un “nanka” che sostituiva il “wa”.

      Spero di non essermi io stessa “incastrata” nel mio stesso ragionamento, però grazie ancora di avermi chiarito il dubbio 🙂
      Ora è tutto chiaro 🙂

      1. Attenzione però che il “wa” finale per cui fai l’esempio è わ
        Mentre il wa che si frappone tra la radice dell’aggettivo e il nai è tematico: は
        Avrei dovuto specificarlo prima, ma non ci ho pensato e ho scritto in roomaji^^

        Ci sono varie particelle che possono sostituirsi a wa (quello del tema) e dare sfumature più o meno nette.
        Conosci “mo” e ora “nanka”, altre possibili sono “tte”, “nara”, “ttara”, “to wa”, “to ieba”… Tuttavia le ultime sono sostitute del “classico” wa tematico e con il discorso del kowaku-nai non c’entrano^^

      2. Si certo! 🙂 Quello del わ/ は lo ricordo. Già studiato la differenza tra quando si usa un kana rispetto ad un altro. Anche perchè se non ricordo male una volta credo (agli inizi) ho fatto l’errore di scambiarli ma poi (credo in una delle tue lezioni forse?) ho letto per bene la differenza apparte che in diversi libri l’ho letto molte volte perciò lo ricordo ^-^
        Conosco le particelle mo (ora anche nanka) ma anche nara to ieba e tte e le sfumature che danno alla frase, le altre due non le ho ben approfondite, comunque non sapevo che si potessero sostituire a “wa” 🙂

  114. http://imageshack.us/photo/my-images/16/esempiodizionariokanji.jpg/
    Dunque, la domanda è:
    sul dizionario dei kanji ho la pronuncia ON(grassetto maiuscolo) e KUN(grassetto minuscolo), è corretto che ci sia più di una pronuncia dell’uno e dell’altro?
    forse devo tenere presente solo quello ON di cui ci sono gli esempi?
    Di quello KUN ci sono tante varianti ma come negli esempi che tu stesso mi hai fatto, variano a seconda di quello che affianco al kanji principale.
    Nel kanji 17, superiore, ci sono diverse parole in grassetto minuscolo, sono tutte letture KUN? come mi devo regolare per non diventare matto con le varie letture?

    Altra cosa, il simbolo della ripetizione che tu mi hai indicato(sul primo kanji, persona) come lo dovrei leggere-se devo farlo- come per lo tsu piccolo mi indica un raddoppio di ciò che precede? Dagli esempi che ho non mi sembra.
    es. 人 persona (ひと)人々gente(ひとびと); 日 giorno(ひ) 日々ogni giorno(ひび)
    Perdonami ma non mi è chiaro.

    Non mi dire che ho nuovamente sbagliato luogo per la domanda! Ti prego!
    Oramai ho il terrore ogni volta che faccio domande specifiche.

  115. volevo chiederti ma in giapponese quanti modi ci sono per dire no?
    io conoscevo solo iie, ma vedendo alcuni anime, sentivo dire scusami se la pronuncia no è perfetta : chi go chi go. grazie sempre della tua disponibbilita

  116. @ Diego (1):
    Sulle pronunce, sì, certo, leggi il mio articolo sulle pronunce innanzitutto http://studiaregiapponese.wordpress.com/2011/08/30/pronunce-kanji/ e magari quello su wikipedia che parla di kanji (scritto in parte da me).
    Per spiegare il perché possiamo dire banalmente che un kanji importato dalla Cina in epoche diverse (ricordiamo che la lingua cambia e quello che per un secolo si pronunciava shuu, il secolo dopo si pronuncia shou) e da regioni diverse (con dialetti diversi) presentava suoni diversi al suo arrivo in Giappone…
    Oppure due kanji si trovavano ad avere la stessa identica pronuncia anche se in cinese non l’avevano perché i giapponesi hanno una lingua foneticamente povera, quindi non riconoscono molti suoni che per noi sono diversi (per esempio “shi” e “si”) figuriamoci se riconoscono i diversi toni della lingua cinese (che scrive “ma” con 5 diversi kanji, ciascuno dei quali pronunciato in modo lievemente diverso dagli altri).

    Per quel che riguarda le pronunce kun… derivano dalla lingua giapponese di allora.
    I giapponesi presero i kanji cinesi e gli “incollarono addosso” le parole della lingua giapponese orale. Se però due parole esprimevano un concetto simile (come “sopra” e “parte superiore”) allora il kanji finiva per avere più d’una pronuncia kun (per esempio al kanji di “ue”, sopra, hanno attributi anche le parole “kami”, “agaru”, “noboru”…).
    Al contrario du diversi kanji possono avere la stessa pronuncia kun.
    Mettiamo che una stessa parola giapponese servisse ad esprimere due cose diverse… come la parola italiana “attaccare”, che indica sia “attaccare il nemico” che “attaccare un quadro”…. Semplicemente attribuirono quella parola a due kanji diversi, così il kanji spiegava la sfumatura.
    Un po’ come se noi sostituissimo la A di “attaccare” con il kanji di “violenza” in un caso e quello di “essere appeso” nell’altro. …be’, spero renda l’idea.

    Per le pronunce da imparare… ti conviene usare i miei elenchi di kanji per anno scolastico dove le pronunce sono selezionate.
    E non imparare gli esempi… vedo lì scritto “kamihanki” …peccato che la gente dica “ichigakki”. Kamikawa (la parte del fiume (=kawa) che sta più a monte) era un esempio più decente, dato che si incontra.
    Allo stesso modo mi chiedo perché metta mille esempi con uwa, quando bastava uwagi, giacca… che scrive con il kanji sbagliato! Uwagi è 上着, mentre 上衣 esiste, ma è talmente meno comune che l’ime per scrivere in giapponese non lo considera un’opzione (se digiti uwagi, tra i kanji possibili non c’è 上衣!!)

    Lo so che il kanji 17 è terribile, ma è uno dei 3-4 kanji peggiori che ci siano per numero di pronunce! Non scoraggiarti… e cerca tra i kanji del 1° anno per vedere le pronunce importanti.

    Lo tsu piccolo indica la ripetizione del suono consonanti seguente.
    Quel simbolo indica la ripetizione dell’intera pronuncia del kanji precedente.
    Hito dovrebbe diventare hitohito, ma non “suona bene”, così per motivi eufonetici si è preferito hitobito. Allo stesso modo hi diventa hibi e non hihi.
    La sonorizzazione che si ha in questi casi (da H a B) non si limita a questi casi di ripetizioni del kanji.
    P.e. tabi=viaggio, hito=persona… tabi+hito=tabiBito(viaggiatore).
    Non succede sempre quando ripeto un kanji, né quando accosto un certo kanji, come hito, ad un altro… ed una regola (per sapere quando succede questo fenomeno di sonorizzazione) non esiste purtroppo.
    Semplicemente quando impari la parola “viaggiatore”, scopri che si pronuncia tabibito e non tabihito. Non è diverso dall’imparare che regime ha l’accento sulla “i” e non sulla prima “e”.

  117. @ Diego (2a parte):
    Certo che è corretto il luogo… il problema è se fai domande entro un articolo che non c’entra con la domanda, ma se usi la pagina per le domande, dov’è il problema?
    Cmq non sei certo tu che devi preoccuparti…
    C’è gente che mi manda domande per mail, quando invece ho scritto di non farlo… Gente che chiacchiera del più e del meno in articoli specifici, quando gli ho pure segnalato la chat…
    Non avevo mai capito cosa fosse tenere ordinato un forum o un blog prima di doverne gestire uno. Un blog ha successo per gran parte perché le ricerche via google e la consultazione degli utenti sono facilitate dall’avere lo “stesso argomento” (un gran numero di “parole chiave” che possono essere cercate su google) all’interno della stessa pagina. Pur non considerando che “è casa mia e voglio tenerlo ordinato” e ignorando pure una banalità come “my blog, my rules”, resta il fatto che non è che uno fa il fiscale perché si diverte a rompere le scatole.

  118. @ Massimo-kun:
    Molti modi…^^
    Quel che hai sentito era probabilmente “chigau”, a volte è ripetuto: chigau, chigau!
    Letteralmente significa “è diverso” (cioè “le cose stanno diversamente” ovvero “ti sbagli”). Dunque non è proprio “no”.
    E ironicamente, poiché in realtà i giapponesi pensano che rispondere “no” sia maleducato, è spesso usato… dopo sì.
    Più che “hai” a volte troppo “forte”, si usa spesso “ee” per dire sì, quindi potrai sentire cose tipo: “ee, chigaimasu” (come a dire… “sì… (capisco, ma) non è proprio così come dice lei).
    Pazzesco cosa non fanno pur di non dirti un chiaro “no”.

    In contesti più colloquiali ovviamente è diverso.
    “No” si dice “iie” oppure, nel linguaggio maschile colloquiale “iiya” o “iya”.
    Anche questi ripetuti, più o meno “deformati”: ie ie oppure iya iya.
    Esiste anche una parola, scritta con il kanji di “kirai” (detestabile, odioso) ma in questo caso letta “iya” e a volte “deformata” in “ya”. Quando è (in genere) da sola equivale a un “no, non voglio”. Es.: Andiamo a… / Ti va se… / che ne dici se…?
    Risposta: Iya da! (Ya da!)
    Non c’entra con l’altro “iya” perché quello è solo maschile, mentre anche una donna, per esempio, aggredita, griderà “Iyaaaa!”.
    C’è infine anche una specie di muttering (non ricordo la parola italiana) un suono quasi solo nasale: u-un.
    Poi ci sono espressioni positive usate per rifiutare o dire “no grazie” in modo cortese (NON colloquiale), ma sono appunto “positive” (tipo “Bene”)… Sembra strano, ma non sono diverse dal nostro “sto a posto così”, “sto bene così” (espressioni che uso per rifiutare qualcosa che mi viene offerto, no?)
    Ne ho parlato in questo commento:
    http://studiaregiapponese.wordpress.com/2012/05/12/jlpt-livello-n5-grammatica-kuu-mono-ga-nai/comment-page-1/#comment-2691

  119. ciao, questa volta ti scrivo per una traduzione più qualche chiarimento…

    io sono riuscita a creare una traduzione approssimativa guardando molte parole sul dizionario (pur conoscendo i kanji è difficile vedendoli tutti insieme creare le parole composte 😦 forse serve esperienza e tanta lettura…) ti chiedo se ho capito il senso generale della frase e se vuoi commentare ulteriormente la traduzione… se serve…

    日本語って難しいね。日本語上手な外国人って相当すごい。イタリアの友達は漢字も600語以上覚えたって。。相当やわ~

    il giapponese è difficile non è vero?!
    per uno straniero essere bravo in giapponese è una cosa incredibile/fantastica.
    la mia amica italiana ricorda già più di 600 kanji.

    che cosa sono:
    – って (dopo nihongo, dopo gaikokujin e dopo oboeta)
    – やわ (il “wa” alla fine forse è quello carino per le femmine ma anche lo “ya” precedente non ho capito…) queste cose sono difficili da trovare…
    – 相当 l’ho interpretato come estremamente o considerevole… sbaglio?

    grazie!

  120. 日本語って難しいね。日本語上手な外国人って相当すごい。イタリアの友達は漢字も600語以上覚えたって。。相当やわ~
    La traduzione è corretta, almeno nel senso. Diciamo che la parte “peggiore” è la seconda frase che in effetti è “gli stranieri bravi col giapponese sono proprio incredibili!”
    Il senso era lo stesso, ma il soggetto è gli stranieri.
    tte è equivalente alla particella del tema, は
    In effetti è contrazione di una serie di espressioni che, accomunate dal senso, sono spesso ridotte a questo semplice “tte”.
    In genere ti diranno che significa “to iu”, ma in realtà contrae varie espressioni. Una di queste è “to iu koto wa” …che dovrebbe servire a sostantivare i verbi e renderli tema della frase (non “io leggo”, ma “il leggere”). Nella lingua colloquiale sostituisce spesso la particella wa del tema (per varie ragioni: suona come sospensiva, introduce una pausa spezzando la struttura della frase, spesso si usa (con “sa”) per “cercare conferma” nell’ascoltatore del fatto che segue il tuo discorso… es. di solito trovi cose tipo “Nihongo tte saa… muzukashi yo nee…”).

    Il terzo “tte” invece è contrazione di “to itte ita” (to itte’ta) o, se in forma sospensiva “to itte”… comunque la traduzione è la stessa “Ha detto/Dice che…”

    yawa è “ya” = “da”, il verbo essere, ma in kansai-ben (il dialetto di Osaka e dintorni) seguito da “wa” particella femminile che corrisponde a “yo” (attribuisce una sfumatura di senso che va dal “sai che…” a “guarda che…” a “devi sentire questa…”. In pratica comunica una certa “foga” nel cercare di trasmettere un messaggio, una voglia che quel che è detto venga recepito appieno… spesso lo traduciamo solo aggiungendo un punto esclamativo, ma è riduttivo). Yo è utilizzabile da tutti, ma “wa” e il più forte “wa yo” sono solo femminili (inoltre se traduci “wa yo” con “Guarda che…” non sbagli quasi mai^^).

    Soutou 相当 invece equivale a “totemo” (colloquiale: tottemo).
    L’uso (anche eccessivo) che ne fa, insieme all’uso ripetuto di tte, al dialettale ya, a sugoi e, ovviamente alla forma piana indicano un contesto molto colloquiale.
    In pratica questa parla un po’ come se dicesse:
    Miii… il giapponese fa paura, eh? Cioè, tipo, gli stranieri che lo parlano… ma che roba sono?! Mi diceva un’amica italiana che sa tipo più di 600 kanji!! Da panico, no?!

    Sì, ok, è un dialogo aggiornato allo slang di 10 anni fa, ma sono dell’81, quindi questo è il mio limite^^

  121. @Riccardo
    Grazie, ora è più chiaro, sto cercando tra il materiale che ho(compresi i vari minna no nihongo)per capire cosa è corretto e cosa no, non voglio disturbarti in continuazione per stupidaggini.
    Ora mi concentrerò sui tuoi kanji, quando ricorderò bene il tutto ne riparleremo.
    (ottimo anche il ripasso dell’Hiragana che mi ritrovo a fare).

    1. Non era affatto una stupidaggine! Questa domanda mi ha dato l’occasione di migliorare moltissimo un post importante come quello sulle pronunce che ha praticamente raddoppiato di lunghezza e ora credo sia davvero chiarissimo (o almeno lo spero).
      Fammi sapere quando hai problemi con lo studio, mi piace aiutare chi si applica ^_^

  122. @Riccardo
    grazie del tuo aiuto ora mi è molto più chiaro alcuni discorsi giapponesi.
    Se io ho un file audio in formato MP3 posso mandartelo per Ameil ?
    delle volte ci sono delle parole che io non capisco ma proprio a livello di fonetica,
    poi una volta memorizzata il mio udito riesce in futuro a riconoscerla.
    Purtroppo io non ho un gran orecchio nel sentire le sfumature

    1. Scusa, ma preferisco di no… un tempo non mi fissavo limiti nell’aiutare, ma si sa che quando uno dà il dito… insomma, è finita che la gente mi chiedeva di tradurgli intere canzoni, video, special di anime…
      Ovvio, che magari tu non lo faresti, ma il prossimo potrebbe dire “perché a lui sì e a me no?!” incavolarsi e riempirmi di spam il blog (non invento nulla, è successo su un paio di forum che frequentavo^^).

      All’inizio nessuno ha orecchio, comunque… io ho vecchi fogliettini in cui annotavo parole particolari che sentivo negli anime, nelle canzoni, ecc.
      Be’ sono quasi tutte sbagliate in modo ridicolo^^
      Ci si fa l’abitudine e, man mano che impari parole, poi le riconosci quando le senti.
      Non scoraggiarti e insisti (-_^)

  123. @massimo Vai avanti, fai finta di niente, io ho un quadernone ad anelli di quelli giganti(saranno duecento pagine) e sul mio mobile del computer c’è un blocco di quelli settimanali, mi metto in cuffia ascolto anime e scrivo come sento le parole che mi interessano. Prima o poi tra i testi delle canzoni o tra i sottotitoli delle sigle degli anime quella parola capita, e tu la riscrivi, una volta – due – tre -poi devi lavorare un po’ anche con un dizionario e vedrai che alla fine i conti cominciano a tornare. Quando sono sicuro di averla scritta bene, la passo sul quadernone e lì trovo i vari settori: i saluti, la famiglia, il mangiare (a casa e al ristorante), i verbi ecc. dall’altro verso il quadernone riporta gli appunti presi dal blog di Riccardo(sarò indietro di almeno trenta post da ricopiare!) così ho tutto a portata di mano.
    Ti assicuro che è più complicato da dire che da fare, non mollare, oltretutto sei più avanti di me, non vorrai mica fare marcia indietro, vero?

    1. grazie @Diego, non mi scoraggio cerco solo di perfezzionare il poco che conosco, magari riusciro a fare giusto una piccola frase, qualcosa di banale o una piccola risposta in giapponese, ma per lo meno dirla bene senza essere fraintesi, lo so che per imparare la lingua giapponese ci vorra qualche anno, ma per questo primo anno parlare, un po meno scriverlo, con una certa corettezza. Dopo quando saro in grado di fare qualche discorso, su facebook o su qualche altro sito si puo fare amicizia con giapponesi, per sperimentare e confronttarsi nel parlare, ma ora è proprio troppo presto per me, io studio con calma e quando lavoro e famiglia di danno del tempo, poi il giapponese è una passione perciò quale modo migliore di farlo con calma e passione ciao e grazie e un grande inbocca a lupo anche a te

  124. quando lavoro e famiglia di danno del tempo, volevo dire mi danno del tempo, avevo il piccolino che mi saltava sulle ginocchia e non mi faceva ne vedere e ne scrivere.

  125. ciao, mi piacerebbe sapere come si scrivono, in verticale, le parole: PASSIONE E EMOZIONE.
    Non sono sicuro ma in orizzontale credo che si scrivano cosi: 情熱 e 感情 però vorrei sapere perfettamente come si scrivono in verticale visto che mi servirebbe per un tattoo.
    Ti ringrazio per l’attenzione in anticipo, saluti.
    P.s. complimenti per il blog! 🙂

  126. Le due parole sono jòonétsu e kànjòo… e la u in joonetsu non si sente molto.
    La scrittura verticale mette banalemente il kanji che è più a sinistra, per primo in alto.
    Esempio, kanjoo diventa:
    感 (kan)
    情 (joo)
    La parola “passione” è generica (vale anche se dici “metto molta passione nel mio lavoro”).
    Se intendi “passione” in senso amoroso/sessuale ( 情欲 jooyoku) e nel senso quasi di “pulsione”, le parole più adatte sono forse 熱情 (netsujoo = ardore) o 情念 (joonen = le passioni, es. le proprie passioni/pulsioni)
    Se invece l’idea è qualcosa di intenso, come nella frase “essere acceccato dalla passione” allora, magari una parola tipo 激情 gekijoo è più indicata.

    Per tutti gli altri utenti: non lo avevo mai detto prima, ma NON MI OCCUPO DI TATUAGGI!
    Non avendolo mai detto prima, per stavolta ok, ma ora mi attrezzo in qualche modo e rinvierò tutti allo stesso post di diniego… specie le richeste fatte nei commenti ad un articolo che non c’entra proprio nulla.

      1. Sì, sono nell’ordine in cui le hai scritte, ma leggi il resto del commento perché non sono certo che joonetsu sia quel che volevi intendere e come dicevo a Tenshi qui sotto, i tatuatori non sono esperti da cui farsi consigliare e i loro book riportano un sacco di fesserie.

      2. Grazie mille, quindi, per concludere, se io volessi scrivere “emozione e passione” verrebbe cosi:




        E’ corretto? 🙂

  127. ciao, spero di non sbagliare sezione ma mi sembra una domanda generica, non ricordo più dove avevi parlato di un dizionario (almeno credo) on line (o da scaricare) molto utile, dicendo che se non fosse stato per quello forse avresti smesso di studiare.. mi ricordo che hai detto di scaricare rikaichan per firefox ma secondo me c’era anche un altro programma….

    ps. scusami se ti chiedo un’altra piccola cosa, giuro che è solo per curiosità: dici di non volerti occupare di tatuaggi perchè non ti assumi la responsabilità se sono sbagliati una volta che sono fatti? perchè in fin dei conti la persona sopra aveva solo chiesto come si scrivono due parole quindi cosa ci fa dopo sono affari suoi no? d’altra parte però bisogna essere ben consci che quella di tatuarsi i kanji è una moda non proprio adatta a chi non conosce perfettamente il giapponese (una ragazza giapponese che ho incontrato, ha detto che è una vergogna vedere che sono quasi sempre sbagliati o scritti al rovescio ecc…)

  128. Diciamo che avrei trovato enormi difficoltà e avrei rischiato di smettere… ma a dire il vero non ricordo quale avessi citato^^
    Ti cito quelli utili. Tagaini jisho, innanzitutto. Scaricabile, interamente gratis ovviamente.
    Jisho.org poi è un gran bel sito, spesso citato, ma io preferisco tangorin.com (comunque famoso) specie come dizionario di vocaboli.
    Già questi poi forniscono delle frasi d’esempio, ma per vederene di più si possono usare siti come tatoeba.org (in italiano e inglese) o alc.co.jp (in inglese)
    Rikaichan è essenziale, specie per usare bene l’ultimo sito che ti ho citato, parzialemnte in giapponese e senza furigana… e ovviamente per provare a leggere qualunque pagina giapponese con un minimo di velocità. E’ forse lo strumento più utile e pratico in assoluto anche se credo che SOLO per quel che riguarda lo studio, la fatica dello sfogliare un dizionario sia in qualche modo collegata all’imparare… be’, è una mia ipotesi, ovviamente^^

    Sui tatuaggi – No, assolutamente, non è per il timore di sbagliare^^ Non perché non mi importerebbe, ma perché so di non sbagliare su queste sciocchezze.
    No, il motivo è che ho avuto molto a che fare con tatuaturi e hanno 2-3 caratteristiche impossibili da digerire per tanto tempo.
    – non ringraziano
    – sui forum puntualmente ignorano i regolamenti e se glielo fai notare si arrabbiano pure dicendo che solo per una richiesta, per loro non dovrebbe valere… senza capire che a chi gestisce il forum interessa una comunità d’utenti da far crescere, non esaudire il suo capriccio.
    – credono che i kanji siano rune elfiche con magici poteri per cui chiedono un kanji che esprima un concetto lungo e assurdo (in pessimo italiano poi) per cui ottieni frasi tipo “vorrei un kanji che significa vita interiore, ma non nel senso di animo, quanto nel senso di tutti i miei desideri passioni amori… e Franco”.
    SE riesci a suggergli una parola poi succedono una di queste due cose:
    – no, io intendevo: altra lunghissima frase che non c’entra NULLA con la precedente
    – eh?!? ma io sapevo che si diceva in quest’altro modo perché me l’ha detto mio cugino che a. è al primo anno di giapponese oppure b. ha chiesto a un tizio che fa il tatuatore…
    Ultime notizie: i tatuatori non sanno il giapponese… e se andate da un asiatico, è cinese e usa i kanji in base al cinese …che non è la stessa cosa (vd. il mio articolo nell’indice delle curiosità sui kanji).
    A volte prendono per i fondelli le persone… infatti ho visto un sito una volta che raccoglie foto di tatuaggi sbagliati, con quello che la persona ha chiesto e cosa gli hanno tatuato… a volte insulti tipo “maiale bianco” “pene piccolo” ecc.!

    Ora, ovviamente capisco che molte persone saranno educate e tranquille, ma gli altri sono davvero troppi da sopportare e io non voglio perdere la pazienza continuamente, rischiando magari che qualcuno più scafato mi segnali il blog, la pagina facebook, ecc. o semplicemente mi riempia di spam per ripicca…. ho avuto perfino una cyberstalker che mi diffamava tempo fa (motivo per cui sto sempre sul chi vive e non diffondo mai i miei dati reali)

    1. ah ho capito allora… e hai ragione, infatti come ti ho detto credo che non si dovrebbero utilizzare (men che meno farsi tatuare) cose che non si conoscono bene… e poi certi kanji hanno solo un tratto di differenza o cose così e bisogna stare molto attenti..
      cmq sì non intendevo proprio “sbagliare” so che non saresti qui se non sapessi il giapponese ad un livello molto alto… ma ho visto varie volte che prima di dare una traduzione per una parola chiedevi molti chiarimenti allora mi sembra che la varietà semantica giapponese e le diverse sfumature di significato siano così ampie che è difficile usare la giusta parola per quello che si vuole intendere… va beh è un po’ complicato quello che pensavo..
      ancora grazie di tutto,
      mata ne

  129. Comunque puoi dire alla tua amica giapponese che è una vergogna che tanti giapponesi portino maglie con scritte inglesi assolutamente assurde. Senza considerare i loro prodotti… la “diet water” o il famoso “pocari sweat” (sudore del signor Pocari?) fino ad arrivare alla pipì di Cal (nome inglese come saprai), la Calpis(s).
    Non solo potresti parlargli delle scritte inglesi in aeroporti e stazioni ferroviarie (inutile considerare i nomi e le vetrine dei negozi, i menù dei ristoranti, ecc.) spesso clamorosamente sbagliate… (es. ricordo un “erevatar” invece di “elevator”).
    Al sukiya, che è come dire il loro McDonald, c’era un esilarante “when it’s an order press button”… In un tempio di Kyoto c’era un ascensore per “persons concerned only” (solo persone preoccupate …e “persons” non si dice nemmeno^^)

    Sai cosa? Penso che farò un post sull’engrish perché ho anche delle foto da morir dal ridere^^

    1. beh si questo genere di cose sono sempre divertenti quindi se pubblichi un po’ di queste curiosità (foto e frasi/parole) c’è da ridere!!! però una piccola CURIOSITA anche da parte mia… ho parlato a mio marito di questo tuo post e lui mi ha detto che “persons” esiste… all’inizio non ci credevo ma poi ho visto diversi siti che dicono il contrario.. tra tutti questo articolo è interessante: http://www.dailywritingtips.com/people-versus-persons/

      1. Sì, ma diciamo che è un po’ il classico pelo nell’uovo…
        Come dice lì si usa solo in rari casi: “legal and very formal texts still use persons as the plural form”. Non era certo il nostro caso.

  130. Ciao. Vorrei tradurre il mio nome e cognome (Giannino Botti) in katakana per realizzare il mio sigillo. per un sigillo i caratteri devono essere scritti da un calligrafo esperto? Potresti aiutarmi grazie. Saluti. Giannino

  131. …mmm, Giannino, avevamo già parlato di questo nei commenti all’articolo “Come scrivo il mio nome in Giapponese” ed era meglio continuare lì^^
    Tra l’altro qui ti avevo risposto una 2a volta perché ho scoperto un sito che ti disegna un timbro con il tuo nome
    http://studiaregiapponese.wordpress.com/2011/07/27/come-scrivo-il-mio-nome-in-giapponese/comment-page-2/#comment-2836
    Il sigillo non viene fatto in katakana che io sappia, ti fanno scegliere dei kanji pronunciati di norma come le sillabe del tuo nome.
    Il problema è che non c’è modo di rendere correttamente la pronuncia di Botti con in kanji, perché viene al più “bocchi” (pronuncia italiana: bocci; però è veramente forte perché 没血 suonerà come senza sangue o morte-sangue o rifiuto del sangue… anche se a dire il vero sarebbe più appropriato scriverlo con un secondo kanji diverso e non sangue, ma “terra” 没地 invece, o altro, non so, 没知 “conoscenza”).
    Ad ogni modo, l’unico modo di avere la pronuncia corretta del cognome è usare il katakana:
    ジャンニーノ・ボッティ
    Giannino・Botti

  132. Una piccola curiosità sulla parola 稲妻 (fulmine), qualcuno sa come mai si scrive usando i caratteri pianta di riso e moglie?

    Riporto la frase:
    稲妻の光はきれいに見えますがとても危険です。

  133. Domanda interessante ^__^
    Dunque, prima una precisazione. inazuma viene da 稲 ine/ina/tou (il primo kanji), che come dicevi è la pianta di riso, e da “tsuma”… che però in origine era scritto diversamente: con il kanji di “marito”!!
    夫 otto/fuu (marito), infatti, aveva come pronuncia secondaria proprio “tsuma”.
    In pratica questo kanji, in passato, si usava – SE letto con la pronuncia “tsuma” – in riferimento al modo di chiamarsi tra moglie e marito o all’interno di una coppia, a prescindere dal sesso… cioè un po’ come il nostro “tesoro” o “amore”, parole maschili riferibili sia a lui sia a lei.

    Poiché nella stagione in cui il riso maturava c’erano molti fulmini e sulle marcite dove si coltiva il riso se ne scaricano anche di più che altrove, c’era la credenza popolare che il fulmine fosse una “divinità” che inseminava le piante di riso (si può mettere giù con meno sottintesi sessuali, ma la sostanza è questa).

    Insomma, l’origine di 稲妻 inazuma è 稲の夫 (letto “ine no tsuma”) cioè “l’amante del riso/l’amante delle piante di riso”). Ovviamente, poi, nel tempo, poiché “tsuma” era la pronuncia di quel kanji, si è passati ad usare il kanji la cui pronuncia “ufficiale” e principale è “tsuma” e cioè il kanji di moglie 妻 (a volte cose simili succedono per errore, eh! Un po’ come il congiuntivo che verrà eliminato dall’italiano a furia di errori^^)

    p.s. la frase è: la luce dei fulmini è bella a vedersi, ma è molto pericolosa”.

