7.La particella の (no) del complemento di specificazione

かなこさんの誕生日

Questa lezione tratterà la particella の (no) del complemento di specificazione (quello che risponde alle domande “Di chi? Di che cosa?”, ricordate?). Prendiamo il titolo qui sopra:

Kanako-san no tanjoubi = il compleanno di Kanako

Come vedete l’ordine delle parole è l’inverso rispetto all’italiano. In giapponese l’ordine è lo stesso di quando usate il genitivo sassone: in inglese avreste avuto “Kanako’s birthday”, con lo stesso ordine delle parole proprio del giapponese e il genitivo sassone (‘s) in corrispondenza della particella “no”.
Tuttavia il genitivo sassone indica solo un possesso (mi chiedo: A chi appartiene il compleanno? A Kanako. Bene, la domanda ha senso e ha una sua risposta, quindi posso usare il genitivo sassone). La particella “no” giapponese, come il “di” italiano, può essere usata in molti altri casi. Semplicemente specificherà qualcosa sul sostantivo che segue.
E’ una regola importante del giapponese, sempre valida.

Ciò che precede un sostantivo lo qualifica o specifica qualcosa su di esso

Ciò che precede un sostantivo lo qualifica o specifica qualcosa su di esso. Può trattarsi d’un sostantivo+no, d’un aggettivo o di un verbo (frase relativa), il discorso non cambia: tutti questi elementi specificheranno qualcosa riguardo al sostantivo che li segue. Come se chiedessi “Compleanno? Quale compleanno, uno qualsiasi?” e mi sentissi rispondere “No! Quello di Kanako!”.
E’ bene che questo punto sia assolutamente chiaro, per cui fate attenzione e se non capite, chiedete.
Facciamo degli esempi per capire meglio il fatto che tutto ciò che precede un sostantivo (sia esso un altro sostantivo, un aggettivo o un verbo) in qualche modo lo “modifica” (cioè specifica qc.sa).
君の名前 (kimi no namae) = il nome di te (cioè il tuo nome)
いい名前 (ii namae) = un bel nome
さっき言った名前 (sakki itta namae) = il nome (che hai) detto prima

– “Un nome? Quale nome, uno qualsiasi?”
– “No, il tuo!” / “No, un bel nome!” / “No, quello che hai detto prima!”

Proprio come accade in italiano tutti questi metodi di specificare qualcosa (su cui ovviamente torneremo in futuro) possono essere “combinati”. Per esempio posso dire “lo scaffale dei libri di Mario” o “lo scaffale dei libri gialli di Mario” o “lo scaffale dei libri gialli di Mario che Mario ha già letto“. (@_@”?).

Limitiamoci ora alla nostra particella “no”. Ora dovrebbe essere chiaro il fatto che la particella “no” serve a specificare, così come tutto quello che precede un sostantivo (vd. esempi appena fatti). Sottolineiamo qualcosa già accennato: insisto a dire che “no” specifica qualcosa, perché voglio allo stesso tempo sfatare un mito, ovvero l’idea che “no” chiarisca il possesso di qualcosa. Certo fa anche questo… il compleanno è quello di Kanako, i libri appartengono a Mario, ecc. …ma non fa solo questo! 夏休みの友 (natsu-yasumi no tomo) si legge su questo libro di compiti per le vacanze… insomma, il libro si presenta (sarcasticamente?) come il compagno dell’estate, un amico delle vacanze estive. Ora… L’estate possiede un compagno?! Le vacanze estive hanno un amico? O non sono invece io che ho un amico durante le vacanze estive? Direi proprio di sì… -_^ Dunque il possesso non c’entra, non ci interessa, conta il fatto che si è amici durante le vacanze, viene specificato che saremo amici per le vacanze (per la durata delle vacanze estive e basta, non oltre).

Abbiamo un ultimo caso importante da approfondire… Ne ho parlato prima (con l’esempio “kimi no namae”), si tratta degli aggettivi possessivi. Nella prossima lezione vedremo bene tutti i pronomi personali da cui si formano in modo semplicissimo gli aggettivi possessivi, per ora limitiamoci al modo di “costruire” un “aggettivo possessivo”. I possessivi, come ben sapete, sono mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro; di ciascuno posso fare il femminile (mia) e il plurale (miei, mie), ma in giapponese questo problema non si pone: vi ricordo che femminili e plurali praticamente non esistono in giapponese (salvo rari casi).

Il modo in cui si “costruiscono” è semplicissimo! Se per dire “io”, di norma uso “watashi”, semplicemente faccio un complemento di specificazione usando “no”. Quindi avrò, ad esempio: 私の人生 , watashi no jinsei = la mia vita.

Ne riparleremo la prossima volta (quindi non preoccupatevi), quando approfondiremo un po’ il discorso facendo i pronomi personali (io, tu, lui, lei, noi, voi, loro, esse) al completo… e poi ancora quando faremo i pronomi possessivi (Di chi è questa macchina? E’ la mia)… ci sarà tempo per capire ben bene la cosa -_^

Per oggi mi fermo qui… Mata nee! (Alla prossima!)

4 pensieri su “7.La particella の (no) del complemento di specificazione”

    1. Vuol dire che non ci hai capito nulla o che non hai capito solo una cosa?^^
      Se mi dici qual’è il problema cerchiamo di chiarire se vuoi ^__^
      In sintesi:
      Kanako-san no tanjoubi = il compleanno di Kanako
      Kanako-san = Kanako
      no = di
      tanjoubi = il compleanno
      Molto spesso questo complemento con “no” (p.e. “Kanako-san no” = “di Kanako”) indica un possesso: Di chi è il compleanno? Di Kanako! …cioè il compleanno appartiene a Kanako (cioè ho specificato a chi appartiene il compleanno). In modo simile potevo dire “watashi no jinsei” = la vita (jinsei) di me (watashi no)… cioè “la mia vita”.
      A volte però il complemento con “no” indica una qualità o altro (jiyuu no hanashi significa “una storia sulla libertà”, mentre takusan no tomodachi significa “molti amici”… come vedi qui non si parla di un possesso! Non c’è qualcosa che sia di qualcuno, no?). Senza vedere tutti i possibili esempi, si può rivedere quello del post “natsuyasumi no tomo”… cioè “l’amico delle vacanze”… è ovvio che l’amico non appartiene alle vacanze, non c’entra il possesso. Come nei casi visti sopra non tradurrò necessariamente con “di”… posso dire “l’amico per le vacanze” così come nell’esempio in parentesi dicevo “una storia sulla libertà” (anche se potevo dire una storia di libertà”).

      Insomma, non serve preoccuparsene troppo, cercare di capire tutte le sfumature… serve solo tener presente che
      – in genere traduco “no” con “di”
      – il “di che cosa?” è espresso dalla parola che precede il “no” (Kanako-san no = di Kanako)… In questo il giapponese e l’italiano sono molto diversi perché per noi “Kanako” viene dopo il “di”, per loro viene prima di “no”.
      – non sempre il complemento con “no” indica un possesso (es. in natsuyasumi no tomo, l’amico delle vacanze… “delle vacanze” risponde alla domanda …l’amico “di che cosa?” delle vacanze)
      – non sempre risponde alla domanda “di che cosa?” (es. takusan no tomodachi = molti amici).
      …non serve sapere già che esistono questi casi particolari… serve solo sapere che esistono… ne riparlerò.

      1. Avevo scritto un intera domanda ma non so perchè il sito me l’ha inviata solo metà >_< scusami! Comunque ora ho capito tutto *-* non mi erano chiari alcuni passaggi, grazie mille!

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