  134. Ciao! Ho trovato il tuo blog per caso e mi piace molto! =D E penso che lo userò per provare il livello 5 del JLPT! *__*
    Volevo chiederti, che ne pensi di un articolo dettagliato sui radicali giapponesi?? =D
    Grazie in anticipo!
    Irene

  135. E’ in programma da tempo, ma è un lavoraccio. Mah, se si trattasse solo di elencarli non sarebbe una tragedia, ma l’elenco si può trovare ovunque, anche, banalmente, su wikipedia. Il problema è “renderli utili allo studio”.
    Per far ciò il discorso è più complesso, serve parlare della loro origine (cosa rappresentano) ed evoluzione, del loro significato (a volte più d’uno, in kanji diversi).
    Vedremo presto però^^

  136. Ciao, mi sposto qui a rispondere al tuo ultimo commento (https://studiaregiapponese.wordpress.com/kanji-anno-1/comment-page-2/#comment-3197) perchè ormai siamo fuori tema rispetto a kanji del 1° anno.

    ho letto le tue regole e più o meno le conoscevo già a parte i messaggi lunghi faccio del mio meglio (ma alla fine non sono tutte domande è solo che sono prolissa di mio perchè ho paura di non spiegarmi e dettaglio tutto troppo…)

    allora, avevo scritto biribiri… forse mi sbaglio ma l’avatar che ti sei messo non è la railgun di “toaru???norailgun” (??? sta per non ricordo cosa c’è qui in mezzo) biribiri è un suo soprannome (se non sbaglio le dà questo soprannome un ragazzo che subisce la scossa)

    no la parte musica non l’ho messa a stampare però considera che non ho fatto copia e incolla ma ho stampato in pdf le pagine.. cmq ti farò sapere dovrebbero arrivarmi la prossima settimana… ma ovviamente non pago la stampa sono squattrinata anche io… se avessi i soldi sarei a fare il corso intensivo semestrale in giappone…

    infatti alcune cose su mdw non mi sono molto chiare ma avevo rinunciato a trovare un “autore” che mi rispondesse… inoltre ti ho detto ho fatto la prima letta (in un giorno solo) quindi magari devo solo fare più attenzione.. allora vedrò tanto con l’indice dovrei vedere subito a che pagina è l’argomento in comune… li segno e alla fine rimarrano fuori quelli che qui non hai ancora trattato!

    per quanto riguarda RTK in pratica avrai capito che lo uso per avere una lista di kanji in ordine di radicali in comune in pratica… poi sia il libro che gli utenti fanno notare di fare attenzione a kanji simili o a significati simili per il resto tagword storia e tutto le cambio… all’inizio lo avevo accantonato ma poi ho scoperto il sito collegato al libro http://kanji.koohii.com ed è molto più facile… tra l’altro c’è una sezione in cui puoi studiare vocabolario basato sui kanji che conosci già.. e questo è utile per le pronunce anche perchè comunque ricordare le ON e le KUN associandole solo al kanji è un po’ difficilotto (troppo solo mnemonico) mentre vedo che ricordo più facilmente le kun quando le associo a delle parole (come in tutte le lingue so che il vocabolario è un po’ da studiare a memoria) e le ON quando vedo che hanno elementi in comune (spesso kanji + complessi hanno la pronuncia ON di uno dei componenti)…

    sì kaori è la ragazza che ho conosciuto in Australia scusa se non l’ho specificato, avevo preso delle note su cosa scriverti mentre leggevo la risposta precedente e non avevo fatto attenzione nel riportarle…

    ok mi sembra di aver già recuperato tutte le tue note riguardo a kanji con significati simili, poi mi dirai tu quando li vuoi.. ma fin’ora non è che me ne hai scritti tanti.. quanto ti avevo mandato quel file word (era aggiornato al livello 4/5) non so se avevi notato che ho messo parecchi kanji per ogni concetto…anche dove era chiaro che era una cosa diversa ma il concetto si avvicinava prima o poi farò altri aggiornamenti… mi devo prima riorganizzare un po’ i file sul pc..
    じゃまたね

  137. Ho cambiato idea più volte e ho finito per dimenticare che avatar avevo messo! XDDD

    Conosco kanji koohii, ci ho trovato la splendida estensione per Firefox “rikaisama” (si chiama proprio così, non rikaichan), che ti consiglio anche:
    scaricare: http://rikaisama.sourceforge.net/
    Topic esplicativo e per domande: http://forum.koohii.com/viewtopic.php?id=5562
    Ti dico solo che passi col mouse su una parola, si apre il popup con pronuncia, traduzione e… se premi F anche l’audio!!
    Inoltre se lo configuri bene, con un tasto mandi la parola, lettura, significato, audio e frase d’esempio… tutto messo in una nuova carta per il mazzo di anki che tieni aperto in barra!!
    Se ci aggiungi la grande possibilità (per me almeno) di avere il dizionario monolingua… che dire? Un capolavoro. Programma dell’anno.

    Su RTK, se intendi kanji divisi per radicale, posso linkarti qualcosa di utile se vuoi… tipo questo http://japanese.about.com/library/weekly/aa070101a.htm ma magari un po’ meglio^^

    La lista che mi avevi mandato… aveva dei problemi mi pare.
    Certo, correggerla tutta e rimandarla è un lavoraccio, se vuoi possiamo vederne 2-3 alla volta (come con gli altri, ma a un ritmo di pochi kanji per post)

    >> anche dove era chiaro che era una cosa diversa ma il concetto si avvicinava prima o poi farò altri aggiornamenti
    Forse è questo fatto che ricordo come i “problemi” di cui sopra… però se ne potrebbe ricavare un progettino interessante, se ti va apro una pagina dedicata a questo e lì, nei commenti, portiamo avanti la cosa, scrivendo sia le cose giuste che hai messo giù, perché siano disponibili a tutti, sia risolvendo i dubbi che man mano scopri… poi tiriamo le somme e creo una lista, un mazzo di anki, qualcosa insomma, vediamo…
    Sempre che ti vada di partecipare ovvio (^_^)/°”

  138. quindi dici che rikaisama è migliore di rikaichan? sul fisso avevo già scaricato rikaichan e visto più o meno il funzionamento di passare sulle parole.. mi dicevo che dovevo scaricarlo sul netbook che uso più spesso perchè come ti ho detto viaggiando molto ce l’ho sempre dietro e quando sono in attesa di qualcosa lo accendo e ripasso… infatti lo sfrutto così tanto che si sta disintegrando… mi deve durare il più possibile perchè non sono pronta per altre spese… ma sto considerando la prossima volta di passare ad un pad per averlo ancora più portatile del netbook… ma non è che ne capisca tanto…

    già i monolingua arrivati ad un certo punto sono essenziali per migliorare… è l’unico vero modo per capire le sfumature di significato… però bisogna sapere leggere bene la lingua!!! per me sarebbe inutile… ma oggi è uno dei rari giorni in cui sono riuscita a capire un’intera frase senza dizionario…

    a proposito di programma dell’anno… l’applicazione per “apple” (io ho l’ipod) kotoba è davvero utile come dizionario… è offline, ci sono un sacco di ricerche di tipo diverso e quando cerchi una cosa ti da un sacco di informazioni aggiuntive.. considerando che è free è davvero ottima… volevo dire che se ancora non la conosci la puoi consigliare e se tra le varie cose consigli anche le apps se le conosci a qualcuno può essere utile (di solito sono tutte a pagamento quindi scoprirne una free che non sia una lite è spettacolare…)

    ho fatto un sacco di fatica con il 4° grado, trovo che impararli in ordine di “somiglianza” sia più facile… piuttosto che sforzare solo la memoria… quanto ai kanji in ordine di radicale, scusami non ho capito tanto bene se http://japanese.about.com/library/weekly/aa070101a.htm è meglio di RTK o hai anche altre cose ancora meglio di questo sito (lo guardo al più presto).

    dopo che ti avevo mandato la lista non ci siamo più sentiti per un po’ e non ti ho più detto niente perchè sapevo che era un progetto in stand by… per ora il maggiore problema che mi da non sapere la differenza è solo durante il ripasso (perchè dalla parola scrivo il kanji, trovo che il recognition sia più facile del recall!!) non so a quali problemi ti riferisci come ti ho detto erano appunti quindi scritti un po’ come venivano ma le fonti eravate tu e mahou (che mi pare che mi hai consigliato sempre tu…) quindi penso che come parole dovrebbero essere giuste… so che è un lavoraccio e non mi aspettavo che me la rimandassi corretta ma speravo che aprissi questo progetto sul blog (magari anche gli altri studiando i kanji si chiedono come mai ce ne sono tanti simili)
    comunque in quel file avevo scritto tutti i confronti che mi venivano in mente tra concetti simili o attinenti, giusto per tenerli sempre sott’occhio… per esempio ricordo sicuramente i diversi tipi di parlare e di pensare… li ho messi tutti quando li incontravo anche se per molti mi era abbastanza chiara la differenza…

    sì se posso e se riesco ad essere utile ti dò una mano (tra l’altro questo argomento te l’ho proposto io) ma mi chiedo in quanti leggano metodicamente tutti i commenti… magari tu apri la pagina io ti mando in un commento tutti i kanji che mi vengono in mente relativi ad un solo concetto e tu li dettagli nella parte principale dell’articolo in alto… (ed eventualmente ne aggiungi se ne ricordi altri) cosa ne pensi? o magari cominciamo in qualche modo e vediamo come va e facciamo gli aggiornamenti strada facendo…

    in un commento precedente hai detto che con l’ime quando scrivi e ti propone i diversi kanji per quella pronuncia ti spiega anche come sono usati… credo di aver notato una cosa del genere ma è scritto tutto in giapponese… chissà se usando ime e rikaisama in combinato arriverò a capirci qualcosa…

  139. Non sono alla vostra altezza ma sono uno dei tanti che legge “tutti” i commenti, e soprattutto li salva e li mette da parte in singole catelle per argomento, arriverò anche io al punto di averne bisogno e li avrò già pronti per essere usati.
    Grazie fin da ora 天使 (てんし).
    ありがます追うござい

    1. Io ero convinta che tu fossi più avanti… Infatti quello che hai scritto non l’ho capito ( ho solo un sospetto ma aspetto l’illuminazione dal sensei)… Scusami sei tu che hai detto che tieni un raccoglitore con gli argomenti delle lezioni? Ti vorrei chiedere alcuni dettagli ma sto scrivendo con l’ipod ora…
      Oyasumi!
      Tenshi

      1. è anche vero che un detto molto saggio dice più o meno: “se senti rumore di zoccoli devi pensare ai cavalli” nel senso che è meglio pensare prima la cosa più semplice piuttosto che farsi viaggi su cose elaborate… ma avevo notato la somiglianza quasi totale di sillabe con 有り難うございます。 ma mi vergognavo… credevo di aver letto “grazie” solo perchè con ARIGA all’inizio è stata la cosa più banale a cui pensare!!! quanto al commento successsivo “誰かに追いかけるってと思っていました。” io ci leggevo “ho pensato: chi è che è INSEGUITO?” forse mi sono fatta trarre in inganno dal NI che ho preso come “complemento di termine”? non sono sicura si dica così, la grammatica è il mio punto debole anche in italiano… intendo DAREKA NI = A CHI, come in ANATA NI = A TE (PER TE).

  140. Sì rikaisama è su tutt’altro livello, anche se lo usi solo per l’audio… e poi non è un “programma” vero e proprio, solo un’estensione, un micro-programma che si “lega” a firefox. Ti dico, mi ci è voluta qualche ora a capire le funzioni più complesse (per esempio come inviare dati ad anki in modo che crei automaticamente una carta con audio dalla parola che hai selezionato). Ad ogni modo per le cose più complesse penso che farò un articolo.

    Apple… non uso nulla di apple e non so nulla di apps purtroppo. Sono refrattario ai cambiamenti? Sono allergico al marleting aggressivo? Ai posteri l’ardua sentenza…

    >> penso che impararli in ordine di “somiglianza” sia più facile…
    Anch’io… Ho usato KanjiABC di tamura e foerster, un ottimo libro che sceglieva di riportare solo le pronunce indispensabili e il significato, per essere coinciso e aiutare a memorizzare, mentre il suo punto forte era proprio l’ordine basato sulla somiglianza, su elementi comuni che non sono proprio i radicali cui i vari kanji appartengono, ma delle “componenti” più caratteristiche.
    Per esempio, prendi 浅 (asai) e 残 (nokoru). Il loro radicale è la parte piccola a sinistra, ma il kanjiabc li cataloga in base alla parte di destra che i due hanno in comune!
    SPECIE nel tuo caso, che come me quando l’ho preso, hai iniziato da un po’ (risulta meno efficace se uno ancora non ha visto nemmeno un kanji perché il difetto è che non può partire da quelli del 1° anno e proseguire, deve seguire un ordine tutto suo), questo secondo me è il libro giusto, proprio per l’organizzazione, molto curata, con cui sono presentatii kanji… se lo trovi però, non so se è ancora in stampa^^
    p.s. Il sito che ti dicevo era solo un esempio di sito che propone i kanji divisi per radicale, visto che avevo capito che usavi rtk solo per questo e io, di mio, non amo rtk^^ (studiare 2000 kanji con 2000 storie, ma nemmeno una pronuncia è a mio parere una stupidata enorme).

    Allora, ho aperto la pagina ad hoc, cominciamo a parlarne nei commenti, man mano che tiro fuori discorsi decenti o tu copincolli le parti del tuo file che sono “già pronte” (ah, andiamo con ordine, a partire dai kanji più semplici)… man mano, dicevo, aggiorno la pagina del progetto… alla fine della cosa nessuno dovrà spulciarsi i commenti, vedrai (-_^)

    1. >> hai detto che con l’ime quando scrivi e ti propone i diversi kanji […] ma è tutto in giapponese… chissà se usando ime e rikaisama…

      La cosa non è semplice, rikaisama non puoi usarlo sulla finestrella dell’ime e non puoi nemmeno copiare quelle scritte in giapponese. L’unica è usare lo yahoo answer nipponico (o siti simili come goo o okwave), semplicemente cercando, anche su google, le due parole scritte con kanji diversi e poi aggiungendo “chigai” (p.e. se googli 暖かい 温かい 違い trovi sicuramente una spiegazione di cosa li differenzia… ma sarà tutto in giapponese, per questo è un progetto che mi richiederà molto tempo: tantissimi vocaboli, tante ricerche in lingua …ci vorrà tempo)

  141. Rieccomi qui.
    Scusate ma non mi ero accorto dell’errore nella frase(arigatou-gozai-masu) ありがとうございます avevo toccato inavvertitamente la barra spaziatrice e avevo inserito un kanji. Magari fossi più avanti come pensavi tu, è solo un anno che a fasi alterne studio la lingua ed ho appena iniziato a toccare i kanji, io sto usando il dizionario maxi della Vallardi(di Marina Speziali) dove per ogni singolo kanji mi danno numero, letture on e kun, sequenza dei tratti ed esempi del kanji abbinato con altri (es. 正 SEI-giusto(sost); originale(abbr.) SHŌ-maggiore, superiore(davanti un numero); 正式な seishiki na(uffuciale, formale)
    Comunque faccio prima a postare un paio di pagine scansionate, sicuramente sarà più chiaro, ma lo farò domattina e non ora in questo momento di insonnia e con il resto della casa addormentato(beati loro!)

      1. Difatti ho pensato: 誰かに追いかけるってと思っていました。 XD

        Io studio da tempo come autodidatta, dovrei decidermi a prendere seriamente la cosa, la voglia di studiare c’è, il tempo un pò meno.

        Ad ogni modo stimo chi vuole imparare questa lingua, perchè la ritengo fantastica a dir poco 🙂

      2. TRaduco per gli altri utenti (“ho pensato: chi è che insegue?”) … però oikakeru, come “ou” è transitivo: dareka WO oikakeru.
        Scusa Francesco, è una mia “deformazione professionale”, devo correggere tutto quel che vedo^^

      3. Non è importante, Diego, non perder tempo a correggere i typo, si capisce e capita a tutti… io dico sempre che sono un perfezionista e che ci tengo, ma negli articoli, se si tratta dei commenti, pazienza, va benissimo prendersela più comoda esser più “rilassati” ^_^

    1. @diegosauro – ciao sì avevo già visto dei dizionari del genere quindi se volevi scansionare le pagine per far capire cosa intendessi secondo me il tuo commento è chiaro… volevo chiederti se potevi spiegarmi un po’ come avevi organizzato il tuo raccoglitore per prendere spunto… (io all’inizio avevo una sola fonte per il giapponese e quindi avevo dei file sul pc ben ordinati ma da quando ho scoperto tanti nuovi siti a furia di salva e salva ho fatto un casino… i miei appunti sono decine e decine di file word sparsi quindi li vorrei organizzare meglio… e magari stampare e fare una cartella come te… se posso evitarmi di fare troppi tentativi sarebbe meglio!!! per non intasare troppo questa pagina potremmo spostarci in chat… nel senso se mi scrivi lì poi vengo a vedere….
      se potessi mi faresti un grande piacere, grazie,
      天使 (てんし)

      1. Se ho tempo ti mando l’immagine delle cartelle che mi sono fatto sul desktop, io a parte questo uso un quadernone a spirale di quelli che hanno i fogli staccabili già con i buchi fatti per inserirli su un blocco ad anelli.
        A tempo perso mi trascrivo le cose più importanti dei vari post tra Riccardo e noi tutti e li metto in salvo.
        io giro con i mezzi perciò mi porto dietro quello che mi serve al momento e ci studio sopra.

  142. Non si finisce mai di imparare ^_^

    Ad ogni modo il fatto di essere un appassionato di anime mi ha aiutato molto nello studio, e stato lo stesso per voi?

    Spesso mi chiedo, se esistano in italia corsi validi di lingue orientali, e quindi di Giapponese…

    Piccola curiosità: Ho sentito dire per la prima volta l’accezione 追いかける ascoltando una delle tante sigle di One Piece.

    1. Diavolo sì! Nel mio caso sono stati l’occasione e il mezzo per imparare. Non si impara una lingua come il giapponese senza sentirla pronunciare mai… non importa cosa, ma bisogna guardare e ascoltare tanto… che siano film o che siano anime^^

  143. 風当たり ti posso chiedere un piacerino… お願いします?!? appena hai tempo…. se mi puoi guardare un po’ un file (è solo una pagina e le cose effettive sono poche righe)…

    tu avevi detto che è bene provare anche a comporre e io ho scritto una mia presentazione personale sulla base di strutture che avevo imparato nel corso audio… poi l’ho mandata a kaori per la correzione ma non mi sono chiare le sue correzioni… in italiano magari ci capiamo meglio…

    ho fatto un file .doc per evidenziare le differenze tra quello che volevo dire, quello che ho scritto e la sua correzione… come ti ho detto il testo non è lungo…

    il link: http://www.mediafire.com/view/?ecj2sc1m939ag29

      1. grazie! beh mi sono iscritta qua soprattutto per la grammatica lo so è meglio che ti concentri sulle cose generali piuttosto che sulle singole frasi perchè dai frasari non è che si impari tanto…. ogni tanto mi sforzo di “comporre” quando le scrivo, l’ultima volta le ho descritto alcuni eventi di una vacanza e devo guardare le correzioni… e mando sempre poche cose perchè so che ha una vita piuttosto piena… grazie mille per i commenti e per quel link mi sto già iscrivendo per provarlo… ho altre cosette meno importanti della presentazione che mi capita di usare quando la gente mi dice “dimmi qualcosa in giapponese” allora mi sono preparata perchè altrimenti non sapevo mai cosa dire se non cominciare a elencare tutte le cose curiose… però sì in tutte queste correzioni tante volte mi sembra che la frase finale non ha proprio esattamente lo stesso senso e se usa un sinonimo come il caso di sai mi chiedo ma se non è sbagliato perchè lo ha cambiato… quindi sono i commenti la cosa più importante per capire la correzione…

        invece per quanto riguarda il progetto va bene il modo in cui ti ho scritto la prima proposta?

  144. Spero Francesco mi scusi se uso la sua frase per qualche lezione, ma visti i dubbi di Angela, rieccomi ad usarla e sviscerarla un po’ (è più complessa di quel che sembra)

    >> quanto al commento successsivo “誰かに追いかけるってと思っていました。” io ci leggevo “ho pensato: chi è che è INSEGUITO?”

    Ora che noto un altro problema è quel “tte to” che sono equivalenti… è una ripetizione, o scrivo “tte” o scrivo “to”…. di solito, ma possiamo “forzare una traduzione”. Inoltre in effetti è “dareka” qualcuno, quindi in versione meno libera ciò va rispettato.
    “ni” = “da”, mentre inseguire qualcuno avrebbe usato “dareka wo”.
    L’altro problema è la forma del verbo, che dovrebbe essere -te iru per “sono/sei/siamo inseguito”. Inoltre omotte imashita implica una continuità, una durata nell’azione ormai conclusa (quindi ho pensato per tot tempo e poi ho smesso) oppure l’aver pensato qualcosa in un dato momento, da parte di una terza persona (quindi “Lui pensò:”)
    Quindi, riformulo, diventa:
    Pensavo: “Dice che sarà/sarò/saremo inseguiti da qualcuno?!”

    >> DAREKA NI = A CHI, come in ANATA NI = A TE (PER TE).
    dareKA = qualcuno (dareka ni = a qualcuno) …solo SE il verbo regge “ni” come complemento di termine, non è detto che sia così. D’altronde “a” regge il complemento di termine (dare a Mario) ma anche quello di stato in luogo (stare a Roma), nulla di strano se “ni” cambia funzione con verbi diversi.
    dare ni = a chi
    …fatte salve le stesse osservazioni. “ni” può avere più funzioni a seconda del verbo che lo regge.

  145. Per il momento stacco, domani ti stresso un pò con qualche dubbio, e magari ti chiedo un paio di esempi sempre utilizzando il verbo ou(iseguire), più che altro per chiarire l’uso nella forma passiva e viceversa ^_^

    1. Non lo intendevo come una forma passiva, che se l’hai presente, come credo, si costruisce in un altro modo… Cioè, come dicevo, forzavo una traduzione… cioè “dareka ni” può essere solo complemento d’agente per “oikakeru”, ma al tempo stesso. è vero, oikakeru è solo forma attiva… anche per questo, ripeto, parlavo di “forzare una traduzione”, non c’è modo di considerare naturale quella frase dall’inizio alla fine, a prescindere dal contesto. Mi spiace, come dicevo sopra a Tenshi, ero al 15° messaggio ieri e iniziavo a friggere… non era traducibile così com’era, mea culpa. Le opzioni per tradurle richiedono il cambiarla in uno di questi due modi (o tengo il verbo o tengo il complemento d’agente):
      1. dareka ni oikakerarete’ru
      2. dareka wo oikakete’ru
      Insomma la questione è se è inseguito da qualcuno (1) o sta inseguendo qualcuno (2).
      Senza la forma in -te+iru diventano tempi futuri perché non descrivono più la condizione della persona.
      Sostituendo “ni” con “wo” va tutto a posto (a parte lo strano “tte to” che però tutto sommato posso tradurre come dicevo: Ho pensato: “dice che…”).
      Dareka wo oikakete’ru to omoimashita è con tutta probabilità la frase voluta (la più semplice di quelle che possiamo fare).
      Tradotta sarà:
      Ho pensato: “sta inseguendo qualcuno?”

      Fammi sapere se invece di chiarire ti ho solo reincasinato le idee e scusa per la confusione di prima del passivo.
      (^_^)/°”

  146. Non ho ancora studiato la forma passiva, ad ogni modo questo tuo ultimo post è chiarissimo e non lascia spazio a dubbi!

    Giustamente come dici te, è necessario utilizzare la forma -te +iru perchè voglio indicare uno stato/condizione in cui si trova il soggetto.

    So che ‘to omotte imasu’ indica un ‘idea che ho in testa da tempo’, mentre con l’uso di “to omotte imashita” volevo indicare che ‘fino a poco fa, pensavo che, credevo che’

    1. Stranamente “to omotte iru”, a prescindere dal tempo a cui coniugo iru, indica il pensare di una terza persona.
      A seconda del contesto però capisco se si riferisce ad una prima persona, cioè a ciò che io, parlante, sto pensando… solo che in questo caso significa qualcosa che ho pensato per un po’ di tempo, “che ho in testa da un po’”, come dici, ma con ciò non intendo necessariamente un riferimento alla mia opinione sulla data cosa… per esprimere ciò che penso, come opinione personale, basta il presente “to omou/omoimasu”.
      Diciamo che “to omotte iru” riferito alla prima persona vale se voglio dire “ho sempre pensato che (e lo penso ancora)”. Invece “to omou” annuncia l’opinione che mi sono appena fatto sul tema della discussione.

      Quando uso un passato (qualunque) l’azione è compiuta.

      “to omotte imashita” significa che ho pensato quella cosa per un certo tempo continuato …e poi ho smesso… ad esempio “ho sempre pensato che blablabla (ma ora non lo penso più)”.

      “to omoimashita” significa che ho pensato una cosa, ad un certo punto nel passato. Ad esempio “ho visto la cosa A e subito ho pensato B”. L’azione di pensare è conclusa ed è durata solo un attimo, quindi uso “to omoimashita”.

  147. Ciao ^^
    stava guardando il tuo post su mdw dei classificatori e incontro questa frase
    私には三匹の猫と二匹のハムスターがあります。
    In questo caso, visto che si sta parlando di animali e quindi animati non si dovrebbe usare imasu apposto di arimasu ?

    Grazie

  148. @ Riccardo, volevo chiederti se con un coreano si può parlare giapponese ?
    o meglio in Corea hanno una lingua loro o parlano giapponese o cinese ?

    1. Parlano coreano! ^__^
      La scrittura però, che oggigiorno assomiglia a dei “geometrici kanji” ma in effetti è alfabetica/sillabica, è stata costruita a tavolino! Un tempo non era questa, usavano i kanji e sono stati loro a farli “arrivare davvero” in Giappone (a parte i primi contatti ufficiali Giappone-Cina che avvennero tramite spedizioni e ambasciatori).
      Se vuoi sapere qualcosa di più sul coreano moderno prova a guardare questa immagine (è in inglese, ma è un inglese semplice… è il coreano che è complicatuccio finché non ci fai l’abitudine^^):
      http://themetapicture.com/learn-to-read-korean-in-15-minutes/

  149. Non so se questa è l sezione giusta per la mia domanda, ma te la faccio lo stesso.
    Ieri sera stavo guardando un video su YouTube. Nel video erano raccolti spezzoni di vari dorama e i dialoghi tra i personaggi erano poi usati per spiegare delle regole di grammatica. E fin qui tutto bene.
    Ad un certo punto, una ragazza dice “machinasai”, che viene prontamente tradotto con “aspetta, per favore”. Mi è sembrata una traduzione poco accurata, più adatta a “matte kudasai” o “matte choudai”, ma ci poteva stare. La cosa che invece mi ha lasciato perplessa è stata la spiegazione grammaticale: “machi” dal ren’you di “matsu” (ok) e “nasai” dalla contrazione di “kudasai”… eh?
    Ho sempre saputo che “nasai” è il meireikei di “nasaru”, a sua volta forma onorifica di “suru”. Non mi sembrava che avesse molto a che fare con “kudasaru”…

    Signor Kaze, solo lei mi può aiutare a capire! 🙂

  150. Inutile che ti dica che di imperativi in giapponese ce ne sono mille e più.
    Machinasai, matte kudasai, matte choudai hanno tutti sfumature diverse.
    Il primo ha un che di paternalista (anche se in gen. lo usano più le donne, quindi “maternalista”? XD) è cortese, ma usato da una posizione sociale più elevata… che sia la madre/il padre col bambino, il capoufficio con l’impiegato.
    Matte choudai è un termine cortese, sì, ma al tempo stesso familiare e più prettamente femminile.
    Matte kudasai …sarebbe neutro. E dico “sarebbe” perché sempre meno gente, pare, usa il kudasai come sarebbe giusto (specie come verbo “dare” a sé stante… es.: koohii wo hitotsu kudasai ormai per gli uomini è solo “koohii, hitotsu”) e decisamente più cortese.
    Rendere in un modo diverso… non so, dipende dal tono.
    Machinasai spesso è abbastanza perentorio e l’avrei tradotto solo con “Fermati!”
    Certo, però c’è ben di peggio come perentorietà. Ad esempio “matte” o “matte tteba!” (perché “tteba” = “Ti ho detto” è espressione colloquiale), ancor più brusco è “mate!” o, ancora di più “matsu-n-da!”.
    Insomma, le varianti sono talmente tanti che non ha senso associarle ad una precisa traduzione italiana, perché non ne abbiamo abbastanza di sfumature… meglio basarsi sul tono -_^

    1. Aaah! Ho scordato un pezzo!
      Si hai assolutamente ragione, nasai non è assolutamente contrazione di kudasai.
      “nasai” è sia la ren’youkei che la meireikei di nasaru (così come kudasai lo è di kudasaru). Poiché la ren’youkei può essere usata anche come imperativo (es. “o-damari!” = “Faccia silenzio!”) non so dirti come venga considerata questa forma, se ren’youkei o meireikei… è un imperativo, dirai, quindi è meireikei, ma appunto, la ren’youkei può essere usata come imperativo e, se non bastasse, posso usare espressioni cortesi come okaerinasaimase o oyasuminasaimase che usano (come “irasshaimase!”) la ren’youkei+mase (dall’ausiliare “masu” che già conosci, ma forse non sapevi avesse altre forme a parte masu e masen).
      Ve be’, poco importa se ren’youkei e meireikei sono uguali con questi verbi, non cambia nulla.

      Una fatto interessante però sui verbi all’imperativo con nasai è dato dalle possibili contrazioni. In una canzone anni fa trovai per la prima volta quest’espressione:
      “mite minasai” = “Prova a guardare”
      (forma in -te + miru = Prova a …però a volte questo significato è molto “tenue” e serve più ad attenuare l’imperativo)
      Quest’espressione si può trovare in 3 modi:
      mite minasai.
      mite mina.
      mite mi.
      Attenzione a non confondere nasai abbreviato in -na!
      damarina! = Taci!
      damaru na! = Non tacere!
      Altri imperativi per miru sarebbero “mite (kudasai/choudai)”, “miru-n-da” (miru no da!), “miro!”, “miyo!” (attenzione è diverso da “miyou!”)… ma anche “miyou” esortativo si può usare come imperativo cortese… spesso i libri dicono “kono kotoba wo oboeyou” (impariamo queste parole…. ma non è che deve impararle anche l’autore, no?).
      E molti altri imperativi potremmo citare se salissimo nei gradi di cortesia.

      1. Come sempre, grazie della risposta dettagliata e per aver risolto il mio dubbio! Certo che ne girano di sedicenti maestri, eh?

        Buona domenica, Kaze! Ora vado a leggermi il post su Tanabata…

  151. Ciao io sono nuovo! complimenti per l’ottimo lavoro del sito e grazie mille per l’impegno che ci metti!
    Io volevo solo chiederti consigli sulle modalità di studio..ho comprato i 2 libri di corso della hoepli e la grammatica di Marino della Zanichelli. Adesso sto studiando la grammatica e faccio esercizi per imparare i kana ( i tuoi gyou sono utilissimi^^), il corso nn lo riesco ad usare ancora perchè non è molto spiegato( tra l’altro non mi piace per niente come è fatto il corso dell’hoepli, secondo me non è da autodidatta), molte cose sono già in giapponese e nn capisco cosa si deve fare perciò aspetto di sapere meglio la lingua. Invece per quanto riguarda i kanji.. cm dovrei studiarli? io ho pensato di usare diversi siti, tra cui il tuo, renshuu e joyo kanji.it impararne 5 al giorno con ordine di kaku e grafia, ovviamente ho scaricato anche anki, ma quello lo userò per ripassarli.
    Hai dei consigli da darmi? cosa dovrei fare per prima? come mi devo concentrare e su cosa?i kanji? grazie mille in anticipo e ancora grazie per il lavoro che svolgi! rispondi pure con calma! buona giornata

  152. Nell’indice, sezione kanji, trovi il link a questo post e altri.
    Tra le altre cose spiego perché non è il caso di imparare numero e ordine dei tratti… basta imparare le regole per contare il numero dei tratti e, a voler esagerare, le regole che influenzano l’ordine nel tracciare i tratti di un kanji… Imparare un numero per ogni kanji e il preciso ordine in cui tracciare i tratti dei kanji, per CIASCUNO di 2136 kanji e più… be’, checché ne dicano professori e sedicenti esperti sul web… non solo lascia il tempo che trova, ma penso sia addirittura dannoso perché più cose immagazzini in memoria meno spazio ti resta per il resto… farai solo fatica a imparare dati vuoti.

    Il numero dei tratti serve per cercare sui dizionari in base al numero di tratti nel kanji. Se però hai studiato un kanji ti ricordi almeno una pronuncia, se non l’hai studiato non sai il numero di tratti, se l’hai studiato e non ricordi la pronuncia, ma ricordi il numero dei tratti… be’ è la prova che ho ragione: ricordare cose inutili sacrificando cose utili, non è opportuno.
    Oggigiorno poi esistono altri metodi per cercare un kanji, molto più efficaci… richiedono di saper contare il numero di tratti in un kanji o di tracciarlo decentemente al pc… ricordare il numero di tratti a memoria è ormai inutile.

    L’ordine dei tratti invece serve per scrivere “bene”, in modo elegante. Di norma in Giappone se ne devono curare i calligrafi… non si viene interrogati sull’ordine dei tratti di un kanji al liceo… e se magari si potrebbe immaginare (ci credo poco) una brutta figura nel tracciare un kanji molto semplice nell’ordine sbagliato… di certo NESSUNO si aspetterà mai da uno straniero la perfetta conoscenza dell’ordine dei tratti (visto che già sgranano gli occhi se dici “arigatou gozaimasu”).

    p.s. il libro in commercio più adatto per autodidatti è il giapponese a fumetti. Tra i corsi prettamente didattici, adottabili da un’insegnante, quello hoepli è il migliore per un autodidatta, semplicemente perché gli altri sono improponibili. Quello di Susanna Marino è buono, ma ha il limite di essere quasi del tutto una grammatica, più che un corso, e di essere molto breve. Visto che ce l’hai però, io partirei da lì.
    Detto per inciso, io ho usato quello hoepli da autodidatta (ma l’ho lasciato nel giro di 5-6 unità).

  153. Ok, si infatti mi sembrava impossibile imparare l’ordine di tutti i kaku! già i kanji sono difficili così! mi hai tolto un peso xD.Comunque quella di marino la consiglio a tutti, so che è molto breve ma intanto ti da un’infarinatura ed è spiegato molto bene, chiaro, in italiano ma con kanji e kana, per l’hoepli appena finisco kana l’ inizierò visto che ormai l’ho comprato ( oggi ho finito hiragana grazie per i tuoi post utilissimi!) Comunque grazie anche al tuo sito adesso ho tutto molto più chiaro e le cose incominciano ad ingranare! in questi giorni ho finalmente capito la natura del kanji che prima mi era oscura (arigatou^^)Grazie per la risposta, prenderò a breve quello a fumetti! e riposterò a breve con altre domande immagino! buona serata
    jaa mata ne^^

  154. Ciao! io volevo chiederti un consiglio, vorrei addentrarmi meglio nella cultura giapponese, leggerne un po’ la storia, i miti, capirne il folclore e magari vedere anche qualcosa sulle diverse regione e le differenze tra nord sud ovest ed est. Avresti qualche libro da consigliarmi?o qualche sito è uguale! grazie mille in anticipo buona serata e grazie come sempre!

    1. Questo è serio, “normale”…
      Stefano Vecchia, Giappone, POLARIS
      …è una guida turistica solo in teoria, in effetti è un pregevole libro sul Giappone, che della guida turistica non ha proprio nulla.
      Quest’altro usa l’ironia nel descrivere il suo viaggio dal sud al nord del Giappone (seguendo la fioritura dei ciliegi), ma soprattutto nel descrivere i giapponesi, nel bene e nel male, e le differenze culturali che possono causare il ben noto fenomeno detto “culture shock” ^__^
      Il titolo è: W. Ferguson, Autostop con Budda, Feltrinelli

      p.s. questo topic serve SOLO per le domande di lingua giapponese, leggi il post a inizio pagina per decidere dove postare la prossima volta.
      Ciao (^__^)/°”

  155. Ho letto anche questi commenti,copiando qualche parola interessante. Lo studio di una qualsiasi materia secondo me e’ incentivato anche dalla curiosita’. Dewa mata.                                  ジュリアーノ

  156. Ho trovato questo nome scritto in kanji, e ho provato a capirne il significato.
    天沢政治
    あまさわせいじ=amasawa seiji
    天沢聖司
    queste sono due versioni diverse dello stesso nome, ma non sono riuscito a trovare
    il significato degli ultimi due kanji(聖) (司), puoi aiutarmi?
    P.S. a dire il vero non sono riuscito a trovare proprio i kanji, nel mio dizionario perlomeno).

  157. Il primo kanji è quello di “sacro”, il secondo è quello di “capo”, o meglio “office worker” per capirci (si usa per indicare “i superiori” nella parola 上司 ma come puoi immaginare è il primo kanji a dare la sfumatura di qualcosa di superiore: superiore+officeworker = “i superiori/i capi” ecc.

    In 天沢政治 la parola 政治 vuol dire politica. Come avrai visto, invece, ame, ama/TEN equivale a quel che chiameremmo “i cieli” o “il Cielo”.
    Sawa/TAKU invece significa palude.

    天沢聖司 si legge in vari modi (es. Amazawa, Amesawa…), idem per il nome a seguire (se usi rikaichan puoi passare al dizionario dei nomi e leggerai… Kyoji, Kiyoshi, Satoshi, Seishi, Seiji. Ovviamente solo alcune sono letture “decentemente comuni”^^.

    Detto ciò, vedo che questo nome, scritto proprio come dici, è in Mimi wo sumaseba (I sospiri del mio cuore) di Miyazaki… l’hai preso da lì? ^__^

  158. Sì Riccardo, proprio da lì, mi hanno prestato il DVD e lo sto vedendo in questi giorni
    (è la seconda volta che lo vedo, perche mentre all’inizio guardo il film, poi dopo cerco di ascoltare meglio l’audio).
    Ho sentito alcune espressioni o semplici parole diverse dal solito “giapponese” da anime, e credo che lo ascolterò almeno altre due volte per cercare di memorizzare al meglio quelle parole prima di restituirlo.
    Grazie per l’aiuto comunque, sei sempre “er mejo”

  159. volevo sapere se uno a dicembre può fare l’esame per n5 e n4? O l’istituto non lo permette ? e se si può sapere gli argomenti o meglio come saranno i test ?

    1. Ciao, il test viene fatto contemporaneamente, nelle diverse aule a seconda del livello. Quindi non è possibile sostenerne due contemporaneamente. Se ti senti pronto per il livello N4 (che è un salto relativamente ragguardevole in termini di conoscenze di kanji e grammatica rispetto al livello precedente) punta a quello. Qui trovi la guida ufficiale all’esame al sito dell’istituto giapponese di cultura: http:// http://www.jfroma.it/corsi/guidebook_e.pdf

  160. Ciao scusami xD È una domanda un pò particolare .. mm.. faccio video su youtube e come introduzione del video (la parte del “bentornati a quest’altro mio video”) e mi interesserebbe sapere come dirlo in giapponese: “Bentornati a quest’altro mio video” o anche “Benvenuti a questo mio video di [giocoacaso]”… scusa per la strana richiesta xD

    1. Ci sono vari modi, a dire il vero, per scrivere la prima parte (questo video di [gioco])… posizionando in modo diverso le parole… ho visto su google con qualche gioco a caso che la più popolare sembra essere questa
      この[nomegioco]ビデオにようこそ!
      kono [nomegioco]-bideo ni youkoso!
      Ho tolto “mio” perché la frase a farla precisa precisa diventava pesantissima… boku no kono gioco no bideo ni youkoso (penso che se la leggi ad alta voce, anche senza capire, te ne accorgi)

  161. Domanda di Faraway in questo post
    Dovrei formare una frase chiedendo ad un ipotetico B se nella sua città c’è un ufficio postale o una banca.
    L’inizio mi risulta facile: ”anata no machi ni yuubinkyoku ka ginko…” ecco dopo ginko mi blocco. Non mi sembra ci voglia la particella ha, ma non so perchè mi verrebbe da mettere la particella ni o di nuovo ka.

    Nessuna di quelle particelle. Il dubbio “lecito” di norma è “wa” o “ga”.
    Ni o ka non sono giustificate… (beh, dopo vediamo meglio).
    Intanto hai già un “ni” nella frase. Di solito è un brutto segno per un secondo “ni”: difficilmente troverà spazio. Ma soprattutto “ni” nel primo caso indica lo stato in luogo (NELLA tua città c’è…?), se lo mettessi dopo ginkou cosa avresti? Nella tua città, nella banca o…
    Non ha senso.
    KA può ancora essere giustificata se non usi i due sostantivi come soggetti della frase.
    Ma andiamo con ordine.
    Nella tua città c’è un ufficio postalo o una banca?
    Il verbo è “c’è” (esserci/trovarsi) per cose inanimate, cioè è ある no?
    E difatti appropriatamente (nel 90% delle volte almeno) ある va con に …e noi abbiamo: あなたの町に
    Dunque la frase avrà questa struttura:
    あなたの町にAかB?ありますか。 (A, B sono poste e banca, è ovvio)
    A questo punto il dubbio di molti è: al posto di “?” metto は o が?
    Ti insegno un piccolo trucco.
    Prendi la frase italiana e guarda due cose:
    1) il sostantivo è preceduto da “uno/una/dei/degli…” insomma, dall’articolo indeterminativo?
    2) la frase italiana ha il verbo prima del soggetto?
    Se la risposta è sì alla seconda domanda, allora puoi essere abbastanza certo/a che dovrai usare が (la domanda 1 non dà la stessa garanzia, ma aiuta).
    inu GA arimasu = c’è un cane
    inu wa arimasu = il cane (quello di cui abbiamo parlato) c’è./il cane c’è (ma del gatto non so nulla). (nb so che qualche prof può averti detto che non si scrive così, ma il fatto è che non si scrive così DI SOLITO, in realtà è possibile)
    Come detto la nostra frase è “Nella tua città c’è un ufficio postalo o una banca?”
    …e il verbo viene prima dei soggetti… che usano l’articolo indeterminativo.
    Ci sono pochi dubbi allora, si usa が (non は) …e a ragione, perché sto chiedendo un’informazione ma questa informazione chiesta non è RIGUARDO A una certa banca (cioè non ho la frase “riguardo alla banca di cui parlavamo… c’è?), l’informazione per intero è “la banca c’è??”

    Quando uso AかBか …?
    Come dicevo più su, poi, se non usi i due sostantivi come soggetti diretti della frase, la frase può funzionare anche con KA al posto del punto di domanda. Cioè vedendola in un altro modo, se posso dire “Una banca? Un ufficio postale? Cosa c’è?” (con soggetto della frase “cosa”), allora posso usare due “ka”.
    yuubinkyoku ka ginkou ka, nani ga arimasu ka
    La frase però è diversa da prima! Rende d’obbligo il fatto che una delle due cose ci sia!

    Quando in AかB sono soggetti della frase …o anche se non sono soggetti ma complementi, quindi con la maggior parte delle particelle… Hai AかB+particella.
    Es.1) basu ka densha ga matteiru to omou no?
    Pensi che l’autobus o il treno ti stiano ad aspettare?
    Es.2) meeru ka denwa de gorenraku wo negaimasu.
    La prego di contattarmi PER ( = DE) email o telefono.
    …e tutto ciò per un motivo semplice. Per come è fatta la costruzione “A o B” (AかB) è difficile che siano tema della frase, sono di norma parte dell’informazione richiesta o data e quindi non usano la particella del tema perché non sono quasi mai tema…

    ,,,,ma capita!
    Se voglio dire ad esempio
    Es.: “Riguardo a (scegliere) la cosa A o la cosa B, fai così…”
    “La cosa A o la cosa B” preso tutto insieme è il tema della frase! …e, ti suonerà strano, il risultato è che scriverò: “ABかは、(resto della frase)”.
    Es.3) karee ka omuraisu ka wa, docchi wo ryouri shite mo, boku wa okkee desu!
    Riguardo a “curry o omu-rice”, qualunque cosa cucini per me è ok.

    Ok, direi che è tutto.

  162. Il tuo blog è molto interessante, mi piacerebbe leggerlo dai primi post (non per argomento ma proprio in ordine cronologico. C’è una sezione ordinata per anno? dal calendario post dovrei sfogliare mese per mese diventa troppo lungo.

    Ciao

    Sadako

      1. Grazie…poi fruga fruga ho visto che c’era l’archivio mese/anno 🙂
        Ho studiato giapponese per un pò di tempo e ora sto cercando di riprenderlo.
        Mi gusterò la lettura del tuo blog partendo dai primi post 🙂

  163. @Riccardo
    Ciao sensei, ho ripreso tra le mani il primo libro che io abbia mai letto dove ci fossero parole in giapponese:”Shogun” di James Clavell(ambientato nel periodo del 1600).
    All’interno del libro ho trovato molte frasi, vorrei pian piano proportele per capire se posso fidarmi delle traduzioni oppure no.
    ES. ho trovato scritto “tomodashi” amico, non tomodachi, pensi che sia un errore oppure nel periodo in questione forse si usava così?(tu hai vissuto in quel periodo, no?)
    Trovo scritto: tutti i verbi sono regolari, e terminano in Masu e se volete potete dire quasi tutto usando solo il presente.
    in una frase negativa aggiungete Masen invece di Masu; Yukimasu significa: io vado, ma anche tu, egli,ella, noi, voi, essi vanno, o andranno e anche potrebbero essere andati.
    Tsuma significa moglie ma anche mogli, Shokuji wa madaka? Kyaku wa….
    sazo kufuku de oro, ne?
    quando mangiamo? forse gli ospiti hanno fame.
    Che dici possono, secondo te, essere attendibili? Chi ha fatto la parte della lingua Giapponese sapeva il fatto suo secondo te?

  164. 友達 TomodaChi.  -dachi deriva dal suffisso plurale tachi 達 che come pronuncia alternativa, anzi, come pronuncia “consueta” (tachi è irregolare) ha solo tatsu. Se ci sia stata qualche variazione nel tempo, non lo so, ma la cosa più probabile è un errore.
    yukimasu oggigiorno è ikimasu, yukimasu resta come termine letterario… forse al tempo si usava di più, non saprei dirlo.
    “Tutti i verbi finiscono in -masu o -masen ……se sono alla forma cortese, se no, no.”. Non solo, si comportano in modo diverso nella radice che precede masu, se ricordi la differenza tra ichidan e godan (al tempo poi il discorso era anche più complesso, visto che le coniugazioni sono molte di più nella lingua classica… ma non ho idea di quando siano avvenuti dati cambiamenti nella lingua)
    Shokuji wa mada ka? = il pranzo/pasto non è ancora (pronto)? è giusta e naturale
    Kyaku wa….sazo kufuku de oro, ne? è privo di allungamenti, ma avrebbe kuufuku e orou (o oru).
    L’ospite/Gli ospiti, sono certo, sono a pancia vuota, no?!
    …non è linguaggio moderno per quel “sazo” e quel “de orou” (che potrebbe o no esprimere un certo sdegno per l’azione dell’interlocutore nella lingua classica… non ho ben capito la spiegazione del dizionario popup).
    Ok, buona lettura ^__^

  165. Grazie Riccardo, scusa se ti rispondo solo ora ma sono rimasto due giorni senza internet.
    Perfetto, posso fidarmi del libro a quanto pare, sono contento perchè ci sono molte parole ripetute ad oltranza e così mi rimangono facilmente in testa.

  166. @ Riccardo
    Eccomi di nuovo, ora vorrei un consiglio per il titolo del racconto.
    si chiamerà semplicemente “Ricordi” – il sogno infinito- vorrei scriverlo in kanji(ripetuto in italiano nella contro copertina interna).
    basterà scrivere “Omoide” per la parola ricordi oppure devo mettere qualcosa di diverso?
    (mi hai detto che è la parola corretta se c’è la componente emotiva).
    Il sogno infinito potrebbe essere:”YUME MUGEN NO” è corretto dire che Yume è il soggetto e Mugen no l’oggetto?

    Sono rimasto con il dubbio per il titolo del capitolo diciannove, lo avevo chiamato “nuovi arrivi” ma tu mi avevi detto che “l’annuncio dell’arrivo di un nuovo bambino in famiglia non va d’accordo con Shinzan o anche shinzanmono, meglio è 新顔 shingao quel che noi definiremmo “un volto nuovo” sei sempre della stessa opinione, vado con quello?
    Scusa il tormento sensei! ma si perde più tempo per i dettagli finali che per la stesura del manoscritto.

  167. omoide, ti ricordo, si scrive così: 思い出

    >> ”YUME MUGEN NO” è corretto dire che Yume è il soggetto e Mugen no l’oggetto?
    °_° Mi spiace, ma proprio non si è capita…
    “soggetto” è chi compie un’azione, “oggetto” è chi la subisce.
    “io mangio una mela”, io è soggetto, mela è oggetto.
    yume è un sostantivo, mentre “mugen no”, come avrai letto sul dizionario, è un modo di dire “infinito” ed “infinito” è un aggettivo (o anche “attributo” va bene). Letteralmente significa “senza limiti” (mu è il kanji di “non/senza”, mentre gen è il kanji di “limite”).
    In giapponese scrivo prima l’aggettivo, poi il sostantivo (per favore segnatelo perché sono sicuro di avertelo spiegato 4-5 volte per domande diverse)… dunque ho 無限の夢 “mugen no yume”.
    Un altro modo di dire “infinito”, particolarmente poetico, è l’aggettivo classico “hatenaki” (lett. “senza fine”). Classico significa che non lo usi nella lingua moderna di solito, lo senti nelle poesie e nelle canzoni, Quindi scegliendo questo avremmo 果てなき夢 hatenaki yume.

    Non dico affatto che sia un tormento, ma dopo un po’, mi capirai, annoia un po’. Perfino una torta, se la mangi tutta da solo ti stanca, no? Dunque, in sintesi…
    新参 shinzan = lett. “nuovo arrivo”
    新参者 shinzanmono = nuovo arrivato
    新顔 shingao = volto nuovo
    新人 shinjin = “quello nuovo” (per es. sul posto di lavoro).
    Sono difatti tutti sinonimi. Significano nuovo arrivato o ultimo arrivato o volto nuovo (alcuni anche nel senso di estraneo o tizio visto per la prima volto). Sfumature a parte, la sostanza è la stessa, sono sinonimi o quasi. Non trattandosi dell’ultimo arrivato su un posto di lavoro, ti avrò suggerito shingao, un po’ più generico, ma siamo lì, cambia poco o nulla.
    Così siamo precisi…. per ogni altro dettaglio e considerazione rifatti all’email che ti ho mandato che mi pare fosse molto dettagliata.

    >> sei sempre della stessa opinione?
    Fai conto che abbia fatto una faccia stranita… Mi pare che fosse Bobo, il personaggio di Staino, che “a volte non condivideva le proprie opinioni”, io tendo a condividerle invece… lo so, sono in controtendenza con i tempi, oggi è di moda smentire nel pomeriggio le affermazioni fatte alla mattina.
    Ad ogni modo, per tornare alla domanda, resto della mia opinione, quale che fosse… leggi meglio la mail e decidi tu in base alle info che ti avevo dato lì, ora certo non mi ricordo bene il discorso, ma se ti ho detto così, una ragione c’era.

    1. Gomen, gomen…..
      lo so che sono “io” il tormento, il sistema SOV soggetto, oggetto, verbo l’ho scritto e riscritto, anche ieri sera l’ho controllato ma è la grammatica che non mi entra in testa.

  168. @Kaze, potresti aiutarmi a comprendere meglio il titolo di questo anime?
    Kara no kyoukai, potrebbe essere il confine del vuoto ? cioe kara vuol dire da agiungendo la particella no il vocabolario mi associa kara no con il vuoto, mentre kyoukai in base al kanji mi da confine limite o associazione e chiesa e anche guscio. puo darmi anche il limite del guscio ?

    1. Letteralmente significa “il confine del vuoto”.
      kara no kyoukai è scritto così: 空の境界
      i tre kanji presenti sono quelli di cielo (o vuoto, appunto), limite/confine e, infine, mondo/cerchia.

  169. ciao, anche io ho una parola che non capisco… ho appena visto un biglietto del cinema, sotto alla tabellina con giorno orario e identificativo del posto a sedere c’è scritto “メンズデー(kinezo) ¥1000” – ho provato a cercare ma non sono riuscita a capire… se cerco solo menzu mi da men’s quindi uomo ma se aggiungo anche il trattino il dizionario non trova niente. Per kinezo non trovo niente. Però mi è venuto in mente potrebbe essere che kinezo sia il nome del cinema (scritto in romaji però?!) e menzude vuol dire biglietto adulti? non penso che gli uomini pagano un prezzo diverso dalle donne vero?!
    grazie.

    1. Men’s day. Probabilmente/Se non ricordo male si tratt di un giorno a settimana in cui c’è lo sconto per gli uomini.
      Prima che ti indigni, sappi che questa cosa è partita per le donne (e ovunque vai trovi prodotti, e perfino menù al ristorante, il cui marketing è specifico per le donne, se non sono addirittura “riservati” alle donne (es. un uomo che ordina il “lady’s set” al ristorante, non fa un bella figura, no?), più o meno tassativamente).
      Poi si sono resi conto che così facevano appeal solo a metà del cielo mercato, così hanno iniziato a fare operazioni d’ogni genere anche indirizzate agli uomini (dal cioccolato “da uomo”, i.e. meno dolce, fino a campagne del genere).

      “Gli converrebbe fare per un giorno solo (o meglio due) gli sconti, ma diretti a tutti!”.
      Vero. Però i Giapponesi hanno una lunga tradizione di divisione dei sessi, spesso isolati in gruppi distinti e impermeabili, ed una forte (malsana) predilezione per l’identificarsi in un gruppo (quale che sia). Probabilmente funziona bene così… certo, da noi susciterebbe perplessità e perfino denunce (c’è sempre chi ha tempo da perdere e indignazione da buttare).

      per kinezo… francamente non ho idea e sì, puzza anche a me del nome del cinema.

      1. eh?!? うそ!…無理ですね…
        no non sapevo che era scontato, ho cercato di tradurre tutte le parole leggibili ma non ho trovato niente del genere però mi sembrava che il film non fosse proprio attuale (avengers: l’ho visto anche io al cinema e non mi ricordo quando)
        eh… negli ultimi anni il biglietto del cinema è aumentato tanto e per il 3d è addirittura 10-11 euro per me è già troppo!!! poi un mio amico invece della tv ha il proiettore quindi anche il suo salotto è più o meno un cinema… e quindi appunto non ci vado da un bel po’…
        comunque andare al cinema da soli è così triste, è meglio come da noi il giorno scontato in modo da andarci in coppia!! poi negli anime si vede sempre l’appuntamento al cinema!

      2. Vero, però se fai caso l’appuntamento al cinema è “un’occasione speciale”, altrimenti (i ragazzi negli anime perlomeno) non ci vanno mai …a meno di aver ricevuto i fantomatici “biglietti omaggio” per qualche motivo (spesso come “premio fedeltà” in qualche negozio, ecc.) …ai giapponesi capita, a me no, ma a loro pare che capiti (a vedere gli anime perlomeno^^).

        p.s. へえ?! うそ!ci sta, mentre “muri desu ne” no. Non è equivalente a “è impossibile!”, ma suona come “non ci riesco/i” o “non è possibile farlo”.

  170. E noi ci lamentiamo del biglietto a 10/11 € (quando posso ci vado il pomeriggio con la scusa dei ragazzi, pago 3.90 € in 2D).
    Grazie per la lezione sulle parole nuove!

  171. @Diego fai benissimo… alla fine anche io cercavo tutte le occasioni per risparmiare ma i miei amici lavorano e quindi comunque potevamo andarci solo la sera… però c’era un giorno alla settimana ridotto 4.5 e a volte i last minute a 3.5 (ma solo pochi film) poi però adesso l’intero è 8 euro e il ridotto 6, il 3D 10/11… come ho detto non ne vale la pena!!! piuttosto se c’è qualcosa di interessante prendiamo a noleggio e così sono pochi euro divisi in almeno 3/4 persone…

    @kaze: うそ l’ho imparato nelle lezioni video di sakura (spero di non sbagliare autore del blog altrimenti ごめん al vero autore!) mentre la parola 無理 l’avevo già imparata mentre studiavo i 2 kanji e l’ho sentita dire in un drama… dal contesto l’esclamazione “è impossibile!” mi sembrava proprio figurata come la nostra ma va beh mi sarò sbagliata a capire! Grazie!

    Una piccola curiosità: alla fine kinezo è il nome di un sistema di prenotazione anticipata dei biglietti del cinema… beh anche a me capitava di usare un servizio del genere on line il cui nome era “webtick” quindi comunque è assodato che sia un nome (anche se non quello del cinema).

    Ora invece ho sentito “Tomoto” riferito ad una persona che parla poco ma beve tanto… mi sembra di aver già provato tutte le combinazioni di allungamenti ma non l’ho trovata, magari tu la conosci?

    1. Giusto per sicurezza… muri VUOL dire “impossibile”, eh… solo che non lo usi come esclamazione per dire “non ci credo!”. Come esclamazione lo usi solo per dire che non ti riesce o non vuoi assolutamente.
      Lo puoi usare anche per dire è impossibile, è assurdo, non esiste, non se ne parla, non succederà mai… ma non sarà un’esclamazione a sè (Muri! Muri!), quanto piuttosto una frase “sore wa muri na-n-janai no?!” (e cmq in genere c’è comunque qualcuno a cui non riesce qualcosa oppure c’è qualcosa che è troppo da pretendere, per qualcuno, ecc.)

      Tomoto, non l’ho mai sentito e non mi fa suonare alcun campanello… conosco giusto un paio di termini… Uno è 上戸 …lo ricordo perché sembra il cognome di Aya Ueto, ma se lo leggi jougo, indica uno che beve come una spugna.
      L’altro è tora (tigre)… e i rispettivi kotora e oodora (per un piccolo e un gran bevitore). Ovviamente li ricordo giusto perché usano il kanji di tigre^^

  172. Perdonami, intendi dire: kotora= un piccolo bevitore e oodora = un gran bevitore?
    Sul dizionario “Tora” me lo riporta come tigre, ubriaco; e mi dà come pronuncia KO.
    Ma “oodora” da cosa deriva? non l’ho trovato da nessuna parte

    1. Tora è la pronuncia kun del kanji 虎, a volte è sonorizzata in -dora, come in 大虎 oodora.

      Ko che hai trovato tu, è la pronuncia on del kanji di tigre e non c’entra, si ritrova però in 虎穴 koketsu, cioè la tana della tigre (una parola famosa per via del proverbio “senza entrare nella tana della tigre, non si può catturarne i cuccioli” = chi non risica non rosica).

      Il ko- di 小虎 kotora è il kanji di piccolo 小, che tra le sue pronunce ha anche ko- (per la precisione sono chiisai, ko-, o- …mentre l’unica pronuncia on di 小 è “shou”).
      ko- è u prefisso usato spesso per indicare qualcosa di piccolo (es. ko-ishi piccolo-pietra = sassolino). A dire il vero quando indica un cucciolo d’animale il kanji di preferenza utilizzato è un altro, ad esempio koneko e koinu (gattino e cagnolino) si scrivono 仔猫 e 仔犬 …sempre che non usino direttamente il kanji di bambino, p.e. 子猫 …è un po’ una scelta dell’autore.
      Probabilmente in kotora il kanji usato non è né 子 né 仔 ma quello di 小 perché non si tratta effettivamente di un cucciolo (ma di un piccolo bevitore)… e in effetti un cucciolo di tigre si indica con 虎子 (koji) e non, di norma, con 子虎 kotora.

  173. provo a scrivere anche qui il post di jappop

    In questa frase qui devo usare la forma ren’ youkei oppure la ren’ takei? C’è differenza tra l’ uno e l’ altra (sfumatura diversa) oppure uno dei due è sbagliato grammaticalmente?

    – すしは好きですか
    – 食べるのはすきですが作るのはへたです。

    Grazie 😀

    1. Non ho capito dove vorresti mettere la ren’youkei… le frasi vanno bene così. Se intendi usare la ren’youkei per sostantivare i verbi (es. tabe wa invece di taberu no wa), no, è giusto come hai fatto.

  174. @ Kaze, studiando la lista dei vocaboli del N5 mi sono inbattuto in due verbi aku e akeru, entrambi vogliono dire aprire ma qual è la loro differenza ? si so che uno è godan e l’altro ichidan ma quando usare uno e quando usare l’altro ?

  175. Aku significa “aprirsi” o “aprire” in senso intransitivo.
    Ad esempio, “la porta si aprì ed entrò qualcuno”, “la bottiglia non si apre, aiutami!” o “questo negozio apre alle 9”.
    Ciò che si apre (o “ciò che apre”, nel caso del negozio), come vedi è sempre il soggetto della frase.

    Nel caso di akersu, si tratta del verbo “aprire” in senso transitivo.
    Io apro la porta ed entro
    Tu apri la bottiglia per aiutarmi
    Gino apre il suo negozio
    In tutti i casi c’è una persona (almeno in queste frasi) ad aprire e quel che nelle frasi di prima “si apriva da solo” ora viene aperto da qualcuno (me, te e Gino… che siamo i soggetti della frase).

    In pratica la sostanza è questa. Con aku il soggetto è ciò che si apre. E’ seguito dalla particella GA in giapponese.

    Con akeru ho, di solito, una persona che apre qualcosa. La persona è soggetto (con GA) e ciò che viene aperto è complemento oggetto (seguito da WO).

    In questo commento trovi vari esempi:
    http://studiaregiapponese.wordpress.com/jlpt/n5-kanji/comment-page-1/#comment-3825

    Nelle lezioni del JLPT ho parlato di queste “coppie di verbi”, a questo link, punto 9 dell’indice (non della tabella)… le lezioni 9A e 9B, subito sotto, sono sullo stesso argomento.
    http://studiaregiapponese.wordpress.com/jlpt/n5-grammatica/

  176. Ciao! ^_^
    Il tuo blog è fantastico!
    Ho tantissime domande ma credo sia meglio cominciare dalla prima…
    Da dove comincio a imparare il giapponese? Dalla grammatica? Dai kanji?
    Grazie in anticipo 🙂

      1. Grazie mille ragazzi! (Altri fan di Fairy Tail? :D)
        Comincio subito!
        Era molto che volevo cominciare e quando mi è capitato fra le mani questo sito ho deciso che era ora 😀
        I kanji è meglio cominciare a studiarli solo dopo aver imparato bene i kana o è meglio cominciare a integrarne qualcuno anche prima?

  177. In un drama con sottotitoli in inglese e romaji, due parole sono tradotte nello stesso modo:
    (1- desuyone 2- soudesoyone) = you’re right.
    Sono tradotte correttamente ambedue? perchè c’è questa differenza?
    (vengono dette dalla stessa persona consecutivamente come domande, prima la 1 poi la 2)

  178. @ Lucka:
    Sai che ti rispondo io, no problema, ma fammi sempre una o due domande alla volta se puoi^^

    Le forme piane predicative sono i normali verbi (es. 食べる taberu, non “tabemasu”). Le trovi trattate nella parte sul jlpt. Al massimo il libro può averti citato le relative e, come sai, ho trattato anche quella nella sezione di grammatica del jlpt.

    LA “forma narimasu” non esiste. Come dici bene è il verbo “diventare”.
    Si costruisce con “ni” (con “to” nel linguaggio più letterario).
    Sensei ni narimasu = diventerò un insegnante (ho messo “io” come soggetto della frase, ma può essere chi vuoi… anche “diventerà un’insegnante” ve bene, chiaro)
    Se narimasu deve seguire un aggettivo, es. “diventare felice”, tutto dipende dall’aggettivo.
    Gli aggettivi in -na usano (sempre) la forma avverbiale, cioè invece di “na” usano “ni”. Faccio due esempi, uno con “shiawase na” (felice) e uno con “kirei na” (bella/o, pulito)
    Shiawase ni narimasu = diventerò felice
    Kirei ni narimasu = diventerò bella/diventerà pulito
    Gli aggettivi in -i usano la loro forma avverbiale, cioè perdono la -i e aggiungono -ku. Se prendo ookii = grande, o chiisai = piccolo, avrò:
    ookiku narimasu = diventerà grande
    chiisaku narimasu = diventerà piccolo

    La forma in -tai si fa prendendo la base in -masu di un verbo e aggiungendo “tai”.
    Esempio con taberu –> tabemasu –> tabe- –> tabeTAI (io voglio mangiare)
    Esempio con nomu –> nomimasu –> nomi- –> nomiTAI (io voglio bere)
    Il soggetto di queste forme è sempre la persona che parla (anche se vuol dire “noi vogliamo mangiare”… in teoria, poi in realtà spesso si modifica un po’ di solito.
    L’unica eccezione si ha con le domande. Se devo chiedere a qualcuno “Vuoi mangiare?” (o “volete mangiare?”) posso dire “Tabetai desu ka” (d’altronde chiedersi “voglio mangiare?” non sarebbe molto furbo).
    Come puoi forse capire da quel “tabetai DESU ka” (dato che “desu” non segue i verbi… non dico mai taberu desu) e dalla “i” di tabeta-i, l’ausiliare -tai trasforma il verbo in un aggettivo in -i. Quindi NON voglio mangiare si fa scrivendo tabetaKUNAI (desu). Il passato, volevo mangiare, si fa scrivendo tabetaKATTA.
    Proprio come gli aggettivi in -i, es. ookii fa ookiKUNAI e ookiKATTA

    Una particolarità molto stramba è che in giapponese ciò che “voglio mangiare” può essere indicato con を come succederebbe di solito (りんごをたべる –> りんごをたべたい) ma anche con が (GA)! Es. りんごが食べたい perché tabetai non è più un vero verbo, ricordi? E’ più un aggettivo, è come se dicessi che la mela è “desiderabile da mangiare”.
    Quando uso wo e quando uso ga?
    In genere se quel che voglio mangiare è scritto attaccato al verbo, uso GA, altrimenti uso più spesso WO, ma non c’è un vero obbligo.
    Se l’oggetto che voglio mangiare è scritto con GA, la persona che vuole mangiare con che particella si indica?
    Di solito non si indica perché è quasi sempre “io” (o “tu” nelle domande).
    Se proprio serve indicare la persona che vuole mangiare si usa WA o, in casi speciali GA (anche se mi ritrovo a scrivere watashi GA ringo GA tabetai, lo posso fare, anche se è meglio scrivere ringo WO watashi GA tabetai = Sono io che voglio mangiare la mela!)

    Ad ogni modo, se il soggetto in italiano è tu (non nelle domande tipo “vuoi mangiare?”), lui, lei, voi (non nelle domande) o loro …non uso questa forma.
    Cioè la posso pure usare, ma non da sola (devo dire cose come “mi sembra che Gianni voglia mangiare”) oppure va modificata da -tai in -tagaru.
    Le cose però si fanno molto complesse e le vedremo un’altra volta.

    ATTENZIONE! Il verbo “volere” da solo non esiste in giapponese.
    Se “voglio un nuovo orologio” o “voglio che Gianni faccia in fretta” uso delle particolari costruzioni (e non c’entrano con -tai).

    La forma “no desu / n desu” (esistono anche “no da” e “n da”) è abbastanza complessa e inutile al tuo livello, non so perché il libro la presenti ora, mi sembra una cavolata.
    Comunque, prima di nodesu trovi il verbo alla forma piana (taberu e MAI tabemasu). Il risultato è quello di creare una forma “esplicativa”… cioè suona come se dessi una spiegazione.
    D: Perché questa torta è qui?
    R: kimatteru janaika. Tabetai ndesu yo = E’ ovvio no? La voglio mangiare!
    La stessa forma nelle domande, invece di dare una spiegazione serve a chiedere una spiegazione.
    koko ni atta keeki wo tabeta n desu ka ? = Hai mangiato la torta che era qui?

    Altro caso in cui si usa si ha se ti sei appena accorto di qualcosa (nelle affermazioni e nelle domande).
    Aa! reizouko ni keeki ga atta nda! Moraì! (con l’accento sulla “i”, è da “moraimasu”)
    Ah! ma c’era una torta nel frigo! …Mia!

    1. Si, scusa.
      Pensavo che avessi di già qualcosa a riguardo su questi argomenti e cosi li ho chiesti subito.
      La prossima volta puoi anche fare a pezzi e non tutto di fila.
      Grazie mille ^_^
      Adesso mi metto a leggere.

  179. @ Diego:
    Sono espressioni abbastanza complesse il cui senso varia un po’ in base al tono più o meno di domanda (per colpa di quel “ne” suonano sempre un po’ come una domanda, ma a volte meno a volte di più… di solito parlo di tono discendente o ascendente, non proprio di tono interrogativo).
    Dunque ti faccio un po’ di casi.

    Se desu yo ne è tutto ciò che dice il parlante (cioè prima di desu non c’è nulla), allora vale quanto segue.

    Il primo (desu yo ne) si ricollega fortemente a quanto appena detto, a intendere che mi aspettavo fosse così.
    A: Posso fare x?
    B: Non puoi
    A: Desu yo ne…
    Non abbiamo un equivalente italiano… potremmo dire che è una cosa tipo “mi pare giusto…”, “non poteva essere diversamente (stupido io che ho chiesto)”, “eh, sì, giusto…”, o ancora “eh… mi pareva…”.
    Direi che in questo caso non suonerà molto come una domanda… non alle orecchie di un italiano almeno.

    Se invece il tizio faceva una frase che finiva in desu yo ne, allora il discorso cambia e la traduzione diventa un convinto “vero?”
    Es. katta n desu yo ne = L’hai comprato, vero?!

    “Sou desu yo ne” aggiunge “sou” = così. Questo “sou” è un termine che si riferisce a quanto appena detto, dal parlante o no.
    Può quindi equivalere al precedente, ma non sempre, a volte può essere tradotto letteralmente “E’ così, vero?!” (insomma può equivalere al secondo caso visto per desu yo ne, la differenza è che risulta una frase indipendente, che segue un punto, per capirci).

  180. Ciao…
    sento la necessità di farti una domanda, perché non capisco una cosa grammaticale. Riguarda l’uso di ごう e ごんな. So che hanno una posizione diversa all’interno della frase (il primo va messo prima di です; il secondo prima di un sostantivo). Ma non capisco la differenza nell’interpretazione del significato. Quando uso uno e quando l’altro?
    grazie mille!! 🙂

    1. Hai scritto Gou e Gonna, ma suppongo ti riferissi a Kou e Konna. Se è così, no problema, è una cosa abbastanza rapida.
      La differenza è innanzitutto grammaticale e di significato e solo di conseguenza si riflette sulla posizione.
      kou è avverbiale, mentre konna è aggettivo.
      In pratica kou significa “così”, mentre “konna” significa “di questo genere”.
      Posso dire “konna mono” (una roba simile) o “konna koto” (una cosa/un fatto di questo genere), ma non posso dire kou koto né kou mono.
      Però visto kou è avverbio, precede i verbi senza bisogno di particelle.
      kou desu = è così/è in questo modo

      Piccola curiosità
      “kou iu” (con “iu” = verbo “dire”) e konna in linea di massima si equivalgono.
      es.: kou iu koto = konna koto, kou iu mono = konna mono

      1. Stesso discorso, ma alla “versione” interrogativa.
        dou = in che modo/come
        donna = quale genere di / che tipo di
        Discorso un po’ diverso per “dou iu koto(?)”, da solo, e “donna koto”.
        il primo crea un po’ una frase fatta… significa “Che vorrebbe dire?! ” nel senso di “Che storia è questa?!
        donna koto na n-desu ka invece ha un significato “normale”, non è una frase fatta… significherà “che tipo di cosa è?”
        A volte lo si usa in modo quasi identico a “nan no” (dove “nan” è il kanji di “nani” letto “nan”).
        Così in buona sostanza donna hanashi?! = nan no hanashi?! = Di che parlate?!

  181. Ciao, ho una curiosità e non sono riuscita a trovare niente… non so se avevi già scritto qualcosa nel blog ma ormai mi sembra di aver già letto tutto e non mi sembra di aver trovato qualcosa su questo:
    Volevo sapere come si classificano i kanji…

    – Io so che i jouyou sono quelli di uso comune e all’interno di questi ci sono i kyouiku (insegnati nei 6 anni di elementari mi sembra?) ci sono altre sottocategorie dei jouyou?
    – poi i jinmeiyou sono usati per i nomi propri (ma non fanno parte dei jouyou o almeno non tutti vero? quindi si può considerare un’altra categoria?)
    – shinjitai sono le forme attuali dei kanji diciamo semplificate perchè quelli cinesi o quelli di molti anni fa erano diversi.
    Fin qua ho capito tutto bene?

    Inoltre tu hai postato finora i primi 6 gradi di jouyou e hai detto che gli altri li dovrai mettere tutti insieme (da questo sembrerebbe che non ci siano altre sottocategorie…)
    Però con rikaisama a volte mi dice grado 7 o 9, la maggior parte grado 8… questi a cosa si riferiscono? sono sempre jouyou?

    1. Per qualche ragione nessuno usa il grado 7. I programmi che ho usato, perlomeno, usavano solo grado 8 e 9, talvolta 9 e 10.
      L’idea sarebbe questa. Tutti i jouyou kanji non-kyouiku (cioè 2136 – 1006 kyouiku = 1130 kanji) sono di grado 8. I jinmeiyou sono di grado 9 o, a seconda del programma, di grado 9 e 10. Nel grado 10 vengono riunite le kyuujitai (le vecchie forme) di jouyou kanji che però sono considerate dei jinmeiyou.
      A tal proposito ti consiglio gli articoli relativi scritti su wikipedia.it …li ho scritti io.

      Ad ogni modo la distinzione in “gradi” oltre il 6 è fittizia. Infatti “grade” è il termine per “anno scolastico” e solo i kanji insegnati ai primi 6 anni delle elementari sono rigorosamente divisi in base all’ordine in cui dovrebbero essere insegnati anno per anno.
      I restanti jouyou vanno imparati (quasi?) tutti alle medie. A quel punto lo studio dei kanji diventa responsabilità a tre… della scuola, del libro di testo e dello studente. Quindi l’ordine con cui vengono insegnati i kanji varia a seconda del libro scelto dalla scuola… e sta alla scuola insegnare (e con quanta velocità farlo), tutti o meno i jouyou kanji… E sta allo studente che vuole andare in un liceo prestigioso, portarsi avanti con lo studio dei kanji.

      Detta così, sembra che dopo un po’ non abbia più molta importanza lo studio dei kanji. In realtà molti fanno i test di kanji (immagina un jlpt tutto di kanji), detti kanken (kanji kentei shiken o kanji shuujukudo kentei) e le ditte ne tengono conto quando li trovano nei curriculum!

      Shinjitai… genera un po’ di confusione. Diciamo che, noi perlomeno, dovremmo far valere il termine solo per il giapponese. Da un lato esiste il cinese tradizionale e il cinese semplificato. Per molti kanji però i giapponesi non sono stati dietro ai cinesi e le loro shinjitai sono kanji vecchi, tradizionali secondo il cinese moderno.

      Shinjitai è la forma (tai) nuova (shin) di un carattere (ji). Vale per il giapponese, come detto. Una forma antica è una kyuujitai. Si usano i termini spesso un po’ troppo liberamente… Facciamo due esempi.
      Prendiamo un kanji, per esempio 買 di kau e dico che 賣 è la sua kyuujitai, mentre 買 è una shinjitai.
      Dunque diciamo che esiste un dato carattere e questo può avere una kyuujitai. Questa kyuujitai si troverà nei jinmeiyou oppure sarà da considerare “in disuso”, per così dire (in effetti è meglio dire che semplicemente è fuori dagli elenchi ufficiali).
      Se però di un carattere presente nei jouyou dicessi che è una kyuujitai (cioè che la kyuujitai è ufficiale ma che ne “esiste anche una shinjitai… NON ufficiale)”, allora farei un errore.
      Non esistono “shinjitai non ufficiali”, nel senso che si tratta di kanji che non sono approvati e non lo sono stati nemmeno in passato (mentre le kyuujitai in passato erano kanji ufficiali).
      Una “shinjitai non ufficiale” è un ryakuji (cercalo sulla wiki inglese per vedere degli esempi), cioè un “kanji abbreviato”.
      Ci sono alcuni kanji, “ryakuji”, di cui si fa da molto tempo largo uso. I più erano versione semplificate di alcuni jinmeiyou, scelte a livello di editoria… Ora però si è posto il problema con i nuovi jouyou. Alcuni jinmeiyou, infatti, che avevano un ryakuji sono entrati nei nuovi jouyou! Es. a 頰 (hoo, hoho) corrispondeva la versione più semplice 頬 …ora però 頰 è ufficialmente un jouyoue, ma su internet tutti usano 頬 perché basandosi sull’editoria, i font sono stati “costruiti” a partire dagli standard voluti dall’editoria… che poi, nemmeno tutta l’editoria… l’asahi shinbun userà un kanji, su un libro troverai l’altro (頰).
      Perché questa assurdità?!?
      Ha senso in realtà… a sinistra del kanji ufficiale appena citato, 頰, hai u radicale che corrisponde alla forma kyuujitai di 来る “kuru”, venire (來). Molti dicono… ma perché se “aggiorni” kuru, non aggiorni anche 頰 che lo “contiene”?
      Ci sono stati aspri dibattiti su cose del genere… Valli a capire ^_^;;;

      p.s. ci sono anche ryakuji che sono usati nella scrittura a mano (non lo shodou) e trovi sempre nella pagina di wiki di prima. Quest sono molto simpatici e …furbi, a volte. Magari ci faccio un articolo se pensi che possa essere interessante.

      1. Grazie mille, ci ragionerò un po’ su. Avevo notato che quasi tutti i Jouyou non kyouiku sono livello 8 ma avendo trovato anche qualche 7 (molto molto raro) o 9 (che però a volte non erano neanche Jouyou, insomma un gran casino) volevo capire meglio…. 😉

      2. Come detto i giapponesi non usano affatto i numeri oltre al 6, mentre gli inglesi si sono inventati questo uso dell’8, ma non ho capito perché l’8, lì dove ho avuto modo di vedere questa classificazione, e non il 7 (ripeto, sui programmi che io ho usato… non metto in dubbio che tu ne abbia visto qualcuno).
        Quindi, appunto, non mi stupirebbe se qualcuno usasse anche il 7, d’altronde è una scelta del tutto arbitraria…! Dunque se ti ricapita di accorgerti di qualche kanji segnato col 7° grado, da qualche parte, segnatene il più possibile, mettili da parte e poi postameli qui, così se scopro cosa hanno in comune magari veniamo a capo di questa stranezza… e capendo questa stranezza, magari capiamo con che criterio dare l’8, il 9 o il 10 (rimettendo alla prova quel che dicevo su 9° e 10° grado mi sembra che i numeri non coincidano più… forse per colpa di un database non aggiornato dopo l’arrivo dei nuovi jouyou) ^.^;;;

  182. Letto e copiato, …………….dici che il mal di testa che mi è venuto dipenda dall’articolo?
    Argomento proprio complicato quello dei kanji, io sto ancora litigandoci, anche perchè ad ognuno di essi è collegato almeno uno o due altri kanji con pronuncia e significato diverso.

    1. Se parli della spiegazione riguardo alla classificazione dei kanji che Kaze-sensei ha fatto per me.. beh direi che è un argomento piuttosto avanzato e che non serva poi così tanto allo scopo di imparare la lingua (scritta o orale che sia). Secondo me è più un fatto di cultura. Mi chiedevo anche, se un giorno usciranno sul blog i restanti Jouyou kanji come saranno organizzati (ricordo che i Jouyou sono quelli di uso comune e quindi fondamentali per la vita quotidiana, se vuoi imparare a leggere e magari anche a scrivere qualcosa). E per questo la mia domanda su eventuali ulteriori classificazioni.
      ps. tra l’altro per noi le parole giapponesi sono piuttosto astratte (quelle nelle lingue europee alla fine somigliano sempre almeno un po’ all’italiano no?!) tra l’altro suonano spesso in modo simile, ma se guardi come è scritto jouyou (常用) e conosci tali kanji (sono di grado 5° e 2°) vedi che significa proprio “di uso comune”. E’ per questo che voglio imparare bene i kanji, semplificano un sacco la lettura (con frasi scritte completamente in hiragana le puoi pronunciare facilmente ma capire cosa significano è davvero un casino!)

      1. Quasi dimenticavo… i restanti jouyou kanji usciranno sicuramente. Non so quando sarà, ma intendo farli uscire.
        Saranno ordinati per frequenza, suddivisi in pagine da 100 kanji.
        Riposterò i kanji dei livelli N5 e N4, poi aggiungerò N3 e N2. Inoltre metterò a parte i kanji che non appartengono ai kyouiku, ma appartengono all’N3 e all’N2, così se uno vuole li fa per primi.
        Quando si tratterà di postare tutti gli N1 (dopo aver finito i jouyou), metterò anche in una pagina a parte i kyouiku kanji che appartengono al livello N1, così da farli per primi, visto che sono ovviamente più importanti.
        Infine creerò un indice che permetta di trovare rapidamente in quale pagina si trova un determinato kanji.
        Il libro dei sogni si conclude così… vedremo cosa riusciremo effettivamente a realizzare^^

    2. Confermo quel che dice tenshi… in gran partenon ti serve tutto ciò… Peraltro ho esagerato, credo che metà di quel che ho scritto sia una tale pignoleria che all’atto pratico non fregherebbe nulla nemmeno a un giapponese. Alla fine se un kanji è una forma antiquata di un kanji “moderno” oppure contiene un radicale che esiste anche in una forma più moderna, allora lo posso chiamare kyuujitai, mentre la forma moderna o la forma che contiene il radicale più moderno, si può chiamare shinjitai. Il resto è guardare il pelo nell’uovo.
      Quel che dicevo poi, a proposito degli standard dell’editoria riguarda appena 3 jouyou kanji e 18 jinmeiyou. Alla fin fine se uno se ne frega vive benissimo lo stesso…

      Detto per inciso, riguardavo ora il messaggio e ho visto che ho scritto un poema! Il fatto è che spesso scrivo dal pannello di amministrazione del blog, che è molto piccolo e quindi non mi rendo ben conto di quanto scrivo… Insomma, scusatemi se ogni tanto faccio poemi inutili^^
      (^_^)/°”

  183. beh per me non è affatto inutile però so che è una curiosità! in generale sono contenta che spieghi tutto bene nel dettaglio (certe volte deve esere un po’ una palla ripetersi però!), sia il 7 che il 9 che il 10 mi sembrano tutti piuttosto rari. da ora comincerò a segnerli quando li incontro e appena ne ho un po’ te lo dico.

  184. Domanda!
    Ho letto di un costrutto V + Nakute (mo) ii no (ni) che si traduce con “non devi… non è necessario che…”

    Quindi se io dico ad esempio “ganbaranakute ii no ni” oppure “ganbaranakute mo ii no”, dovrebbe tradursi come “non è necessario insistere/persistere/impegnarsi”….

    ora mi chiedo: e se volessi fare al passato? Cioè: “non era necessario impegnarsi….” posso dire
    ganbarakuta? Esiste una forma -nakuta?

    Lo chiedo perchè nakute è la forma in te di nai… ma nakuta.. esiste? Se no, come si fa al passato? O.o

  185. Dunque.. un terribile errore che i libri fanno è indicarti “costrutti” laddove non esiste nulla di “costruito”, “strano”, “precostituito”, “idiomatico”…

    La forma in “-te mo” è spesso traducibile in italiano con “anche se”.
    Se la porti al negativo “-nakute mo” diventa “anche se non”
    Se ci aggiungi “ii” che come sai significa “bene”, “positivo”, ecc. allora otteniamo
    Nel complesso “(verbo X)nakute mo ii”
    “Anche se non (fai l’azione X) va bene”.
    Poi c’è il “noni”. La maggior parte delle volte indica una locuzione tipo “E pensare che…”, “eppure” o “nonostante…” ed esprime un certo disappunto perché le cose non vanno/sono andate come dovevano. Dunque restiamo con:
    E pensare che va bene anche se non (fai la cosa X)
    o
    E pensare che/Eppure non serve che fai la cosa X…
    …il sottotesto è che l’altra persona STA facendo la cosa X.
    Se voglio metterla al passato e dire che “non serviva che facessi la cosa X” quel che cambia è l’aggettivo “ii” che diventa “yokatta”.
    Non esiste infatti una forma passata della forma in -te. La forma in -te, come sai, il più delle volte coordina e coordina sia il presente che il passato, senza cambiare.
    “jaa, tabete ikimasu” = “be, allora mangio e me ne vado”
    “Sore de kare wa tabete ikimashita” = “E così lui mangiò e se ne andò”

  186. Allora pensavo bene a dubitare di Nakuta.. non mi suonava come passato di nakute, non stava ne in cielo nè in terra.

    Quindi se io traduco la frase “Ganbarakute ii noni con “non serviva che ti impegnassi così tanto”… (in modo molto libero) è corretta?

    Però come mi hai detto, se la forma in -te coordina sia presente che passato, in modo molto libero in una resa in italiano della frase, se la circostanza lo vuole potrei anche tradurla con una sfumatura tipo “non era necessario…/ non serviva che ti impegnassi ….” posso farlo giusto?

    1. No perché “ii” è al presente, quindi è “non serve che ti/si impegni così tanto”. Ti ho scritto sopra che la frase italiana come l’hai scritta ora si traduce con yokatta, cioè “ii” alla forma passata.
      Poi la sfumatura di cui parli alla fine, guarda che non è quella che rende “noni”.
      Quel “non serve” o “non è necessario” equivale a “va bene anche se non”, cioè “-nakute mo ii”.
      Al passato, “non serviva”, sarà “-nakute mo yokatta”.
      Il noni invece è una cosa a parte, che puoi evitare di tradurre se non ti suona nel contesto con cui hai a che fare.
      Di solito equivale a una cosa tipo “(accidenti) e pensare che…” oppure, a seconda del contesto, potresti dire “NONOSTANTE non serva che si impegni così tanto (lo fa lo stesso)”…
      In questo secondo caso (che possiamo definire come la traduzione più letterale), ovviamente è più faticoso adattare a forza un significato… e senza sentire il pezzo originale non è proprio fattibile, ad ogni modo si può quasi di sicuro evitare di tradurre.

  187. @ kaze
    ho un po di domande :
    1 in un libro ho trovato scritto, “Kore kara shinu zo omae”, e lo traduce in “E adesso tu morirai !”
    Ma non è meglio scrivere ” ima” al posto di “kore kara” ?
    2 nani mo nomimasendeshita yo. e lo traduce non ha bevuto niente, non capisco l’inserimento di nani mo, dovrebbe essere quasi una domanda.

  188. Quando usi un pronome interrogativo + も e poi un verbo negativo equivale a niente, nessuno, e cose simili…
    nanimo = niente, daremo = nessuno, dokomo = da nessuna parte…
    Capitano anche con verbi affermativi, ma allora la sfumatura è diversa, ad esempio dokomo significa “ovunque” o “non importa dove”, mentre le parole costruite con 何…も significano “non importa quanti…” o “chissà quanti…” o semplicemente “molti”. Per es. 何年も nan nen mo = molti anni…. con un verbo affermativo subito dopo, con un verbo negativo avrai “NON molti anni”
    Vale per tanti altri pronomi interrogativi… per esempio itsu o ikura… esistono anche itsumo e ikuramo (li trovi anche su un dizionario come tangorin.com o goo).

    kore kara per quanto superfluo (poteva dire shine! = muori! e farla finita^^), sottolinea l’enfasi del momento in quel contesto… Tipo “sono talmente bravo con la spada che so che ti batterò e che ti ucciderò, quindi sappi che stai per morire”.
    “kore kara” alla lettera è “da questo (momento in poi)” e quindi rende il verbo a seguire proprio come fosse un futuro.
    ima shinu è più usato per dire “morire ora” (es. “morire ora o morire tra due giorni, che differenza fa?”) o al contrario per frasi tipo “non morire (per) ora” (ima wa shinu na).
    La differenza generale tra ima e kore kara è che “ima” indica un momento presente, abbastanza preciso, mentre “kore kara” colloca l’azione che segue nel futuro (cioè non è “ora muori”, ma “adesso morirai” o “stai per morire”).
    Direi che “a metà” tra questi due c’è “ima sugu” (lett. “adesso subito”), con cui l’azione che segue è nel futuro, ma lo si può tradurre con “immediatamente”.
    Non so bene come altro esprimere le differenze.
    Con ima lo tradurrei “ora muori/morirai”, ma “ora” è davvero da un momento all’altro… almeno in questo contesto.
    Con l’uso di “kore kara” invece tradurrei “stai per morire” o “ti resta poco da vivere”, ma non si tratta per forza del prossimo secondo. Non so, immagina una telefonata-scherzo o una videocassetta che “predice la tua morte” in stile film horror. Se dicono ima shinu è perché cadi stecchito sul posto, se dicono kore kara è perché morirai nel futuro, nel prossimo minuto, nella prossima ora, giorno, settimana, per il fatto d’aver visto la cassetta (o risposta al telefono)… ma non proprio “adesso”.

    1. Grazie KAZE, sei sempre molto preciso e esaustivo, sembrano cose semplici ma le sfumature possono dare problemi, Grazie davvero, spero che se dovessi aver bisogno di me non so in che modo ma vorrei davvero ringrazziarti, ora torno allo studio, dicembre si avvicina e ho ancora tanta grammatica e kanji da memorizzare.
      P.S uno su internet spiegava che al test danno più punteggio ai test di grammatica, ma se non impari i kanji e le parole non riesci a leggere la frase e quindi non sai come impostare la frase grammmaticalmente, quindi bisogna studiare tutto in egual misura.
      Grazie ancora

  189. Salve, sono capitata per caso su questo blog stamattina, e devo dire, WOW…Tantissimo materiale, risposte esaurienti e in tempi brevissimi…Che miniera d’oro! Forse ne posso approfittare per chiedere, dato che prima o poi vorrei provare a dare l’N5, un consiglio: sto studiando la lingua giapponese da febbraio, grazie al programma Rosetta Stone, lo trovo molto facile ed utile, ma quello che mi chiedevo è, è possibile arrivare attraverso tale programma ad un livello abbastanza elevato da sostenere l’esame? Grazie mille in ogni caso ^.^

  190. Grazie mille dei complimenti al sito! ^___^

    Mi spiace ma ho solo sentito nominare quel programma…
    Posso però dirti che il livello N5 è il più basso e in genere 6 mesi di studio sono sufficienti per passarlo, quindi potresti essere già pronta secondo me.
    Comunque, il corso in sintesi che sto pubblicando, a due articoli a settimana durerà circa 6 mesi… potrai seguire quello se vorrai.

    Se preferisci invece puoi saltare subito alla tabellona che trovi a link qui sotto (devi scendere un po’ per vederla^^) e controllare se sai leggere e tradurre tutte le frasi d’esempio.
    http://studiaregiapponese.wordpress.com/jlpt/n5-grammatica/
    Se le sai puoi provare il mock-test che trovi sul sito ufficiale del jlpt. Se passi quello, passeresti il test vero e proprio (a quanto dicono).
    Ecco il link al sito ufficiale:
    http://www.jlpt.jp/e/samples/forlearners.html
    Mi raccomando, segnati quanti errori fai (e possibilmente in che categoria, reading, listening ecc.) perché alla fine non c’è valutazione complessiva, ti dicono solo giusto/sbagliato dopo ogni domanda.
    (^_^)/°”

  191. @ kaze scusami, se ti importuno troppo.
    volevo chiederti della parola ganbare, che cercando con google mi traduce buona fortuna, mentre sul vocabolario ho trovato ganbaru che mi da come verbo godan tradotto in sforzarsi.
    vedendo l’anime loro lo usano come trad. impegnarsi a far del loro meglio.
    2 la parola yappari che l’anime lo traduce ” come pensavo”

    1. Sono corrette entrambe le cose… è una cosa che amo dei giapponesi… Lì dove noi diciamo “Buona fortuna” o “In bocca al lupo”, per esempio prima di un difficile esame… loro dicono “Impegnati”, “Metticela tutta”.
      Il verbo, come hai notato è “ganbaru”, mentre “ganbare” è l’imperativo… potresti sentire anche “ganbatte (kudasai)” una forma di imperativo più cortese rispetto a ganbare.
      LA traduzione “buona fortuna” però non è sbagliata per il semplice motivo che NOI in quelle situazioni diremmo “buona fortuna” e una traduzione non deve essere qualcosa di letterale, deve adattarsi al contesto… Quindi grammaticalmente ganbare e buona fortuna sono cose diverse, ma talvolta buona fortuna è una buona traduzione (non sempre però eh! A volte vorrà dire letteralmente “impegnati” anche dal nostro punto di vista… scegliere in che modo tradurre è sempre una questione di contesto).

      1. grazie, era qel Re finale che mi confondeva, ora mi segno il verbo e cerco di conporre tutte le basi. Si il contesto dice sempre tutto.
        YAPPARI come avv. ha molte traduzioni ma qual’è quella più usata?

  192. Hai ragione, me ne ero dimenticato…^^;;
    Yappari è un incubo per molti studenti… la cosa migliore è impararlo con l’ascolto, comunque… proprio perché interessa a tutti ho fatto un post. L’ho programmato per domani alle 14:00, spero non ti dispiaccia aspettare^^
    (^__^)/°”

  193. forse sono il più rompiscatole, però vorrei una tua conferma e una siegazione su questa frase.
    nande mo nai, io cosi di primo achito penserei , perche anche no, ma ripensando a una tua precedente spiegazione mo nai lo posso tradurre neanche, perciò perche neanche. ma in un anime me lo traducono con ” niente” in risposta a una domanda.
    A perchi è interessato il 6 novembre esce finalmente dopo un anno nelle sale italiane il film di Goro Mihazaki, la collina dei papaveri.

  194. Traduci “mo” come “neanche” con i verbi negativi. Quindi “mo nai” diventa “non è/non c’è neanche”. Però questa è una traduzione comoda in italiano per vari casi, ma non è sempre valida… Ma mettiamo un secondo da parte il discorso.

    Il nostro “nande” è composto: nani+de=nande
    “nani” è “che cosa”, come sai. Poi c’è “de” che viene dal verbo essere in realtà (vale in questo caso, non sempre)…
    Il tuo errore è considerare “nande” = perché. Può essere vero, è infatti il modo meno cortese/formale di dire “perché”, ma anche “attaccare” può significare sia “aggredire” sia “appiccicare”, giusto?

    Facendo una scomposizione “BRUTALMENTE letterale”, ottengo che
    “nani …. mo” = qualcosa
    Poiché “de” viene dal verbo essere (almeno in questo caso)
    nani+de+mo diventa “l’essere di qualcosa” = “il fatto che qualcosa è” o “l’esistenza di qualcosa”.

    In pratica ottengo “non c’è ( = nai) l’esistenza di qualcosa ( = nani + de + mo)”.

    Quindi nandemo (= nani + de + mo) nai diventa “non c’è l’esistenza di qualcosa”.
    “Non c’è l’esistenza di qualcosa” e “non è qualcosa” è lo stesso, giusto?
    Se poi ci ricordiamo del “trucco” citato all’inizio, che quando traduco in italiano e ho “mo” + un verbo negativo, allora “anche” (la traduzione più banale di “mo”) diventa “neanche”
    …o ci ricordiamo che, se ho “nani…mo” (qualcosa) questo in italiano diventa “nessuna cosa = niente” se in giapponese è presente un verbo negativo, allora iniziamo ad avvicinarci alla “traduzione definitiva” di nandemo nai…

    Finora infatti ti ho solo presentato la logica che ci sta dietro …e PUOI FREGARTENE^^
    Ovviamente,non tradurremmo mai in modo così brutalmente letterale come detto più sopra…
    “non c’è l’esistenza di qualcosa”… o considerando la storia di “mo” appena ripetuta, “non c’è l’esistenza di niente” (che è lo stesso, in italiano).

    Ad ogni modo alla fine “nandemo nai” si traduce “non è niente” o solo “niente (lascia stare)” o, in modo più libero “niente di importante” o “niente, non è/era importante”.

  195. Proprio non ci pensavo a nande come una cosa divisibile, io ero fortemente convinto solo della trad. che dava in PERCHE. ora è estremamente chiaro

  196. Ciao
    Se hai due secondi mi puoi spiegare come si traduce questa frase?

    ほしくてたまりません

    L’ho trovata in un libro di favole giapponesi che sto traducendo per allenarmi. Però questa frase, anche se posso capire il senso (forse), non riesco a capire come è composta. “hoshii” è l’aggettivo di volere (la puoi fare una lezione su questa cosa del “volere” usato come aggettivo? perche io proprio non ne capisco l’uso 😦 ). “kute” è la congiunzione tra piu aggettivi ma poi, invece dell’aggettivo c’è un verbo, cioè “tamaru” messo in negativo. Cercando on line la traduzione è “accumulare” pero nel dizionario ho trovato anche una traduzione come “andare pazzo per qualcosa”. Questa mi sembra piu appropriata perche la storia è di un granchio e una scimmia che trovano rispettivamente una polpetta di riso e un seme di kaki. La scimmia vuole la polpetta “per cui va pazza” e propone uno scambio. Questa è la traduzione che do io a senso ma non capisco la costruzione della frase. Mi potresti spiegare quale è la regola?
    Ciao e grazie ancora

  197. Di hoshii parlerò sicuramente, ma per ora ti basti sapere che è un aggettivo …e tu pensalo in questo modo.
    僕は君がほしい
    Boku wa kimi ga hoshii
    Riguardo a me, tu sei desiderabile/voluta
    La struttura delle frasi con hoshii è sempre la seguente… identica a quella per “suki” (un aggettivo in -na che riferisci a qualcosa che ti piace… insomma se traduciamo “hoshii” con “desiderabile” o “voluta”, allora “suki” sarà “piacevole” o “piacente”, più o meno). Ma torniamo alla struttura, è questa:
    Chi vuoleは + la cosa volutaが + ほしい (=desiderabile/voluto)
    Ovviamente se vai a tradurre in BUON italiano non dirai come sopra “per me tu sei desiderabile/voluta”, ma dirai “io ti voglio” o “io ti desidero”… o se si trattava di una torta dirai in modo più naturale possibile, “vorrei una torta”… non dirai “io desidero una torta” o “per quel che mi riguarda una torta è desiderabile/voluta” ^__^

    Veniamo a hoshikute tamaranai
    Noi usiamo espressioni come “non ci sto dentro” o “non lo reggo più” giusto?
    Tamaranai, a volte usato da solo, ha un significato simile, ma generalmente positivo…
    Come hai ben detto significa “non accumulo” o, un po’ più liberamente, “più di così non posso accumulare”, o in modo ancor più libero “è troppo per me… non resisto”.
    Cioè, nel nostro caso,diventa qualcosa tipo “più di così (di questa cosa splendida) non reggo”. Un po’ come quando si diceva “è troppo forte”. Quel “troppo” dà un po’ la stessa idea, no? Di una cosa che per noi è positiva, ma a tal punto che è un’esagerazione… no?

    Spesso, invece di trovarsi da solo (es.: aaahh, tamaranai! che puoi tradurre come vuoi, “non resisto” o, che so, “non ne ho mai abbastanza”) segue qualcosa…
    In genere aggettivi in -i, come hoshii, ma alla forma coordinativa.
    Anche aggettivi in -na, sempre alla forma coordinativa e verbi alla forma in -tai che esprime volontà… e coordinativa, quindi non “-tai” ma “-takute”.
    LA forma “coordinativa” è la forma che un verbo o un aggettivo prende quando lo si vuole coordinare a un altro verbo o aggettivo. La regola è questa, il primo cambia il secondo no (quindi per dire taberu + dekakeru (mangiare + uscire) devo scrivere tabeTE dekakeru, e così posso tradurlo “mangio E esco”). Tutto per colpa del fatto che in giapponese non ho una vera equivalente di quella nostra “e”… il più delle volte trasformo il primo verbo/aggettivo, mettendolo alla forma coordinativa.
    Dunque come dicevo tabeTE dekakeru posso dire “hoshiKUTE tamaranai”. Uso “kute” perché gli aggettivi in -i usano questa forma per coordinare, tutto qui.

    Ora facciamo degli esempi… così vediamo le forme coordinative e le vediamo insieme a tamaranai, ma prima un altro fatto importante. Nell’espressione idiomatica che coinvolge tamaranai spesso quel che lo precede viene ripetuto due volte (ma non è un obbligo).
    N.B. è un fatto che non c’entra con la forma coordinativa, vale solo con tamaranai (quindi tabete dekakeru si scrive sempre così, MAI tabete tabete dekakeru!)
    Ma veniamo agli esempi.
    Con l’aggettivo in -i “hoshii”: (hoshikute) hoshikute tamaranai
    Con l’aggettivo in -na “suki”: (suki de) suki de tamaranai
    Con il verbo “au”: (aitakute) aitakute tamaranai
    n.b. notare che i verbi alla forma -tai (es. “au”, incontrare, diventa “aitai” = “voglio incontrare”) si comportano come aggettivi in -i perché la desinenza -tai fa comportare il verbo come fosse un aggettivo in -i.

    La sostanza, forse intuibile a questo punto, è già resa nella traduzione…
    Se è vero che hoshikute hoshikute tamaranai si traduce letteralmente “è desiderabile e desiderabile e non resisto” (o ancor più letteralmente “è voluto e voluto e non accumulo”), è anche vero che arrivare da qui a una traduzione naturale non è così difficile…
    Lo/la voglio, lo/la voglio (tanto che) non resisto.
    o, con una traduzione più libera…
    La voglio da impazzire
    Certo, tutto va adattato alla situazione. Magari non tradurrai così se stiamo parlando di una torta… a meno che tu abbia un fetish in stile american pie XD

    Gli altri esempi possono essere tradotti di conseguenza in modo simile e altrettanto libero…
    Mi piace (tanto) da impazzire!
    Vorrei incontrarla, non resisto!

  198. Ciao
    Grazie per la esauriente risposta. Mi dispiace che hai perso tanto tempo per scrivere. Mi sembra di capire che mi sono imbattuto in qualcosa di abbastanza “avanzato”. Grazie a quella traduzione “aggiuntiva” che ho trovato nel dizionario (andare pazzo per qualcosa) sono riuscito a capire il senso ma se lo dovevo tradurre dall’italiano non avrei mai pensato di scriverlo così (bella scoperta, dirati tu, sei uno studente ma che pretendi?) ^_^
    Grazie ancora

  199. おねがいします
    Kaze scusami se ti sommergo di domande, ma sto cercando di capire il più possibile, sto studiando i vari verbi e per capirli meglio mi sono messo a scrivere su un quaderno le loro coniugazioni compresa la forma -te.
    Ma per il verbo essere o meglio DESU non c’è la forma -te ?
    2 domanda se ho un verbo con la forma -te e metto la particella Kara, questa non ha più il significato di origine di un’azione o meglio da qui a ….. ?

  200. Non ti preoccupare Massimo… anzi, scusa tu se a volte mi lascio andare e faccio risposte mega lunghe^^

    Se volessi farla breve ti direi solo “sì, esiste: è で (de)” e tutti i libri dicono così.
    Non è vero, però, nel senso che “de” non è la forma in -te del verbo “desu”, né di “da”, però si usa sempre “de” come se fosse la forma in -te di desu/da.

    Volendo possiamo approfondire, ma è una cosa che nessuno ti chiederà mai… io te la scrivo e vedi tu, però non dannarti l’anima se non la capisci: non è importante.

    Dunque… provo a spiegarla.
    Ricordi quando parlavo di nandemo = nani+de+mo e dicevo che “de” viene dal verbo essere?
    Oggigiorno, chiariamoci, si dice che “nandemo” è una parola unica, però in realtà “de” viene dal verbo essere.
    Quando coordini due aggettivi usi di solito la forma in -te del primo, come useresti la forma in -te di un verbo per coordinare due verbi.
    Se il primo dei due aggettivi, perlomeno, è un aggettivo in -na (come “shizuka na”), nella forma coordinata avrai “shizuka DE” ….perché quel “na” è in realtà una forma del verbo essere (questa cosa, “l’origine di NA”, è spiegata nel corso JLPT N5 – Grammatica, quello non sintetico) e quando coordini due aggettivi trasformi quel “na” (forma del verbo essere) in “de” (un’altra forma del verbo essere).

    Troverai sempre scritto che “de” è la forma in -te del verbo essere… Perché dove si usa la forma in -te dei verbi, per esempio per coordinare due frasi (tabeTE dekakeru = mangio E esco), se il verbo che va coordinato è il verbo essere, allora si usa DE.
    Sensei DE kenkyuusha toshite tsutomemasu
    Sono un insegnante E lavoro come ricercatore

    SEMBRA la particella “de” e invece è il verbo essere… ma non è DAVVERO la forma in -te del verbo essere come dicono i libri di solito.
    La forma in -te di “desu” è “deshite” e la forma in -te del verbo “da” è “datte” (ti ricordo che “da” è un verbo diverso da “desu” anche se significa sempre “essere”!)
    “Deshite” si ritrova nel linguaggio formale, “datte” non è usata granché (forse la sentirai spesso negli anime, ma si tratta in realtà di un’altra parola con lo stesso suono).

    Però appunto tieni presente questo fatto. Le forme in -te di desu e di da sono deshite e datte, ma tutto sommato non si usano spesso. Per questo motivoe tutti i libri ti diranno che la forma in -te del verbo essere è “DE”… la trovi più spesso es è usata come se fosse la forma in -te, con gli stessi utilizzi della normale forma in -te.
    In realtà questo “de” è la ren’youkei (più spesso nota come “base in -masu”) del verbo essere “da”… quindi, come detto sopra, “deriva dal verbo essere, ma non è la sua forma in -te… anche se la si usa COME SE LO FOSSE”.

    La forma in -te + kara
    E’ molto semplice e non richiede molto tempo per spiegare… semplicemente se hai un verbo alla forma in -te + kara traduci DOPO CHE+verbo. Es.:
    tabete kara dekakeru
    Dopo che mangio, esco
    o meglio
    Dopo aver mangiato uscirò.
    Non penso ci sia altro da dire, è solo un particolare uso di “kara”. Perché usano kara è abbastanza semplice. Se consideri “tabete KARA dekakeru” e diciamo che “kara” = da (un certo punto), possiamo dire che nella nostra frase si intende che “uscire” è un’azione che faccio dal punto in cui l’azione “mangiare” è conclusa.
    Immagina di mettere tutto su una linea del tempo (…..→)
    ——————-X・・・・・・・・・・Y―――→ (tempo che passa)
    L’azione taberu (mangiare = ——–) prosegue e finisce dove c’è la X.
    DA QUEL PUNTO (Xから) arriva l’azione “dekakeru” (uscire = ・・・・・)… il punto Y sarà il momento in cui torno a casa, ma non ci interessa.

    ATTENZIONE! “Tabete kara” non è la stessa cosa di “Taberu kara”.
    Taberu kara significa “Poiché/perché mangio”

    1. Ok perfetto ho capito, grazie davvero, ora sto scrivendo a penna la magior parte dei verbi ichidan che sono piu facile nella loro coniugazione, perdero del tempo ma cosi riesco a memorizzare bene, Ciao e grazie

  201. Ciao Kaze volevo chiederti, e forse da questa domanda mi dirai ” ma hai imparato qualcosa?”
    Ho notato che ci sono sempre le particelle davanti ai verbi tranne solo per il verbo desu, c’è qualche altra ececcizione oppure sono io che non ho capito la costruzione grammaticale

  202. Hai notato bene, “particella+verbo” si trova, “particella+verbo essere” invece no…
    Con le dovute eccezioni.

    Ho capito quel che intendi, ma c’è una cosa che vorrei specificare prima, per sicurezza…
    È bene vedere una frase giapponese come se fosse composta di blocchi.
    Per esempio
    Vado io oggi al mercato
    kyou watashi ga konbini ni ikimasu
    (avverbio) + (sostantivo+particella) + (sostantivo+particella) + (verbo)
    Le posposizioni o “post-posizioni” si chiamano così perché si mettono DOPO (=post) un sostantivo (e non prima come le nostre PREposizioni, cioè: a, di, da, in, con, su, per, tra, fra).

    Per questo motivo suggerisco sempre di considerare le posposizione come fossero parte di un “blocco” che comprende il sostantivo e la posposizione. Il verbo è a sé, separato.
    E’ molto importante anche nel parlare… poniamo che tu dica la frase di prima, ma con un attimo di pausa per pensare… capita no?
    Ecco, non devi assolutamente fare una pausa come questa:
    …..konbini -pausa- ni ikimasu
    o
    watashi -pausa- ga konbini ni ikimasu
    La pausa va sempre dopo la posposizione (Es.: watashi ga -pausa- konbini ni ikimasu)
    Insomma, il sostantivo e la particella sono un “blocco” unico e vanno detti insieme… come fossero una sola parola!
    Per questo motivo parlare di “particelle davanti ai verbi” non è opportuno: le particelle vengono sempre – a un livello di logica – “dopo qualcosa”, mai “prima di qualcosa”. Spero sia chiaro^^

    Torniamo alle particelle che puoi trovare “a contatto con i verbi”.
    Come visto trovo:
    …konbini NI ikimasu
    Ma non trovo:
    ……… NI desu.
    Giusto?
    Vero, QUASI sempre.
    Le particelle con due kana (almeno da quanto ho notato mi pare così)… Ma SOLO quelle che creano complementi (es. kara, made…), non quelle che congiungono due frasi (es. noni)… in genere POSSONO trovarsi subito prima di desu:
    kaigi wa juuji kara desu = la riunione è dalle 10 (inizia alle 10).
    Se voglio dire che una cosa “è qui”, posso dire “koko ni arimasu” oppure “koko desu”, ma non “koko ni desu”!
    L’unica particella che può andare prima di “desu” è “no”, ma lì il discorso è un po’ diverso. Vedrai che si può fare perché sottintende qualcosa.
    “watashi no desu” = “è il mio” (il mio… cosa? E’ ovvio che qualcosa è sottinteso, forse era “è il mio ombrello”, forse era “è il mio gatto”, non possiamo saperlo).
    Ovviamente esiste anche la forma “no desu” che non ricordo se hai già trovato, ma non ti interessa, perché è una forma a parte.

    In rari casi, nel linguaggio colloquiale capita di trovare particelle, anche “ni” a contatto con “desu”, ma è abbastanza raro e davvero un discorso a parte che eviterei.

    1. Si chiaro, per le particelle è ormai assodato che vanno sempre dopo ma vedevo sempre Desu vicino a un sostantivo senza questo avesse la sua particella, ora so anche che le uniche particelle che desu puo incontrare prima del sostantivo sono Kara e Made e NO che davanti ai pronomi li trasforma in pronomi possessivi es. mio, tuo.

  203. Ciao

    Rieccomi anche io a disturbare con le domande. Ovviamente se non hai tempo/voglia di rispondere non ti preoccupare. Ogni goccia di sapere che ci elargisci è comunque tutto di guadagnato. ^_^

    Sono sempre alle prese con la famosa favola giapponese che sto straducendo. Ho trovato un’altro punto che non capisco. Nella fattispecie la frase:

    でも、 かには 木に のぼる ことが できません

    In pratica la traduzione a senso sarebbe “però, il granchio non riesce a salire sull’albero”. Tutto ok tranne per quel こと che, secondo il dizionario, significa “cosa”. Ma nella frase che senso ha? Non capisco come tradurlo (se c’è una traduzione…). E poi perche è contrassegnato come il soggetto della frase?

    Ciao e grazie ancora sensee!

    1. koto = il fatto
      è un sostantivo a cui il verbo si appoggia creando una relativa. Usare koto è un tipico modo di sostantivare il verbo in determinate costruzioni.
      Letteralmente avrai
      riguardo al granchio, il fatto di salire sull’albero non è possibile.
      LA traduzione libera è quella che dicevi ^__^

      1. Ciao

        Grazie di nuovo per la risposta. Ma è obbligatorio in giapponese sempre complicare le cose in questo modo? ^_^ Cioè, non potevano semplicemente scrivere:

        でも、 かには 木に のぼる できません

        Però manca il soggetto? Comunque, in sistensi, la domanda sarebbe: c’era un modo piu semplice di scrivere la stessa cosa oppure va scritta solo nella maneira precedente con ‘koto’?

  204. Questo Koto fa un po’ impazzire anche me… ogni volta che credo di aver capito come si usa e lo metto in una frase mi dicono che non va bene e che ci va solo il verbo quando metto solo il verbo no ci va anche koto… 😦

  205. Noboru dekimasen equivale a “ricalcare” la costruzione del verbo servile “potere” dell’italiano…
    noboru dekiru = può salire
    …ma noboru non è infinito!
    noboru esprime un’azione compiuta da qualcuno al tempo presente/futuro, mentre “salire” all’infinito è non ha un tempo… l’infinito si chiama “infinito” perché il suo tempo è indefinito (lett. “non compiuto”). Sì, l’infinito può essere presente o passato, ma io sto parlando della “natura del modo”, non in senso letterale del “tempo”.
    Un simile modo verbale non esiste in giapponese… per renderlo come idea generica, “il salire” e non “io salgo” o “egli sale”, devo sostantivarlo in giapponese…
    A maggior ragione in questo preciso caso, dove “il salire” è o non è possibile (ti ricordo che il verbo dekiru usa per soggetto ciò che è possibile, quindi la sua traduzione non è “potere” ma “essere possibile”). Poiché la frase letteralmente tradotta dev’essere
    “Riguardo al granchio il salire non è possibile”
    “il salire” deve essere soggetto di dekiru e per renderlo la generica azione “salire” (non io salgo/tu sali/egli sale…) e per di più il soggetto, devo sostantivarlo E renderlo soggetto.
    Quindi lo lego a un termine come “koto” e aggiungo “ga” per renderlo soggetto.

    Per rispondere anche a Tenshi, koto si usa solo in determinate costruzioni (es. koto ga dekiru, koto ga aru, koto kara, …) e con verbi di pensiero come kangaeru, omou, shiru… o di espressione (se vogliamo definirli così) come iu o kiku…
    Ma questa è una differenziazione che vale tra koto e mono, ad esempio, in base al verbo a seguire.
    Poi ho una distinzione da fare tra koto e no, in base al verbo che precede… spiegare tutto ora è impossibile, mi servirebbero vari esempi, senza considerare che ci sono le situazioni in cui vanno bene entrambe le cose… Ad ogni modo stai sicura che prima o poi faccio una lezione extra in merito.

  206. sì infatti quello che avevo capito è che il verbo alla forma base (-u) + koto diventava il vero infinito ma in alcuni casi mi hanno detto di mettere solo il verbo alla forma base… anche io come massimokun devo fare una bella tabella dei verbi è solo che sono indecisa su come partire: se copio dai siti, o anche il mio superdizionario su Ipod la coniugazione penso che ci capirò poco o se partire dagli esempi (ad esempio il corso NHK si chiama “easy japanese – yasashii nihongo” e da qualche parte credo che ci sia scritto che è per principianti eppure qua e là ho trovato delle strutture più difficili che nei 3 moduli di pimsleur…

  207. Dunque, nell’ordine Tenshi – Sakura – Massimo

    x Tenshi
    >> sì infatti quello che avevo capito è che il verbo alla forma base (-u) + koto diventava il vero infinito ma in alcuni casi mi hanno detto di mettere solo il verbo alla forma base…
    NON esiste un infinito, proprio il concetto di “verbo all’infinito”, questo lo specifico perché dev’essere chiaro. Esistono delle situazioni in cui puoi tradurre con l’infinito in italiano… se consideri le traduzioni più libere, sono molte situazioni tra l’altro…
    L’uso delle “forma base”, come la chiami, rentaikei come ti consiglierei di chiamarla (forma del dizionario, se preferisci, perché chiarisce al volo di cosa parli), cioè quella forma in cui i verbi terminano col suono U, per esempio taberu, nomu, ecc. non è mai usata come infinito… se non consideriamo le traduzioni libere di cui sopra.
    Questo se consideriamo l’idea di “infinito” come corrispondente all’uso di verbo + particella …dove la particella non è una congiunzione, ma una posposizione.
    Quindi in “taberu kara” kara fa da congiunzione, e io non considero taberu un “infinito”.
    “taberu no” la particella “no” non è la particella del complemento di specificazione “di”, è una particella pronominalizzante, serve a fare l’infinito di norma e lo escluderei dal nostro discorso, perché è la cosa più banale.
    Di norma perché una particella, o meglio una posposizione, segua un verbo è necessario che ci sia “no” di mezzo, cioè…
    “taberu wo” non è possibile
    “taberu no wo” è possibile (“il mangiare” come complemento oggetto)
    La particella “ni” può seguire il verbo, tradotto all’infinito in italiano, ma è un caso davvero a parte, lasciamo stare.

    x Sakura
    >>il koto va anche con i verbi tipo suki, no?
    suki è un aggettivo in -na. Alcuni libri lo definiscono “verbo blabla” con definizioni assurde connesse, ma solo perché traduce il verbo like o piacere dell’inglese/italiano. Suki però è un aggettivo e va pensato come tale o rischiamo di sbagliare in un sacco di situazioni… per esempio prima della forma in “no desu” un verbo si “attacca” direttamente (taberu no desu) mentre suki, da bravo aggettivo in -na, pretende “na” (suki na no desu)

    L’uso di “(no) koto” dopo un sostantivo/pronome… KIMI no koto ga suki invece di kimi ga suki …rende il tutto meno diretto, meno brusco, più delicato… In questo aspetto ci faccio rientrare il fatto che non dico
    yakisoba no koto ga suki, dico solo yakisoba ga suki
    …è un’opinione sul cibo, dov’è il problema… perché cercare d’usare un certo tatto nel dirlo? Non ha senso… no?
    …sempre in quest’ambito faccio rientrare il fatto che se devi dire al tuo fidanzato geloso “mi piaci tu! (non Antonio!)” o “Sei tu quello che mi piace”
    dirai “anata GA suki” e non “anata no koto ga suki”.
    …il secondo è più indiretto, quindi ha meno senso nel contesto che ho descritto.

    Tuttavia ho letto distinzioni più approfondite… a questo indirizzo E’ una domanda, quindi ti tocca leggere le risposte più giù (partendo dal fondo se ho capito).
    C’è chi dice che implica una differenza, tipo… l’aggiunta di koto, “kimi no koto”, non indica solo “tu” , ma tu e tutto quel che ti riguarda.
    A essere onesto mi pare una vaccata o un eccesso di approfondimento, quanto meno.
    C’è una cosa molto interessante da dire però.
    Se suki è usato in posizione attributiva… es, suki na hito (la persona che mi piace), come ogni aggettivo in questa posizione può avere un soggetto e “creare” una frase relativa:
    kare ga suki na hito
    …significa sia la persona che piace a lui (ma attenzione di norma avrai kare NO suki na hito per esprimere questo fatto) sia la persona innamorata di lui.
    Tuttavia se dici kare no koto ga suki na hito significa solo la persona innamorata di lui.

    p.s. x Massimo: “suki na no” è un’espressione femminile per “suki na no desu”. A breve uscirà una lezione su “(na) no desu”, ma devi comunque considerare che negli anime “nano” è usato del tutto a sproposito, spesso senza un vero valore grammaticale.

  208. mi hai fatto accendere una lampadina dicendo “na no desu”… mi sembra di aver capito che “na” è spesso verso la fine della frase come particella enfatica (a parte i casi degli aggettivi in na ovviamente) e che sia “na no desu” che solo “no desu” (e anche ndesu come troncamento del precedente) sono in fin dei conti solo enfatici… a me sembra una definizione un po’ riduttiva… o è davvero così e in pratica ai nostri occhi non servono a niente?!

    1. ah. però per quanto riguarda il commento di massimokun [io ho sentito anche “suki na no”] in questo caso non è il modo di creare il pronome? (spero di non sbagliarmi perchè è su questo sito che sto imparando le “definizioni grammaticali”) intendo dire: visto che suki è aggettivo in na “suki na no” non è “QUELLO che mi piace” tipo “dono kuruma desu ka” “kirei na no desu” o sto facendo confusione?

  209. allora per aprire io so che ci sono aku (intransitivo) e akeru (transitivo) però ho trovato più spesso hirakimasu (hiraku?) anche se con lo stesso kanji.
    cmq ho trovato in NHK 口座を開きます (ne deduco che è sicuramente un verbo transitivo) un altro sito dice ぎんこうはなんじにひらきますか (ma visto che è la banca che apre immagino che non va bene… o forse come al solito non ho capito niente?!?)
    questo sito l’ho trovato come hai detto tu guardando delle belle immagini… ci sono poche lezioni e come al solito è la roba base ma sto dando un’occhiata ai verbi visto che ho sempre problemi… il punto però è che è così pieno di errori che se me ne sono accorta io con una letta veloce non immagino neanche tu con più attenzione quanti altri ne puoi trovare…
    cmq li sto segnalando perchè il giapponese è difficile se poi si studia su qualcosa di sbagliato è un guaio!!!

  210. 1. Risposta al tuo primo commento più su…
    La particella “enfatica” che trovi a fine frase è una particella che conferisce una sfumatura particolare: equivale a “ne” (come il “ne” dei piemontesi). Se è detta con lo stesso tono di “ne”, infatti, cioè un tono “quasi-interrogativo”, che cerca conferma nell’interlocutore, allora ha questo significato, come dicessi, “vero?” o “no?” (cioè “non la pensi così anche tu?”).
    Se il tono è molto più brusco e segue un verbo alla forma del dizionario (rentaikei), allora può formare l’imperativo negativo (es. “taberu na!” = NON mangiare). Le due cose non si confondono perché l’imperativo è molto brusco e deciso, mentre l’altro “na” (=vero?) ha quel tono quasi interrogativo, e con un che di sospensivo. Queste particelle, “na” e “ne” sono essenziali in giapponese e servono a far procedere la conversazione insieme alle risposte pro-forma come “sou desu ne…” che darà la persona con cui parli (sto parlando di termini detti “aidzuchi”, あいづち). Noi li sostituiamo con il linguaggio del corpo, più che altro.

    “no desu” non aggiunge enfasi… aspetta qualche giorno che esce finalmente la lezione in proposito… l’avrei messa prima ma volevo un giorno libero in cui potessi mettere una lezione importante (gen. le metto di mercoledì o sabato, se ricordi).

    2. Risposta al tuo secondo commento
    suki na no come dicevo viene dalla forma in “no desu”, prima della quale trovo un aggettivo in -na o un nome…….. SE quel “nano” è a fine frase.
    Se trovi invece una particella subito dopo, es.:
    “SUKI NA NO WA kocchi no hou da”
    QUELLO CHE MI PIACE è quest’altro qua
    …allora quel “no” serve a rendere pronome l’aggettivo in “na”.
    Perché questa coincidenza? Perché la forma in “no desu” deriva dal rendere pronome qualcosa. Ho scritto una lezione in proposito ma ero indeciso se utilizzarla o no… magari dopo quella sul nodesu dirò anche come nasce in un’altra lezione…

  211. 3. Risposta al terzo commento (per le altre 2 vedi i commenti meno recenti)
    E’ un discorso un po’ particolare… Come hai ben notato se uso aku significa che qualcosa si apre (intransitivo), se uso akeru significa che qualcuno apre qualcosa (transitivo).
    ドアが開いた La porta si aprì
    ドアを開けた Aprì la porta
    Quindi deduci facilmente che il primo è intransitivo ed è aku, il secondo è transitivo ed è akeru.
    E hiraku/hirakeru?
    Hirakeru è intransitivo!
    Ah, ok, – dirai dopo esserti ripresa dallo shock – allora hiraku è transitivo, significano l’opposto rispetto a prima …e tutto risolto!
    No purtroppo… hirakeru ha un diverso significato, significa due cose… Sai quando diciamo “aprire le danze” o “aprire una nuova era” cioè associamo a “aprire” un’idea di “cominciare”? C’è anche in giapponese, una cosa simile… diciamo l’espressione “aprirsi a nuove prospettive”, aprirsi alle novità, ecc. ecco, per i giapponesi equivale a migliorare. Ecco che il kenkyuusha ci dice:
    1 《prospects》 improve; get better.
    ▲将来に向かって視野が開ける a (future) prospect opens; there are prospects (for the future)
    ・運が開ける one’s luck improves (non a caso trovi omamori con la scritta 開運)
    ▲関東平野は海に向かって開けている. The Kantō plain opens out towards the sea.
    ・霧が晴れて視界が開けた. The mist cleared and ⌐visibility improved [lett. la visione si aprì].
    Un secondo significato è “sviluppato/a” p.e. è detto di un paese sviluppato
    Un terzo significato è detto di una persona. Per noi una persona “aperta” è “espansiva”, per i giapponesi significa che è “di mente aperta”.

    Hiraku invece? Gioca due ruoli!
    Transitivo!
    ・口を大きく開く open one’s mouth wide
    ・航路を開く open a route
    E intransitivo!
    ▲進行方向左側のとびらが開きます. The doors on the left will open.
    ・そのドアは内側に開く. The door opens inward.
    Già ti vedo disperarti perché è assurdo… ma l’italiano è identico… aprire chiudere iniziare cominciare finire… tutti verbi utilizzabili come transitivo (comincio la lezione, ragazzi, sbrigatevi!) o intransitivi (cominciano le lezioni, presto!)

    1. Infatti in italiano è più facile visto che ci sono meno verbi… e poi abbiamo sia aku/akeru che hiraku/hirakeru con lo stesso kanji è un bel casino… va beh aspetto la lezione su “no desu” e varie varianti che per ora è più urgente… 😉

  212. ciao, Ho paura di fare un po’ di confusione con gli usi di natta -> generalmente è il passato di naru quindi diventare o raggiungere qualcosa giusto?
    lo sento spesso, per esempio nel caso di 食べたくなった sarebbe TABETAI (VOLER MANGIARE) + KU (avverbio) + NATTA = passato di diventare quindi si può dire “avrei voluto mangiare o “mi è venuta voglia di mangiare”?

    1. Oshii, come dicono in Giappone, cioè “peccato, di poco!”… stavo per dire, in realtà è giusto… la seconda ipotesi almeno.
      Tabetaku natta è “mi è venuta voglia di mangiare” e il motivo per cui mi stavo sbagliando è che vuol dire anche “mi ERA venuta voglia di mangiare”.
      Un altro modo di dire la stessa cosa è tabetaku natte iru, ma il passato “mi ERA venuta…” usa, a rigor di logica, …natte ita.
      Attenzione perché tabtakunaru traduce solo Il futuro… o si usa in frasi tipo, “quando si sente un buon odorino in cucina viene subito voglia da mangiare, no?” (tabetaku naru ne/deshou?)
      …che è al presente (“viene”), ma perché anche se diciamo “ADESSO mi è venuta voglia”, “è venuta” è un passato in effetti… insomma… se ci vedi un problema è nel modo d’esprimersi in italiano.

  213. Ciao!

    Innanzitutto COMPLIMENTI per il blog! L’ho scoperto stasera casualmente, e, da studentessa universitaria di giapponese, l’ho trovato molto utile. Domo arigatou!
    In seguito, mi scuso sin da adesso perchè non so se quello che sto per chiederti è già stato chiesto da qualcuno nella sezione “Domande”. Purtroppo non sono bravissima con la tecnologia, ed inoltre ci sono tantissimi percorsi su questo sito, e io mi sono un po’ persa nei meandri. Sumimasen!!!

    Allora, io ho 21 anni e il mese prossimo mi laureerò qui in Italia in Mediazione Linguistica. Ho deciso di prendere un anno “sabatico” tra la triennale e la specialistica per andare in Giappone per qualche mese. Vorrei imparare la lingua sul posto, e per fare ciò mi sono rivolta a svariate agenzie. Per un corso di tre mesi, mi sono stati chiesti quasi 5000 euro (incluso homestay con mezza pensione; tra l’altro questa era l’agenzia più economica, le altre ne richiedevano circa 8000). A questi dovrei aggiungere i soldi del viaggio, dei trasporti, dell’assicurazione, ecc.. Insomma, io purtroppo non sono molto informata e volevo chiederti se ci sia un modo più economico per una permanenza in Giappone, che tu sappia.

    Grazie mille davvero per la disponibilità e per l’aiuto che offri a tutti noi studenti!!!

  214. Economico… no. “Più economico”… sì.
    In questo periodo, lasciami dire come prima cosa, Karu, un autore del blog, ha iniziato a scrivere degli articoli (il prossimo esce settimana prossima, mercoledì credo) sullo studiare in Giappone (lui si trova lì da quasi un anno, a Osaka)… per cui dai un’occhiata ai suoi articoli.
    Ma veniamo a noi.. io intendo andare lì l’anno prossimo, per 6 mesi (quindi con il visto), e mi sono stati chiesti circa 4000 euro dalla ARC academy… senza home stay (calcola la metà per 3 mesi, ecc. ma in genere una parte è un costo fisso, circa 1000 euro, il resto dipende dal tempo che ci stai). Se ti accontenti di una share-house i prezzi partono da 400 euro mensili per una stanza, se la condividi con un’amica, potete pagare forse 300 euro a testa.
    Se poi ti accontenti di un dormitorio (in cui dividi una camera con altre 5 o 7 ragazze… se è piena la stanza) allora puoi scendere facilmente a 200 euro o poco più al mese.
    Parlo essenzialmente dei prezzi di Sakura house (una agenzia specializzata in affitto a stranieri), ma puoi sempre chiedere all’ARC, oltre all’homestay hanno convenzioni per guest-house e dormitori.
    Più economico di così è difficile… notizia positiva: mangiare fuori in Giappone non è una grossa spesa… anche 6 euro al giorno possono bastare e ci si risparmia di dover cucinare^^

    Se hai fatto mediazione linguistica a Milano, avendo anch’io dato lì gli esami, mi viene però da chiederti… sei sicura? Perché ti avverto, la preparazione data dalla triennale non è sufficiente nemmeno per un viaggio da turista se non vuoi ricorrere all’inglese.
    Altro fatto importante, gli anni di ritardo non sono ben visti nel curriculum… non sarebbe meglio prendere la specialistica e poi partire per un periodo, magari più lungo?
    Penso che i primi due articoli di Karu (Studiare in Giappone) potrebbero aiutarti in questo senso, ma vedi tu… in ultima istanza la decisione è tua ovviamente.

    EDIT: dimenticavo… le scuole più famose a Tokyo, direi, sono la ARC academy, la KAI e la Shibuya Gaigo
    http://en.arc-academy.net/
    http://en.kaij.jp/
    http://www.shibuya-gaigo.com/sls2/
    Ma se vai lì senza prevedere di lavorare, per un periodo breve, ti consiglierei una città diversa… Kyoto, che ha una sede dell’ARC academy ed è una città molto più vivibile di Tokyo… mentre viaggiavo per il Giappone ho passato due settimane a Kyoto (ed una a Tokyo) e l’ho trovato molto più rilassata, come atmosfera, e al tempo stesso vitale e interessante da un punto di vista culturale… ma anche qui, vedi tu: tutto dipende da quel che cerchi in questo viaggio^^

  215. Ciao Kaze Sensee, non voglio caricarti di lavoro rispondimi anche quando puoi, capisco che in questi giorni sarai preso tantissimo.
    Voleva mettere ordine con i verbi e quindi ho iniziato a coniugarli in ordine alfabetico del N5.
    Si per ARU in forma piana fa eccezione che atta è al passato e nai e nakatta sono negativi pres. e pass. uno che non lo sa avrebbe scritto ARANAI e ARANAKATTA.
    Però ho un problema con IU e IKU il verbo DIRE e ANDARE cioe per IKU so che è un verbo semi irregolare percio al pass. è ITTA e non IITA e al neg. IKANAI e IKANAKATTA, ma IU che è un GODAN dovrebbe perdere la U e avere TTA, perciò ITTA che sembra uguale al passato di IKU.
    Ma poi ho anche incontrato il verbo IRU che c’è quello per dire l’esistere per persone e animali, perciò verbo ichidan e IRU verbo GODAN 要る aver bisogno.
    Ok per IRU ichidan ITA, INAI, INAKATTA.
    Ma IRU godan si dovrebbe togliere RU e mettere TTA, quindi ITTA, IRANAI, IRANAKATTA.
    Il problema è che solo il passato coincide con il verbo DIRE, ANDARE, AVER BISOGNO, entrambi usano ITTA. Mi dirai usa i kanji e non avrai problemi ma con il parlato che trucco usano i giapponesi per farsi capire oltre che con il contesto.
    Comunq. era giusta la mia coniugazione o uno di questi verbi ha dell’eccezioni ?

    1. Hai scritto tutto giusto e, mi spiace dirtelo, ma è proprio così… usano i kanji nello scritto e il contesto nel parlato, non c’è altro modo per distinguere le parole che suonano allo stesso modo…
      Si parla di “omofoni” (da “omo” = stesso e “fono” = suono). Un tipico esempio è “kami”.
      Kami significa divinità, capelli, carta, parte superiore, morso… a seconda dei kanji usati, che sono nell’ordine:
      神 divinità,
      髪 capelli,
      紙 carta,
      上 parte superiore,
      噛み morso
      Ovviamente è il contesto a permettere di distinguere e anche con “itta” (e vari altri verbi) il “trucco” usato è solo questo.

      1. Grazie per la risp.
        Volevo più che altro conferma per la coniugazione, ieri scrivendo solo in hiragana ero confuso poi ho riflettuto e con i kanji ho sistemato, solo che alcuni verbi vanno imparati a memoria.
        Ciao e alla prossima Mata nee

  216. Ciao Riccardo, studiando i verbi ho trovato questa scritta:
    (i suffissi verbali possono essere seguiti da altri suffissi)…………………………………………… per quanto riguarda gli unigradi- ichidan – abbiamo RE/RARE come suffisso per il passivo; del causativo SE/SASE ; dopodichè trovo scritto “del dovere e del potenziale” ma senza nessuna indicazione del tipo di verbo.
    manca qualcosa oppure non ho capito io, e SE/SASE riguardano anche le indicazioni del dovere e del potenziale?

    1. La spiegazione è sbagliata, non c’è che dire…
      Si prende la base detta “mizenkei”, che è la base della forma negativa in -nai.
      Es. tabenai (da taberu) perde -nai e resta tabe-
      un godan invece, come kaeranai (da kaeru) perde nai e resta solo kaera-
      A questo punto gli ichidan aggiungono -rareru per il potenziale o il passivo (sono uguali, si distinguono solo a senso), mentre aggiungono -saseru per la forma causativa (es. tabesaseru = faccio mangiare).
      Con i godan invece aggiungo -reru e seru rispettivamente, ad esempio avrà kaera-reru e kaera-seru.

      Nel linguaggio colloquiale gli ichidan hanno delle variazioni (in genere considerare errori nei testi, ma si trovano spesso).
      -rareru può diventare solo -reru per “assomigliare” al “reru” dei godan. Es. posso trovare tabereru invece di taberareru… ma sempre nel linguaggio colloquiale. Ad esempio l’ho letto in Yotsuba recentemente (nb è un manga che ti piacerebbe secondo me, tenero, poetico E molto divertente).
      Anche il causativo dà una alternativa colloquiale…
      Per gli ichidan ho che -saseru diventa -sasu. Quindi tabesaseru diventa tabesasu.
      In questo caso è possibile anche per i godan…
      Per i godan -seru diventa -su (ikaseru diventa ikasu, kosaseru fa kosasu ecc….)

  217. Rispondo alla tua mail qui come chiedevi…
    Sì, è sbagliata, o perlomeno fatta davvero male…
    E’ vero che il verbo può avere vari suffissi verbali (la forma cortese si forma con “masu” che è un ausiliare verbale… la forma negativa piana invece è un esempio di verbo+suffisso aggettivale).
    Tuttavia lì dice che gli ichidan sono seguiti dal suffisso re/rare.
    Questa frase è sbagliata e/o fuorviante. Intanto si sta riferendo a due suffissi.
    Gli ichidan sono seguiti SOLO da un suffisso: -rareru. E dico -rareRU per un motivo logico molto semplice… Se ho una radice, la base del verbo ichidan e poi ho un suffisso e dico “il suffisso è “rare”, chiunque penserà che il passivo e il potenziale siano scritti, per esempio “taberare”, invece per avere il verbo alla forma piana devo scrivere taberareru. Taberare è il verbo ichidan taberareru posto ad una particolare base.
    Si potrebbe pensare che i due suffissi siano in realtà uno solo (per questo ha “inserito” reru pur avendo nominato solo gli ichidan che usano rareru) e che i due suffissi siano poi noti “per convenzione” con la forma re/rare e non con reru/rareru…
    Non è così. Si trova su wikipedia in questa tabella, prime due righe, la terza colonna presenta la “forma base” (kihonkei):
    http://ja.wikipedia.org/wiki/%E5%8A%A9%E5%8B%95%E8%A9%9E_(%E5%9B%BD%E6%96%87%E6%B3%95)#.E5.8F.A3.E8.AA.9E
    …da un lato li presenta come due ausiliari distinti, dall’altro presenta come “forma base” reru per uno e rareru per l’altro.

    Riassumendo reru e rareru sono due prefissi che, come seru e saseru seguono la mizenkei di un verbo, cioè la base della forma negativa (vd. nota alla fine).
    I due con ra e sa, rareru e saseru si usano per gli ichidan (e il verbo irregolare “kuru”, venire), gli altri due si usano per i godan (e il verbo irregolare “suru”, fare).
    Nel linguaggio colloquiale anche gli ichidan possono essere seguiti da reru, si parla di “ra-nuki kotoba” (parole senza “ra”), ma non si tratta di forme corrette (è come ignorare un congiuntivo, diciamo). Sempre nel linguaggio colloquiale posso trovare -sasu per gli ichidan e -su per i godan al posto di saseru e seru.

    Mi chiedevi poi “del dovere e del potenziale”. La formulazione della frase è infelice… il potenziale è semplicemente identico alla forma passiva (nel link sopra, seconda colonna prima riga trovi scritto anche questo: 受身 ukemi e 可能 kanou, cioè passivo, il primo, e potenziale, l’altro).
    Il dovere invece non dovrebbe mai essere visto come una forma a parte (non quello che si intende lì).
    Le espressioni di dovere sono scritte in genere così:
    Se non fai X non va bene = Devi fare X
    Ma il fatto che si traduce con “devi fare x” non ci autorizza a parlare di “forma di dovere”, “se non fai X, non va bene” sono due frasi, no?^^ Ad ogni modo siccome la prima frase, “se non fai” è al negativo, si basa sulla base negativa e il discorso regge… senonché appunto considerarle una forma unica mi ha sempre dato fastidio perché poi gli studenti non si rendono conto del senso e vanno nel pallone quando cambia leggermente (es. “se non fai X è brutto” è la traduzione di un altro modo possibile che in genere conoscono in pochi).
    Ironia della sorte l’unica vera forma di dovere in cui ho verbo+suffisso verbale è quella in beki e questa forma NON segue la base negativa, ma il verbo alla forma del dizionario (taberubeki, kaerubeki)

    p.s. non stupirti, non è il primo errore che trovo sull’hoepli, ce ne sono altri tutti facilmente verificabili su google con un paio di ricerche. Nella stessa pagina dice anche che posso avere
    base del verbo + suffisso aggettivale + desu
    …be, ad essere fiscali, non sempre… lo troverai, sì, ma verbo piano negativo (es. ikanai/tabenai) + desu non andrebbe fatto.
    Guarda questo articolo di un prof… è in giapponese ma se scendi trovi delle scritte in rosso e vedi che una è proprio 行かないです. Sotto c’è scritto che in rosso hai le forme errate o non standard.

    Nota sulla base negativa:
    Per gli ichidan tutte le basi sono uguali, poiché la parte invariabile finisce prima dell’ultima consonante: tabe-ru, tabe-masu, tabe-nai. tabe-rareru, tabe-saseru…
    Nel caso dei godan la parte invaribile termina con un suono consonantico, ad esempio in hanasu si tratta di hanas-
    es. hanas-u, hanas-himasu, hanas-anai, hanas-areru, hanas-aseru
    Questo vale perché ragioniamo con le lettere, il giapponese però si basa sui kana.
    Le basi si distinguono perché la consonante finale si lega a vocali diverse per dare kana diversi. Il verbo era in su, quindi le basi termineranno in sa shi su se so… E ci basta spostare il trattino per vederlo: hana-su, hana-shi-masu, hana-sa-nai, hana-sa-reru, hana-sa-seru
    …che ho scritto così per evidenziare i diversi kana (su, shi, sa)

    1. Ottima risposta, come sempre.
      Mi trovo pienamente d’accordo su quello che dici sul “dovere”. Ho notato spesso che a scuola si tende a insegnare che la costruzione “se non fai X non va bene” corrisponde al nostro “dovere”, giustificando questa scelta sostenendo che la traduzione letterale è brutta. Certo, ammetto che se ho “hanasanakereba naranai”, dire “se non si parla, non va bene” è un po’ pesante in italiano e che “si deve parlare” rende tutto più scorrevole, ma il rischio è, come dici, quello di tralasciare tutte le sfumature di significato che una costruzione con doppio negativo contiene.
      Ho tirato fuori la costruzione “nakereba naranai” perchè è la prima dei “doppi negativi” (chiamamoli così) che si studiano a Firenze e perchè è la prima che dà die problemi agli studenti. Mi ricordo un episodio di qualche anno fa, quando un’altra studentessa dell’università, di un paio d’anni indietro a me, mi chiese perchè “per il dovere ci volessero tante particelle”. Le spiegai la regola e venne fuori che non aveva affatto idea che “nakereba” contenesse un negativo o che quel “ba” avesse un suo valore… ci credo che poi gli studenti vanno nel pallone!

      Cambiando discorso, non vedo il link all’articolo del professore (quello con le forme errate o non standard in rosso)…

  218. Grazie, ora perlomeno mi è tutto più chiaro.
    Senti, percaso l’articolo su wikipedia riguardante la grammatica giapponese è tuo?
    l’ho trovato molto preciso.

    1. No, io ho scritto, anzi ri-scritto, quelli sui kanji, jouyou kanji, jinmeiyou kanji, gakunenbetsu ecc. on’yomi, kun’yomi, shinjitai e kyuujitai… mi pare di ricordare, ma forse qualcuno (gli ultimi due) era nella versione inglese, non sono sicuro. Ah, perlopiù erano aggiornamenti, ho aggiunto alcuni paragrafi, riscritto parti confuse… cose così, solo uno o due li ho fatti da zero.

  219. @ Elisa:
    Grazie di aver provato che succede proprio come ho sempre pensato… ^__^
    Il solo fatto che molti mi abbiano chiesto della particella/costruzione “nakerebanaranai” mi ha sempre dato da pensare^^;; Non si accorgono che è “-nakereba naranai”?, mi dicevo.

    E’ vero non la puoi tradurre letteralmente, ma DEVI spiegare come si ottiene quest’espressione… e anche che NON esistono due sole costruzioni:
    nakereba naranai
    nakute wa ikenai
    Tanto per cominciare naranai e ikenai si possono scambiare, wa si può sottintendere o sostituire con “mo” se il contesto lo richiede. Poi puoi aggiungere dame, usare ikanai o ikan…
    Anche la frase condizionale può variare e presentarsi in “-nai to”… ecc. ecc.
    Si dovrebbe anche dire che, proprio perché è una frase intera, la si può passare all’affermativo…, almeno la costruzione in -te wa, “itte wa ikenai” va benissimo…
    Ah, bisognerebbe enfatizzare la differenza tra naranai (“si deve”) e ikenai (“devi”)… e magari ricordare l’obbligo morale, reso da “beki” o al primo “subeki” che trovano gli studenti non sanno più che fare^^

    p.s. per il link c’è stato qualche problema con il codice che ho inserito, riprovo in modo banale per non sbagliare^^
    http://blog.livedoor.jp/s_izuha/archives/3670557.html
    p.p.s. EDIT: nota bene nel prossimo commento

  220. EDIT al p.s. del post prima:
    Non ci ho pensato perché ne ho parlato più volte*, ma forse è il caso di chiarirlo…
    Verbo-al-neg.+desu, es.: “ikanai desu”, come il tizio del link sopra riporta…
    è una forma “nonstandard”, cioè “nasce sbagliata”, diciamo, ma è entrata nell’uso comune e ora è molto più comune del corrispettivo, es. “ikimasen”. Basta una ricerca in google tra virgolette delle due espressioni per vedere che ikanai desu è dieci volte più diffuso.

    *Ne ho parlato nelle Risposte e lezioni extra a cui si arriva dalla pagina principale:
    http://studiaregiapponese.wordpress.com/risposte-e-lezioni-extra/

    Ne ho parlato nel commento sopra perché la grammatica hoepli è così… a volte fiscale a volte no… p.e. presenta per la forma negativa di -soudesu, quando questa è usata con i verbi, quest’espressione: “-sou mo arimasen”…
    questo è essere molto fiscali, l’espressione è vecchia, una regola buona negli anni ’70… in realtà non è quasi usata, è molto più comune “sou ni arimasen” (che non è citata) e ancor di più lo è “-nasasou desu” che l’hoepli dice di non usare con i verbi…

    Un altro errore si ha dove parlano di “you ni naru”. Non dovrei dire “ikanai you ni natta”, ma “ikanaku natta”. In realtà basta una ricerca per vedere che questa regola non vale affatto e la prima forma è 10 volte più usata (parlo di milioni di risultati), a volte – con altri verbi – risulta in pratica l’unica usata(!)

  221. Ciao
    Rieccomi con le solite domande relative alla favola che sto cercando di tradurre. Questa volta le frasi “incriminate” sono due. La prima è questa:

    かわいそうに、かには 青い みに あたって、しんでしまったのです

    La parola かわいそうに dovrebbe essere una specie di aggettivo che significa pressappoco “poverino” anche se non capisco bene a che serve l’ultimo に alla fine. Comunque la cosa che non capisco è l’ultima paorla, il verbo しんでしまったのです. In pratica la frase significa una cosa del tipo “porverino, frutto verde tirò contro il granchio e lui morì”. Ma quella parte finale のです a che serve?

    La seconda frase è un pò piu semplice ma comunque anche qui c’è una cosa che non capisco a che serve:

    かにには 子どもが いました

    La traduzione sarebe pressappoco “il granchio aveva un figlio”. Ma perche scrive かにには e non かには, a che serve quel に aggiuntivo?

    Ciao e grazie come al solito per la pazienza.

    P.S.: Come richiesto ti sto facendo pubblicità ovunque. ^_^

    1. Kawaisou è un aggettivo in -na. In quanto tale, quando funziona da avverbio invece di “na” usa “ni”.
      Nel caso specifico sarà probabilmente “Sfortunatamente il granchio sbatté contro un frutto verde e finì per morire”
      Il verbo finale è “shinde shimatta”, cioè il verbo shinu, morire, + l’ausiliare shimau che significa “finire col”, “finire per”… o si può anche non tradurre. Specialmente con i verbi intransitivi come shinu, morire, l’ausiliare shimau dà una particolare sfumatura al verbo che lo precede… significa cioè che chi parla prova rimorso o disappunto o dispiacere per l’azione in questione.
      Lo so, in italiano è molto strano …pensare che un ausiliare dia una simile sfumatura “emotiva”! Però questo è il bello del giapponese… così lontano a volte dalla nostra lingua (a volte stranamente vicino), non finisce mai di sorprenderti

      1. Grazie per la risposta sempre chiarissima. Ma veramente sei un pozzo di sapienza relativamente al giapponese. Rimango stupito ogni volta. Ho letto in un’altra tua risposta che andrai 6 mesi in Giappone. Ma che ci via a fare, ad insegnare giapponese ai giapponesi stessi? ^_^

        Relativamente al verbo in questione ma perche poi è stato aggiunto のです alla fine?

        Anche l’altra domanda sul かにには, a che serve quel に aggiuntivo?

        Ciao e grazie ancora. Scusa se ti stresso ma se ti può essere di conforto sappi che le tue lezioni scritte così bene mi danno veramente entusiasmo nello studio del giapponese. Grazie a te finalmente, per la prima volta, penso veramente che ce la posso fare!

        どもあるがとうございます

      2. Non si finisce mai di imparare, Fabio, mai… Ma a parte questa “perla di saggezza” (XD), il mio livello di giapponese non è poi così alto, specie in alcuni “campi” che qui non si vedono, come la conversazione… non ho mai avuto occasione di parlare Giapponese salvo poche settimane nel 2010 durante un viaggio, quindi tutto quel che so diventa inutile in conversazione per mancanza di pratica…

        Veniamo alle tue domande…
        il “no desu” finale è esplicativo. Chi parla sta dando una spiegazione, spiega “come è andata a finire”, no? Ho dedicato un articolo al “no desu” abbastanza di recente, lo trovi in Risposte e Lezioni extra, sotto il menù domande:
        http://studiaregiapponese.wordpress.com/risposte-e-lezioni-extra/
        Lì parlo di possibili traduzioni italiane, ma questo è uno dei casi (a meno che il contesto delle frasi precedenti lo spieghi) in cui una traduzione non serve… è il tono che “nodesu” dà alla frase che conta, tutto lì.
        Si incontra abbastanza spesso nelle favole raccontate in forma cortese… ricordo le introduzioni ad ogni episodio del bellissimo anime Kemono no souja (uno degli anime più belli degli utlimi 10 anni)… o erano le parti finali? Boh… comunque c’era la voce di una bambina che spiegava alcune cose e l’uso del nodesu era molto frequente.

      3. Scusami Kaze se mi intrometto nella vostra conversazione ma ho trovato 2 errori nel saluto finale di Fabio どもあるがとうございます. Il primo ども domo va allungata la o con una u perciò どうも e il secondo errore è arigatoo con la ri non con ru あるがとう perciò ありがとう. Non per essere fiscale ma per aiturare in caso Fabio non lo sapesse o non se ne fosse accorto

  222. Ciao,
    avrei alcune domande su alcune costruzioni che mi lasciano qualche dubbio. In questo momento sto ripassando i negativi parziali o 部分否定 e ho qualche problema a distinguerli correttamente (per inciso, sto studiando sul “Donna toki dou tsukau”).

    Ho trovato questa costruzione:
    〜というものではない / 〜というものでもない
    Il libro me la spiega così: いつも必ず 〜とは言えない。
    E fin qui tutto ok, anche gli esempi sono chiari, ma: in quali casi si usa? Solo per considerazioni generali, o ammette anche casi particolari sollevati dal parlante? E poi, c’è una differenza tra usare la forma in も e quella in は?
    Considerando che la costruzione più comune di un negativo parziale è わけではない, che differenza c’è tra queste forme? Faccio un paio di esempi per farti capire meglio il mio problema:
    私は学生時代、勉強ばかりしていたわけではない。よく旅行もした。
    e
    バイオリンは、習っていれば自然にできるようになるというものではない。
    Per farla breve, mi sembra che il secondo esempio sia più una considerazione generale che un caso soggettivo. Che ne dici?

    Continuando sempre con i negativi parziali, nella stessa unità trovo queste altre forme:
    〜ないことではない / 〜ないこともない
    〜ないものでもない / ないでもない
    Per tutte queste costruzioni l’idea è “se ci sono le condizioni, allora forse è possibile… / non è detto che non sia possibile…”. Ancora una volta, non ho ben chiara la differenza tra queste costruzioni…
    Il libro per 〜ないものでもない / ないでもない dice: 個人的な判断、推量、好き嫌いについて言うことが多い。Però mi sembra che anche le forme 〜ないことではない / 〜ないこともない reggano le considerazioni soggettive del parlante, o perlomeno delle condizioni piuttosto ristrette e circostanziali…

    Che caos…

    Confido nella tua preparazione, perchè non so davvero chi altro infastidire con le mie domande!

  223. Wow… Per favore cerca la prossima volta di limitarti a un argomento alla volta… così resta tutto più gestibile… purtroppo la struttura di un blog è quella che è e i commenti vengono fuori kilometrici e poco “consultabili”, se facciamo “argomento A –> risposta”, “argomento B –> risposta”, penso che ce la caviamo meglio…

    Bene, veniamo a noi… to iu mono dewanai non va confuso col negativo di to iu mono da… ma bisogna ricordare che viene da lì.
    to iu mono da in genere ha due usi… 1) significa “questo è quel che chiamo…” (es. Avere un be lavoro e una splendida famiglia, questo è quel che chiamo vita).
    (NB non va confuso con to iu koto da)
    2) defnisce qualcosa, serve a dire come qualcosa si chiama o come funziona (a meno che sia qualcosa di ovvio, nel qual caso il verbo si “attacca” direttamente a “mono”, senza to iu).
    IN QUALCHE MISURA la forma al negativo è il negativo di quest’ultimo punto.. si cerca di dire che quanto detto “NON significa che”, che quel che precede il to iu NON è la spiegazione della nostra situazione.
    L’idea è un po’ diversa dalla semplificazione che hai letto… è più una cosa tipo “potresti pensare xxxx, ma non è così/non è tutto qui”.
    La forma per la verità è di norma preceduta da un’ipotesi in -ba. Una struttura base può essere questa: “Se anche… ciò non significa che…”
    Kane sae areba, shiawase to iu mono de mo nai
    Se anche uno hai soldi, ciò non significa che sia felice.
    Qui vediamo subito la differenza con mo e wa. In molti casi se uso “mo” invece di “wa” o nulla, attenuo, ingentilisco il tono (kaette ii? è meno cortese di kaette mo ii?). Non è questo il nostro caso però. Qui indebolisce il negativo. Quel che si percepisce dalla frase prima è che i soldi non danno la felicità… ma aiutano.
    Se avessi usato wa avrei inteso che avere soldi comporta l’infelicità… o perlomeno che avere soldi e essere felici sono cose del tutto scollegate (una non “spiega/significa/comporta” anche l’altra). Dove sopra ho dato l’alternativa “ma non è così/non è tutto qui” implicavo l’uso di wa o mo rispettivamente.
    Vedendo l’intera forma ho “X deareba A to iu mono de wa/mo nai”
    Se X, potresti pensare che A, ma non si può dire che sia assolutamente così.

    La differenza con wake dewanai, a parte il fatto che l’uso di wake è di solito più brusco/colloquiale ecc. è che, come detto, to iu mono dewanai è meglio reso da quel “(Se anche…) ciò non significa che…”. Al contrario wake dewanai significa più che altro “Non è che…”.
    Può venirti voglia di cercare un parallelismo tra quanto detto per wa e mo e le forme wake de wa/mo nai… ma wakedemonai equivale a uno dei significati di wake mo nai, cioè serve a dire “è (fisicamente) impossibile che…”… la differenza tra i due sta nel fatto che l’uso di wake mo nai è limitato, lo precedono solo jidoushi e potenziali, wake de mo nai può essere preceduto un po’ da tutto.

    A tal proposito il mio consiglio è un libro che trovo più valido del donna toki, per quanto funzioni allo stesso modo… Kurabete wakaru – nihongo hyogen bunkei jiten. Ne ho visto uno di livello intermedio… questo non ha livello in copertina, ma al centro ha la scritta hyougen bunkei 765.

    Per il resto… riprendo in un altro momento, ora sto uscendo^^

    1. Oops! Mi sono lasciata prendere la mano, lo ammetto e c’è mancato poco che chiedessi anche qualcos’altro! Non voglio incomodarti oltre, so che hai già tanto da fare e direi che hai risolto ampiamente i miei dubbi.

      Grazie per il libro che mi hai consigliato, appena posso lo consulto.

      Buona serata ^^

  224. 〜ないことはない (senza de o non sono le due forme “speculari”) / 〜ないこともない
    …hanno un doppio negativo, quindi affermano.
    L’uso di “mo” come sopra rende “parziale” quanto detto. Però prima avevo un solo negativo, quindi negavo parzialmente, qui invece ho un doppio negativo, quindi un’affermazione e questa affermazione è parziale.
    1) ukiukenai koto wa nai ga takaku tsukimasu yo
    Non sto dicendo che non accetto (=accetto sicuramente) ma (guarda che) ti costerà parecchio
    2) kare ga hannin da to kangaerarenai koto mo nai na
    Non è che non si possa pensare che lui sia colpevole (ma personalmente non sono convinto)

    Per l’ultimo caso invece, direi che è un modo indiretto di far notare rispettosamente che anche se a prima vista la possibilità è scarsa (per chi ascolta), in realtà è del tutto plausibile (per il parlante) che succeda quanto espresso dal verbo al negativo (ma ti ricordo che è un doppio negativo, quindi va inteso come affermativo).
    Kyouka shinai mono demo nai = non penso che non te lo permetterà, sai…?
    (nb ho aggiunto “non penso” perché penso dia l’idea spiegata sopra).
    nai demo nai, senza “mono”, credo sia la stessa identica cosa, ma vale di certo la vecchia buona regola: più è corta un’espressione e più è “diretta”.

    Per quanto riguarda i tuoi dubbi del tipo “considerazioni soggettive del parlante, o perlomeno delle condizioni piuttosto ristrette e circostanziali”… penso tu rischi di incappare in uno dei due errori degli studenti più “navigati”. Il primo, l’avevi notato anche tu con il “nakerebanaranai”, è quello dell’associare una costruzione a una traduzione precisa, “standard”. Lo fanno anche libri tipo il donna toki e sbagliano, imho (per carità ottimo strumento, ma servono distinzioni).
    Quello che mi sembra tu faccia qui… forse traducendo dal donna toki? …è quello di prendere una frase molto bella e professionale che dovrebbe riassumere il significato o l’uso dell’espressione e cercare di ricordarla as it is.
    Quando trovi quelle frase devi rifiutarti di impararle secondo me… vedi cosa significano e giudica se vale la pena ricordare cosa significano… per esempi. Per ogni espressione che trovi devi ricordare più che altro cosa vuole “trasmettere”, in che contesto ha senso… tutto ciò si può fare ricordando un esempio, una scena… qualcosa di concreto.
    Per carità, se mi dici “la devo sapere per l’esame”, hai ragione tu… però secondo me certe frasi alla lunga si scordano e con esse si dimentica la costruzione. Penso che le cose che dicevo siano più semplici da ricordare, se poi vuoi in qualche modo metterle in parallelo con le frasi del donna toki o dei tuoi libri, fa’ pure, ma secondo me ti ho scritto tutto quel che val la pena ricordare… per il resto cerca l’espressione virgolettata su internet, google o dizionari giapponese (possibilmente non esempi dal tanaka corpus) e cerca di “mandare giù il senso” frase dopo frase… alla fine imparare (oltre un certo livello) significa imparare a usare quell’espressione in modo naturale (o non serve se la usi fuori contesto, no?) e la verità è che è qualcosa che cogli solo leggendo tanti esempi… proprio come impariamo l’italiano, no?

    p.s. mi hai frainteso, intendevo che se vuoi dieci cose, benissimo, ma 1 dopo l’altra così il tutto resta molto più fruibile e organizzato… nient’altro.

    1. Uff, grazie mille! Ma perchè queste cose non ce le dicono mai a lezione?

      Il più delle volte evito anch’io la traduzione compulsiva delle frasi (“La traduzione è tradimento” diceva una mia vecchia prof), l’ho fatto con le lingue europee, figuriamoci con il giapponese!

      Quello che dici del Donna toki è vero. Come libro in sè non è male, anzi, mi è tornato molto utile per il jlpt, ma che avesse i suoi limiti me ne ero accorta. Tre o quattro frasi buttate lì con una riga di spiegazione non sono esattamente l’ideale per imparare a usare in modo naturale una costruzione… e oggi sono finita proprio in paranoia perchè non riuscivo a distinguere più niente, come ti ho scritto nel post.

      Beh, grazie di nuovo, hai messo tutto sotto un’altra luce, ho un bel po’ di cose su cui riflettere! 🙂

  225. CIAO, penso che un altro buon argomento per le lezioni extra sia AGERU/MORAU/KURERU…. mi aiuti a capire come si usano?
    A me sembra di aver capito:
    – AGERU = DARE
    – MORAU = RICEVERE
    – KURERU mi sembra in qualche modo un ricevere o una richiesta… anzi mi sembra che sia lo stesso kudasai (dopo le richieste, nel senso che di solito si traduce solo con per favore ma sottointende il “potresti darmi o il potresti fare per me”) o lo stesso KURE/KURETE che a volte sembra mi è sembrato solo un suffisso al verbo che sottintendeva “fai per me”…

    (sono un po’ confusa sull’argomento quindi non so se stai capendo quello che voglio dire e se ho capito giusto fin qui)

    però ci sono delle fonti in cui si parla di questi 3 verbi con riferimento a delle vicinanze fisiche o famigliari tra chi parla e in questo caso non ci ho capito niente..

    ps. inoltre mi sembra di aver capito che le “richieste” si possono fare con TE-KEI + KURETE (come dicevo sopra) oppure con TE-KEI + Itadak(I/E?)masu –> non avendo trovato altro mi viene da pensare: cambia solo il grado di cortesia?
    Per non parlare poi dell’imperativo che risulta molto simile ma con molte più forme: MEIREIKEI, TE-KEI (e basta), TEKEI (+ kudasai o itadakemasu), ren’youkei+nasai (anche in questo caso dipende solo dal grado di cortesia?)

    pps. belle le stelline per valutare i commenti!!!

    1. Come hai già intuito è un argomento molto vasto anche ad affrontarlo sinteticamente, figuriamoci poi se devo dare esempi ecc.come faccio di solito.
      Lo tratterò appena posso, per ora sono presissimo, ho anche appena fallito nel fare uscire la lezione su wa annunciata per oggi… settimana prossima poi è presa, quindi tiro fuori qualcosa per la settimana del 12/11 mercoledì penso…

  226. ciao, al minuto 3.32 di questo video

    c’è ああ、トキドキした。
    non riesco a trovare un significato… io per tokidoki so solo “a volte” o “rumore battito del cuore” questa sembra essere un’espressione ma non essendo collegata a niente… (l’unica cosa plausibile è tipo “ce l’ho fatta”)
    grazie 😉

    1. un altro pezzetto:
      日本の大学で国際観光を専攻するために勉強しています
      visto che il video parlava di gente che studia giapponese questa frase potrebbe voler dire:
      “Studio (giapponese) perchè voglio fare degli studi maggiori (specializzarsi) in un’università giapponese di turismo internazionale.”
      Giusto?

      1. scusami ma questo pezzo (parla di gente che studia giapponese) non aveva la traduzione e voglio essere sicura di aver capito bene..
        日本料理が大好きになって一生懸命勉強しました。
        “ho studiato duramente perchè amo la cucina giapponese)

        nb. è il ni natte che non mi è molto chiaro…

      1. ciao, sì sì infatti ho scoperto questi video proprio sul sito che hai citato… le parti tradotte continuo a vederle là ma mi piace di più come sono organizzati su youtube (immagino che siano tratti dai dvd che però si vendono soltanto e le parti con le frasi che ho postato a Kaze mi sembra che non ci siano…
        grazie cmq 😉

  227. dokidoki shita si riferisce al fatto che era nervosa. Dokidoki è il rumore del battito del cuore, se ci aggiungi “suru” hai un verbo in suru.
    Molto simile a dokidoki è “wakuwaku”, ma in questo caso si tratta di “eccitazione”, “trepidazione”, insomma, si usa se sei in trepidante attesa e/o nervosa per qualcosa di bello. Se invece ti batte forte il cuore…per il nervosismo (per qualcosa di bello o brutto) allora usi dokidoki suru.
    Il nervosimo, nel senso di “essere teso/nervoso” (quindi di solito solo negativo) si rende con “kinchou (suru)”.

    日本の大学で国際観光を専攻するために勉強しています
    Sto studiando in un’università giapponese per specializzarmi in turismo internazionale.
    “in un’università giapponese” può andare anche dove dicevi (dopo “specializzarmi”), dipende o no se dopo “de” faccio una pausa, per esempio, oppure si dovrebbe capire a senso.
    Siccome “sto studiando” da solo “mi pare poco”, direi che è come ho tradotto io.

    日本料理が大好きになって一生懸命勉強しました。
    Mi sono innamorato della cucina giapponese e ho studiato con il massimo impegno (/mettendoci l’anima).
    NB con “suki ni naru” (più o meno significa “innamorarsi” o, nel caso di un oggetto, significa che quella cosa ha finito per piacermi, diciamo) la cosa che piace si può scrivere con “ga”, come si fa sempre con “suki” oppure con “wo”! (ma “ga” è più comune, direi)

    1. はい、わかりました!いつもお世話になっております。
      ありがとうじゃな!

      ps。sì sapendo che tokidoki era batticuore ci sarei dovuta arrivare ma visto che era un pochino isolato dal resto non ci avevo pensato.. 緊張します infatti c’è in NHK quando il protagonista è nervoso per il suo primo affare…

      Visto che il ために è dopo を専攻する (e si dice chiaramente che lei sta studiando il giapponese credo in Korea) allora io ho capito che il suo scopo fosse andare in un’università specialistica giapponese sul turismo internazionale (e a questo scopo studiava giapponese).

      sì il verbo NARU mi causa sempre problemi insieme a tutti gli ageru, kureru e morau… però deve essere per forza così infatti è un ragazzino che sa cucinare benissimo giapponese e sogna di aprire un ristorante con il padre…

      1. >> Visto che il ために è dopo を専攻する (e si dice chiaramente che lei sta studiando il giapponese credo in Korea) allora…

        Non conoscendo il contesto ho frainteso. Ecco un buon esempio che prova quel che ripeto sempre: “il giapponese è una lingua fortemente contestuale” ^^;;

  228. ho due domande di un probabile test N5
    La prima きのうはうちに ( ) なにをしましたか, le possibile 4 risposte sono, 1 かえる 2 かえって 3 かえるから 4 かえったり. Io pensavo alla numero 2 perche per me è lunica ragionevole avendo la forma in TE può stare a centro frase.
    La seconda きのう、____ _____ ____ ____ bisogna mettere negli spazzi queste parti, 1 買いに 2 日本語の 3 行きました 4 じしょを. questa è semplice ma vorrei una conferma,
    きのう、日本語の じしょを買いに行きました credo che sia giusta cosi ? però il mio dubbio è se non si deve mettere prima 買いに e cioe きのう、買いに日本語の じしょを行きました.

    1. La prima sì, è giusta, a meno che tu abbia confuso la risposta al punto 3. Se era “kaette kara” (frase temporale) allora è la 3, altrimenti, se era “kaeru kara” (frase causale) allora è la 2.
      Il motivo per cui l’hai scelta però è molto debole… bastava guardare la frase e chiedersi “cosa vuole dire in realtà?” poi provi a vedere i significati delle varie opzioni.
      Piccolo consiglio
      Quando rispondi a queste domande non devi solo indovinare, devi spiegarti perché le altre opzioni sono sbagliate!

      La 2a frase è giusta come l’hai scritta.
      base in -masu + に行く/来る (ma anche 戻る modoru, 帰る kaeru…) è una tipica costruzione per andare/venire (o tornare) a fare qualcosa. “Fare che cosa?” …viene detto dal verbo alla forma in -masu (comprare).
      Dunque di norma non allontanerai “kai ni” da “ikimashita”… si può farein teoria (è una questione di stile), ma specie agli inizi non lo vedrai fare mai e non è il caso di farlo.

      1. grazie dell’aiuto, la prima non riuscivo proprio a capirla, ma l’unica cosa che riuscivo a individuare, era quel verco con la forma in TE e ricordavo da una delle tue lezioni che questa forma viene usata per cordinare o unire due frasi.

  229. きのう、わたしはひとり ( )えいがをみにいきました.
    Ciao Kaze volevo chiederti, in questa frase nelle parentesi ci può andare solo が oppure visto che che dice da solo è andato e cioe sta compiendo una azzione si può mettere で

    1. Si può usare SOLO “de”, non “ga”.
      Questo “hitori” non significa, bada bene, “una persona”, significa “da solo” o “essendo da solo”. Quando il significato è questo, devo usare “de”…e per un motivo semplice: questo “de” è in realtà il verbo essere (infatto, come dicevo, puoi tradurre “essendo una persona”= “essendo da solo” e la frase funziona benissimo lo stesso.

  230. Ciao, finalmente mi sono messa a sistemare un po’ gli appunti… mi viene il dubbio di aver copiato del materiale da fonti poco attendibili… certamente so quello che hai detto tu ma mi chiedo se questi altri sono errori o solo (come al solito varianti):

    – Ho trovato come forma piana passata di ARU “ARIE” e “ARIENAI”. Sapendo dagli anime che “Arienai” significa impossibile, ho controllato il dizionario e mi dice che normalmente si scrive in kana ma i suoi kanji comunque sarebbero 有り得ない quindi è impossibile che siano la coniugazione di ARU, mi confermi che quello che ha scritto è il solito incompetente?

    – per IRU, negativa piana dava NAI (come per ARU) ma io ricordavo INAI… e mi è venuto il dubbio…

    – ti avevo già chiesto un riepilogo per le varie forme possibili di imperativo però al momento ti faccio una domanda specifica:
    # si può usare la kateikei per fare l’imperativo SOLO dei godan (es. shine per morire) e la meireikei per fare l’imperativo SOLO degli ichidan (es. miyo per guardare)
    # o entrambe le forme per entrambi i tipi di verbi? i miei appunti sono un po’ confusi su questo punto…

  231. Eccomi qui, sempre disponibile per la mia allieva (e collega^^) prediletta ^__^ …lo dico a tutti, lo so, non ci far caso 😛 XD
    Scherzi a parte, a proposito di disponibilità, tieni presente che non ho dimenticato la domanda di morau/ageru/kureru… come sai sono impegnato e ritarderò, probabilmente fino a dopo il jlpt. Fatto l’esame sarò sicuramente molto più prolifico e vedrò di mettermi in pari con un mare di cose nella/e settimana/e successiva/e.

    Veniamo alle tue domande…
    1) il verbo 得る (eru/uru) è il verbo da cui derivano le forme potenziali “brevi” dei verbi godan.
    Ad esempio 帰る kaeru, al potenziale può fare “kaerareru” o “kaereru”.
    La forma “breve” deriva dalla base in -masu + eru (es. kaeri+eru=kaereru).
    Nel verbo che citi tutto ci si vede molto bene perché è uno dei pochi casi (sono solo 2, mi pare) in cui non ho contrazione. あり得る deriva da aru alla base in masu (ren’youkei) e cioè “ari-” e dal verbo eru/uru, unico rimasto della coniugazione nidan (non GOdan o ICHIdan, ma NIdan).
    Di queste due letture eru/uru la principale è “eru” per 2 motivi.
    (a) Il negativo è Enai, non “unai”, il passato “eta”, non “uta”…
    (b) perché “eru” è comunque più usato di “uru”, per esempio “arieru” è colloquiale, mentre “ariuru” è più letterario.
    Per arrivare alla tua domanda, l’idea che “arie” o “arienai” siano dei passati è così stupida che direi di segnarcela per quando dovremo ricordare quanto sono terribili certi corsi che si trovano in rete…
    A questo punto direi che sia il 99% dei corsi …inizio a temere. Specie se si considera che perfino i più insospettabili e popolari hanno vari errori. Come quello di Valentina Bignami su giapponegiappone (ricordo che Diego mi aveva riportato degli sbagli e avevo controllato) o quello di advena su animeclick, che era, per quel poco che avevo letto, un altro disastro.
    Comunque… un passato finisce sempre in -ta o non è un passato
    A meno che si tratti di una frase coordinata/secondaria: (kare wa) tabete shuppatsu shita = ha mangiato ed è partito, dove “tabete” prende il suo tempo dal verbo della principale.
    Ma è sempre un discorso che riguarda la traduzione italiana…il passato giapponese è in -ta: “tabeTA”, “tabemashiTA”, “tabenakatTA”, “tabemasen deshiTA”
    Piccola curiosità già citata, forse…
    Viceversa, una cosa che finisce in -ta può NON essere un passato, ma un imperativo… è una cosa che si incontra davvero di rado però (tabeta! tabeta! = Mangia! Mangia!).

    2) “nai” è il negativo di “aru” ed è l’unico negativo irregolare… difatti non c’entra nulla con “aru” ed è addirittura un aggettivo. Più irregolare di così…
    Ah, tra parentesi, a volte si sente dire “arazu” e sembra venire da “aru”, ma si scrive 非ず, non c’entra.
    Il negativo di “iru” è “inai”, non può sparire la “i” iniziale, perché è la radice. In determinati casi viene sostituita da ori- ma questo perché il verbo 居る si legge sia “iru” che “oru”.

    3) L’ultima volta che ho provato a farmi uno specchietto su tutti i modi di dare un ordine mi sono fermato dopo un 20+ forme diverse… fai te^^
    Per quel che dicevi, sì, fai confusione. 仮定形 deriva da “katei” che vuol dire “ipotesi”. Questa base, solo per i godan, è uguale alla meireikei, ma la base che chiamo “meireikei” esiste lo stesso come “entità separata” (nb “meirei” = ordine/comando).
    La kateikei di kaeru è kaere- e non si usa da sola… p.e. dico “kanojo ga kaereBA, mou nidoto hanasanai” (se torna da me non la lascerò più andare).
    Viceversa la meireikei si usa da sola… “Kaere!” = Torna a casa!/Vattene!

    Nel caso degli ichidan kateikei e meireikei non sono più uguali. Abbiamo la kateikei, per cui il discorso è molto simile a quello già detto
    “MireBA wakaru” = Se (lo) vedi capisci (subito) …se lo dico a qualcuno, “Lo vedo/capisco da me” è il significato inteso quando intendo me stesso come soggetto.
    E abbiamo poi la meireikei che “perde il suono in -E”.
    Nel caso di “miru” ho “miro” che è il normale imperativo (non dimentichiamoci che è molto “brusco” e quindi non lo usi di norma). Ma abbiamo una seconda forma, “miyo”. Questa forma è più letteraria, la trovi in letteratura, poesie e canzoni.
    Ma attenzione! Non va confuso con la forma volitiva (l’ishikei, la falsa base di cui ho parlato nelle lezioni lunghe dell’N5). La forma volitiva o esortativa o “pseudo-futuro” è molto simile, fa “miyou”. Cioè ha un allungamento proprio come per i godan avevo “kaeru” che faceva “kaerou”.
    Ulteriore attenzione va prestata per via del fatto che capita che gli allungamenti siano trascurati nel linguaggio colloquiale (non grammaticalmente corretto… io scrivo spesso “mooolto”, ma non è certo corretto, no?). Per fortuna non succede spesso, più che altro se qualcosa è urlato e con le ishikei del verbo essere, darou e deshou (che diventano daro e desho). E’ un fenomeno comune, ricordalo quindi.. spesso vedrai “hontou” come “honto”, ohayo invece di ohayou …e così via.

  232. non ti preoccupare mi avevi anticipato che era lungo (il discorso morau, ageru, kureru ecc) e mi aspetto una vera e propria lezione!!

    e poi come ti ho detto ho una tonellata di appunti da sistemare ed è inutile averli presi se poi non li rileggo e non li aggiusto no?!
    oggi ho riletto i fogli di MDW che avevo già sottolineato (quindi mi sono limitata a rileggere le sottolineature) ma è vero era molto più incasinato di quello che scrivi ora cmq qualcosina che non ricordavo più c’era…
    infatti in Australia un cameriere mentre passavo davanti al ristorante mi ha detto irasshaimase e quasi mi commuovevo perchè non ero mai stata in un ristorante davvero giapponese… qua ci sono solo i falsi-giapponesi (cioè i cinesi che preparano il sushi e altra cucina giapponese).
    e mi sono fermata a parlarci e a mangiare e nel frattempo gli ho chiesto se dovevo rispondere qualcosa a irasshaimase perchè mi aveva preso alla sprovvista e lui ha detto di no (non mi ricordavo più che nelle lezioni di mdw l’avevi scritto)

    al punto 1 come ti dicevo mi sembrava strano che fosse un passato ma non vedo neanche la possibilità di un errore nella digitazione mah…

    anche per quanto riguarda il punto 2. nai inai mi sembrava strano che si perdesse una parte che non poteva essere altro che la radice ma avevo pensato magari c’è una forma informale in cui si usa nai (come non esiste di aru) anche per i viventi e non solo per le cose…
    beh infatti orimasu è la forma umile di imasu quindi non mi stupisce che il kanji di iru si legga anche oru, magari c’è anche in irasshaimasu che è la forma onorifica o quello è un altro kanji?

    infatti anche sulla forma condizionale mi sono annotata un po’ di cose ma non ce le ho sottomano e cerco di organizzare una buona domanda invece di dirti “spiega il condizionale”!

    cmq io mi sono segnata un solo nome per la base in E e un solo nome per la base in O… già così è difficile ricordarli e sto cercando di fare uno schema delle coniugazioni..

    ora sono troppo stanca ma riguarderò meglio tutto il discorso…
    oyasumi!

  233. おはよございます Ho sfogliato alcune pagine cercando quella adatta alle traduzione dei nomi, ma non sono riuscito a trovarla, se per te non e’ troppo disturbo gradirei sapere come si scrive ” Chiara ” e “Andrea” che a me viene fuori ” キアラ ” ” アンデア ” ma son so’ se va bene? mi scuso x il disturbo e ti ringrazio. すみませんとありがとお

    1. Chiara è scritto giusto (ki a ra)
      Andrea invece si scrive アンドレア (a n do re a)

      nb ohayoU con l’allungamento in “u” e arigatoU sempre con la “u”, non con la “o”.

  234. ciao, ecco un’altra piccola domandina:
    qual è la differenza tra Mirareru e Mieru ho trovato per entrambi “can see”….

    ps. (ho controllato i verbi ed effettivamente avevo confuso la meireikei con l’ishikei…bah)

    1. mmmh rileggendo per l’ennesima volta il tuo messaggio di prima (mi ci vuole un po’ per acquisire/capire… scusami) mi è venuta un’idea…

      avevi scritto:
      “1) il verbo 得る (eru/uru) è il verbo da cui derivano le forme potenziali “brevi” dei verbi godan.”
      Miru è ichidan ma magari questo discorso non vale solo per i godan e quindi mieru e mirareru sono la stessa cosa?

      1. Non so dirti l’origine di “mieru”, ma a differenza dei potenziali “brevi” dei godan, “mieru” è considerato un verbo a parte, non “la forma potenziale di miru”.
        Al resto rispondo nel prossimo commento

    2. il tuo p.s. mi mette il dubbio che tu non abbia capito (o io non ti ho capito). Da qui non leggo i vecchi messaggi, comunque considera che…
      – meireikei e kateikei si confondono con i godan: finiscono con il suono E, ma la kateikei è seguita dalla particella BA, la meireikei sta da sola.
      L’ishikei dei godan finisce con il suono O allungato: ganbarOU,
      – meireikei e ishikei si confondono con gli ichidan…
      L’ishikei si fa con la desinenza YOU, mentre la meireikei ha due forme, ma nessuna delle due è allungata, es. miRO e miYO

  235. …alla fine ho provato a fare una ricerca…. se non comincio a vedere un po’ anche le altre forme verbali le frasi che cerco anche solo di leggere mi risultano parecchio difficili….

    http://www.guidetojapanese.org/potential.html
    Are 「見える」 and 「聞こえる」 exceptions?
    There are two verbs 「見える」 and 「聞こえる」 that mean that something is visible and audible, respectively. When you want to say that you can see or hear something, you’ll want to use these verbs. If however, you wanted to say that you were given the opportunity to see or hear something, you would use the regular potential form. However, in this case, it is more common to use the type of expression as seen in example (3).

    In pratica quindi QUESTO SITO dice che miru e kiku sono gli unici ad avere questa doppia possibilità?
    inoltre dice che con la potenziale non puoi mai usare la particella WO e che quando crei la passiva e la potenziale anche i godan diventano ichidan…

    mi ricordo di aver sentito tanti verbi potenziali con una E in mezzo nelle lezioni audio pimsleur (dove ho ricavato un sacco di regole per deduzione) ma magari erano tutti godanche semplicemente finiscono con ERU…

    (amo le tue risposte complete ed esaurienti ma non vorrei farti perdere troppo tempo quindi se vuoi confema o smentisci e poi ti faccio altre domande per chiarimenti)

  236. Tra mieru e mirareru e tra kikoeru e kikareru esiste una chiara differenza, che sta nella volontarietà.
    Es. con “mieru” la cosa è visibile, è lì e quindi la vedo, punto. Con mirareru io sono in grado di vederla, ma perché c’è la mia volontà nel compiere l’azione di vedere.

    L’oggetto visibile, comprabile, utilizzabile, ecc. è soggetto. Dunque yama GA mieru/mirareru. Oppure “ie GA kaeru (da “kau”, comprare)”, pasokon GA tsukaeru (per le forme lunghe leggi il p.s.).

    NON devo usare SOLO “ga” però. E’ perfettamente accettato l’uso di WO quando la cosa in questione è complemento oggetto (es.: ie WO kaeru).
    La particella “wo” si usa in genere se l’oggetto e il verbo sono un po’ lontani nella frase.
    Piccola nota: questa stessa regola si ritrova per le espressioni di volontà della prima persona: ren’youkei + ausiliare “tai”: ie GA/WO kaitai.
    Vale lo stesso per la scelta della particella…
    hayaku ie ga kaitai (preferisco “ga” se “ie” è vicino al verbo)
    ie wo hayaku kaitai (perferisco “wo” se non lo è)
    …e anche in questo caso la scelta non è obbligatoria.
    Se una differenza va trovata tra l’uso di ga e quello di wo, sta nel fatto che con “ga” il verbo diventa una proprietà della cosa. P.e. “ie ga kaeru” = (lett.:) la casa è comprabile; ie WO kaeru non ha questa sfumatura ed è più adatta dove è più importante l’idea dell’agire SU quella cosa… ma se non è chiaro lascia stare, è la classica cosa a cui non si bada.

    p.s. i potenziali brevi dei godan (es. arukeru da aruku, camminare) etimologicamente originano da ren’youkei + eru (lo vedi con 有り得る arieru), ma si parla in genere di “forma potenziale” e non si cita “l’ausiliare 得る eru” (è solo la sua origine).
    Le forme “lunghe”, es. arukareru, si ottengono dalla mizenkei + l’ausiliare “reru”. Tuttavia non sono più usate se non in ambito letterario. Arukareru si usa come forma passiva* o come forma attiva onorifica*, di solito non si usa per fare il potenziale, si preferisce la “forma breve”.
    * per gli asterischi vedi l’ultimo paragrafo

    Per i verbi ichidan esiste solo “la forma lunga”, per così dire, cioè mizenkei + ausiliare “rareru”.
    La mizenkei di taberu è “tabenai” senza “nai”, quindi tabe-. Aggiungo rareru e ho taberareru come forma potenziale comunemente usata (nb è uguale a forma passiva di taberu e forma attiva onorifica).
    All’apparenza esiste una “forma breve” per gli ichidan, ma SOLO nel linguaggio colloquiale: es. tabereru è usato ma scorretto.

    * forma potenziale “lunga” dei godan, forma potenziale degli ichidan, forma passiva e forma attiva onorifica sono tutte identiche. Inoltre TUTTE queste forme e aggiungiamo i verbi mieru e kikoeru, sono coniugate come ichidan.
    P.e. aruku è godan, ma se scrivo arukareru e ne voglio fare la te-kei scrivo arukareTE.

  237. Qualcuno di voi sa complessivamente quanto dura l’esame jplt?
    Cioè… l’esame in sè lo so, ho letto sul sito apposito la durata di ciascuna sessione ma vorrei sapere quanto durano più o meno gli intervalli tra una sessione e l’altra (se ce ne sono)… lo chiedo per capire complessivamente la durata di tutto (sapete.. per fini logistici… treni di ritorno…ecc..)

    Qualcuno ha un’idea?

  238. Mi sembra giusto condividere.
    Ho chiesto informazioni all’istituto giapponese e mi hanno detto che l’N5 è il più breve e dovrebbe finire tutto per le 15.30 (salvo imprevisti) mentre l’N1 che è l’esame più lungo di tutti dovrebbe terminare in tutto per le 16.30 (sempre salvo imprevisti)

    Quindi più o meno gli orari sono questi 🙂

      1. Mi stavo preparando al N3. Perchè fantozzianamente in quel periodo sarò via per lavoro, e quindi niente esame.Glab, tanto lavoro per nulla. Sarà per il 2013, magari nella sessione di luglio a Parigi….

  239. こんにちは、Massimoさん。私は篠根克典(Shinone Katsunori)です。日本の一番北の北海道という所で、リンゴを栽培している農家です。
    遠くからの友達申請が来て、どんな人かな?と思っていました。日本語を勉強しているんですね。私はイタリア語は出来ませんが、英語ならば少し分かります。
    私の所は北海道の中でも寒い地方です。朝は氷点下5℃くらい。もっと寒くなって2月には、氷点下20℃になります。 Da quello che mi scrive ho capito che vive in hokaido e fa l’agricoltore di mele, parla un po l’inglese ma non conosce l’italiano e fa tanto freddo li.solo non riesco a capire bene se mi sta dicendo che lui ha studiato giapponese o perchè lo sto studiando io

    1. Dice “Stai studiando giapponese, eh…? Io non capisco l’italiano, ma…” ecc. Non chiede perché lo studi, ma potresti provare a dirlo nella prossima lettera… ma ti avverto che “sono un appassionato di anime” potrebbe dare una brutta impressione… io preferivo dire che “leggo manga,, sì, ma perché sono utili per lo studio del giapponese” (XD), così sono “giustificato” se odia gli otaku, ma se l’altra persona è appassionata, sa comunque che conosco l’argomento.

      Ah, alla fine dice che al mattino ci sono -5°C e che in febbraio arrivano a -20°C
      ((((;゚Д゚))))ガクガクブルブル

      1. @kaze, ora sono troppo inpegnato a ripassare tutti gli appunti e la lista dei vocaboli per N5, ma la prossima settimana vorrei chiederti spiegazioni più che altro per la forma che ha usato, sicuramente sara argomento avanzato, ma 日本の一番北の北海道という所で ho fatto fatica a collocare i vari pezzi, ho capito cosa mi stava dicendo ma faccio fatica grammaticalmente a posizionare il tutto.
        Ora ti saluto il 2 DIC. è vicino non so se lo passo l’esame ma sara una bella esperienza, il prossimo anno c’è la faro senz’altro mi serviva più tempo per memorizzare i vocaboli, le tue lezioni di grammatica mi hanno aiutato tanto e sara il mio punto di forza, grazie ancora.

      2. Il fatto dei -5/-20 mi ha decisamente colpito (sapevo che l’Hokkaido è freddo ma questo punto…!!!) se non l’avessi sottolineato tu l’avrei fatto io!!!
        In ogni caso strano che il maggior freddo si raggiunga a febbraio… a Modena negli ultimi anni ha sempre nevicato solo in febbraio…. fino al 2002 però solo fine dicembre/inizio gennaio ed è questo il periodo che anche tutt’ora direi più freddo… (in ogni caso la neve è indice di un freddo minore perchè se si va sottozero di solito non nevica!)

        c’è così tanta gente in Giappone che odia gli otaku? mi sembra sempre incredibile tutto ciò…

  240. ps. effettivamente 日本の一番北の北海道という所で è una costruzione particolare per noi italiani…

    io so poco anche la grammatica italiana ma queste frasi con tanti complementi di specificazione a catena per me sono sempre strani…

    quindi kaze risponderà sicuramente meglio di me ma se posso permettermi di fare un commento da studentessa…. come avrai capito anche tu dice:

    日本の(DEL GIAPPONE),
    一番北の(IL PIù A NORD),
    北海道という(CHIAMATO HOKKAIDO),
    所(POSTO/LUOGO),
    (il で immagino che ci sia perchè dopo dice che fa il coltivatore ecc. quindi un’azione svolta IN un luogo…)

    1. Ciao Tenshi, si avevo capito questo, solo come hai detto tu, tutti quei complementi di specificazione mi hanno messo difficolta, ma più di tutti iu il verbo dire messo li in mezzo, sapevo che alcune costruzioni con il verbo dire ma con to hanno la sfumatura tipo si dice o si è detto, ma la tua traduzione con “chiamato” suona meglio in italiano.

      1. sì dopo che ne hai visti un po’ si capiscono meglio… ogni volta che c’è TOIU, TOIIMASU, tomoushimasu (mousu è la forma umile di iu) e via dicendo si traduce con “si dice”/”è chiamato”/”significa” ecc.

        sai come dice sempre Kaze non puoi usare sempre la stessa traduzione… sembra che le parole abbiano diverse traduzioni in realtà spesso sono diverse sfumature dello stesso significato (di dice = viene detto no?! quindi un posto che viene detto hokkaido, logicamente per noi suona meglio è chiamato hokkaido…)

        tra l’altro queste forme sono usate anche per presentarsi: (hajimemashite,) Tenshi to iimasu. (yoroshiku onegai shimasu)

    1. Crepi il lupo…

      p.s. credo che wordpress stia facendo qualche tentativo di giustificare i commenti. Come non gli riesca, non lo so… speriamo che sistemino però perché è fastidioso vedere le parole spezzate a caso…

  241. ”実の”は”義理の”をつかことができる名刺にしか使わないと思います。
    例えば、実の父親、義理の父親、養父。
    ”本当の”より、”本物の”のほうがよかったかもしれません。
    Scusami ma questa volta sono io che non ho capito questo messaggio sulla differenza tra HONTOU e JITSU…

    1. Ho letto kawaii 様な kowaii 様な e secondo me significa ‘in qualche modo carino e in qualche modo spaventoso’ più o meno… Allora ho pensato per dire ‘carino e spaventoso’: ‘kawaikute kowaii’ giusto? E per dire ‘spaventosamente carino’? Kowaiku kawaii? Mi ricordo che gli aggettivi in i hanno l’avverbio in ku o sbaglio?
      (Se nn viene fuori il mio account e’ perché scrivo dall’iPod )

  242. Alla prima domanda… jitsu e hontou significano vero, ma il discorso cambia se sono usati come “pseudo-aggettivi” (cioè come sono aggettivi in italiano, ma in giapponese non lo sono, prendono semplicemente の e quella degli “aggettivi in -no” è una classe che ci siamo inventati noi stranieri per comodità).
    Nel caso di “hontou no” hai “vero” in senso generico.
    Per esempio dico “hontou no kimochi” (nb. ホント “honto”, senza allungamento, è colloquiale per hontou 本当)

    Tuttavia “jitsu no” si usa solo, che io sappia, come opposto di “giri no” (è quel che dice nel breve brano), in riferimento a un parente. Un parente che è tale “giri no”, cioè “per obbligo” è ben diverso da un VERO parente (jitsu no).
    Ad esempio “jitsu no chichi” = vero padre (biologico/all’anagrafe)
    ….mentre “giri no chichi” = patrigno.

    Seconda domanda…
    mitai you na, mitakunai you na…
    E’ una classica espressione che significa “lo voglio vedere E non lo voglio vedere”, cioè non so bene cosa voglio, se vederlo o no, ho dei sentimenti confusi a riguardo… noi diremmo qualcosa tipo “vorrei vederlo… ma ho paura di farlo”.
    L’uso di “you na” nel tuo caso è lo stesso… sempre “idiomatico”. Tipo: “non saprei dire se è carinissimo… o dà i brividi!”
    p.s. “spaventosamente carino” credo si avvicini a “carino da far paura”. In questo caso troviamo un’espressione terribilmente simile all’italiano:
    kowai-gurai kawaii
    Mi pare di aver sentito anche “kowai hodo…”. In teoria kurai e hodo sono spesso interscambiabili, ma così, a muzzo, in questo caso kowai hodo kawaii mi suona più come tanto carino quanto pauroso. Sbagierò… è il giorno dell’esame, nel caso chiedo venia.
    p.p.s. kowai e kawaii si pronunciano con pochissima enfasi sulla w. Sembrano quasi kooai (qui la w quasi scompare) e KAuAII (è una lunga A durante la quale per un attimo porti in dentro il labbro inferiore a coprire i denti di sotto… Ne viene fuori una “U larga”, a metà tra A e “U normale”… come mi dispiace non poterlo pronunciare a voce^^;;;;;;

    p.p.p.s. kawaikute kowai o kowakute kawaii per correlarli è giusto. Aggettivi in -i fanno l’avverbio in -ku, pure è giusto.

  243. Il mio amico yoshi (il marito di kaori) ha scritto su facebook “booling kara no yakiniku”… è ovvio che dopo il booling è andato a mangiare lo yakiniku (alla fine si capisce anche dalle immagini che ha postato lol) però c’è sempre quel no in posizioni strane (sembra quasi quasi quando facevo i temi che non sapendo dove andavano le virgole ogni tanto ne mettevo una a caso qua e là giusto per mettercele!!!) ha un qualche senso?
    fin’ora ho letto che alla fine della frase è enfatico e che dopo i verbi alla forma base crea un sostantivo… devo essere sincera devo ancora studiare bene il tuo articolo sul no-desu (più tardi lo rileggo bene) in ogni caso mi ricordo che chiede ulteriori chiarimenti o fa una richiesta cortese…

    la domanda che ho in testa da qualche giorno di farti è:
    nel vocabolario dei nomi su rikaisama ci sono sempre delle lettere tra parentesi, quando c’è (m) o (f) immagino che siano nomi propri femminili e maschili, a volte c’è scritto “place name” e pure è chiaro ma a volte anche (g), (s) e altre lettere… tu sai dove trovo una legenda del significato di queste lettere?

  244. ashita kara ganbarimashou
    Impegnamoci a partire da domani
    kore kara mo yoroshiku ne
    Anche da questo (momento in poi), yoroshiku.
    Spero si capisca quindi che “kara” ha anche questa accezione temporale oltre all’accezione di “provenienza” (es. Tokyo kara Osaka made = Da Tokyo fino a Osaka). In pratica prende l’idea di provenienza, “a partire da” e la riferisce a un tempo, es. “ashita”, quindi “a partire da domani” o “da domani”.
    Il bowling ha la stessa idea dietro, “a partire da bowling”, i.e. “da dopo il bowling”…

    Fin qui la spiegazione che va incontro a tutti gli utenti… Il tuo problema però è il “no”.
    Il no a fine frase ha più d’un senso, ma come il no che sostantiva un verbo o un aggettivo… va dopo un verbo o un aggettivo! ^^;; Qui hai particella + no.
    Cosa sai di questa particella? La prima cosa che si impara è che crea un complemento di specificazione, la seconda cosa è che “qualifica” ciò che lo segue.
    Hontou no kimochi = i veri sentimenti
    In pratica NO correla kimochi a hontou, ci dice come sono questi sentimenti… insomma, in breve, li qualifica. Hontou è un caso un po’ a parte in realtà… prendiamo un esempio più banale…
    gaikoku no kata = una persona straniera (detto in modo molto cortese)
    gaikoku = paese straniero, kata = persona
    “gaikoku no” a volte viene presentato come “aggettivo in -no”, ma non indica una vera classe di aggettivi, è un termine comodo per noi occidentali perché traduciamo questi “complementi di specificazione” come fossero aggettivi.
    Se anche questo punto è ben chiaro, passiamo oltre… ultimo passo.

    Se avessi una frase tipo…
    Mirano made densha ga kuru
    Tradurresti “il treno viene/arriva fino a Milano” (se non addirittura “i treni arrivano fino a Milano” …e quindi non vanno oltre?! °_°).

    Vediamo la stessa frase con anche il “no” e capiamo subito perché serve e non si può togliere se voglio dire in realtà quanto segue…
    Mirano made no desha ga kuru
    il discorso cambia. Ora “Mirano made” qualifica “densha”, è un suo “aggettivo” in un certo senso! …dunque? Dunque stavolta tradurrò
    “Arriva il treno (che va) fino a Milano”
    o anche
    “Arriva il treno per Milano” (a dire il vero c’è un’espressione più adatta per dire “per Milano”, ma mi serviva un esempio decente e non ho molta fantasia…).

    Insomma, “nome1 + particella + no + nome2” è una costruzione in cui “nome2” viene in qualche modo qualificato, definito meglio da “nome1 + particella”.
    Haha kara no tegami = una lettera da parte di mia madre
    Pensa poi a quando diciamo “una lettera di mio fratello”… Cosa intendiamo? Che è indirizzata a lui o che è scritta da lui?
    Se scrivo “ani he no tegami” (è per lui) oppure “ani kara no tegami” (è da parte sua), il dubbio non si pone più… ecco perché non è il caso di dire solo “ani no tegami”, un’espressione che mi dice solo che la lettera appartiene a mio fratello.

    Sono antiquato… avrei dovuto fare un esempio con delle email… Va be’.

    venendo alla frase del bowling… è “uno yakiniku post-bowling” …purtroppo non mi viene altro modo per dirla creando l’aggettivo, come dicevamo.
    Però in altri casi è più facile…
    bangohan kara no sanpo = una passeggiata (nel) dopo-cena.

    Per i codici guarda qui:
    http://www.physics.ucla.edu/~grosenth/m_dict.html#RESULTS
    e qui trovi un elenco più preciso di quel che non riguarda i nomi:
    http://www.romajidesu.com/content/dictionary_code.html

    1. Bellissima spiegazione, questa lezione per me è stata un ripasso in più un ulteriore acrescimento.
      Anche oggi che è festa dai sempre il massimo aiuto a chi ha bisogno, Buona festa Kaze e goditi i mercatini di natale (obei o bei) spero di aver scritto bene, ciao.

  245. Sottoscrivo, le tue spiegazioni piene di esempi sono sempre chiarissime, penso che con tutti i post che ho salvato nella cartella “commenti dal blog” ci posso fare un libro.
    Grazie per tutto, come al solito.

  246. Grazie delle belle parole ragazzi ^___^ Mi avete fatto venire in mente che forse è il caso di ricavarne un post… magari organizzando meglio la risposta, che è ancora un po’ disordinata, direi…^^;;

    1. Certo ^__^
      “Mirano made no” è particolarmente usata se indico anche la partenza… in questo modo:
      “Torino kara Mirano made no densha”
      “Il treno da Torino a Milano”
      Si trova usato comunque “xxxx made no” anche se non indico il luogo di partenza, ma è più “tecnico”, più preciso, l’uso dell’espressione 行きの che si legge in genere “-iki no” o anche “yuki no”.
      Es.: ミラノ行きの電車 mirano-iki no densha
      Letteralmente il treno “(che va) per Milano”.
      Ovviamente posso fare anche una vera relativa:
      ミラノへ行く電車 mirano he iku densha
      il treno che va a Milano

      (^__^)/°”

  247. Buongiorno!
    Ho un dubbio che mi perseguita da un paio di giorni, magari è una domanda idiota, ma la faccio lo stesso. Nella costruzione と思う, mi capita di trovare sia sostantivo + と思う, che sostantivo + だ+と思う. Che differenza c’è tra le due forme? Ho guardato un po’ in giro e le opinioni sono tante…
    Grazie mille,
    Elisa

  248. Qui dipende molto dalla frase e sarebbe bene che mi proponessi sempre una frase (e, se esiste, un contesto) quando domandi, perché le tue domande sono di solito un gradino sopra quelle di altri utenti e per aiutarti come si deve ho bisogno di sapere quel che stai facendo…

    Veniamo al caso particolare…
    Se da un lato “da” sparisce spesso nel linguaggio colloquiale, c’è la possibilità che questa “sparizione” non abbia nulla a che fare con il tipo di linguaggio.
    Guardiamo dunque alla grammatica del tutto corretta e prendiamo questa parte di frase:
    …sostantivo +(だ)と思う。
    Se il “da” c’è o non c’è dipende dal resto della frase.
    泣きたいのはあいつだと思う。
    Quello che vuole piangere penso che sia lui.
    今日の俺を今までの俺と思うなよ
    Kyou no ore wo ima made no ore to omou na yo
    Non pensare al me stesso di oggi come al me stesso di ieri (lett.: il me stesso di fino ad adesso)
    Qui non ho più un’interrogativa indiretta (nelle quali devo avere sostantivo + da + to omou). Qui ho il verbo omou che regge un complemento oggetto e spiega come pensa al complemento oggetto.
    È simile alla costruzione con mieru e altri verbi… Es.:
    xxxx wo yyyy ni mieru (nb la particella “wo” è corretta anche se ti avranno detto che con mieru e i potenziali ci va “ga”… specie se non si trova a diretto contatto con il verbo, ma più lontano).
    Gli aggettivi in -na e i sostantivi messi nella posizione di yyyy prendono “ni”, mentre gli aggettivi in -i diventano avverbi in -ku.
    Lo stesso vale per omou… “xxxx wo kanashiku omou” significa che penso a qualcosa con tristezza, i.e. come ad una cosa triste, no? Non è un avverbio che descrive il modo in cui penso… cioè non sto dicendo “penso tristemente”, ma che penso ad una data cosa xxxx come ad una cosa triste, i.e. con tristezza.
    Come per mieru, se invece di kanashii avessi un aggettivo in -na avrei yyyy NI, ma nel caso dei sostantivi il discorso cambia, perché così vuole il verbo “omou” (ogni verbo regge la posposizione che preferisce, come in italiano, no?).

    Ah! Ecco un altro esempio, molto simpatico, preso dal web…
    なぜ俺は俺を俺と思うのか naze ore wa ore wo ore to omou no ka
    cioè “Perché io (wa) penso a me stesso (wo) come a “me stesso” (to)?
    Il testo prosegue 他の者を俺と思うても差支えなかろうに。俺とは一体何だ?
    hoka no mono wo ore to omoute mo sashitsukaenai darou ni. ore to wa ittai nan da?
    (nb omoute = omotte, darou ni = darou …”ni” è enfatico)
    Sarà perché pensare ad altri come a me stesso sarebbe un problema no? E questo “me stesso” cosa accidenti sarebbe?

    Se invece guardiamo la cosa da un punto di vista del linguaggio colloquiale (che all’inizio avevo scartato), sottintendere “da” o no in due frasi altrimenti identiche, appunto, è solo questione di linguaggio colloquiale…
    shizuka to omou e shizuka da to omou sono la stessa cosa… ma solo la seconda è grammaticalmente precisa (è un po’ come parlare usando o no il congiuntivo e dire “penso che è” invece di “penso che sia”, come sarebbe corretto fare).

    Fammi sapere se è tutto ok, se hai ancora dei dubbi postami le frasi “incriminate” e le vediamo nel dettaglio ^__^

    1. Grazie infinite per la spiegazione, come sempre ti ho rubato un sacco di tempo!
      Ammetto di essermi spiegata male; il mio era un dubbio astratto e sono partita in quarta con la domanda, senza rifletterci bene (gomen ne!). Intendevo proprio la costruzione と思う per dire “Penso che…”, “Credo che…”.

      Prendo come esempio una delle frasi di sopra:
      泣きたいのはあいつだと思う。
      Tutto ok, è grammaticalmente corretta. Spesso però (più nel parlato che nello scritto e per questo mi viene da pensare che sia una questione di colloquialità) una frase come questa si trova senza il “da”: 泣きたいのはあいつと思う。

      Altro esempio:
      これでおしまいだと思う。
      これでおしまいと思う。
      “Credo che con questo abbiamo finito”.

      Guardando in rete, ho trovato un intervento su Okwave con una spiegazione piuttosto estesa. Qui si dice che in generale le frasi senza il “da” sono più colloquiali e naturali, mentre è meglio usare il “da” quando si parla di fatti generici o si vuole essere più corretti…

      Personalmente mi viene spontaneo usare “da” (per qualche motivo mi suona meglio 一人で海外旅行するのが大切な経験だと思う。rispetto a 一人で海外旅行するのが大切な経験と思う。), ma non so se sono io o se c’è una regola sotto. Tu che ne pensi?

      PS: bellino “Perchè penso a me stesso come a me stesso?”!

      1. Peccato, mi piaceva pensare che fosse l’altro il punto della domanda^^;;
        Va be’, sì, è colloquiale… in qualche misura scorretto, come ho già detto a fine commento.
        Ah, lo si può anche vedere come discorso diretto “mal riportato”… ovviamente nel parlato non si nota e quindi ometto il “da” e stop.
        Però quando uno va a scrivere la frase del parlato nella lingua scritta e scrive
        これでおしまいと思う。
        invece di
        「これでおしまい」と思う。
        in teoria commette solo un errore sull’uso delle “virgolette”, diciamo.

        Lo so che come spiegazione sembra buttata lì, ma se pensi a quanti scrivono “ke” invece di “che” penso che l’uso del discorso diretto giapponese, in modo “non tipograficamente corretto”, sia l’ultima delle “stranezze” e l’ultimo dei problemi^^;;

        Peraltro il modo di riportare un discorso è terribilmente libero in realtà. Per esempio si trova:
        彼女はやっと話した。これでおしまい、と。
        La ragazza finalmente parlò. Con questo è la fine… disse.
        Ok, spero che renda bene “perché non val la pena preoccuparsene”… ma tieni presente quell’uso di omou di cui ti parlavo perché fa spesso strani scherzi… te ne accorgi spesso perché c’è を, come negli esempi che facevo…

        Ah, attenta a questo “wo” con “omou” perché va a finire dove non te lo aspetti!
        boku wa ani ga neko WO suki to omou.
        Per quel che mi riguarda penso che a mio fratello piacciano i gatti.
        Esatto, “wo” invece di “ga” (anche ga sarebbe corretto, pur essendoci un altro “ga” nella frase!)

        (nb: ani GA è diverso da ani WA, la frase sopra è una frase “che commenta” sul tema, “boku”.
        Invece la frase…
        ani wa neko wo suki to omou.
        A mio fratello piacciono i gatti, penso.
        …è una frase col tema nella subordinata del discorso indiretto… e ciò va bene perché “wa” non va nelle subordinate, è vero, ma ciò non vale per il discorso indiretto dove “ga” e “wa” sono distinti come nelle principali
        Perché non ho usato come frase d’esempio questa seconda frase, più semplice?
        Perché volevo citare la storia del doppio “ga”… Come vedi le perdite di tempo me le vado a cercare, non preoccuparti^^).

      2. Ahah, non volevo deluderti!

        La differenza tra commentare sul tema e avere un tema in una subordinata la conoscevo già, ma hai fatto bene a parlare del wo, perchè quello tendo a sbagliarlo a volte. Nella frase sopra, boku wa ani ga neko WO suki to omou, avrei sicuramente usato il ga, anche se due ga in fila non suonano benissimo…

        Come ogni volta, grazie delle spiegazioni! Ormai quando ho un dubbio o una domanda vengo qui, perchè non conosco nessun altro che possa rispondere in modo così completo. Spesso mi accorgo di essermi intortata su una cosa da poco e mi basta un punto di vista diverso o una spiegazione nuova per capirlo (come これでおしまいと思う come un discorso senza virgolette, qui mi hai aperto un mondo!^^).

        Grazie ancora e buona giornata!

      3. Per conferma ti basta cercare una frase che finisca in “いいなあと思います” hai 13 milioni di risultati per questa precisa frase… in pratica le virgolette sono davvero un optional al di fuori dei libri.

        Ormai è sera… del giorno dopo(!)^^ …ma comunque “buona giornata” anche a te ^__^

        EDIT:
        p.s. discorso inutile sui “GA multipli”
        Se non sbaglio possono esserci perfino 3 ga di fila! Ricordo di aver letto qualcosa su un handbook di linguistica… forse era o no accettato su base regionale/dialettale, non ricordo bene… Ma è ovvio che se dici “sono io quello che pensa che al proprio fratello maggiore piacciono i gatti” allora avrai:
        boku GA ani GA neko GA/WO suki to omoimasu
        …anche se, sì, a questo punto diventa un mistero il perché uno non abbia pensato a sistemarla decentemente:
        ani wa neko ga suki to iu koto wo boku ga omoimasu.
        o riducendo al minimo le modifiche
        ani wa neko ga suki to, boku ga omoimasu
        ..ma con “wa” il discorso cambia e per chiunque ne abbia parlato nel contesto il soggetto era mio fratello e non il proprio fratello come sopra.
        È una piccola sottigliezza introdotta dal GA di “boku ga”, niente di che, ma mi pareva interessante.

    1. Non credo… ci sono delle scuole a Milano e Roma dove i ragazzi studiano Giapponese, ma sono scuole per figli di giapponesi emigrati in Italia.
      In genere chi vuole studiare giapponese alle superiore finisce per andare a studiare giapponese in Giappone. Prima per un estate, magari, a volte fa proprio il liceo lì. Se non le superiori, magari l’università. Come puoi immaginare però serve una certa dose di volontà e determinazione.
      Ad esempio fare l’Università lì significa chiedere un visto pre-college iscrivendosi ad una scuola che in 1-2 anni ti porta a comprendere il giapponese necessario per iscriverti all’università, quindi iscriverti all’università (passare l’esame d’ingresso) e ottenere tramite l’università un visto da studente universitario.
      Non è impossibile, ho letto storie di persone che l’han fatto, in rete, ma appunto, serve determinazione e una buona dose di predisposizione allo studio.

  249. lo so che è ancora presto e bisogna aspettare i primi di febbraio, ma quale è il sito dove si vedono i risultati del test di dicembre ? e soprattutto cosa schiacciare e dove andar a mettere la password ? ma oltre la password che nickname vuole ? la propria email o il nostro nome e cognome o cosa ?

  250. Credo che il sito sia questo http://www.jlpt.jp/e/

    Nella sezione “Test Resoults Announcement”… dice chiaro che per “altri paesi” (The result of 2012 December test will be available from January 31 to 5pm on March 15, 2013 (JST).

    penso che vuole la propria mail e la password che hai scelto e che hai messo nel modulo di iscrizione, quando hai fatto domanda per il test.

  251. non so se ti abbia mandato Dio o cosa ma sento che tu potresti aiutarmi: io studio giapponese all’università, è la terza volta che provo a dare l’esame scritto ed è la terza volta che spero di passarlo, ma il mio vero problema è il fatto che oltre agli esercizi dati dai miei professori e quelli del libro non ho nient’altro, quindi, la mia domanda è: non è che per caso conosci qualche sito o qualche altro testo autodidatta che non sia “Nihongo – Corso di lingua giapponese” (HOEPLI) per esercitarmi nella grammatica?
    Grazie mille per ciò che fai, sei di grandissimo aiuto, specialmente per me XD
    Sara.

    1. ah, vabeh, non importa, ho trovato la sezione dedicata ai libri XD scusami per il caos causato ^-^ -tra cui ho trovato anche il mio libro di testo…-

  252. Anche se pare tu abbia risolto, ecco una risposta bella articolata come ricompensa per esserti accorta delle mie origini divine… (XD)

    Il giapponese a fumetti per me ha la virtù di saper spiegare in modo semplice.
    Se sei al terzo anno però e quindi hai finito il terzo volume del corso hoepli… non so se questo libro copra tutto (o anche solo in parte) quel che ti serve.
    Forse nel tuo caso la soluzione è un libro inglese… se ti piacciono le cose schematiche puoi prendere degli handbook tematici, per esempio quello di Kamiya sui verbi, ecc.
    The Handbook of Japanese Verbs: A Kodansha Dictionary, Taeko Kamiya
    Japanese Sentence Patterns for Effective Communication: A Self-Study Course and Reference, Kamiya
    The Handbook of Japanese Adjectives and Adverbs, Kamiya
    How to Tell the Difference Between Japanese Particles: Comparisons and Exercises, Naoko Chino

    In alternativa, se quel che ti serve è capire davvero più che non esercitarti (questo lo sai solo tu, ovviamente), allora ti serve un libro che spieghi davvero le cose… e ti consiglio “the grammar textbook” di Wako Tawa.

    Se ti va bene qualcosa in giapponese+inglese (ovviamente dipende dal livello del testo, ma ci sono testi che hanno la traduzione inglese fino al livello più alto), fatto però essenzialmente ad esercizi (e quindi prezioso in questo senso) puoi provare con dei testi per il JLPT per la grammatica: sono pieni ZEPPI di esercizi. Dipende dalla tua università, ma un terzo anno dovrebbe corrispondere ancora all’N4 del JLPT (se cerchi il kanzen master su google immagini, prova 新完全マスター, dovresti trovare le immagini degli indici e puoi decidere quale è il più adatto…).
    Dunque, qualunque sia il tuo anno, o “rientri” nel livello N5 o nell’N4 quindi non dovrebbe essere un grosso problema, no?

    E’ ovvio che il mio è un parere soggettivo (ognuno ha i suoi libri ideali) ma io senza questi testi non sarei mai andato da nessun parte… l’handbook dei verbi in particolare è stato quello che mi ha sbloccato, mentre quello di Tawa è stato spesso la mia ancora di salvezza perché spiega davvero nei dettagli e aveva una risposta ogni volta che mi chiedevo “mah, e se fosse in quest’altro modo?”.

    …e poi puoi chiedere a me, ovviamente. Se posso spiegarti un argomento, magari facendo una “lezione extra” come ho già fatto per altri, ben venga ^__^

    1. grazie mille per la tua risposta, davvero di ottimo aiuto, purtroppo non sono ancora al terzo anno, sono ancora al secondo però terrò conto di questi preziosi suggerimenti 😀
      E se avrò qualche problema allora sarò ESTREMAMENTE felice di chiedere, probabilmente non ti libererai più di me XD

  253. Sì, lì per lì mi ero confuso pensando “terzo anno” mentre tu avevi parlato di “terza volta”, ma ho lasciato così com’era perché comunque fa da riferimento, tipo… un corso di triennale = 3 volumi hoepli = N5+N4 (con la magistrale si arriva a parte dell’N3).
    Però ti confermo che tutto quel che ho suggerito non riguarda solo chi è al terzo anno, si può partire con quei testi anche da zero (kana a parte), quindi se sei al secondo non hai nulla da preoccuparti.

    In bocca al lupo per lo studio… e se puoi passa parola ai tuoi compagni riguardo a questo sito! (^_^)/°”

  254. @ Kaze.
    ciao Kaze, ho finito la scorsa settimana di tradurre i quasi 800 vocaboli del N5.
    salvati su un file PDF e oltre alla traduzione ho appuntato se era verbo ichidan o godan, se era aggettivo in I o NA. Se può servire vorrei contribuire ad auitarti.